Questa sera sono scesa dalla metropolitana a malincuore.
C’era uno zingaro che suonava il violino e avrei voluto stare a sentirlo per sempre.
Una melodia incalzante, conosciutissima, di quelle impiegate mille volte nella pubblicità - il classico che ti diventa commerciale - però non trash come un’aria di Beetovhen che accompagna qualche cioccolatino della Ferrero.
Il violino vibrava e i finestrini dissolvevano di nero in nero.
E sembrava musica uscita proprio perché sentiva il bisogno di uscire e non perché doveva portare qualche moneta nel bicchiere di polistirene dello zingaro.
…
E c’è una mia amica che sta facendo la tesi di laurea in sociologia.
Entusiasta.
Vive da alcuni mesi in un campo-rom, ha imparato tutto sull’arte di taccheggiare ai supermercati e prossimamente farà il grande salto di qualità andando a rubare per appartamenti.
Quindi, qualora capiterà che vi entrassero in casa, pensate che c’è una possbilità che tutto ciò sia fatto con intenti altamente sociologici.
E poi ci sono donne che ogni mattina bivaccano ai piedi della scala mobile, con un tenero fagotto in braccio che pensi sia loro figlio.
Ma se ti avvicini di più a volte scopri che è solo un bambolotto.
E poi ci sono bambini che corrono per i vagoni del sottosuolo - gli occhi stanchi – e gli impiegati in giacca e cravatta delle nove di mattina che li rimprovano per gli schiamazzi, che gli dicono di andare a dare via il culo.
E magari quei ragazzi lo hanno fatto davvero per tutta la notte.
E poi c’era il cellulare che mi hanno fregato.
E poi c’erano anche il mio portamonete, il mio mazzo di chiavi, il mio Labello Limited Edition, cazzo.
Maledetta cerniera dell’Eastpack.
...
E poi ci sono i campi abusivi che scorrono veloce sotto la ferrovia.
Le tende colorate, la sporcizia, le lamiere, le gonne lunghe - trecce e incendi che avvampano.
E poi ci sono i finti mendicanti, il comune di Firenze contro i lavavetri, gli innumerevoli espedienti per campare alla giornata.
E poi ci sono i provvedimenti, gli sgomberi, le frontiere aperte, le voci grosse, la gente che ha paura.
E poi ci sono bambini che spariscono.
E poi c’è un pensiero arcano e diverso, le piccole spose, gli occhi pitturati.
E poi ci sono le carovane, i passi stanchi, le lune e i solchi - e ci sono le rughe.
E poi c’è un'anima libera dalla dittattura di un tetto, di un suolo.
E poi c’è che forse i crimini commessi per la sopravvivenza sono i meno esecrabili.
E poi c’è che siamo tutti esseri orribili e splendidi allo stesso tempo.
...
E poi c’è che non bisogna fare di tutta l’erba un fascio - almeno fino a quando non capita qualcosa a te.
E poi c’è che si conosce sempre e solo il male e lo sterotipo, mai la parte dell'autentico e del bene che c’è.
E poi c’è che forse non ci può essere un giudizio definitivo – non per becera tolleranza, ma per buon senso.
…
Il violino suonava, le note piangevano mentre l’accelerazione della metro cercava di coprirme lo stridìo.
Ma non faceva altro che aggiungere lamento su lamento.

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