mercoledì, 31 ottobre 2007

C’è molta domanda di realtà irrealistica - dice.
Quindi mangiare insetti, rinchiudersi in bare piene di vermi, farsi seguire da pazzoidi con motosega.

Sembra sia la nuova tendenza americana di Halloween.

Da noi si va più sul soft con qualche sgranocchio di vermicelli Haribo e Mastella con la sua inquietante sciarpa viola che minaccia un rimpasto di governo.

Comunque, cercando di entrare nel clima della festa, per i travestimenti di Halloween ci vogliono idee nuove. Ad esempio:

1. Topo-piccione
Percentuali di distribuzione corporea dei due simpatici animaletti nel costume a piacimento.

2. Spongebob.
Ti infili a sandwich in due pezzettoni di gommapiuma, ci fai qualche buco, parli da deficiente.
Alla fine io mi vestirò così. Ma tipo anche nei giorni a seguire, eh.

3. Serial killer della scacchiera
Uomo normale in jeans e camicia. Solo che ha ucciso 48 persone, anche se lui sostiene vezzoso chesono 63. Travestimento chic che non impegna.

4. Clementina Forleo
Esagerare con il make up e le esternazioni, mi raccomando.

Chiari segnali che si sta avvicinando Halloween e che non sarà una passeggiata:

1.
E’ uscito un Best Of di Gigi D’Alessio composto da quattro-dico-quattro cd.
Si chiama Mi faccio in quattro.
Ah, vabbé, pensavo che si faceva la Tatangelo, io.

2.
A Parigi sono arrivati i muri anti-pipì. Quando i passanti orinano, la pipì torna indietro e schizza sulle loro scarpe.

3.
Rubato il pene di Tutankhamon. Ma il direttore del Consiglio superiore delle antichità smentisce subito: “Il pene è caduto nella sabbia due anni fa, ma l’abbiamo subito recuperato”.



..

.

Altro non ho da dire su Halloween senonché una volta ho visto una bella zucca con occhi e candela troneggiare fuori dal davanzale della finestra dei miei vicini.

La mattina del 31 giaceva a terra, spiaccicata sull’asfalto.
Caduta dal quarto piano.

Penso che si sia suicidata per evitare di festeggiare.

sup-postato da: Barbara23 alle ore 00:47 | Permalink | commenti (37)
categoria dello spirito:osservatorio, tu chiamale se vuoi ossessioni
lunedì, 29 ottobre 2007

It was good what we did yesterday.
And I'd do it once again.
The fact that you are married,
Only proves, you're my best friend
Pale blue eyes - Velvet Underground

Lui guarda lei.
Lei guarda lui.

E non posso non notarlo – mi si sono stazionati nei sedili di fianco, cavolo.

Lui le sfiora il ginocchio.
Lei non si ritrae.
Sono da poco passate le sette e mezza, la gente sonnecchia nello scompartimento.

Lei gli accarezza la mano, mentre guarda binari inevitabilmente paralleli.
Fingendo calma.
Non c’è molto da vedere, ma del resto non c’è nemmeno molto di cui parlare.

Lei fa un cenno, lui le si avvicina.
Annuisce.
E indugia.

Indugia, anche il treno, che si ferma alla stazione.
La gente scende, la gente sale.

Prima volta che ne vedo così tanti in gruppo: emo boy con molta lacca sui capelli.
L’occhio si distrae.

E ritorna quando le labbra si stanno già allontando.

Si entra nella zona in cui inspiegabilmente il telefonino non ha campo.
E pare tutto più leggero se si guarda il riflesso delle cose nel finestrino.
O negli occhi di qualcuno.

I movimenti impercettibili si moltiplicano.
Stilizzando pensieri costretti dai cappotti.

Un occhio aperto, un altro chiuso.
Il Milan ha perso, Cassano è pazzo.
Stasera, stasera, rimaniamo a casa.


E la gente sale e la gente scende.
Fa così per due, tre, quattro, cinque volte.

Mentre lui guarda lei.
Mentre lei guarda lui.

...

Il suono di un messaggio irrompe.

- Tuo marito?

- Mio marito, sì.

Sorriso.
Tutto è già stato collaudato, tutto è indolore, tutto è ingoiato.
Amaro.

Lui lascia andare la mano di lei.
Lei mette a posto la borsa, si rassetta il cappotto, si alza.

La gente sale, la gente scende.
E non puoi non notare lo sguardo di chi rimane.

..

.

Magari sono tutti e due dei gran cornuti, magari il marito di lei ha mandato l'sms mentre cavalcava la segretaria, magari qualcuno ci sta soffrendo molto, magari è la classica pochade piccolo-borghese o magari ci mettiamo anche un bel chissenefrega.

Però gli amori clandestini in treno hanno sempre il loro perché.

sup-postato da: Barbara23 alle ore 23:37 | Permalink | commenti (22)
categoria dello spirito:amore e altre sciagure cosmiche, binario morto
domenica, 28 ottobre 2007

Adoro Gusto, la rubrica gastronomica del Tg5.
Se trovo la sigla me la devo mettere sulla suoneria del cellulare.

Mi ha fatto imparare espressioni bellissime come "ora vado ad impiattare”.

Mi ha fatto conoscere l’uomo che vorremo tutti come testimone il giorno delle nostre nozze, quella persona tanto distinta di Gioacchino Bonsignore.

Mi ha fatto capire che per essere sommelier innanzitutto ci vuole una grandissima faccia di bronzo e crederci tanto. Ma veramente tanto.

Di Gusto mi piacciono tutti i servizi - sono onnivora.
Il tizio che controlla l’occhio dell’orata per vedere se è fresca, la cuoca al mercato alla ricerca di fave, il macellaio pazzo che gode strofinandosi una braciola di maiale su per il viso.

E la mantecatura del risotto - ho proprio un debole per la mantecatura di qualsiasi cosa, io.

La domenica poi è una delizia, con le ricette dei Grandi Dessert presentate appunto dal buon Gioacchino.

Quella di oggi consisteva in una palla di panna creata nell’azoto liquido.
Dentro, un cuore di mousse di cocco e sugo di lamponi.

Una mossa di Dragon Ball più che un dolce, in pratica.

Ovviamente non ho capito il procedimento, anche perché giustamente questi grandi chef mica te lo vengono a raccontare - ti dicono facciamo sta palla di azoto liquido con la stessa nonchalance con cui ti consiglierebbero di pelare delle patate.

Un po’ perché sono gelosi dei loro trucchetti, un po’ perché il resto del Tg5 incombe e non sia mai che si perda del tempo a discapito dell’ennesimo servizio su Nicoletta Mantovani e l’eredità di Pavarotti.

Alla fine comunque il risultato aveva qualcosa di metafisico: un’algida sfera che si sarebbe sciolta in massimo due minuti – hanno terroristicamente annunciato.

Poi l’ineffabile Gioacchino l’ha spiaccicata con la forchetta e l’incanto si è spezzato: sul piatto è rimasta un po’ di panna, grumi di cocco e della gelatina troppo rossa per essere vera.

Ora sto cercando se esiste una macchina dell’azoto liquido per principianti, sullo stile del Dolce Forno della Harbert per ricreare quella piccola magia.

O far esplodere la cucina – una delle due.

sup-postato da: Barbara23 alle ore 22:44 | Permalink | commenti (28)
categoria dello spirito:presto sul mio comodino, televisione cattiva maestra
venerdì, 26 ottobre 2007

Mi manca il sapore del gesso per fare il calco dell'arcata dentale.

Mi mancano i Topolini in sala d'attesa.

Mi mancano le manone bagnate ficcate in bocca senza usare i guanti.

Mi manca il tubo aspira-saliva e la lingua felpata.

Mi manca l' "apri-chiudi-apri-mordimi".
Perchè non era perverso il mio dentista, vero? - anche a voi diceva "mordimi", vero?!

Mi mancano gli elastici colorati. Quelli arancio Anas soprattutto.

Mi manca il posterone di Snoopy che ti illude che portare l'apparecchio faccia figo.

Mi mancano i beveroni con cui fare gargarismi.

Mi mancano i denti del giudizio estirpati sul nascere.

Mi mancano termini cruenti come "dente devitalizzato" e "no, non è rimborsabile".

Mi manca pagare 400 euro per otturazioni di carie inesistenti.

...

..

.

Dai, quasi quasi rompo gli indugi e mi prenoto per una bella pulizia dentale.

sup-postato da: Barbara23 alle ore 00:22 | Permalink | commenti (40)
categoria dello spirito:osservatorio, miti e feticci
martedì, 23 ottobre 2007

E’ improbabile.
E’ impossibile.
E’ inconcepibile.

E’ ripetitivo.

Ok, questa la so: è Giacobbo.

Il più surreale dei divulgatori, il Marzullo del paranormale, l’uomo che più di chiunque altro dovrebbe irrorare il conto in banca di Dan Brown con un bel bonifico mensile.

Io con lui io ho un conto in sospeso.

I cerchi nel grano.
Le piramidi di Giza.
Il triangolo delle Bermuda.

Sono tutte cose che ho scoperto prima io.

Nel lontano 1994, divoravo libroni di fantarcheologia mentre lui scriveva ancora i testi per Mezzogiorno in Famiglia di Michele Guardì.

Quando ne parlavo io, la gente mi prendeva per pazza.
Ne parla lui ed è in effetti la stessa cosa.

Ma almeno viene pagato.
In gilet da pescatore, ma viene pagato.

Giacobbo che agita educamente le sue manone sulla piana di Giza.
Giacobbo che gira con un caschetto da minatore per le fogne di Torino.
Giacobbo che verifica esperimenti paranormali farlocchi.

E la sua facciona rosea da impiegato del catasto sempre in primo piano pronta a ricordarci che, sì, esiste una spiegazione plausibile per ogni mistero, eccetto per quello per cui lui va in onda in prima serata.

Di Giacobbo mi piace l’imprevedibilità.
Non sai mai quante volte in una serata potrebbe ritirare fuori la questione di Rennes Le Chateau e del Priorato di Sion.

Giacobbo è uno capace di dire pacatamente come un padre che ti viene a rimboccare le coperte:

Buonasera. Stanotte parleremo della Morte.
Ma lo faremo in modo sereno per non turbarvi.

E tu sai già che quella notte non riuscirai a dormire.

Le uscite di scena di Giacobbo sono sempre degne di nota.
Lui non si congeda come farebbe uno della Famiglia Angela, un Augias o un Cecchi Paone qualsiasi.

No, lui si smaterializza.
A volte sale su una Cinquecento dorata che vortica su se stessa venendo quindi canalizzata in un altro continuum spazio-temporale.

A volte, più sobriamente si toglie via dai coglioni con un raggio laser.

Comunque a Voyager preferisco Ragazzi, c’è Voyager, la sua versione light per adolescenti, la domenica mattina.

Che in realtà ripete le stesse cose della versione serale, solo che in questa Giacobbo si mette a leggere le letterine dei ragazzi che gli arrivano attraverso un complicato marchingegno composto da un tubo di plastica collegato ad uno stantuffo fumante.

E lui le acchiappa al volo quando escono.

Sono i dettagli che rendono grande un uomo.

sup-postato da: Barbara23 alle ore 23:53 | Permalink | commenti (29)
categoria dello spirito:presto sul mio comodino, televisione cattiva maestra, tu chiamale se vuoi ossessioni
lunedì, 22 ottobre 2007

Non ho mai capito la mania di collezionare bambole di porcellana.
Questa e quella per Annes Geddes che fotografa neonati imbragati da calabroni sopra piante di broccoli.

Cioè, un conto è collezionare Barbie - insomma, sono ragazze fighe con le tette grosse e un guardaroba invidiabile - ma le bambole di porcellana sono un concetto che proprio non riesco a capire.
 
Instillano in me il terrore più selvaggio.
Quelle iridi fissi e inespressive, i vestiti obsoleti, i boccoli.

Oddiomio, i boccoli.

...

Sfogliando un giornale e il relativo sito, però, ho scoperto una cosa che instilla in me un terrore ancora più selvaggio di una bambola di porcellana: una bambola in pelle sintetica.

Roba forte, roba che ti fa provare di colpo nostalgia per Cicciobello, Sbrodolina e quella faccia da culo di Bebi Mia.

Si lasci deliziare da questo sorriso!
Faith le fa un sorriso che viene dal profondo del cuore e sembra quasi di sentire la gioiosa risatina di questo piccolo angelo.

La testina, le braccia e le gambe di Faith sono realizzate in pregiato vinile RealTouch, che permette di imitare in maniera quasi perfetta la morbida e delicata pelle dei bambini. I capelli biondi e le belle ciglia, applicate a mano, come pure le unghie delle mani e dei piedini dipinte a mano, completano il fascino di questo piccolo tesoro.

Per la serie: definiscimi il significato di “affascinante piccolo tesoro”.

A qual pro la smania di  voler imitare la pelle dei bambini?
Per quale motivo costruire un supplì di vinile con le unghie?
Con quale stato d’animo una persona può stare tutto il giorno ad applicare ciglia a mano?

Ma soprattutto, a monte: da dove nasce il bisogno di fabbricare questi grotteschi simulacri umani chiamati bambole?

Leggo queste cose, vedo il sorriso digrignato sul vinile della bambola, penso a chi se la comprerà felice di avere una riproduzione quasi perfetta della morbida e delicata pelle dei bambini.

E così, per associazione spontanea, mi viene in mente il cannibale tedesco che ha confessato che la carne umana sa di maiale, solo un po’ più amara.

Slurp.

sup-postato da: Barbara23 alle ore 23:32 | Permalink | commenti (43)
categoria dello spirito:miti e feticci, merceologia daccatto, tu chiamale se vuoi ossessioni
venerdì, 19 ottobre 2007

Questa sera sono scesa dalla metropolitana a malincuore.
C’era uno zingaro che suonava il violino e avrei voluto stare a sentirlo per sempre.

Una melodia incalzante, conosciutissima, di quelle impiegate mille volte nella pubblicità - il classico che ti diventa commerciale - però non trash come un’aria di Beetovhen che accompagna qualche cioccolatino della Ferrero.

Il violino vibrava e i finestrini dissolvevano di nero in nero.
E sembrava musica uscita proprio perché sentiva il bisogno di uscire e non perché doveva portare qualche moneta nel bicchiere di polistirene dello zingaro.



E c’è una mia amica che sta facendo la tesi di laurea in sociologia.
Entusiasta.
Vive da alcuni mesi in un campo-rom, ha imparato tutto sull’arte di taccheggiare ai supermercati e prossimamente farà il grande salto di qualità andando a rubare per appartamenti.

Quindi, qualora capiterà che vi entrassero in casa, pensate che c’è una possbilità che tutto ciò sia fatto con intenti altamente sociologici.

E poi ci sono donne che ogni mattina bivaccano ai piedi della scala mobile, con un tenero fagotto in braccio che pensi sia loro figlio.

Ma se ti avvicini di più a volte scopri che è solo un bambolotto.

E poi ci sono bambini che corrono per i vagoni del sottosuolo - gli occhi stanchi – e gli impiegati in giacca e cravatta delle nove di mattina che li rimprovano per gli schiamazzi, che gli dicono di andare a dare via il culo.

E magari quei ragazzi lo hanno fatto davvero per tutta la notte.

E poi c’era il cellulare che mi hanno fregato.
E poi c’erano anche il mio portamonete, il mio mazzo di chiavi, il mio Labello Limited Edition, cazzo.
Maledetta cerniera dell’Eastpack.

...

E poi ci sono i campi abusivi che scorrono veloce sotto la ferrovia.
Le tende colorate, la sporcizia, le lamiere, le gonne lunghe - trecce e incendi che avvampano.

E poi ci sono i finti mendicanti, il comune di Firenze contro i lavavetri, gli innumerevoli espedienti per campare alla giornata.

E poi ci sono i provvedimenti, gli sgomberi, le frontiere aperte, le voci grosse, la gente che ha paura.
E poi ci sono bambini che spariscono.

E poi c’è un pensiero arcano e diverso, le piccole spose, gli occhi pitturati.
E poi ci sono le carovane, i passi stanchi, le lune e i solchi - e ci sono le rughe.
E poi c’è un'anima libera dalla dittattura di un tetto, di un suolo.

E poi c’è che forse i crimini commessi per la sopravvivenza sono i meno esecrabili.
E poi c’è che siamo tutti esseri orribili e splendidi allo stesso tempo.

...

E poi c’è che non bisogna fare di tutta l’erba un fascio - almeno fino a quando non capita qualcosa a te.
E poi c’è che si conosce sempre e solo il male e lo sterotipo, mai la parte dell'autentico e del bene che c’è.

E poi c’è che forse non ci può essere un giudizio definitivonon per becera tolleranza, ma per buon senso.



Il violino suonava, le note piangevano mentre l’accelerazione della metro cercava di coprirme lo stridìo.

Ma non faceva altro che aggiungere lamento su lamento.

sup-postato da: Barbara23 alle ore 23:57 | Permalink | commenti (32)
categoria dello spirito:osservatorio, speculazioni
mercoledì, 17 ottobre 2007

Non mi piacciono i post autorefenziali.
Sono la morte di un blog.

Questo e parlare ogni tre per due di Crocs, mestruazioni e derivati e farmaci da banco - ehm, lo so.

Ma stasera faccio un'eccezione.
Perché tra un po' divento zia.

...

Mi è arrivato un mms sulla casella di gmail.
Non so da chi, c'era solo un numero di telefonino, e questa foto:

Causacrisi e successiva riappacificazione col mio compagno
...tra un pò di mesi saremo in 3!!
Fuggitiva.

...

Favorisce i ricongiungimenti, incrementa il tasso di natalità - magari al prossimo giro verrà fuori che rende le tasse bellissime: e poi non venite a lamentarvi che la mia CausaCrisiCard non funziona.

...

Fuggitiva, chi sei? Dove sei?
Batti un colpo o delurkati - come dicono quelli che ne sanno a pacchi.

E comunque, grazie per la bellissima testimonianza.

E per l'emozione di farmi sentire, nel mio piccolo, un po' madrina/zia - una sorta di incrocio strano tra
le tre fate rincoglionite de La Bella Addormentata - però più tirchia, eh.

...

In bocca al lupo, carissima.

sup-postato da: Barbara23 alle ore 23:07 | Permalink | commenti (33)
categoria dello spirito:mondo web
lunedì, 15 ottobre 2007

Oggi stavo parlando con alcuni colleghi di lavoro di classici russi.
Sapete, gente tipo Dostojevski, Tolstoj, Gogol, Bulgakov, Cechov.

I classici russi, non i miei colleghi.

Ne stavo parlando senza però averne mai letto uno.
Sono specializzata nel parlare a vanvera di cose che non conosco.

Libri, film, musica, fatti di cronaca.
Sbircio a cazzo di qua e di là e nella mia mente si depositano detriti di informazioni basiche che utilizzo di volta in volta.

Rassicuranti luoghi comuni, una citazione ben assestata, un particolare che inganna su una presunta conoscenza approfondita, aggettivi jolly come "intrigante" e "ineffabile": basta davvero poco.

...

Per esempio, ho dedotto che sono sufficienti poche frasi per sopravvivere indenni ad una conversazione sui classici russi:

- Eh sì, le Notti Bianche.. così tristi, così desolanti, ma libro bellissimo, essì.

- Guerra&Pace, Guerra&Pace.. chissà se ora la fiction su RaiUno renderà giustizia alla sua maestosa idea di narrazione.

- Ah, Il Maestro e Margherita: il personaggio di Ponzio Pilato svetta su tutti gli altri!

- Eh, Gogol è piuttosto surreale. Avete presente Il Naso, no?

- Vabbè, ragazzi, siamo onesti: Cechov dà il suo meglio nella produzione teatrale.

- Anna Karenina finisce maluccio, eh

Ho un tempo di autonomia molto lungo, potrei andare avanti ore ed ore con banalità del genere e nessuno si accorgerebbe che in realtà io di classici russi non ne so nulla.

E questo accade perché il più delle volte nemmeno gli altri ne sanno qualcosa.



E’ la triste verità: le conversazioni pseudo-culturali si reggono su taciti accordi basati su menzogne reciproche.

Provare per credere.


...

..

.

(nell'immagine: il vecchio Lev Tolstoj scrive libri che un giorno molti millanteranno di aver letto, ma pochi l'avranno fatto per davvero)

sup-postato da: Barbara23 alle ore 22:16 | Permalink | commenti (51)
categoria dello spirito:speculazioni, angolo della coltura
domenica, 14 ottobre 2007

In giro c’è una nuova pubblicità dell’aspirina effervescente.
Niente di nuovo sotto il sole.

C’è una tizia con voce contraffatta e fastidiosa.
Sta male, si confida al telefono con l’amico, prende l’aspirina - simpatico rumore di bollicine effervescenti - e all’improvviso si ritrova nel bel mezzo di una festa a fare il trenino e soffiare stelle filanti in faccia agli altri.

La prossima volte mi piacerebbe vedere qualcosa di diverso.
Chessò, qualcuno che muore magari.

...

..

.

Poi ci sarebbe pure lo spot di Eva Qu la nuova supposta effervescente, ma psicologicamente non ce la faccio proprio ad approfondire l'argomento.

sup-postato da: Barbara23 alle ore 23:59 | Permalink | commenti (32)
categoria dello spirito:televisione cattiva maestra, merceologia daccatto
sabato, 13 ottobre 2007

Ogni volta mi prometto che sarà l'ultima, che ce la metterò tutta, che capirò.

Ogni volta.

Ogni fottutissima volta.

...


Ma quando i phon vanno alla massima potenza,

quando Radio Zeta pompa senza pietà i classici del sabato mattina,

quando l'occhio mi lacrima ancora per la tortura cinese della pinzetta per le sopracciglia,

quando ci sono signore attorno a me che commentano urlando una fantomatica esterna dell'ultima puntata di Uomini&Donne,

quando sono mezza rincoglionita perchè svegliata di sabato mattina alle 7 per non trovare fila da questa maledettissima parrucchiera,

quando sono in uno stato di angoscia ed apprensione perchè temo che la mia richiesta di "qualche colpo di sole e una spuntatina" venga per qualche perverso motivo interpretata come "rovinami i capelli peggio di Irene Pivetti",

quando accade tutto ciò, a domanda:

- Allora, li facciamo chiari?

io capisco invece:

- Allora, come ti chiami?

e ovviamente rispondo:

- Barbara, piacere.

...

..

.

sup-postato da: Barbara23 alle ore 19:29 | Permalink | commenti (29)
categoria dello spirito:me myself and i, osservatorio
giovedì, 11 ottobre 2007

Ce l’hanno tutti con lui.
Risibile ministro di Grazia e Giustizia.

Colui che ci ha fatto scoprire la sorprendente possibilità che in italiano alcune sillabe si incontrino casualmente per formare la parola “Ceppaloni”.

Preso a simbolo di una casta politica di privilegiati.
Di una bieca fauna umana di mestieranti del potere, di maneggioni, di corrotti.

Più lo attaccano più fa la vittima, più fa la vittima più compare in televisione, più compare in televisione più lo attaccano e avanti popolo, in un circolo vizioso perfettamente orchestrato in cui ogni parte è già stata assegnata.

Ah, e il suo blog non mi piace, non fa mai post sulla nostalgia per gli anime anni 70/80 - dai, che razza di blog è.

Eppure, non tutto è ancora perduto.

Il padre di una mia amica è stato citato in giudizio per aver dato della troia alla sua vicina di casa.
Ma lui giura che stava dicendo solo al cane.

Feroce alano tenuto in cattività nel piccolo appartamento dall’anziana padrona zoppa di cui sopra.
Zeus detto Leo.

Che è visibilmente un lui – con le palle che gli scendono tipo soppresse.

Il che farebbe un po’ vacillare la tesi della difesa
, insieme al fatto che il padre della mia amica era già stato condannato una volta per aver cercato di spaccare la stampella della vecchia.

Ma è di poche settimane fa la notizia che grazie all’indulto il caso è passato al giudice di pace.

Ecco, il padre della mia amica è l’unico uomo che conosco che quando vede Mastella in televisione gli manda i bacetti.

E’ poco, ma si potrebbe ripartire da qui per riconquistare la popolarità perduta.

sup-postato da: Barbara23 alle ore 23:59 | Permalink | commenti (40)
categoria dello spirito:osservatorio, pollitica
mercoledì, 10 ottobre 2007

Oggi bevevo uno pseudo-succo di frutta con un sorcio orribile disegnato sul tetrapack e pensavo a quanto sono caduta in basso.

E mi sono tornate in mente delle cose.

...

L’inconfondibile cannuccia a righine rosse.

Un nome che è subito simpatia.

Il fedele compagno di ogni merenda.

Quando alle quattro del pomeriggio in punto ci si ingozzava di Ciocorì, Galak e Frollini di Nonna Papera davanti alla televisione, dove un Paolo Bonolis già logorroico sfiniva di parole un pupazzo rosa di nome Uan.

Il quale, in coppia al suo compare Ambrogio, pare sarà il sesto candidato a sorpresa delle primarie dell’Unione domenica prossima.

Ma torniamo alla merenda.

Torniamo a quella dolce sostanza chimica che ci aiutava a mandare giù per lo stomaco altrettante sostanze chimiche.

Torniamo a quel succo in cui il gusto mela era davvero gusto mela e il gusto arancia era davvero gusto arancia.

Quel moderato sapore brusco-acido che perlomeno non ti provocava l’ulcera perforante.

Vagando per negozi, non si trova più in giro.
Vagando per le strade, scalcio lattine vuote sconsolata.

Si vocifera sia stato ritirato dal commercio, forse per qualche agente colorante fuori norma.

Suvvia, come se il mondo delle bevande sia composto tutto da santarellini con i componenti in regola.

...

Propongo uno scambio:
vi ridiamo indietro la Red Bull, vi ridiamo indietro Aquarius, vi ridiamo indietro gli Elisir di Rocchetta e pure la Chiabotto, ma voi – oh Dei di lassù – voi,

ridateci il Billy.

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categoria dello spirito:miti e feticci, merceologia daccatto
domenica, 07 ottobre 2007

Nel Mediaworld in cui vado abitualmente ci sono quattro cose che mi hanno sempre impressionato:

1.
La certezza matematica che qualunque cosa tu chieda a qualcuno del personale, loro non la sapranno mai al primo colpo e scapperanno tra i meandri delle corsie giurandoti di andarsi a informare.

Senza più tornare, ovviamente.

2.
Un ragazzino bracalone dalle movenze goffe che ascolta con le cuffione il cd di Christina Aguilera e sua madre che lo strattona urlando:
"Non ascoltare quella robaccia!".

(ragazzino e madre non sono mai necessariamente gli stessi)


3.
Le cassiere ti danno un sacchetto solo se le supplichi in ginocchio e allunghi una mancia.
E anche in quel caso sarà un sacchetto molto piccolocon cui non ti ci puoi manco soffocare - per dire quanto può essere utile.

4.
Il fatto che esista un espositore di dvd
venduti in confezione insieme a dei rasoi da barba.

E' una scena tristissima: vedi proprio queste lame raffazzonate con del cellophane scadente attorno alla custodia - roba che l'insieme, visto da lontano, sembra un panino che ti danno alla Fiera della salamella.

I film sono tutti d'azione di serie B, con protagonisti uomini-testosterone del calibro di Steven Segal e Dolph Lundgren, i cui titoli contengono parole chiave come "critico", "mortale", "Uzi 9 mm".

Roba di nicchia - in altre parole.

...

Ho controllato la pagina delle offerte sul sito Mediaworld ma
è rimasta muta di fonte a questa iniziativa.

Quindi, molto probabilmente, ho visto in anteprima prototipi di una nuova sperimentazione di co-marketing, un'astuta manovra che in inglese tecnico immagino si chiami "
Abbinare-cose-a-cazzo".

Prossimamente, chessò:
Zampironi negli aspirapolvere, catene di bicicletta nei navigatori satellitari, libri di
Alessandro Meluzzi nelle friggitrici.

...

Ma per ora, soltanto: rasoi da barba nei dvd.
E spero di non essere stata l'unica a notarli.

Se c'è un messaggio in tutto questo, non mi è chiaro.

O forse,
se il diretto concorrente UniEuro ha il suo slogan portante in "Gianni, l'ottimismo è il profumo della vita", da Mediaworld puntano su una cosa più di impatto come farla finita e tagliarsi direttamente le vene.

sup-postato da: Barbara23 alle ore 23:47 | Permalink | commenti (44)
categoria dello spirito:provato per voi, merceologia daccatto
giovedì, 04 ottobre 2007

Io ebbi tossito
Tu avesti tossito
Egli ebbe tossito
Noi avemmo tossito
Voi aveste tossito
Essi ebbero tossito

(un verbo a caso, eh)

A volte mi chiedo se c'è gente che usa ancora il trapassato remoto.

E anche se l'Accademia della Crusca è un posto fisico dove ci sono linguisti che cagano a spruzzo a causa degli All Bran della Kellogg's.

Secondo me, questo trapassato è il tempo verbale più sottovalutato.

Eppure è così bello, sa di muschio che cresce lento su una cappella del cimitero, di polvere sulla credenza vista in controluce al tramonto, di pagine ingiallite di romanzo Harmony.

Me lo ricordo bene perché è quello che non ricordavo mai nelle famose gare dei verbi alle elementari.

Più spietati di un quiz di Gerri Scotti, alla richiesta di un tempo verbale della maestra, ci si prenotava a mano, sbattendola fortissimo sul banco.

Io una volta arrivai terza, impresa che pregiudicò la corretta crescita della cartilagine nella mia manina di bambina.

Fattostà che la pagina delle coniugazioni are-ere-ire ancora mi ritorna in mente, stampata sulla pellicola della mia memoria fotografica.

Mi è sempre piaciuto il mondo dei verbi: ci sono così tanti tempi, così tante sfumature, eppure ormai il presente la fa da padrone, lo usi indistintamente per il futuro, lo usi per il passato, sorprendentemente lo usi pure il presente.

- Prendo il treno.

Sì, ma quando?
Boh, e se poi era anche un treno in ritardo il casino temporale si infittisce.

...

Il passato prossimo è sciattissimo, il trapassato prossimo è stancante.

Il futuro anteriore è pura avanguardia, implica un salto logico-temporale troppo complicato.

Il passato remoto, con la sua curiosa e perversa creatività nelle forme - 'cossi' o 'cuocetti', questo è il dilemma - prospera ancora abbastanza, per fortuna.

Il congiuntivo è ormai una leggenda metropolitana, vaghiamo tutti nel terrore di quando si debba usarlo.

Io prendo sempre Se bastasse una sola canzone di Ramazzotti come promemoria, per capire quando deve essere inserito nelle frasi ipotetiche.

Oddio, o Eros cantava Se basterebbe una sola canzone ? sono confusa.

Il condizionale è amato perché para il culo per eccellenza, con la sua ambiguità, il suo vorrei-ma-non-posso, il suo non compromettersi mai fino in fondo.

...

Ma il trapassato remoto è più bello.
E’ definitivo, struggente.

Io ti ebbi amato.
Uno che ti dice così ti dà la garanzia che sia tutto morto e sepolto.

Lui ebbe avuto una dignità.
E sei sicuro che stiamo parlando di Mike Bongiorno che prima viene cazziato in diretta a Miss Italia dalla Goggi e poi fa la pubblicità di Infostrada con il tutù da ballerina sopra il pannolone.

Trapassato remoto, dunque.
Da rivalutare assolutamente.
Come la tisi e i corsetti fatti con le stecche di balena.

Dai, da oggi si fa uno sforzo e si sta attenti ad usarlo di più.

Bene.
Io ebbi finito di scrivere.

sup-postato da: Barbara23 alle ore 23:12 | Permalink | commenti (54)
categoria dello spirito:speculazioni, angolo della coltura
lunedì, 01 ottobre 2007

E dopo il raffreddore, e dopo il mal d’orecchi, ci mancava solo la tosse secca.
Con un terribile abbassamento di voce.

Può un'abbuffata di sushi, attraverso qualche processo a me sconosciuto, aver provocato tutto ciò?

No, perché non riesco a trovare altre spiegazioni plausibili: non sono andata allo stadio, non mi sono messa ad arringare la folla come Beppe Grillo, né arrotondo nel week-end facendo la telefonista erotica ad oltranza.

...

Ovviamente ci si accorge dell'importanza delle cose quando esse vengono a mancare.
E in questi casi, anche semplici operazioni come una ricarica automatica del telefonino in edicola, diventano delle simpatiche occasioni di dileggio.

- Una ricarica da 30, grazie.

- Sì, dimmi pure il tuo numero.

- Tre, quattro, ooooottooooo..

Immaginate un vecchio asmatico, immaginate un tabagista incallito che esala il suo ultimo respiro, immaginate Romina Power che canta sotto la doccia.

E poi immaginate che mi sono fatta dare carta e penna per fare prima.

...

Il mio nuovo soprannome al lavoro è ovviamente Amanda Lear.
Tutti mi rivolgono la parola il meno possibile - immagino perché terrorizzati che il mio gracidìo cingoloso di risposta possa fare loro sanguinare le orecchie.

Ogni volta che apro la bocca non so mai quello che riuscirò ad emettere: potrebbe essere un fischio, potrebbe essere uno scatarro, potrebbe essere un ultrasuono.

O peggio ancora, potrebbe essere Valeria Golino.

...

Siccome il classico latte caldo con miele mi tedia  profondamente, per la tosse prendo una fantastica medicina chiamata Bisolvon al gusto di pietra pomice.

L'aspetto che mi esalta di più è che sul bugiardino sta scritto:

è indicato nel trattamento delle turbe della secrezione nelle affezioni respiratorie acute e croniche

Turbe della secrezione.
E a volte il feticismo per i termini schifosi è più forte di qualsiasi malanno.

Una mia amica per tirarmi su mi ha detto che anche a lei una volta è successo e la voce le è tornata dopo soli due mesi. 

E immaginate che dicono i miei nemici.

Sto pensando seriamente di andarmi a rispolverare l'alfabeto muto direttamente dal mio Manuale delle Giovani Marmotte.

Che poi, per la "zeta" bisogna incrociare le labbra, ma per la "j" che non ho mai capito?

...

..

.

Comunque ora finalmente so come si sentiva Ariel, la sirenetta che aveva venduto la sua voce ad Ursula – in una delle scene più epiche e suggestive di tutta la filmografia disneyana.

Che poi, pensandoci, se nel sushi che ho mangiato ci fosse stata accidentalmente dentro una sirena comprata al mercato di Copenhagen e tagliata a tranci, allora forse il cerchio quadrerebbe e il mistero della mia voce scomparsa sarebbe risolto.

sup-postato da: Barbara23 alle ore 23:35 | Permalink | commenti (43)
categoria dello spirito:me myself and i, provato per voi