domenica, 30 settembre 2007

E ora seguirà un breve punto dell'attuale situazione astrologica sui media nazionali.

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Non ne ho la minima idea.

Non ho più traccia di Paolo Fox, per esempio,  e me ne dispiaccio.
Esiste ancora, lo so, ma purtroppo all’ora in cui si palesa da Magalli per spargere parole di saggezza e comprensione su di tutti, sono al lavoro.

E registrami la puntata per vedere le previsioni la sera, quando ormai non sono più valide - mi pare un tantino esagerato.

Comunque mi auguro che faccia sempre il suo sporco lavoro di alimentare le illusioni della brava gente.

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Poi, le poche cose che ho notato, in ordine sparso:

Seguire l'oroscopo del Tg5 delle 7 di mattina secondo me porta sfiga, ma proprio tanta.

Per gli appassionati del genere, l'oroscopo giornaliero di City: se c'è del random in queste previsioni, almeno è fatto con stile.

Linda Wolf su Radio Due se vede Paolo Fox che fa? Se lo sbrana?

Perché Marte questo mese entra in Cancro?
Non poteva rimanersene - chessò - cinquat'anni in Gemelli?

Ma soprattutto: perchè alla Feltrinelli giacciono ancora invendute copie del libro delle previsioni di Branko per il 2007?

Forse perchè sullo spaventoso retro della copertina non si capisce chi è Branko e chi è il suo cane?

Chissà, magari lo scopriremo a fine Ottobre.

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ARIETE
Sarò brutale come di solito lo siete voialtri esseri cornuti verso il prossimo: mese di merda. Aspettati un momento critico per quanto riguarda i rapporti con i familiari e i colleghi di lavoro. Forti divergenze di opinioni, irritazione alle stelle, umore instabile e cupo.
Prima di lasciarti andare a scenate, ricordati di contare fino a dieci.
E considera che il metà della merda di questo mese sarai tu a creartela con le tue stesse mani.

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TORO
Probabilmente ti sei già accorto che è da un po’ di tempo che preferisci alzarti a fare qualcosa piuttosto che lasciarti sprofondare nel tuo divanone ad angosciarti inutilmente.
Stai per entrare in una lunga stagione attiva che ti ricompenserà delle pene passate. Marte ti aiuterà per i prossimi sei mesi, donandoti sicurezza e professionalità sul lavoro.

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GEMELLI
La strada verso il cambiamento è lunga e piena di dubbi, soprattutto per uno come te osssessionato da mille pensieri, mille opzioni, mille personalità. Ma sono timori infondati: troverai riconoscimenti nel lavoro e un dialogo sempre più profondo con il partner. Basta crederci un po’ di più.
Però attento allo scagozzo & derivati che questo mese voialtri siete i più deboli dello zodiaco.

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CANCRO
Pensa a tutte le cose che potresti fare in tre anni. Oddio, è vero, potresti pure morire domani, ma ragioniamo per assurdo e siamo ottimisti. E’ questo il lasso di tempo in cui Marte ti onorarerà della sua presenza nel tuo segno, donandoti lungimiranza, forza interiore, capacità di resistenza.
In particolare, tesserai una serie di rapporti che si riveleranno indispensabili per il tuo futuro e smascherai chi cercherà di ingannarti.

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LEONE
Indossa i tuoi occhialini da commercialista e inizia a tracciare il bilancio di quest’ultimo periodo. Ovviamente sarà positivo, un po’ perché è un dato di fatto, un po’ perché ami gonfiare i risultati. Come premio, concediti un periodo di riposo da vivere spensierato,  cercando di ritrovare in po’ te stesso e tutte queste balle intimistico-new age.
Take it easy.

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VERGINE
Potrà capitare che stenterai a riconoscere il riflesso di te che vedrai nello specchio. Le influenze astrali ti stanno snaturando e quasi quasi la tua vena masochistica ha nostalgica della vecchia Vergine insicura e dubbiosa.
Fottitene e tieni duro con questa trasformazione alla Dottor Jekill/Mr. Hide: il successo è dietro l’angolo e gli ostacoli sono fatti per essere abbattuti.
Attenzione solo a qualche problema economico.

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BILANCIA
Energia ai minimi storici, casi di mobbing sul lavoro, piccoli incidenti e problemi muscolari: a te la palma del segno sfigato del mese. E vai in giro a vantartene, se ti ci riesce. In particolare sarai disorientato dalla tua perdita di autocontrollo e diplomazia: fai attenzione alla gente che conosce i tuoi punti deboli e si diverte a stuzzicarli.

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SCORPIONE
Il coso con il pungiglione ritorna sulla cresta dell’onda e punta dritto alla vittoria. Con Marte in Cancro, inizia un periodo positivo ad ampio raggio, anche se per il tuo mostruoso senso dell’esagerazione tre anni sono pochi.
Ti verrà subito chiesto impegno e responsabilità su delle questioni decisive e a te farà molto piacere vederti impegnato in una sfida, di quelle belle rognose che piacciono tanto a te.

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SAGITTARIO
Dì addio ai bei tempi in cui Giove in tutta la sua magnanimità ti parava il culo: ora tutti i nodi verranno al pettine. E’ un momento critico che metterà in luce le ingenuità e gli errori che hai commesso in passato. Assumiti le tue responsabilità, esercitati nella difficile arte dell’autocritica, mettiti in discussione e soprattutto sii più prudente in futuro.
Ah, certa gente non cambia mai.

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CAPRICORNO
Sei in una botte di ferro fino al 25: sorprendentemente riuscirai a prendere in considerazione anche punti di vista diversi dal tuo e instaurerai un dialogo più profondo e costruttivo sia con i colleghi sia con le persone care. Poi però attenzione a qualcuno che si opporrà strenuamente ad un tuo progetto e che ti vorrà usare come capro espiatorio. E non è soltanto un gioco di parole, eh.

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ACQUARIO
Ok, fermati un attimo, abbandona i pensieri ossessivi e focalizza le coordinate spazio-temporali che ultimamente ti sfuggono un po’ di mano: forse hai bisogno di un po’ di riposo, soprattutto mentale. Concediti il lusso di un po’ di solitudine, inaugura qualche nuovo passatempo artistico-culturale, leggi, viaggia, datti ai massaggi tantrici - robe così, insomma.

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PESCI
Diciamocelo sinceramente: a volte non aspetti altro che qualcuno venga a salvarti da tutti i guai in cui ti cacci. A questo giro ti va bene: arriva Marte che vi dà la giusta carica per andare avanti.
Questo però solo per i nati di febbraio; tutto il resto della maramaglia dovrà annaspare in discrete preoccupazioni su problemi pratici e di comunicazione con il partner.

sup-postato da: Barbara23 alle ore 19:08 | Permalink | commenti (77)
categoria dello spirito:horror-scopo, televisione cattiva maestra
giovedì, 27 settembre 2007

Pensavo che il botta-risposta di ieri avuto con una p.r. rimasta visibilmente schifata:

- Io e mio marito ci siamo incontrati per la prima volta ad Asiago.

- Oh, ma che romantico! Dai, ma che bello, Asiago mi pare proprio una cornice perfetta!

in cui ho confuso Asiago - altopiano disseminato da trincee della prima guerra mondiale, allegri ossari ai caduti e pensiero immediato all'odore dell'omonimo formaggio - con la graziosa Asolo, potesse essere la situazione vincitrice del mio personale concorso "Figura di merda of the week".

Invece oggi mi sono dovuta ampiamente ricredere.

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Stasera, infatti, altro giro di babysitting al lavoro con il marmocchio del collega anziano, che non sapendo a chi sbolognarlo l'ha rifilato a me.

Vabbè, è sempre un piacere, soprattutto alle sei meno cinque di sera.

Comunque, non so più come, con il mostriciattolo si è iniziato a parlare di Puffi.
Abbiamo sempre fitte conversazioni noi due.

- Dai, disegnami un puffo! Dai disegnami un puffo! Daidisegnamiunpuffo!

Diiiiio, ma che li insegnano all'asilo a questi mocciosi?
Disegnarselo da solo no?

In ogni caso, ho ritenuto di fare miglior cosa trovandogli direttamente su Google un'immagine di puffo da colorare.

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Sì, lo so, son cose conosciute.
I classici giochini, digita "xyz" e vedi qual è la prima immagine su Google.
Di solito qualche assurda zozzoneria.

Ma non pensavo che potesse accadere proprio a me, proprio oggi, proprio con una parola innocente come "puffo", proprio davanti ad una creatura di 4 anni, proprio mentre il padre ci passava di dietro per vedere che stessimo combinando.

 

Immagnatevi tutta la potenza di risoluzione di uno schermo a 20 pollici e l'indice del pupetto che tocca spasmodicamente la sua parte in alto a sinistra, gridando:

- Cos'è?! Me la stampi? Me la stampi? Me la stampi?! Melastampi?!

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Ho sudato veramente freddo.
Immagino che ora suo padre mi toglierà l'affido.

sup-postato da: Barbara23 alle ore 23:01 | Permalink | commenti (54)
categoria dello spirito:il lavoro rende liberi, tu chiamale se vuoi ossessioni
mercoledì, 26 settembre 2007

Un uomo cinese è morto dopo 3 giorni consecutivi passati online ad un videogiocare. L’uomo è morto sabato in Ospedale, dopo essere stato portato via dall’ Internet Cafè dove stava giocando.

Sono queste le notizie che mi fanno impazzire.
Quelle così squisitamente assurde che mi ritaglio dai giornaletti della metropolitana e che custodisco gelosamente come falene impagliate di una macabra collezione.

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In particolare questo fatto di qualche settimana fa mi ha aperto tutto un mondo davanti.
Mi arrovello sui processi fisico-chimici che hanno portato quel tizio al decesso.

Penso ai suoi ultimi versi prima di tirare le cuoia, penso a che cosa diavolo stesse mai giocando per starci incollato tre giorni, penso alla faccia di un uomo che muore davanti allo schermo di un Internet Café.

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E penso che anch'io una volta - tanto tanto tempo fa - prima di tutti questi nuovi evoluti videogiochi moderni, prima dell'avvento della terza dimensione, prima di tutti i Turbo, i Mega, i Plus, prima ancora della faida feroce tra Sega e Nintendo, prima del Game Gear che ci potevi vedere la televisione, prima del Game Boy con lo schermo giallo urina,

prima ma nello stesso tempo avanti anni luce da tutto ciò,

tanto tempo fa, - stavo dicendo - penso che anch'io stavo rischiando non di morire, ma per lo meno di impazzire davanti all'alfa e l'omega di tutti i videogiochi-che-sai-quando-inizi-e-non-sai-quando-finisci.

Tricky Traps.
Tricky / Tricks Traps.
La sigletta dello spot - do you remember?

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Mi salvò il fatto che si scaricò la pilona che lo alimentava prima di qualsiasi disgrazia.

Comunque io questo tozzissimo robo elettromeccanico non sono mai stata capace di finirlo, cacchio.

 

sup-postato da: Barbara23 alle ore 00:43 | Permalink | commenti (57)
categoria dello spirito:miti e feticci
martedì, 25 settembre 2007

L'ultima volta che vi siete fatti male - forza, sparate.

L'ultima volta che vi siete fatti male, non vi siete fatti male come me lo sono fatta io oggi.

Io sono consapevole che per passare in metropolitana esistono i tornelli girevoli.

Io sono consapevole che per azionarli bisogna passarci sopra la tessera magnetica dell'abbonamento.

Io sono consapevole che non possiedo ancora la capacità di passare attraverso le cose.

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Io sono consapevole sempre, io non sono più consapevole.
Per un attimo.

Fatale.

<Sdong>

Preso in pieno il tornello.

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Qual è  di preciso la successione dei colori di un livido?
Voglio vedere se il mio avambraccio sinistro è nella norma.

sup-postato da: Barbara23 alle ore 00:26 | Permalink | commenti (49)
categoria dello spirito:me myself and i
domenica, 23 settembre 2007

E’ notizia recente la conferenza stampa indetta dal fondatore dell’Esselunga Bernardo Caprotti, uno spassoso show, in cui il vegliardo che ha sparato a zero su tutte le altre catene di supermercati.

Di notevole spessore intellettuale l’affermazione riguardo il colosso americano Wal-Mart:

- È l' antitesi di Esselunga. È un discount del Mid-West: io non ho niente contro i negri, ma sono una fascia molto bassa, noi facciamo qualità.

E non è finita: pare avercela a morte pure con le Coop contro le quali ha scritto il libro dal geniale titolo Falce & Carrello.

Insomma, lotta tra destra e sinistra anche tra le corsie dei supermercati.

Io di queste dispute tra gradi catene mi interesso poco, essendo attirata da imperfetti discount più convenienti e senza pretese di fare qualità.

Lasciando da parte la mitica Lidl, anche l’Eurospin ha il suo fascino.

Quest’estate era uscita la notizia di un’anziana beccata in flagrante a rubare proprio là una tavoletta di cioccolato.

Ci sono rimasta secca: rubare all’Eurospin mi sembra più truce che rubare le caramelle di mano ad un bambino - non c’è nemmeno gusto da tanto la roba costa poco.

Comunque io amo i discount soprattutto per tre tipologie di prodotto:

Bevande: succhi di frutta dai miscugli inediti, deliziosi thè freddi della Pfanner, aranciate con così tanto gas dentro che quando le apri ti scoppiano in faccia.

Insaccati sottovuoto: belle fettine unte, così appetitose che vorresti mettertele in faccia tipo maschera di bellezza o salvietta rinfrescante.

Linea di igiene intima e cura della persona: prodotti dalla fattura così tozza che non capisci quando finiscono i liquidi sturacessi e iniziano i docciaschiuma.

In ogni caso, in famiglia ci si guarda bene dal rivelare a mia zia pazza che spesso e volentieri ci serviamo dei discount.
Lei non lo sopporterebbe.

Lei è una supporter sfegatata dell’Esselunga che ormai è la sua seconda casa.
Una Caprotti-Girls, in pratica.

Lei è sempre al banco informazioni a fare richieste assurde come più fragoline nel gelato all’amarena, a prendere cianfrusaglie con i punti, a leccare il culo al direttore, a sollecitare più pulizia nell’angolo del pesce.

Zelante e metodica, il compito del quale si è autoinvestita è quello di salvaguardare la qualità Esselunga con mille controlli.

Quando entra lei si sente in sottofondo il tema musicale della strega dell’Ovest de Il Mago di Oz.
E le cassiere tremano.

Il bello di mia zia è che non le basta idolatrare l’Esselunga.
No, lei deve spargere merda su tutti gli altri supermercati.

L’altro giorno nella sua cassetta delle lettere ha trovato tre volantini del Carrefour e quattro della Coop.

E si è scatenata l’Apocalisse.
Improvvisa telefonata al numero verde del Carrefour.

- Senta, dovete smetterla di riempirmi la buca delle lettere di vostri volantini. Tanto non ci vengo da voi. Così togliete spazio per quelli della mia Esselunga.

Saggia persona quella che le ha risposto senza addentrarsi in dispute senza via d’uscita:

- Vabene, signora. Click.

Con la povera ragazza della Coop, invece, dopo il solito cazziatone, ha fatto di peggio.

- Senta, lei chi è? Mi dia nome e cognome!

- Scusi, ma non ne vedo il motivo.

- Sì, perché la prossima volta che mi ritrovo ancora un volantino della vostra Coop che toglie spazio e quelli della mia Esselunga, io farò il suo nome come diretta responsabile!

Una furia.
La lotta tra le corsie dei supermercati sembra proprio iniziata.

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L’egregio signor Caprotti ne sia consapevole: qualora volesse muovere l’attacco contro tutte queste cooperative rosse, c’è una donna che muore dalla voglia di immolarsi in battaglia per lui.

sup-postato da: Barbara23 alle ore 19:38 | Permalink | commenti (36)
categoria dello spirito:parentado, voglio la sua testa, provato per voi
venerdì, 21 settembre 2007

Mi si è rotta la chiavetta USB.
Fottuta completamente.


Ci sono rimasta male, l'avevo rinominata BARBARA come me.
Avverto la cosa come un presagio negativo.

Non capisco davvero come posso averla distrutta, la tratto sempre con delicatezza e comprensione, la stacco e la riattacco impunemente da Mac a PC senza eseguire le normali operazioni di esplusione, le porcono dietro quando va lenta, la appesantisco con album interi di new wave anni 80 che scarico così, senza un motivo.

Insomma, mi sembra di essere sempre stata una padroncina per bene.

Ha esalato il suo ultimo respiro quando ho cercata a forza di farla entrare diagonal
mente in una porta di rete visibilmente più piccola.

Chi ha assistito alla scena al lavoro ha usato parole come "martello" e "indemoniata". 
I soliti esagerati.

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Comunque, quando rompo qualcosa, il mio primo istinto è smontarlo.
Non mi perdo d'animo, insomma.

Tutto può essere salvato, se lo si vuole.
La cosa che mi dava più soddisfazione riportare in vita erano le ormai obsolete videocassette.

Qualche giro di cacciavite ed entravo subito in un mondo preciso ed ordinato di molle e nastro magnetico.

Poi riavvolgevo manualmente tutto il nastro che si era stropicciato chissà come e richiudevo.

Mi ci volevano minimo due giorni
, ma alla fine guardare la puntata di Dawson's Creek che mi ero registrata proprio là sopra aveva un gusto del tutto nuovo e più genuino.

...

La chiavetta invece l'ho aperta ma non mi ha dato soddisfazione.
Un'autopsia incolore, questi nuovi aggeggi digitali non hanno anima.

Ora l'ho richiusa.
Ed è lì che aspetta insieme ad altre cose che ho rotto recentemente:

- Braccialetto

- Telecomando (non tutti i tasti però)

- Ombrello portatile

- Ombrello portatile (di mia madre)

- Altro braccialetto

- Moka da 9 persone

- Ulteriore braccialetto (molto brutto)

...

Sì, è da un po' di tempo che non reputo opportuno che mi si regalino inutilmente altri braccialetti.


In ogni caso, queste sono tutte cose che, dopo essere state rianimate invano in tutti i modi, aspettano di essere sepolte in modo dignitoso a memoria dei posteri.

Pensavo fosse un'idea raminga
, invece è ovvio che su questo ricettacolo di nevrosi che è Internet qualcuno ci abbia già pensato.

E-Cimitero.
Un posticino divertente dopotutto, a dispetto del nome.

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Dai, facciamo su una bella fossa comune che così risparmiamo pure sulle corone di fiori.

sup-postato da: Barbara23 alle ore 00:33 | Permalink | commenti (53)
categoria dello spirito:provato per voi
giovedì, 20 settembre 2007


Prendi uno dei grandi spauracchi dell’umanità.
La scala mobile.

Viscido nastro trasportante guidato da ingranaggi arrugginiti.
Scaloni infidi in cui impigliarsi letalmente alla minima disattenzione.

Io ne sono sempre stata terrorizzata fin da piccola, quando vidi un’anziana al supermercato con la sua sportina della spesa venirne letteralmente risucchiata.

Ihhhhh.
Sssssssssslush.
E splat.

Suoni che non potevano provenire da questo mondo.

Uso estrema circospezione quando mi avventuro su uno di quei trabiccoli di cui mi fido davvero poco.
Ma più che altro è delle mie capacità motorie che non mi fido una sega.

Più tremendo di una scala mobile in funzione è una scala mobile in manutenzione.
Un tecnico circospetto in volto che olia il suo cuore nero di rotelle e bulloni – un buco nero dell’anima, un’angoscia strisciante che ti si avvinghia addosso.

E lo scazzo di doversi fare le scale a piedi.



Prendi un altro spauracchio dell’umanità.
Uno fresco, di recente fattura, ma già fonte di terrore al solo pronunciarne il nome.
Le Crocs.

Morchie resinose ai piedi.
Brutte, ma comode.
Comode come una scala mobile.

Comode le Crocs, comoda la scala mobile, comodo un giro con le Crocs sulla scala mobile.
Col cazzo.

Uno può pensare che sia la punizione divina quando l’uomo decide di inventarsi qualcosa di esteticamente molto discutibile.

Io più semplicemente penso che d’ora in poi piazzarmi davanti alle scale mobili della stazione osservando i fresconi incastrati dalla zavorrona colorata che hanno ai piedi possa diventare il mio nuovo modo di ammazzare il tempo mentre aspetto il treno.

Per loro invece sarà solo un nuovo modo di ammazzarsi, ma c’est la vie
sup-postato da: Barbara23 alle ore 09:49 | Permalink | commenti (45)
categoria dello spirito:merceologia daccatto, tu chiamale se vuoi ossessioni
lunedì, 17 settembre 2007

E’ un po’ di tempo che sono ossessionata da un pub/rosticceria di cui mi hanno parlato un gran male.

Si chiama Galloway e fa parte di una catena: un posto che al confronto il MacDonald è una sala operatoria asettica, in cui se glielo chiedi ti friggono pure posate e bicchieri e dove il fritto misto ti stronca all’istante con tre giorni di vomito e diarrea.

Ciliegina sulla torta, nessuno si ricorda mai il suo vero nome, ma nel paese in cui è appena stato aperto tutti sono convinti si chiami Pollogay.

Verso Ferragosto, siccome ero nei paraggi, ho voluto farci un salto, peccato che fosse chiuso per ferie.
In ogni caso, la visita mi ha regalato lo stesso una gustosa anteprima.

In vetrina erano splendidamente visibili le ditate di unto sui tavoli di legno.
E i bidoni di olio rancido sul retro emettevano squittii sinistri.

Ho deciso che prossimamente sarebbe un crimine non spararmi 400 e passa chilometri per andare a farmi friggere le mutande da Pollogay e provare sulla mia pelle il pericolo salmonella.
Ma devo fare in fretta, prima che l’Ufficio Igiene lo chiuda.

Comunque questo è solo l’inizio.
Parliamo seriamente: c’è bisogno di una bella guida gastronomica.
Luoghi di ristoro in Italia dove poter mangiare davvero male, essere serviti davvero in modo pessimo, rischiare la salute.

Un progetto che chiamerei Al Gambero Marcio.

Perché è facile dire “Ossì, qui ho mangiato proprio bene”.
Ma sarebbe molto più utile sapere dove si è mangiato molto male.
Per evitare quel posto o magari per consigliarlo al tuo peggior nemico.

Le categorie possono essere molteplici.
Così, a ruota libera:

Ristoranti con Salviettine Nauseabonde.
E’ bello quando ordini il pesce e ti mettono sul piattino una salviettina profumata e tu pensi che sia proprio una finezza e ti senti tanto gratificato nell’intimo.

Un po’ meno bello è  quando la usi e noti che, per qualche strana alchimia di cui è impregnata, ti concia le mani ancora più puzzolenti di prima.

...

Ristoranti cone Camerieri Finto-Amiconi.
Quelli che prima fanno tanto i simpaticoni e ti dicono di fidarsi, che ci pensano loro, che sei un cliente speciale e ti vogliono portare la specialità della casa.

E arrivano con un vassoio – chessò - di gamberoni alla busara che già a vederli nel loro sughetto rosso ti senti tutta schizzata, ti legano attorno al collo un bavaglio di carta che manco dal dentista e ti abbandonano al tuo destino.

In un nanosecondo, intanto, tu hai già macerato il tuo tovagliolone, smerdato metà delle cose sotto-sopra-di-fianco-indosso-a-te e cercato in borsa un pacchetto di fazzoletti che comunque sai che dureranno solo il tempo di un gambero.
E ne hai altri diciasette nel piatto.

Tutto sotto gli occhi dei camerieri che sulla soglia della sala continuano a darsi di gomito e reprimere le risate.

...

Autogrill con Piastre Approssimative.
Quando ti ritrovi la cotoletta in mezzo all’Apollo mezza ghiacciata.
Qui si fa prima a dire dove non accade.

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Mense con Cuochi Parmigiano-Di-Default

- Vuoi il parmigiano sulla pasta?

- No, grazie.

- Sciaff.

E giù di parmigiano.
Il brutto è che con loro la psicologia inversa non funziona.

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Bar con Grandi Alani in giro.
Per esempio, segnalo che ad Udine ce n’è uno, con una specie di cavallo nero che va ad annusare insistentemente in mezzo alle gambe della gente.

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Tavole calde con Grissini Torinesi muffi.
Oh, mettetemi pure la merda nel piatto, ma i grissini muffi no.
Quelli non li tollero.



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Mi sembra che di cose da dire ce ne siano.
Quindi mettiamoci al lavoro e stiliamo questa guida.

sup-postato da: Barbara23 alle ore 23:31 | Permalink | commenti (49)
categoria dello spirito:osservatorio, provato per voi
domenica, 16 settembre 2007

Per la serie, forme unicellulari in stazione di mattina: l’Avvocato

Un omino sui trentacinque anni che - da quanto hanno carpito i radar che ho al posto delle orecchie - è un principe del foro con erre moscia da cagacazzo nonché invischiato in qualche modo nella politica locale.

L’Avvocato conosce tutti sulla banchina, tutti sul treno.
L’Avvocato saluta tutti sulla banchina, tutti sul treno.
E tutti dicono all’Avvocato sempre la stessa identica cosa:

- Ahahahah, ciao, ok, senti, io proseguo un po’ più in là che c’è un amico che mi aspetta!

Sembra che nessuno voglia parlare con L’Avvocato.
Io avrei voluto diventare sua amica.
Ma da ieri sera, decisamente non più.

Main event: The Simpsons Movie.
Arrivo al multisala con corpi umani acconciati da sabato sera
che strabordano dalle porte.

In assetto da battaglia procura-posti
, mi metto in fila controllando ansiosamente lo schermo che segnala la situazione in tempo reale.
Per l’ultimo spettacolo delle 23, ci sono ancora solo 33 posti disponibili.

Per sciogliere la tensione di non farcela, cerco di distrarmi in qualche modo.

Tengo d’occhio in quanti entrano per andare a vedere Sapori e Dissapori con Catherine Zeta-Jones: addirittura 7, pensavo di meno.

Pianifico di strappare a morsi la locandina di Io non sono qui, o quantomeno la parte con un intenso primo piano di Christian Bale.

Rifletto sulla condizione di due genitori che vengono  letteralmente costretti dai figlioletti a mettersi in testa delle orecchione buffe di Shrek ed entrare in una sala chiamata Choco Pops.

...

All’improvviso, sento qualcuno che grida in dissolvenza una frase conosciuta:

- Ahahahah, ciao, ok, senti, io proseguo un po’ più in là che c’è un amico che mi aspetta!

E so subito che dove c’è scusa ignobile, allora c’è Avvocato.

Infatti, nella fila alla mia destra, per tutto il tempo era stato lì a farsi piantare in asso da chiunque e non me n’ero accorta.

Indossa una polo gialla – e già mi sta sul cazzo.
Già sento che – in qualche modo - il nostro non sarà un incontro amichevole.

E arriva il mio turno.
In contemporanea con il suo.
Gomito a gomito, sento che ordiniamo la stessa cosa.
E poi sento la voce della mia cassiera che mi fa una domanda scontata:

- E’ rimasto un posto in quarta fila laterale e uno in prima centrale. Quale vuoi?

So cosa devo rispondere.
So cosa devo rispondere, ma mentre apro la bocca per farlo, qualcun altro risponde per me:

- Quavta fila latevale, gvazie.

L’Avvocato alla mia destra, rivolto alla cassiera della sua fila.
L’Avvocato alla mia destra,  che mi ha appena fregato la possibilità
di gustarmi il fim senza torcicollo.

Molto in tema, non ho potuto che esalare un d’oh! e prendermela in quel posto.§
No, ma sinceramente: quanto schifo fanno le polo gialle?

E per tutto il resto della serata, mentre io cercavo di mettere a fuoco le macchie di colore sullo schermo troppo vicino, sapevo che invece qualcun’altro stava in una dignitosa quarta fila laterale a sgranocchiarsi - chessò - barrette di Mars.

Potevo sentire che le masticava, ad una ad una, arrogante.
Per fortuna, il film è stata una divertentissima girandola di gag fino all’intervallo.

Poi - forse complice un tristissimo carrettino dei pop-corn che, sbucato dall’oscurità, si è messo proprio davanti a me per rifocillare i piccoli tamarri che calavano dall’alto - è sopraggiunta un po’ di stanchezza e pesantezza nella trama.

Comunque, la  battuta che mi  è rimasta nel cuore è quella di Marge detta ad una Lisa infuriata con Homer. Pressapoco:

- Non ti arrabbiare, Lisa. Sei una donna, serba rancore per sempre.

...

Parole sante.
Ritieniti avvisato, L'Avvocato.

sup-postato da: Barbara23 alle ore 22:54 | Permalink | commenti (39)
categoria dello spirito:angolo della coltura, binario morto
venerdì, 14 settembre 2007

1. Torn
2. Torn
3. Torn
4. Torn
5. Torn
6. Torn
7. Torn
8. Torn
9. Torn
10. Torn
11. Torn
12. Torn Remix

Un'ipotetica tracklist che mi ossessiona.
In un altro modo, non me la saprei proprio immaginare.

...

..

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Sì, oggi ho visto in giro l'appena uscito  Greatest Hits di Natalie Imbruglia.

E dopo ciò, sono confusa: penso davvero di non aver mai afferrato nella mia vita il concetto di "greatest hits".

Spiegatemelo voi.

sup-postato da: Barbara23 alle ore 00:43 | Permalink | commenti (51)
categoria dello spirito:musik
mercoledì, 12 settembre 2007

Il professore stronzo.
Quello che odiavi con tutte le tue forze, quello ti seviziava mentalmente, quello che gettava la tua fragile vita da adolescente nella più cupa angoscia.
Che sensazione vi lascerebbe incontrarlo ora?



Il mio insegnava Storia e Filosofia.
A prima vista pareva un tranquillo quarantenne con un pessimo gusto per le camicie come ne esistono a milioni, se non fosse stato per un
perenne ghigno diabolico che tradiva la sua indole sadica.
Il primo giorno di liceo scelse di presentarsi francamente a viso aperto per quello che era:

- Ragazzi, lo dico senza problemi, sono fascista, scusate se
salteremo alcune parti in storia a favore di altre.

E pensare a che all’inizio credevamo fosse solo uno scherzo.



Alla fine, il prof si dimostrò didatticamente valido e le sue posizioni molto forti e polemiche ebbero il merito di sviluppare la coscienza critica della classe
attraverso battaglieri dibattiti.

Detto ciò, tutto il resto era Patria, Terrore e Ossessione.

Lui ci faceva sempre recitare alla fine interrogazione l’inno italiano - mica le prime strofe come un calciatore qualsiasi – bensì le ultime orrorifiche in cui si parla di aquila d'Austria che il sangue polacco bevè col cosacco e poi ho rimosso. 
E scandiva rapito le parole insieme a noi.

Lui covava segretamente in cuore la speranza che un giorno l’Istria, la Dalmazia, la Libia, la Somalia, l’Etiopia e magari qualche nuova roba tipo il Madagascar sarebbero tornate italiane - ce lo ricordava spesso e mentre lo faceva gli brillavano gli occhi.

Lui, durante le assemblee di istituto - quando i capoccia dell’ultimo anno organizzavano cineforum su Woody Allen e concerti di death metal - si rinchiudeva in biblioteca dicendo che andava a
preservare quel luogo di cultura dall’intrusione del Diavolo.

Lui e la bibliotecaria malata di nervi contro le bordate del Maligno.
E ci credevano veramente.

Lui ci chiamava per numero di registro e voleva stamparcelo sopra il polso con un timbrino. Ovviamente negava l’Olocausto – ma che ve lo dico a fare.

Lui una volta ci portò in classe la figlia di tre anni.

- Fai ascoltare ai miei studenti cosa hai imparato a memoria, da brava.

La bella lavanderina, Ma che bel castello, Calimero Dance – questo pensavo di sentire.
E invece:

- Né più mai toccherò le sacre sponde / ove il mio corpo fanciulletto giacque..

A Zacinto – di quel cuor contento di Ugo Foscolo.
Tre anni. Mi chiedo come stia adesso quella creatura.

...

Come se non bastasse, nutriva una fissazione nei miei confronti perché ero uguale a sua moglie e non lo dico così tanto per dire.

Una volta li vidi insieme e mi tastai il volto per capire se io ero davvero io o solo un ologramma e quindi la mia vera me stessa era sua moglie.
Sì, i miei livelli di paranoia del periodo erano saliti di parecchio.

Sicché mi aveva preso per sua segretaria e sfacchinatrice, mi faceva sempre far pulire roba, andare a trattare con i bidelli, leggere, far fotocopie e io ero soggiogata dal timore del manganello e dell’olio di ricino, però un giorno mi scappò da ribellarmi.

Mi ordinò, come sempre, di andargli a prendere in sala insegnanti un libro che sarebbe potuto benissimo essere il Mein Kampf per quel che mi ricordo, e a me scattò un piccolo raptus:

- Va bene, vado. <Slam!>

Porta sbattuta pesantemente.
Quando rientrai in classe i compagni guardavano per terra, imbarazzati.
Su di lui splendeva un ghigno diabolico.

- Prima ci deve essere stata una bella corrente d’aria per far sbattere la porta così. A proposito, Numero 18, si fermi alla lavagna, 
è interrogata.

Ma vaffa.



..

.

Il mese scorso l’ho rivisto in piazza.
Erano trascorsi più o meno 6 anni.
Il rancore nel frattempo si era annacquato in ricordo stralunato e divertito.

E siccome per la proprietà transitiva era come se fossimo sposati, mi pareva brutto non salutarlo.
Si ricordava di me, della classe, di tutto, ma mentre parlava, con un certo dispiacere, non percepivo più la cazzutissima cattiveria di un tempo.

- Com'è il liceo adesso, professore?

- Mah.. una fogna, è diventato un fogna.

E l’ha detto così scoraggiato, così disilluso, che mi è venuta fuori una cosa a metà strada tra il velato insulto e una doverosa ammissione:

- Beh, in quella fogna lei è senza dubbio il migliore.

Ghigno.

Sì, è vero, potevo cantargli Faccetta nera bell’Abissina avvolta da un tricolore per farlo davvero contento, ma mi sono limitata a sorridere e andarmene.



Storie da Libro Cuore, praticamente.

sup-postato da: Barbara23 alle ore 23:44 | Permalink | commenti (46)
categoria dello spirito:me myself and i, voglio la sua testa
lunedì, 10 settembre 2007

Faticare come una schiava facendo pulizie domestiche a me piace.
No, non ho proprio lo spirito di una casalinga disperata, però a volte lo trovo un ottimo modo per non pensare.
Solo forza bruta - a testa bassa, strofinare e sudare.
La psicoterapia migliore nei periodi di crisi.

E ricordo a tutti che questo blog si chiama appunto CausaCrisi e se volete da mezzanotte potete NON votarlo qui.
(nel senso che vince chi si becca meno voti - meccanismo che ho capito solo dopo qualche ora).

Comunque non riuscirei a darmi alla pazza gioia domestica senza un’adeguata colonna sonora.
Il ritmo è essenziale quando ci si trova di fronte a una pila di piattoni bisunti da lavare, a dei vetri pieni di ditate o a
un pavimento tempestato di pezzetti di sottiletta.

Non capisco come sia possibile, ma ho sempre la cucina invasa dalle cagatelle di sottiletta.

E’ per questo che secondo me si potrebbero fare gli affari pubblicando compilation specifiche per le pulizie.
Non so dire con precisione che cosa debba possedere una canzone per diventare una Canzone Da Ramazza.

Di certo deve essere qualcosa di estremamente energico e coreografico, una melodia che ti costringa a compiere grandi movimenti alari, saltare da un mobile all’altro, fare un passo doble con un Mocio Vileda, agitare uno strofinaccio come uno sbandieratore folle, spruzzare gaiamente Vetril come se fosse Chanel n°5.

Per esempio, a me piace iniziare la mia sessione di pulizia con  My Way di Frank Sinatra.
Con My Way, io non scopo, io vado in orbita.

Poi a seguire, roba tipo:
Dancing with myself – Billy Idol
Suffragette City – David Bowie
The winner takes it all – Abba
Sugar Baby Love – The Rubettes
Salomé – Chayanne
Creamy – Cristina D’Avena.

Provate a fare Paripampù col piumino e poi ditemi se non ho ragione.

Quindi, non so, secondo me la Compilation da Pulizie è una cosa che può avere il suo mercato – quantomeno sottoforma di audiocassette negli autogrill.
Pensateci sopra.

Comunque, per mettere le cose in chiaro:

Cose che odio di quando pulisco:
1. Peli di pisello di mio fratello che affiorano dallo scarico della vasca da bagno.
2. Fare la polvere sulla mensola piena di soprammobili di esserini inutili.
3. Raccogliere dal tappeto del salotto tutti gli stuzzicadenti mangiucchiati che getta lì mio padre.

Cose che amo di quando pulisco:
1. Sbattere la tovaglia dal balcone consapevole che le briciole cadranno in testa alla tizia del piano terra.
2. Lavare la grossa padella della carne ai ferri
con tanta tanta tanta schiuma.
3.
Tenere in mano l’aspirapolvere grosso e urlare ad un ipotetico nemico immaginario: “Ti aspirerò, sei spacciato! Muahahahahah!”

Cose che mi riprometto di fare in futuro:
1. Comprare Autan Antitarme Alimentare, attaccare una striscia adesiva nel mobile della cucina, aspettare pazientemente come la signora dello spot e poi aprire e godere.

Ma il momento topico, la vera catarsi è quando in bagno abbasso gli occhi a terra e medito sul lurido tappetino sotto il lavandino.

Corto e pieno di merda.
Come la vita.

sup-postato da: Barbara23 alle ore 23:24 | Permalink | commenti (66)
categoria dello spirito:musik, merceologia daccatto
domenica, 09 settembre 2007
Mi piace andare per negozi, prendere su una dozzina di vestiti che sono sicura non indosserei per andare in giro, intasare il camerino che non ha mai abbastanza appendini, stare un'ora davanti allo specchio, uscire e non comprare nulla.

La trovo un'abitudine del tutto rispettabile.

E io potrei prosperare indisturbata in questo mio innocuo hobby se non fosse per
quelle là.

Le commesse.

Provarsi un abito con una commessa zelante dall'altra parte del camerino che spasima per consigliarti è come fare pipì con qualcun'altro in bagno che ti fissa.
Non ci riesci.

Ultimamente poi stanno diventando piuttosto aggressive
Ho notato che la classica frase di circostanza "No, stavo solo guardando, grazie" detta a una commessa vale ormai come il due di picche.

Niente da fare.
Per sbarazzarsi di loro o le devi mandare in spedizione in magazzino alla ricerca di salcazzo cosa pregando che sia nascosto molto bene oppure seminarle per l'uscita secondaria.

...

Comunque ieri ho consumato una piccola vendetta contro la smania di controllo delle commesse.
Avevo il naso pieno.
E i fazzoletti di carta in borsa erano finiti.

Capirete che con tutta quella stoffa là attorno l'idea è stata abbastanza ovvia.
Penso si chiami istinto di sopravvivenza.

Ho scelto una maglietta piuttosto brutta - perché sono un'esteta e ci soffro se la bellezza viene deturpata - e sono entrata in camerino.

La soffiata di naso più tattica della storia.
Nell'angolino in basso, all'interno - roba che ti accorgi del muco solo se la indossi.

E poi ho riconsegnato lo straccetto alla commessa che mi aspettava fuori al varco.

- No, il colore non mi dona molto, grazie.

E prima che mi obbligasse a provarmi qualcosa tipo color smeraldo smaltato o amaranto bruciacchiato ero già scappata.
Col naso libero.

...

..

.

Ora, ragioniamo tutti insieme: se nei camerini di H&M ci sono le vidocamere di sorveglianza, sono fottuta.
sup-postato da: Barbara23 alle ore 19:34 | Permalink | commenti (51)
categoria dello spirito:me myself and i, voglio la sua testa
venerdì, 07 settembre 2007

Che vita sarebbe senza soprannomi.
Insomma tutti ne abbiamo qualcuno, tutti ne diamo qualcuno.

I soprannomi sono ispirazioni divine che scendono dal cielo, uno ti vede in faccia o magari ti sente parlare e pensa - zac - "sei fritto, ciccio, d'ora in poi io ti chiamerò così."

E la tua complessa identità di individuo umano viene improvvisamente annullata a sfavore di
un limitante e beffardo nominativo.

Io sono specializzata in soprannomi antipatici e offensivi.
E non dite che non ve ne eravate accorti.

...


Il mese scorso in compagnia di un po' di amici ho beccato un'altra amica con un nuovo tizio con cui esce.
Requisito essenziale dei Nuovi Tizi Con Cui Esce è che abbiano pure loro Vodafone.
Dice che le dà un senso istintivo di familiarità.

Il tizio in questione, comunque,  ha mugghiato il suo nome stringendo mani su mani, per poi continuare a fissare i suoi infradito e a lanciare alla sua bella sguardi torvi e minacciosi che pressapoco volevano tutti esprimere un sofferto e complesso concetto del tipo:

- Allora, cazzo, muovere il culo e andarsene, no?!

Ragazzo tanto caro e simpatico.

Eh, il momento cruciale della presentazione agli amici dei Nuovi Tizi Con Cui Si Esce.
Secondo me è un banco di prova fondamentale.
Perché è facile essere carini e gentili con qualcuno che sai che poi te la dà.
Ma dimostrarsi cordiali e alla mano anche con tutto il resto del mondo, ecco che qui il gioco si fa duro.

Diciamo che lui non ha superato l'esame.
E quindi è scattato, di prepotenza, il soprannome stronzo:

In coro, mentre lui trascinava l'amica via tutta di fretta con le infradito che sgommavano sull'asfalto - ci è uscito, così, spontaneo:

- Testa Di Martello! Oddio, Testa Di martello!

Come il
criminale nemico dell'Uomo Ragno.
La stessa fronte spaziosa come una tavoletta per il bucato.
Uguale. E spiaccicata.

I soprannomi sono ispirazioni divine che scendono dal cielo.

...


Ora, dopo alcune settimane dalla sua genesi,  Testa Di Martello spadroneggia.
Il solo pronunciarne il nome instilla in tutti una grande ilarità.
Immaginate poi a ricordarne la fronte.

Nelle chiacchierate, nelle telefonate, sulle email, se si deve parlare di lui, quello è il suo nome.
Come tanti piccoli cospiratori, riduciamo in segreto la sua complessa identità di individuo in un nomitavivo beffardo e limitante.
E godiamo.

...

..

.

Il problema è che prima stavo scrivendo un sms alla mia amica - l'unica all'oscuro del soprannome, ovviamente:

"Ciao! Come va? Tutto bene con Testa Di  Martello?"

E l'ho spedito prima di aver capito l'errore madornale che stavo commettendo.

Non ho ancora ricevuto risposta.
Io comunque - se volete - chiamatemi Testa di Cazzo, eh.

sup-postato da: Barbara23 alle ore 00:41 | Permalink | commenti (63)
categoria dello spirito:me myself and i, amore e altre sciagure cosmiche
mercoledì, 05 settembre 2007

Mia madre è una donna che mi spaventa.
A volte salta su nel bel mezzo della tavola ed esclama cose del tipo:

- A me piacciono le cose giuste.

Così, senza che nessuno le abbia chiesto nulla.
Ma siccome quando lo dice agita sempre in mano il coltellaccio per tagliare il salame, decidiamo che è meglio non contraddirla.

Con mia madre ho questo bel rapporto di confidenze da cronaca nera.
Tipo che se accade una disgrazia, se muore qualcuno, allora troviamo qualcosa di cui parlare.
Io lo faccio più che altro perché mi viene in mente l’immagine di cui sopra col coltello da salame e cerco quindi di assecondarla nelle sue manie.

Ciò in cui secondo me è maestra – come già appurato da tempo – è fornire notizie brevi e stringate sulla realtà luttuosa che ci circonda.
Quasi meglio di un feed RSS.

Pensavo che nulla potesse eguagliare la mattinata in cui ci scambiammo una raffica di sms micidiali:

“Camilla è morta.”

“Oddio, di cosa?”

“Dissenteria.”

“Come mai le è venuto lo scagozzo?”

“Le hanno dato da mangiare dei mocassini. E non essere volgare, cretina”.

Comunque Camilla era il cane-topo delle mie cuginette.

E invece, stamattina, mi ha davvero impressionato con la sua stringata brutalità.
Treno, ore 8.13.
Io stavo ronfando e mi apprestavo ad entrare nella fase REM.
Ed ero partita da appena 2 minuti – tanto per farvi capire il dramma della narcolessia che mi opprime.

Arriva un messaggio.
Mia madre.

Gigi Sabani è morto.”

Non ho fatto in tempo a metabolizzare per la notizia – per me triste, lui mi è sempre stato simpatico e La fine del mondo del Sanremo 89 è stata una hit della mia infanzia - che è arrivato il secondo:

“D’infarto.”

L’allegria alle 8 e 13 del mattino. A puntate.
Poi, come nelle migliori tradizioni, per accertarsi che abbia capito per bene, l’inevitabile:

“Fai squillo”.

 Ed è meglio fare subito squillo, se non volete essere raggiunti dal quarto sms:

“Fai squillo”

Sì, è sempre uguale.
La sua è una tattica di sfinimento.

..

.

Comunque mi ha promesso che appena salta fuori l’assasino di Garlasco, addirittura mi telefona.

sup-postato da: Barbara23 alle ore 23:32 | Permalink | commenti (47)
categoria dello spirito:parentado
lunedì, 03 settembre 2007

Oggi finalmente l’agenzia si è riempita.
E’ fantastico constatare che tutti quelli a cui dico che sono stata in vacanza in Croazia, mi domandino:

- Ah, in barca?

No cazzo, c’era uno scafista kosovaro che mi ha dato uno strappo – mi verrebbe da rispondere.

Ma con che razza di fighetti di merda lavoro? - come se con quello che mi allungano ogni mese potessi permettermi di andare in giro in barca, tzé.

La prossima rivoluzione operaia o partirà dai call center o dalla mia agenzia se mi chiedono ancora “Ah, in barca?”.

A parte essere erosa da un profondo odio di classe, oggi ho dovuto anche pagare una scommessa con un vitalizio gratis di caffé al mio collega anziano.

Prima di partire per le vacanze, infatti, si era informato sulla mia meta e io gli avevo specificato che non sarei stata tutto il tempo al mare e che comunque avrei evitato i posti affollati e che a me piace esplorare l’entroterra, non starmene ferma, non fare la classica vita balneare.

E lui, illuminandosi come chi la sa lunga, aveva sentenziato:

 - Brava, brava, fai la figa che fa le vacanze alternative culturali, ma anche a te, prima di partire, capiterà la maledizione del Bambino Chiattone.
Magari sarai esentata dai Fratellini Spruzzoni, forse non incrocerai i Pomicioni Spinti, probabilmente ti saranno risparmiati anche i Tedeschi Seminatori Di Noccioli Di Pesca, ma il Bambino Chiattone, ah quello sì. E' inevitabile.

- In che senso, scusa?

- Quando accadrà, lo capirai da sola.

Scommessa?
Scommessa.

E me ne sono partita così, spargendo risate beffarde sulle strampalate classificazioni da spiaggia del mio collega, sicura che io, grazie ai miei itinerari, le avrei scampate in blocco.

E questo atteggiamento arrogante mi ha sostenuta per tutta la durata delle vacanze.

Fino a quando, l’ultimo giorno, mentre mi asciugavo su un gruppo di scogli pressoché deserti dopo una nuotata, il sole abbacinante di mezzogiorno me l’ha rivelato in tutto il gonfiore.

Novello sirenetto seduto su scoglio, il piccola Buddha della battigia, il triplo rotolone sporgente dai boxer: Egli.
Che prorompe con una disarmante, atavica, archetipica frase:

- Mamma, ho fame.

E immediatamente, la genitrice, sbucata chissà da dove, corre a porgergli un fatidico, enorme bombolone.

Quando accadrà, lo capirai da sola.
Era lui: il Bambino Chiattone.

Quello che "non fare il bagno prima delle undici e mezza, tesoro, sennò affoghi".
La piattolona gigante che scava nella borsa termica anziché scavare nella sabbia.
La lardosissima fogna con il cui culo gli amichetti tracciano la pista delle biglie.
E pensate un po’ in Croazia, dove ci sono praticamente solo scogli.

La maledizione del Bambino Chiattone.
Pure lì, nonostante la mia smania di vacanze lontane dalla pazza folla.
Pure lì, il simbolo del fallimento alimentare delle madri italiane, la costante di tutte le coabitazioni forzate da spiaggia, una delle poche certezze nella vita.

E non ho potuto che accettare la visione paventatami dal mio collega e arrendermi davanti a chi evidentemente conosce più cose di me sulla vita.

Non me ne capacito ancora.
Ho visto il Bambino Chiattone.
Devo ancora informarmi se tutto ciò comporti un certo quantitativo di sfiga.

Comunque l’unica consolazione è che probabilmente si sarà palesato in mare aperto anche ai fighetti sulle barche.

- Mamma, ho fame.

sup-postato da: Barbara23 alle ore 23:37 | Permalink | commenti (58)
categoria dello spirito: