giovedì, 31 maggio 2007

Riconosco che una settimana è ancora troppo poco per poter fare dei bilanci con una qualche cognizione di causa, ma mi sento già in grado di affermare sommessamente e con un poco di timore e reverenza che

Ugly Betto è Dio.


Insomma, Dio dopo che si è fatto prestare un completo tre taglie più grande di lui e senza il beneficio della chirurgia plastica, ma sempre Dio è.

Mi sono resa definitivamente conto di ciò oggi, quando, passando in amministrazione, l’ho visto con le braccia piene di bolle, certificati e scartoffie dettare legge alle Tre-Segretarie-Arpie che pendevano dalle sue labbra e ciondolavano grandi “sì” con la testa.

Credo che abbia inventato un qualche nuovo metodo di archiviazione o un sistema per ricavare denaro con la sola imposizione delle mani sullo schermo del computer   non me ne intendo molto– ma di certo il ragazzo ci sa fare.

E questo perché possiede l'entusiasmo del novellino che vuole primeggiare a tutti i costi e mettersi in evidenza: nei suoi occhi acquosi – attraverso i fondi di bottiglia di Orangina – si intravede una scintilla di ambizione che mi sgomenta, come il fatto che abbia quasi trent'anni, mentre io credevo che ne avesse tipo undici.

...

E’ affettato, zelante, formalissimo.
Ci manda mail salutandoci con un glaciale “Gentili collaboratori e collaboratrici”, facendo lunghissimi preamboli quando il succo del discorso è che è stato rinvenuto un portachiavi a forma di Winnie The Pooh per terra.

Che non mi stupirei fosse proprio il suo – per giunta.

L'altro ieri si è addentrato negli oscuri meandri della mia stanza al grido serissimo e impostato di:

- Reparto grafico, c’è posta per te.

E il reparto grafico sono solo io.

...

E’ guardingo, inquisitore, occupatore di spazi.
Una volta sono entrata con altri colleghi in sala riunioni.
Ci voltiamo e ce lo troviamo magicamente appiccicato alle chiappe a pulire il tavolo tipo Casalinguo Disperato da cartacce varie che un attimo prima non c’erano - mi ci giocherei le palle.
 
Non so se è una teoria troppo paranoica, ma penso sia piuttosto verosimile che si lui tenga nelle tasche a fisarmonica dei suoi pantaloni Spazzatura-Da-Ufficio-Varia da gettare nei luoghi strategici per avere una scusa per origliare.
 
...

E' inopportuno, disturbante, sega-nervi.
Una volta ero in cesso e sento lui che bussa e gracchia:
 
- E’ arrivato il boccione dell’acqua, posso entrare?

A parte il fatto che non ho capito il nesso logico tra i due eventi, ma poi: se una porta è chiusa a chiave, uno stracazzo di motivo ci sarà, no?

Insomma, è stata la peggiore pisciata della mia vita.

...

Inoltre, sembra benvoluto da tutte le P.R. che - si sa - sono in costante ricerca di animaletti domestici e cicisbei ai quali dare importanti incombenze come attaccare giacche all'attaccapanni e prenotare taxi.

Più di una volta, ho sentito risuonare nel corridoio il suo nome affiancato da “ma che dolce che sei!”, “che carino!”, il che, per un uomo, equivale all’istantanea archiviazione nella sfigatissima lista degli 'amichetti', ma sempre meglio di un calcio nel culo – immagino.

...

In conclusione, tutti i miei timori su di lui sono confermati.
Ma per fortuna esiste qualcuno che - dall'alto di un aureo menefreghismo e una trucida insensibilità - ancora non si è piegato: il mio informatico del cuore.

Striscia un rantolo dallo stanzino di fianco alla nostra stanza e tonfa il rumore sordo di qualcosa che cade a terra.

- Ehrm, scusate - urghhhhh - qualcuno può venire ad aiutarmi - arghhhhh - a sostituire questo boccione pieno d’acqua?

- No.


..

.

E poi mi chiedete perché ami alla follia quello scortese uomo biondo.
Chi di boccione ferisce, di boccione perisce, Betto.
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categoria dello spirito:
mercoledì, 30 maggio 2007



Un mercoledì di fine maggio - anno 2001.

La lezione di educazione fisica in piscina delle prime delle prime due ore era finita e noi si ritornava a scuola in auto – un passaggio offerto dalla compagna che aveva da poco superato l’esame di guida.
 
L’autoradio pompata a tutto volume, i finestrini aperti, le braccia fuori che sventolavano velineggiando movimenti inconsulti: bastava poco per farci sentire un po’ più liberi dal pensiero degli esami di maturità imminenti.
 
Ricordo che le canzoni più trasmesse di quel periodo erano becerissime e irresistibili: Tre parole di Valeria Rossi, Candela di Noelia e Bella vera di Max Pezzali, di cui noi però non riuscivamo bene ad afferare le parole del ritornello e alla fine veniva fuori che cantavamo tutti in coro:
 
Non è Carlo Marx, sei tu che alzi la temperatura
 
E ci spiazzava il fatto che il Pezzali ci avesse infilato una tale ardita citazione come un Battiato qualsiasi.
Da Ralph Malph a Karl Marx – in poche parole.
 
Quando capimmo che in realtà il verso contemplava il senza pretese “non è il caldo ma”, tirammo un sospiro di sollievo: eh, vedi che non è cambiato, il solito coglionazzo di sempre, il vecchio Max.
 
 
Questi sono i miei ultimi ricordi prima dell’arrivo degli esami.

Ad essere sincera, non l’ho mai capita la retorica sulla maturità.
Magari è solo una cosa che si sono inventati per scriverci sopra qualche canzone o creare insopportabili successi da botteghino.
Magari sono io che sono strana e sono allergica ai momenti ufficiali.

E' che avevo
un approccio piuttosto asettico riguardo alla cosa.
Certo, la scocciatura di dover studiare, ma nulla di più.

Seguono memorie sparpagliate.

Nella tema di italiano, scelsi il saggio che verteva sulla musica e ci infilai dentro la qualunque, da Schopenhauer a Madonna, criticando da stronza incompetente tutto e tutti – praticamente un post anti-litteram.

Della versione di greco non mi ricordo nulla, so solo che quella fu l’ultima volta che tradussi qualcosa dal greco e in quell’istante ho pensato ad una cosa a metà strada tra “cinque anni buttati nel cesso” e “le cose inutili son anche le più interessanti”.

Per quanto riguarda il momento cruciale del colloquio, non ebbi nemmeno bisogno di impedire ai compagni impiccioni di entrare, perché era l’ultimo della mattinata, a mezzogiorno e mezzo – l’orario dei morti viventi.

...

Nel bel mezzo della desolazione della canicola - le ombre nette e il sole affilato sopra la testa – entrai sola ed uscì sola.

Come supporto alla tesina non portai la solita cafonata fatta a power point con le scritte che entrano a vortice, dissolvenze a palla e fastidiosi effetti sonori di sottofondo, ma semplici foglietti con delle citazioni di Oscar Wilde stampate in un carattere illegibile ma molto grazioso, visto che stavo attraversando il mio periodo esteta-decadente e mi sentivo molto esteta-decadente.

Poi la commissione con lo stomaco ormai brontolante mi domandò delle cose – forse la fisica di Aristotele o la formazione delle correnti d’aria o salcazzo cos’altro.

Alla fine ci stringemmo la mano e mi chiesero che cosa avrei fatto dopo.
Evitai con cura la classica gaffe “vado a pranzo” e risposi:

- Grafica pubblicitaria.

- Ah. Ecco un’altra.. artista.

E la loro espressione era tra lo sconfortato e lo schifato – quella me la ricordo bene - perché magari ci si aspetta tutti che da un liceo classico esca la nuova classe dirigente di questo paese e dottori, ingegneri, l’avvocato Taormina, politici, ma che ne fotte a me, lasciatemi in pace, per favore.


Poi uscì.
Mi dimenticai di girarmi verso il portone della scuola, di fare il gesto dell’ombrello, di tirare un sasso alla finestra della sala professori, spernacchiare il bidello – mi dimenticai ogni cosa.

Avevo solo caldissimo, mi sentivo frenetica, ma non riuscivo a muovermi, volevo prendere l’autobus, volevo sdraiarmi in mezzo alla strada e aspettare di liquefarmi lentamente insieme all’asfalto, volevo cantare a squarciagola Max Pezzali nella Carlo Marx Remix Version, volevo andare al mare, volevo salire per l’ultima volta sul quadro svedese in palestra e buttarmi giù senza materasso, volevo tornare indietro fino al primo giorno di scuola della quarta ginnasio, volevo avere già 40 anni, un marito, tre figli e un cane, volevo essere stata meno testarda ed aver permesso a qualcuno di accompagnarmi all’esame, volevo.

Non sapevo nemmeno io cosa volevo.

All’una per strada ormai non c’era anima viva.
Per inerzia presi l’autobus: a bordo, in prevalenza vecchiette del contado che erano scese in città per il mercato del sabato.

Rape nelle sporte, foulard in testa, rughe sul volto.
Ehi, signore, ho appena finito l’esame!

Rughe nelle teste, rape in volto, foulard di sporte.
La maturità – sapete? Ma-tu-ri-tà.

Teste nelle sporte, foulard di rape, volti di rughe.
Se la ripeti troppe volte una parola, alla fine non significa più nulla.


Come mi avevano detto che ci si doveva sentire?
Dicono leggeri, dicono entusiasti, dicono soddisfatti, dicono Nicolas Vaporidis che fa fesso Giorgio Faletti.
Io, boh.

Non penso che svuotata possa essere considerato un sinonimo di leggera.

E tra una settimana avrei avuto il mio secondo esame di guida ché il primo – cretina che non sono altro - ero quasi andata a sbattere contro un tir, in settembre quello di ammissione all’accademia e poi chissà quante altre nuove prove che in confronto fare la prosa di una terzina di Dante mi pareva una cosa assurda e, ritornata a casa, non volli nessuno che si azzardasse a festeggiarmi e rimasi tutto il pomeriggio con le tapparelle abbassate in camera mia a cercare di piangere, cazzo.
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categoria dello spirito:me myself and i
lunedì, 28 maggio 2007
Dice che hanno inventato una nuova pillola che elimina per sempre il problema delle mestruazioni.

Personalmente sono una grande fan del sangue vischioso e raffermo e dei dolori di pancia, ma posso anche capire i molteplici vantaggi e il grande passo avanti che la causa femminista fa con questa scoperta.

Diventare come gli uomini – abbiamo raggiunto il nostro scopo, compagne suffragette.
Ma anche no.

...

Non dobbiamo però dimenticarci di alcuni problemi di ordine sociale che insorgeranno se questa pillola dovesse avere successo:

1.
I produttori di assorbenti femminili sarebbero completamente fottuti.

Ne deriverebbero delle decisioni estreme a causa della bancarotta, tipo il Signor Nuvenia che si butta giù dall’elicottero senza aprire il paracadute.

Come rimedio al crack finanziario, le industrie dirotterebbero la loro produzione sui settori per bambini e per anziani che sono comunque già di per sé affollatissimi e agguerritissimi.

Sempre che l’Ippopotamo della Lines, seduto alla sua scrivania in pelle di culetto di neonato, con il sigaro in bocca, accarezzando in braccio Susanna Messaggio, glielo permetta.

Aspettiamoci forse delle curiose contaminazioni, tipo il pannolone di seta nero a forma di tanga per vecchie incontinenti e il tampax per la cacca.

...

2.
Tragicamente, gli uomini non avrebbero più argomenti di conversazione fra di loro, quando vedono una donna un po’ stralunata, acida e bisbetica.

- Grpmmhph..?

- Ooga ooga ooga!

- Sgrunt.

Spastici versi gutturali.
Ecco gli unici suoni da emettere che rimarrebbero a loro diposizione.
E il processo di sclerotizzazione del loro encefalo si accelererebbe notevolemente.
 
...

3.
I Detersivi Contro Le Macchie Più Ostinate perderebbero il loro più temibile nemico senza nemmeno essere riusciti ad eliminarlo loro stessi e ci rimarrebbero malissimo.

E’ una questione di orgoglio e puntiglio – sapete come sono fatti i Detersivi Contro Le Macchie Più Ostinate.
 
...

4.
Senza mestruazioni, viene automaticamente a decadere L’Ottima Scusa.
E non pensiamo solo al classico negarsi alle voglie del partner a letto.

L’Ottima Scusa riveste un vasto campo di ambiti quotidiani, giustificando mattane e sbalzi d'umore e tenendo lontani gli appuntamenti pallosi e le lezioni di acquagym in piscina.

Certo, L’Ottima Scusa nasce per essere usata con parsimonia e cognizione di causa, altrimenti può rivelarsi inutile e addirittura dannosa:

- Sabato usciamo?

- Oh no, sai, mi sono appena arrivate, sto da cani.

- Ma mi prendi per il culo? E’ lo stesso il motivo per cui non ci siamo visti la settimana scorsa!

A questo punto, di solito, lancio un fumogeno e qualche mortaretto per fare confusione e corro via fortissimo.
 
...

5.
Venendo meno l’Ottima Scusa, finalmento il campo sarebbe sgombro per il suo più diretto competitor: la Causa Crisi Card – la mia carta di Giustificazione Universale.

 

Sto giusto pensando ad una versione "pour elle" - validità un mestruo ipotetico - da vendere in farmacia con posologia, aut. Min. rich. ed effetti collaterali inclusi.
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categoria dello spirito:speculazioni
domenica, 27 maggio 2007

Le ultime settimane di ripetizioni di matematica sono state piuttosto convulse.

Ci sono stati dei momenti in cui ho percepito molto lucidamente che no, non ho proprio il fisico per assistere una minorata mentale che sta cinque minuti a rimurginare su quanto fa –1 +2 e che la cosa migliore per rimpinguare le finanze del mio portafoglio è scegliere per il prossimo anno qualche altra pupilla da aiutare o, più semplicemente, andare a battere per strada come tutte le altre.

Poi però accadono episodi talmente galvanizzanti che mi fanno capire che sarebbe un delitto rinunciare ad un’opportunità del genere così drasticamente.

Come quando suo padre è entrato in salotto credendo che io non fossi ancora arrivata con indosso solo degli orridi slip bianchi, villosissimo, una bottigliona d’acqua minerale in mano a mo’ di clava e un’espressione da emerito coglione in volto.

Pensavo che cominciasse a deliziarci con la scenetta di Tafazzi e invece è subito sparito imbarazzatissimo nel buco di culo dal quale era uscito e spero vivamente che sia filato a cambiarsi biancheria intima perché gli slip bianchi sono davvero la morte sua e di tutti gli uomini in generale.
 

L’ultima ripetizione è andata maluccio a causa dell’argomento ostico (equazioni di primo grado) e della prospettiva di un compito in classe imminente che deciderà per il 5 o il 6 in pagella.

Ma diciamo che ha contribuito anche molto, come elemento destabilizzante, la sciagurata idea della piccola di cospargersi tutta con il nuovo autoabbronzante de L’Oreal.

All’inizio della settimana aveva un aspetto molto shiny, glossy e trendy tanto che mia madre, spiandola dalla finestra ammirata, ha ventilato l’idea che forse se lo comprerà pure lei.

Ma làvati oggi, làvati domani, giovedì sera la ragazza aveva le braccia a chiazze tipo Hanoi dopo un bombardamento al napalm e come un tumore in mezzo al volto.

Sembrava che tutta la pelle le stesse crollando a brandelli e ha solo quattordici anni.

- Oh, ma che bel colorito che hai ancora!

Ehm, ti è caduto un pezzo di naso - le volevo vomitare in faccia.

Ma il problema più pressante è che ormai stiamo più tempo a parlare dei cazzi suoi che non a tentare di carpire i meravigliosi segreti della matemagica di cui, in verità, non sono a conoscenza, ma che sarebbero comunque  sempre più interessanti.
E con questo ho detto tutto.

- Barbara, lo sai che miei amici hanno tutti dei nomi assurdi? Dai, non è possibile che uno si possa chiamare Giuseppe! E Antonio! Come fai a chiamare un bambino Antonio?

Giuseppe. Antonio. Non sono nomi strani. Ciccia.
Ma buttiamoci sul gossip più banale per glissare.

- Ah, beh, ma non è nulla in confronto alla nuova figlia di Totti. Lo sapevi che l’hanno chiamata Chanel?

- Caaaaaaaaaaaaaaaarino!

Sedici “a”. Ho contato sedici “a” nel suo “carino”.
E questa è stata la conversazione più brillante che abbiamo avuto.

...

Come se non bastasse, è da un po’ di tempo che aleggia un’ombra oscura sulla mia pupilla, alimentata da quella portinaia di mia madre che l’altra sera mi sibilava:

- Quando è rientrata da scuola, l’ho sentita aprire bruscamente la porta, gridare come un’isterica, scaraventare lo zaino per terra, poi come delle cose di vetro gettate contro il muro e un rumore di trapano. Sai, penso che non sia tanto a posto mentalmente.

E me l’ha detto un attimo prima che scendessi giù a dar ripetizioni.
Cara mamma.

In effetti la piccina era un po’ strana, al punto che mi ha assalito con questo interrogativo:

- Senti, pensi che dovrei ritirarmi da scuola il prossimo anno?

Penso che ti dovrebbero internare in una solfatara, mandarti in avanscoperta in un cunicolo umido e buio, e poi farti detonare là dentro tu e le tue cacchio di extension, ciglia ed unghie finte, stronzetta.

- Ma no, dovresti davvero continuare a studiare. Sei brav.. sei bravina.

- Ok, però forse vado all’Istituto D’Arte perché ci sono più maschi.

Fai. Come. Cazzo. Vuoi.

...

Comunque – allegria, gente.
Mancano solo 10 giorni alla fine della scuola.

- E poi si sta in pace fino a settembre, eh?

- Ascolta, no, ti volevo dire, cioè, che la prof di matematica ci ha dato un libro per le vacanze. Dobbiamo farlo tutto, miaiutivero?

...

..

.

Ma porc..

sup-postato da: Barbara23 alle ore 20:19 | Permalink | commenti (54)
categoria dello spirito:repetita stufant
venerdì, 25 maggio 2007

Stavo curiosando l’altro giorno in un negozio, quando, tra i nuovi singoli, mi imbatto nella copertina più entusiaticamente brutta di questo periodo:

Mafy – Grazie a te.

No, Mafy.
Grazie al cazzo.

...

A parte il nome che vorrebbe essere un diminutivo di Mafalda, ma suona giusto un pochino di più come una cosa tipo 'muffa dal tanfo dolciastro', mi piace l’idea davvero invitante di attaccare sopra il cd il bollino:

Questo è il singolo tratto The Cheetas Girls 2.

Allora ditelo che mi volete trattare la babbuina come un fenomeno da baraccone.


Ora, probabilmente Mafy è il progetto più idiota degli ultimi 50 anni e lo dico così – tracotante, senza manco averla sentita cantare – ma va dato atto che puntare sull’accostamento ragazzina/scimmia è stata una mossa ardita.

Il punto è che lanciare nuove artiste acqua e sapone sul mercato discografico è sempre più difficile:

Mi vengono in mente:

Le M2M.
Belle Perez.
Le B*Withched.

Tutte ragazzine su cui avevo puntato e che ero sicura avrebbero sfondato.
E invece hanno cantato per una sola estate.

Il problema è che se sei una ragazza con velleità canore, ormai, per avere una qualche chance, devi muoverti a ritmo di hip hop, avere un tocco R’n’B, un'attitudine pseudo-punk
e collaborare con Pharrel.
Ed essere topa almeno al 75%.

Ovvio che con la Mafy la partita è persa in partenza.

Ma poi vedo Avrile Lavigne con una cintura fucsia con i fulmini neri che butta le gambe di qua e di là come una forsennata e penso che, cavolo, Mafy non può perdere così.

Versi come “Hey, hey, hey, hey, ho visto la tua ragazza / è meglio che te ne pigli una nuova” non possono rimanere impuniti.

Ora sò l'enigma dell'essere-avere
Questo invece è il genere di testi che canta Mafy in Grazie a te.
Accento sulla "o" compreso.

Roba da perdenti - insomma.
Ci vuole qualcosa di frizzante - la gente ti sente e ha voglia subito di andare ad un party, buttarsi in piscina, fare sesso sulla lavatrice – robe così.

La ballatona patinata e strappacuore non deve arrivare prima del terzo singolo.

...

E' chiaro perciò che Mafy mi sia una disadattata musicale.
Basta dare un'occhiata al suo Myspace - molto bollettino-parrocchiale style.

Beh, sicuramente una ragazzina di 15 anni che proclama che i suoi scrittori preferiti sono Hesse, la Fallaci, Hemingway e Pirandello e che, allo stesso tempo, decreta che il suo film preferito è High School Musical ha un po' di confusione in testa e un bisogno estremo di saldi punti di riferimento.

Pharrel in primis.

E poi i messaggi lasciati in bacheca: così non ci siamo.
Tutti i ragazzetti a dirle la stessa tristissima cosa:

Ciao Mafy, grazie dell'add. Passa qualche volta sul mio Myspace, eh.

Cioé, me la trattano come una pescivendola qualsiasi.
E sì che lavora a Disney Channel da quando era una bambina, come Britney Spears.
Già, ma all'epoca quella chiavava già.

...

Teniamola d'occhio, comunque.
Al terzo singolo che le andrà male, sono sicura che lo farà - capirà l'antifona.
Topizzazione integrale - poche storie.

Ce la ritroveremo a rantolare frasette sensuali e a muoversi languida come se ce l'avesse solo lei.
L'effetto Pianeta delle Scimmie sparirà completamente.
E sul suo Myspace sarà un profluvio di proposte porche e sudaticce.

...

E solamente diventando un oggetto sessuale, io sono sicura che Mafy riuscirà ad ottenere il rispetto che si merita all'interno dell'industria discografica.
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categoria dello spirito:musik, merceologia daccatto
giovedì, 24 maggio 2007

- Senti, sul sito del mio locale, vorrei comunicare in un modo creativo che domani sera c’è la serata cubana. Mi aiuti?

- Ah, nel senso di cucina, musica e balli cubani?

- No, nel senso che arrivano le troie cubane.



..

.

Ecco cosa succede quando si accetta di curare nei ritagli di tempo l’immagine coordinata di un locale di scambisti.

Biglietti da visita, menù, insegne, card per consumazioni.
Se capite cosa intendo quando dico 'consumazioni'.

Se non altro, ora sono in possesso di piccoli ma preziosi dettagli nel caso un giorno o l’altro decidessi di mettere su un locale Causa Scambio per arrotondare le entrate.

Primo fra tutti: mai invitare in una stessa serata drag queen e pornostar come special guest stars.
Tra di loro si scannerebbero.


Ah, è gradito abbigliamento elegante per l'uomo, raffinato e intrigante per la donna.
Qualunque cosa significhi.
Massima discrezione.
 
...

(non chiedetemi perché, per conto di chi, come, dove e costretta da quale oscuro ricatto faccio tutto ciò, ma suggeritemi qualcosa di creativo per le troie)
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categoria dello spirito:me myself and i
mercoledì, 23 maggio 2007

Grande fermento i giorni scorsi al lavoro alla notizia che sarebbe arrivato un nuovo receptionist maschio.

Essendo la fauna maschile del posto composta in modo molto desolante solo dall’informatico biondo-dotato-di-brioche-alla-ciliegia e da altri due uomini fuori età massima, potete capire come tutte noi aspettassimo queste evento alla stregua di vecchie bagascie assetate nel deserto del Sahara.

E ieri mattina è giunto il giorno del nuovo incontro.

Mettiamola così: penso che d'ora in poi non ci sia più bisogno che mi segua Ugly Betty su Italia Uno.
Perché ora posso godermi la sua versione maschile.

Signori e signore, lasciate che sia orgogliosa di presentarvi: Ugly Betto.

Con Ugly Betto, finalmente si ribalta il trito e francamente irritante stereotipo della bruttina fuori posto, pasticciona e iper-sensibile che serie tivù come Ugly Betty ricalcano in pieno.

Perché esistono pure gli uomini bruttini, fuori posto, pasticcioni e iper-sensibili e magari voi siete uno di questi – diciamolo una buona volta.

Il nostro Betto ne è un esemplare succulento e la prima visione che ho avuto di lui alla porta è stata una vera e propria epifania.

Un po’ nel senso di rivelazione e molto nel senso di befana.

Giovanissimo, stile omino del catasto, completo chiaramente noleggiato in un negozio di abiti da nozze, mingherlino e provato dall’acne – c’è di buono che non ha l’apparecchio.

Forse è per questo che i suoi denti si inerpicano in libertà sulle gengive come coraggiose capre himalayane.

Come segno distintivo, non il celeberrimo poncho di Betty, ma una clamorosa cravattona che gli arriva quasi alle ginocchia.

Quando l’ho visto, ho sentito l’impulso di correre fortissimo tra i corridoi, sberciando versi inarticolati divisi tra il disappunto per il mancato arrivo di un avvenente stallone e l'entusiasmo per un nuovo essere assurdo da stropicciare.

...

Comunque, lo senti subito quando entri in contatto con la categoria dello spirito degli Ugly Betto.
Io per esempio, me ne sono accorta dalla mano sudaticcia che mi ha stretto per fare conoscenza.

- Ciao!

- Sguish.

E capisci immediatamente che qualunque cosa nefasta, orribile, dannosa accadrà in agenzia sarà lui il capro espiatorio da scannare sulla scrivania con la taglierina.
E ti senti subito più leggera.

Inebriati da questo nuovo clima di speranza e ilarità, per tutto il giorno la frase ricorrente in agenzia è stata:

- Avete visto il pischello alla reception?

A seguire molte risate e banconote da cinque euro sul tavolo.

Infatti i bookmaker danno tre settimane a Ugly Betto prima che se ne scappi, oberato dagli incessanti richieste di bustine di Cd, vessato dalle angherie di pony express strafottenti e soprattutto vilipeso dal nostro mobbing silenzioso che faremo solamente per tenere fede al parallelo con Ugly Betty, non per cattiveriasia chiaro.

...

In ogni caso, non che non sia stata sfiorata dall’idea che forse dovrei essere gentile con Ugly Betto, visto che sei mesi fa ero nuova anch’io e non è che ci sia tanto da fare la figa visto che non sono di certo l'impiegata modello (e modella) del mese e che non è detto che mi rinnovino il contratto.

Ma tutte le volte che qualcuno mi ha fatto tenerezza, un attimo dopo me lo sono ritrovato attaccato a ventosa alle chiappe che non mi si scollava più di dosso.

E il sorrisone che mi ha fatto il Betto con i canini che mi facevano ciao ciao dall’alto della sua gengivite non fa preludere nulla di buona.

Quindi, cerco di essere lungimirante e mi godo lo spettacolo da fuori con gentilezza, ma senza troppi coinvolgimenti e transfert emotivi.

Anche perché c’è qualcosa in lui che mi inqiueta.
L’ho percepito oggi quando ha inviato la sua prima email collettiva dicendo che in reception che in giacenza un pacco e che c'è bisogno che arrivi qualcuno che se lo pigli.

Capite, ha usato la parola ‘giacenza’.
Roba che per poco non dovevamo aprire lo Zanichelli.
Quest’uomo ha le palle.

Ancora due o tre parolone difficili come 'giacenza', e farà le scarpe a tutti, diventando il padrone dell'agenzia. 

Ci costringerà ad indossare cravattoni numerati lunghi fino alle ginocchia.
E moriremo strangolati inciampandoci sopra.

Così, giusto se gli sceneggiatori di Ugly Betty hanno bisogno di qualche nuova idea per ravvivare la serie.

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categoria dello spirito:il lavoro rende liberi
martedì, 22 maggio 2007
Io.
L’Energumeno di Forza Nuova.
La resa dei conti.


C’era un posto vuoto accanto a me, l’altro giorno in treno.
Chiamalo destino, chiamala sfiga.
Chiamalo il suo grosso culone nazista che si siede e per poco non mi spiaccica la borsa.

Io stavo leggendo dei racconti che danno gratis in metropolitana in questi giorni.
Ed ero in un quel particolare stato d’animo in cui non si ha voglia di parlare con nessuno.
Men che meno con la persona più scassapalle del treno che ormai mi perseguita da quattro anni.

Ingozza il ciccione, Barbara.
Dagli da leggere e sottolinea che sono gratis.
Vedrai che ci casca e almeno se ne sta zitto.

- Toh, leggiti un po’ questi. Li danno giù gratis in metro.

- Gratis? Figo!

Coglione.


Quanto tempo sarà passato?
Due, tre minuti.
Poi qualcosa del mio fantastico piano va storto e lui inizia a parlare.

- Quali sono i tuoi hobbies?

Cazzo, ma cosa sei? Un modulo da compilare?
Cerco velocemente una risposta vaga che mi permetta di troncare sul nascere la conversazione.

- Le solite cose.

- Non esistono le solite cose.

Uh, un modulo da compilare filosofico.

- Ehm, per esempio leggo. Come ora. Stavo leggendo, prima che arrivassi tu.

Tanto per fargli capire l’antifona.

- Oggi ho preso 30 all’esame. E’ stato faticoso, ho studiato davvero tanto, ma alla fine sono soddisfatto di me stesso.

- Ok.

Inizio a pensare che esista solo una risposta per troncare sul nascere questa conversazione.
Gettarmi dal treno in corsa e franare rotolando sul campo rom affianco la ferrovia.
Come minimo.

...

- Proprio belli questi racconti gratis. Senti, dammi il tuo numero di cellulare così un giorno ci vediamo e mi porti quelli che non riesco a leggere adesso.

No, ho un’idea migliore: scriviamo direttamente il mio numero sulle piastrelle dei cessi di tutti gli autogrill d’Italia.
Verrei meno disturbata – ho come l’impressione.

- Mi pare un po’ esagerato incontrarsi per scambiarsi queste robe.

- Me li dai tutti adesso quindi?

In un vicolo cieco. L'accattone mi ha messo in un vicolo cieco.

- Sai, all’esame avrei potuto prendere anche la lode se il prof mi avesse lasciato parlare un po’ di più. Nel contesto delle differenze sostanziali tra fascismo e nazismo, mi sarebbe piaciuto approfondire il concetto di Olocausto come mera suggestione collettiva.

Oh, eccolo l’Energumeno di Forza Nuova che tutti noi abbiamo imparato ad amare.
Guardala, la collanina con la croce celtica che luccica eccitata.
Forza – non deludermi – nega l’Olocausto. Negalo.

- …perché alla fine quello dell’Olocausto è un fatto opinabilissimo non esente da dubbi e sospetti.

Bingo.
Avrei potuto obiettare giusto qualcosina per amore di verità.
Ma sapevo che non ne sarei uscita viva.
Mi si perdoni la mia vigliaccheria, ma ho scelto la strada più breve.

- Perché - come tu sai – i presunti dati ufficiali contrastano..

Come io so cosa?

- Ah, non lo sai?

- No, non lo so. Dai, senti, non so nulla delle cose mi stai continuando a dire. Tu continui a parlare e intanto io penso che cazzo mi sta dicendo questo qui. Ho lavorato nove ore, ho avuto le mie grane e ora sono stanca e non ho voglia di sentirti blaterare sull’Olocausto o su qualsiasi altra cosa.

...

L’uscita di scena che ho sempre sognato nella mia vita.

Certo, avrei voluto anche aggiungere che penso che i 30 presi agli esami non abbiano la minima importanza nella vita reale – ma va bene così.

Parole scandite chiaramente senza paura e la porta del treno che si apre proprio davanti alla mia fermata.
 
Mai tempismo fu più appropriato.


- Io parlo per lo stesso motivo per cui tu non hai voglia di ascoltarmi.

Sono state le ultime parole che mi sono lasciata dietro.
Parole inquietanti dette con tono inquietante – se devo essere sincera.

Ho provato a decifrarle.
Non so la vostra, ma la mia personale interpretazione è:

mi-pesta-mi-pesta-mi-pesta – la prossima volta – mi-pesta-mi-pesta-mi-pesta.


Comunque con l’Energumeno di Forza Nuova potrebbe andare peggio.
Potrei essere ebrea.
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categoria dello spirito:binario morto
lunedì, 21 maggio 2007

Adoro i programmi a base di esperti.
Psicologi, psichiatri, criminologi, filosofi, critici d’arte, Alba Parietti, ma soprattutto sessuologi.

E’ sorprendente come, guardandoli in faccia, non daresti loro un centesimo.
E come poi, quando aprono bocca, la tua opinione, in effetti, non cambi di un millimetro.

...

- Questa che fa di mestiere? La maestra d’asilo? La madonnina infilzata? La collaudatrice di ghiaccioli?

- No, è la sessuologa di Loveline.


Io ricordo di essermi accorta dell'insipienza di questa donna - tale Laura Testa -  in un breve spezzone che mi è capitato a tiro un po’ di tempo fa e del quale non riesco ancora a liberarmi.

Non mi ricordo la dinamica della faccenda, ma so solo che era stata propinata come chicca esclusiva la seguente notizia:

Il bidet nasce alla corte di Versilles come gioco erotico collettivo.

Maliziosa ilarità in studio.
E giusta curiosità – dico io.

Metti che abbiamo un potente generatore di piacere sessuale collettivo nei nostri cessi e non ce ne siamo mai accorti.

...

Camila Raznovich – a fronte alta – si fa portavoce della nostra brama di sapere:

Wow! E dicci, Laura: come funzionava?

- Beh, dovete tenere presente il bidet ha due importanti caratteristiche: in esso è presente la componente acquatica e può essere usato da più persone contemporaneamente.

Detta così, pure una canoa.

Mentre cerco di scacciare l’orrida immagine dei fratelli Abbagnale tutti nudi a cavallo di un bidet con Peppiniello Di Capua che scandisce quello che c’è da scandire, Camila non sembra molto convinta.

- Ma quindi? Che succedeva?

- Eh, la componente acquatica è una presenza molto forte per la creazione di giochi erotici.

E’ riluttante.
La vedi che la sessuologa sta omettendo.

O non ha idea di quello di cui sta parlando o vuole tenersi il segreto del bidet di Versailles tutto per sé, la porcona.

- Sì, ma giochi erotici di quale tipo?

Giochi erotici molto raffinati.

- Giochi erotici molto raffinati. Wow!

Wow, penso che avrei iniziato a sbattere fortissimo la testa contro il muro se avessero detto un’altra volta 'giochi erotici'.
O 'wow'.

Poi per  fortuna c’è stata la pubblicità o sono io che ho cambiato canale o Filippo Nardi ha sbroccato perché voleva le sigarette o è arrivato un uomo vestito da pene a distribuire profilattici a tutti, non nello studio, ma nella mia stanzaora non ricordo bene.


..

.

Morale della favola: è da quel giorno che ogni volta che mi siedo sul bidet, rimango qualche minuto pensierosa a meditare sul da farsi.
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categoria dello spirito:televisione cattiva maestra
venerdì, 18 maggio 2007
L'importanza di una buona luce, i prodigi del fotoritocco, location esotiche e accessori plasticosi come se piovesse.
 
E anche la più fetecchia degli straccetti diventerà un fascinoso indumento imprescindibile.
 
...

Prendi la nuova collezione di costumi da bagno H&M loves Kilie.
Disegnata da Kylie Minogue - dice.
 
Le foto che capeggiano sui giornali in questi giorni sono ultra-glamour ed allettanti, ma poi ti accorgi che Kylie la manda H&M e senti puzza di bruciato.
 
Insomma, non so voi, ma per me  lo standard di H&M è e sempre sarà - nella fattispecie: viscosa stropicciata con fantasie rancide divano anni 70.
 
Non ho mai trovato nulla di diverso da ciò in quel posto.
 
A questo punto preferisco i cinesi che non hanno pretese da trend-setter e ci puoi pure trattare.
Tipo quella volta che sono riuscita ad aggiudicarmi quattro pigiamoni con bestiole buffe a forma di blatta per 15 euro.

E per me questo è ottenere moda e convenienza in una sola mossa.
 
(per chi non avesse afferrato: le bestiole buffe a forma di blatta sono la moda)
 
...

Comunque tra le creazioni di Kilie c'è un capo che mi ha davvero colpito.
Il costume da bagno intero in domopack.

Diciamocelo: nell'immaginario comune il costume da bagno intero è da sfigate.
Ma supponiamo che lo indossi una gnoccolona, si ingioielli tutta da sciantosa e si metta in posa come una sirena.
 
Ecco, io ora vorrei quel costume.
E andrei a prenderlo proprio da H&M - non dai cinesi.
 
Che poi, la tragica realtà è che - messo nelle mani sbagliate - quel costume trasformerebbe molte di noi in inquietanti androidi dalle scapole alate corazzati d'argento, manco fossimo sul punto di una guerra galattica.
 
E molte altre in otarie spiaggiate sulla riva con attorno un capannello di bambini che le trattano come si fa con le meduse.
Toccandole con dei  bastoncini per vedere se sono ancora vive.
 
...

Insomma, a due pezzi o intero, liscio o domopacckato, dei cinesi o di H&M - il costume da bagno è sempre un cruccio e l'estate sta arrivando.
 
Mi sa che, alla fine, l'unica cosa da fare in spiaggia sia fregarsene dei propri difetti e attaccarsi morbosamente a quelli degli altri, a patto che questi altri non siano Kylie Minogue - ovviamente.

Per esempio, osservare la gente mentre si lava nelle docce pubbliche può essere confortante ed esilarante allo stesso tempo.
 
Soprattutto se vi imbattete in un Uomo Papagno.
Il mio lo conobbi qualche anno fa.
 
...

Se nell'atto della pulizia, mostra un interesse morboso verso la sua zona pelvica;

Se sbircia negli slip, intrufola la mano, ravana, gira e rigira, fa l'elicottero, si tasta, lo strizza, lo spreme, lo spulcia, fa la giravolta, la fa un'altra volta, fa la riverenza, fa la penitenza, guarda in su, guarda in giù - soprattutto in giù;

Se sono passati già dieci minuti e lui è ancora sotto la doccia con un 'espressione beata/beota sul volto;

Allora siate certi che lui è un Uomo Papagno.
 
...

Matte risate voi, una bella sega sotto le docce lui.
E senza nemmeno bisogno di una Domopack Kylie arenata sulla riva.
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categoria dello spirito:speculazioni, merceologia daccatto
giovedì, 17 maggio 2007

Pensavo ai bambini Gam-Gam e alla loro copertina con le nuvolette.

Pensavo ad una saturday night con Whigfield e alla sua vocina scassatimpani.

Pensavo a quanto stangona era Corona al Festivalbar e alle sue
lunghissime gambone storte.

Pensavo a Radio Italia Network, a Los Quarenta e ad Andrea Pellizzari quando non faceva ancora lo smorfioso con le Iene.

Pensavo ad un Uomo dal pene piccolo.

Pensavo a La Bouche e mi tormentavo maliziosa sul perché si facesse chiamare così.

Pensavo a U.S.U.R.A. & Datura insieme, amigos: Infinity.

Pensavo a eins zwei polizei, agli Scooter, ad Einstien Doctor Dj e a quanto fracassoni fossero i tedeschi.

Pensavo a Cappella e Anticappella e mi chiedevo se la scelta dei loro nomi era dovuta proprio a quel motivo lì.

Pensavo che Ice Mc non se lo sarebbe filato nessuno senza gli astutissimi ritornelli di Alexia.

...
 
Pensavo che Memories dei Netzwerk è proprio una signora canzone anche se fa tunz-tunz.
 
...

Pensavo a tutti quei gruppi che parevano venire chissà-da-dove e invece erano schifosamente italiani.

Pensavo a the colour inside, the colour of your mind, the colour of your life.

Pensavo a Dancing With an Angel e al fatto che all’epoca mi sembrava quanto di più romantico ci fosse in circolazione.

Pensavo a Fargetta, Molella, Prezioso e ad Alba Compilation che costava un occhio della testa.

Pensavo a un ritmo possente e inarrestabile, ai bassi che pompano e a dei testi sciocchini.

Pensavo a dub-i-dub-i-dub-i-dub-dub-dub / dub-i-dub-i-dub-i-yeah-yeah.
 
...

Pensavo ai pomeriggi, invece di fare i compiti.
 
...
 
Pensavo a Billie Ray Martin, a Your loving arms e a qualche brivido.

Pensavo a Robert Miles e per poco non mi addormentavo.

Pensavo agli Everything But The Girl e alla scucchia della loro cantante che vedevo su Mtv quando trasmetteva ancora i programmi inglesi - altro che quelle fetecchie di Camila, Nongiovane e Trl.
 
Pensavo a Space Cowboys di Jamiroquai che da quel momento in poi non è più riuscito a fare una canzone degna di nota che sia una.

...

Pensavo alla mia vecchia radio -  l'antenna scassata, le manopole usurate.

Pensavo che Gigi D’Agostino e gli Eiffel 65 hanno rovinato tutto o sono io che sono cresciuta.
 
...

Pensavo a John Scatman e ai suoi dada bwi ba ba bada bo / ski bi di bi di do bap do.
Pensavo che è ormai qualche anno che è morto e tutto ciò lo trovo sintomatico.
 
Pensavo che se i ragazzi degli anni Settanta hanno avuto la discomusic, noi adolescenti negli anni Novanta abbiamo ricevuto una punizione di pari crudeltà.
 
Pensavo che, annebbiate dai ricordi, anche le cose più atroci sono dolci come il miele.
 
Pensavo che l’amavo da morire,
quella musica dance baraccona dei miei tempi.

...

..

.

(e pensavo che se c'è qualcuno che ricorda tutto ciò e molto altro ancora)
sup-postato da: Barbara23 alle ore 00:47 | Permalink | commenti (89)
categoria dello spirito:musik, miti e feticci
mercoledì, 16 maggio 2007
La Balena Giuseppina.

La favoletta di Gobbolino il gatto randagio.

Si spegne la candela / e si dice buonasera.

La mia Amica Perennemente Depressa che mi mostra uno show di diapositive del tour di suo zio alla scoperta del cimitero ebraico di  Cracovia.
In un giorno di pioggia.
 
...

Queste e poche altre sono le cose che mi rendono veramente triste.

...

I servizi sui canili a Studio Aperto.

La piccola Fiammiferaia.

I cherubini.

Giannni Badget Bozzo.

...

Nessuna incazzatura, nessun rimpianto né recriminazione.
Solo pura sublime tristezza.
Di quella lieve lieve, che scende come la neve nel cuore senza fare rumore.

E sono momenti magici.
Non so quale siano i vostri, ma io ne ho appena trascorso uno passando di qui.

Vi presento Little Joseph, il nostro nuovo amichetto triste portacandela.



Salutatelo tutti con la manina.
E ditegli che non sopportate vederlo con quegli occhietti tristi.

Ditegli di smetterla di fissarvi.
Ditegli di smetterla di fissarvi.
Ditegli di smetterla di fissarvi.
Ditegli di smetterla di fissAAARGH.

...

..

.



Fatemi un fischio quando la smette di fare così.
Io non ce la faccio più.
sup-postato da: Barbara23 alle ore 00:28 | Permalink | commenti (63)
categoria dello spirito:merceologia daccatto
martedì, 15 maggio 2007
In passato, avendo trascorso molto tempo a fare colloqui di lavoro presso oscure agenzie pubblicitarie, sono giunta alla rassegnata conclusione che proprio non mi so vendere.

Sto seria quando dovrei ridere di gusto a tristissime freddure, rido quando dovrei stare seria ed annuire con deferenza, sminuisco le mie abilità quando dovrei calcarci sopra la mano, calco la mano sui miei difetti quando dovrei invece passarli sotto silenzio.

E dire che sono troppo sincera è solo uno alibi pretestuoso per coprire il fatto che sono una disadattata sociale.


Ora per fortuna sto lavorando ma – santa precarietà, sempre sia lodata – sono certa che prima o poi tutto ciò finirà e io mi ritroverò un’altra volta sulla strada pronta ad imboccare di nuovo la trafila dei curricula-colloqui.

Quindi, fin da adesso sto cercando modi per evitare lo squallido curriculum in formato europeo e presentarmi invece in modo fresco e inedito, valorizzandomi al meglio e vendendomi con professionalità.

A tale proposito gli annunci cerco-lavoro di questo sito sono una guida di stile, sobrietà e idee geniali che mi sarà senz’altro utile:

1.
Modello: American Psycho

se stai leggendo queste righe, c'è una sola ragione: ti serve un copy.
allora senti questa.
iperattivo. adoro stare sotto pressione.
motivato. ucciderei tutti i tuoi copy per lavorare con te.
sveglio. come un lupo. vistauditolfatto.
e pensieri che si muovono alla velocità della luce

In altre parole: un intero stipendio fottuto in cocaina.

2.
Modello: Goniometria, portami via
 
Copywriter a 360° offresi per stesure.

E perché non "a 90° per piegamenti" ?

3.
Modello: Temetemi, mortali
 
Pensi che Michelangelo sarebbe stato un buon creativo?
Non sbagli. Immagina un ragazzo dotato di una sensibilità fuori dal comune, una creatività ribelle e una tecnica terrificante. Immagina il tuo senior copywriter che ne tira fuori tutto il potenziale.
Per le altre agenzie... è il giudizio universale. 
Michelangelo: un creativo senza pietà.
 
Ma intende il Michelangelo delle Tartarughe Ninja, vero?