
Non ho mai bevuto un caffé più schifoso di quello in Croazia la scorsa estate.
Roba che, rivarcato il confine italiano, come prima cosa, mi sono fiondata nel bar della stazione di Trieste a sorseggiare alcune tazzine.
E sono stata svariate ore a far scocchiare la lingua contro il palato con aria trasognata per mantenere l'aroma in bocca.
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Questo lo stato dei fatti, finché al lavoro non hanno cambiato ditta fornitrice del distributore del caffé.
Ora usano gli scarti di un'industria petrolchimica - così, ad occhio e croce.
E nella mia Caffé-Parade si è fatta subito largo verso il basso una ghiotta new-entry.
Purtroppo, più disprezzo tale bevanda intorcina-budella, più non riesco a venirne fuori.
Penso che accada lo stesso a George Clooney e il suo Nespresso.
Oggi però mi è accaduta una cosa surreale.
Stavo aspettando che il distributore finisse di fare il caffé e, sopprapensiero, ho alzato lo sportello a operazione ancora in atto.
All'improvviso, il grottesco che non ti immagini: il bicchiere, nudo e crudo come mamma l'ha fatto, era pieno di zucchero e il caffé doveva ancora scendere.
Cioé, una cosa che a dirla così pare davvero logica e io una cogliona, ma a vederla fa impressione.
Credetemi.
Un po' come sorprendere i tuoi genitori che fanno sesso in camera da letto mentre entri per prendere un fazzolettone a quadretti o spiare Babbo Natale che mette i regali sotto l'albero.
La rozza invasione nella privacy di un distributore, un tabù infranto, un coitus interrumptus a base di caffeina.
Inutile dire che h richiuso subito la finestrella, spaventata.
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Comunque, il fatto di non aver avvistato nessun topo morto o avanzi di esso nel bicchiere insieme allo zucchero mi ha rincuorato sul fatto che posso continuare ad ammazzarmi lo stomaco con quel caffé.
categoria dello spirito:il lavoro rende liberi, provato per voi











