categoria dello spirito:horror-scopo

CausaCrisiContest: facciamo il punto della situazione.
(ovviamente perché oggi non mi viene in mente nient'altro da scrivere)
Fino a questo momento gli intrepidi concorrenti che hanno mandato testimonianza del corretto utilizzo della Card sono dieci - nove esseri umani (più o meno) e un cane:
Nalkila, MilesFaber, Netstar, PurpleAngel, Tuttoapostrofo, ScatterHead, Boss, Verdementa, AntaresBlu e PsicoSere - a cui va tutta la mia gratitudine.
In ogni caso è superfluo dire che mi aspetto di più da chi ancora manca all'appello.
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Comunque ecco in bella mostra le opere d'arte: vi ricordo che quando avremo raggiunto un numero considerevole, si aprirà un sondaggio per decretare il vincitore.
E siccome CausaCrisiCard non è un mero gadget a scopo commerciale, ma un vero e proprio tentativo di servizio sociale, ecco una toccante testimonianza della sua efficacia che un uomo notoriamente schivo che vuole rimanere anonimo mi ha inviato:
"Grazie a barbara e alla sua card-causa crisi - ho risolto il mio problema con boss. Adesso quando deve cagare va direttamente in bagno, tira l'acqua e spruzza pure il locale con un fantastico deodorante al lampone. Causa crisi ha cambiato la mia vita. usala anche tu!".
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E voi? Come vi ha cambiato la vita la CausaCrisiCard?


Dicesi Amore Impossibile: tipo di amore che non potrà mai convolare in una vera storia per varie ragioni.
O perché l'oggetto del desiderio è un personaggio fittizio.
O perché risiede in carcere con un ergastolo da scontare.
O perché appartiene al regno vegetale e/o minerale.
Il mio Amore Impossibile invece è stato tale in quanto l'oggetto del mio desiderio era già morto.
Sto parlando di Franz Kafka.
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In quarta ginnasio, sfogliando distrattamente le pagine del libro di antologia, vidi una sua foto e me ne innamorai all'istante.
Perché??!! - mi chiederete legittimamente tutti sconvolti.
E' difficile da spiegare, forse i versi di questa poesia potrebbero aiutarmi:
Io ti chiesi perché i tuoi occhi
si soffermano nei miei
come una casta stella del cielo
in un oscuro flutto.
Mi hai guardato a lungo
come si saggia un bimbo con lo sguardo,
poi mi hai detto, con gentilezza:
ti voglio bene, perché sei tanto triste.
E io sono tanto una cogliona - si è dimenticato di aggiungere il signor Herman Hesse.
Sì, perché quell' Amore Impossibile non era altro che l'avvisaglia della mia controproducente tendenza ad innamorarmi sempre di romantici psicopatici, vagabondi malati di tubercolosi e anime in pena bisognose di redenzione.
Tutta gente la cui posa preferita è guardare con i capelli al vento verso un punto distante dell'orizzonte con un'intensità che a me affascina irrimediabilmente, ma in realtà è solo dovuta al fatto che probabilmente si stanno concentrando per fare una scorreggia.
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In ogni caso, io ero pazza di Kafka e ben presto arrivò l'occasione opportuna per palesare tutto il mio amore: il tema di italiano.
Il titolo prevedeva un'analisi stilistica e tematica di Kafka nell'ambito delle opere che avevamo letto in classe: io penso di essere rimasta aderente alla traccia per le prime dieci righe, poi ho iniziato a sbroccare.
Ora non ricordo le testuali parole, ma il concetto era chiaro: se avessi avuto la grande fortuna di essere vissuta a Praga nella sua epoca, avrei cercato in tutti i modi di diventare la Signora Kafka.
E questo perché io amavo Franz e avrei voluto dargli tutta la felicità che meritava, ma che purtroppo la sua triste vita non aveva mai saputo dargli.
Avrei riportato il buonumore ai suoi giorni e gli avrei fatto capire che bisogna sempre essere ottimisti e guardare avanti perché domani è un altro giorno. Così grazie a me non gli sarebbe mai passato per la testa di mettere all'interno de La Metamorfosi un repellente scarafaggio, ma piuttosto una bellissima farfalla colorata.
Tutti buoni propositi - i miei - che ovviamente nascevano da una ripetuta e prolungata esposizione durante l'infanzia a CandyCandy e BunBun il cagnolino simpatico e carino.
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La sadica prof dalla fulva chioma - chiamata La Zarina e segreto sogno erotico di tutti i padri che andavano al ricevimento insegnanti - dopo un divertito cazziatone, mi diede uno di quei voti né carne né pesce che ti lasciano sempre un po' di amaro in bocca: dal 4 al 5.
E ovviamente mi sputtanò alla prima riunione di fronte a mia madre che a sua volta mi sputtanò di fronte a tutta la Sacra Famiglia che non aspettava altro che deridere la mia ennesima trovata.
Improvvisamente iniziai ad odiare Franz Kafa e decisi di lasciarlo, dopo avergli fatto sapere - in cuor mio - che in realtà tutto quello che aveva scritto a me faceva sinceramente cagare e che gli avevo fatto i complimenti solo perché mi faceva pena e avevo paura si suicidasse.
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Anni dopo, quando incontrai quello che è il mio attuale e cosiddetto ragazzo, finalmente soddisfatta di aver trovato una persona giusta dopo alcune scelte sbagliate, gli buttai lì una domanda innocente:
- Dai dai dai, dimmi: qual è il tuo scrittore preferito?
- Mmh..Kafka. Senza dubbio.
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Dovevo prendere in considerazione il piccolo campanello d'allarme che mi suonò in testa in quel momento.
Ma al destino non si può scampare, purtroppo/perfortuna.
In ogni caso, questo singolo comparirà nel Greatest Hits di Elisa Soundtrack 1996/2006, in uscita a metà novembre.


Mi sento decisamente trascurata dalla politica.
In modo trasversale.
Un preoccupato post di Serena che ho letto un po' di giorni fa mi ha fatto tornare alla mente quanto sia difficile scegliere bene i propri coinquilini.
Tutto risale ad un anno fa, quando il mio ragazzo doveva venire a stare per un po' dalle mie parti e io lo aiutavo a cercare una appartamento in condivisione.
Il mio obiettivo era solo uno: scegliere un posto abitato da persone nei confronti delle quali io non potessi anche solo lontanamente nutire della gelosia.
In parole povere, cercavo dei coinquilini uomini o delle racchie.
La scelta ricadde alla fine su un appartamento di tre stanze abitato da due trentenni: la prima - una ragazza particolarmente nerboruta, goffa e innocua - mi aveva confidato che desiderava prendere i voti entro fine dell'anno, e l'altra - nonostante fossi un'estranea - nel breve lasso di tempo della mia visita mi aveva fatto una testa tanta su quanto amasse il suo fidanzato e su come volesse sposarlo al più presto.
In mancanza di soluzioni migliori, mi parevano perfette.
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Col cazzo.
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Dunque, dopo poche settimane si venne a scoprire che:
- la quasi-suora goffa e innocua era un'alcolizzata cocainomane che dopo aver tirato si divertiva a minacciare gli altri abitanti della casa con un coltellaccio da cucina e passava la notte seduta sulla panca del soggiorno con lo sguardo perso nel vuoto impedendo a quel cuor di leone del mio ragazzo di uscire per andare in bagno perché aveva troppa paura.
- la quasi-sposa aveva altri due fidanzati che amava tutti in egual modo alla follia e che si sarebbero tutti sposati con lei prossimamente.
Ovviamente l'uno all'insaputa dell'altro.
Il mio ragazzo divenne il suo quarto fidanzato-farlocco nel senso che lei lo usava per ingelosire gli altri tre, facendolo rispondere al telefono e altre zerbinate del genere.
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Fin qui, una situazione un po' strana, ma comunque sopportabile.
Soprattutto per me che non abitavo lì.
Poi, ci furono due episodi che aggravarono tutto di colpo:
1.
La quasi-sposa, nella consapevolezza che nessuno dei suoi tre fidanzati poteva darle ciò che lei disperatamente cercava - fece al mio ragazzo la fatidica domanda :
- Rò, che mi aiuteresti a fare un bambino? Pagando, s'intende.
Devo dire che non fui subito contraria all'idea di prestarglielo per scopi riproduttivi - nella consapevolezza che né io né lui nella vita avremmo mai ricavato molto, il pensiero di una fonte di reddito extra poteva essere allettante.
Ma poi fu lui a tirarsi indietro - il solito coraggioso.
2.
La quasi-suora diede completamente di matto.
Un giorno, sicuri che non sarebbe arrivato nessuno a disturbarci per un bel po', mentre io e lui stavamo assolvendo i nostri doveri coniugali, qualcuno suonò alla porta.
Era lei - inaspettatamente.
Girava le chiavi nella toppa, ma non riusciva ad aprire.
E quindi sbraitava.
Ma noi non pensammo nemeno per un secondo che forse sarebbe stato meglio andarle ad aprire.
Una violenta psicopatica più grossa di noi due messi insieme vuole furiosamente entrare in casa - ma noi, no! - continuiamo pure a fare i nostri porci comodi, strafreghiamocene del rischio mortale che corriamo a disubbidirle.
Come si suol dire, amore e morte vanno di pari passo.
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E in effetti, mai come quella volta ho visto la morte vicina.
Perché ovviamente la gorillessa in crisi di astinenza riuscì ad entrare lo stesso.
Gettò a terra i sacchetti della spesa pieni di bottigie che aveva in mano.
Inveì: "Lo so cosa state facendo, ora vi ammazzo!"
E si precipitò come una belva in camera.
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Di quello che è successo dopo ho solo un vago ricordo.
Può essere che il mio ragazzo si sia messo su un paio di pantaloni e, cercando di calmarla, sia andato a parlare con lei in cucina.
E può essere che dopo un'inteminabile mezz'ora di shock, io abbia avuto il coraggio di mettere piede fuori dalla stanza: la quasi-suora era seduta al tavolo a mangiare nocciole con in mano un grosso schiaccianoci.
Lui era seduto al suo fianco.
Lei sembrava tenerlo in ostaggio.
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Per fortuna che alle due e mezza lei doveva tornare al lavoro.
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Ecco, quindi io penso che la morale di tutto ciò sia una sola: non si può mai dire di conoscere bene una persona prima che questa ti abbia chiesto un po' di sperma in vendita.
O abbia cercato di ammazzarti con uno schiaccianoci.




