martedì, 19 agosto 2008

Quando vado a visitare qualche posto, ho sempre questa sensazione, di essere l’ultima ad esservi arrivata, l’ultima ad averlo scoperto, l’ultima che possa dirci sopra qualcosa di originale.

Insomma, che in Belgio ti farebbero addirittura lavare i denti con la maionese e che in Olanda prosperano mulini e tulipani, lo sapete tutti.

Quindi, non voglio annoiare di ovvietà nessuno e passo solo ad alcune fugaci impressioni:

1.
Fons.

2.
I turisti italiani ad Amsterdam li riconosci perché girano tutti con in mano il tubone del museo Van Gogh con dentro – presumo – il poster 50x70 de I Girasoli.

Cheappissimi.

3.
Gli uffici del turismo in Belgio sono il paradiso del Cleptomane di Volantini Compulsivo.
Ti danno addirittura la possibilità di prenderne liberamente tre uguali per qualsiasi tipologia.

Che te ne fai di tre volantini uguali?
Non lo so, tu intando pigliali.

4.
Mai metterti una forma di Gouda nello zaino quando devi passare i controlli in aeroporto.
Lì per lì, sotto i raggi x, tendono a considerarti - tipo - un corriere della droga.

5.
Fons.

6.
Ormai, anche le spiagge del Mare del Nord stanno diventando tutte come Lignano Sabbiadoro o giù di lì.

7.
Amsterdam non è altro che la brutta copia  di Venezia con le strade più larghe e meno schitti di piccioni.

Questo lo pensavo con purissimo livore quando tirava un vento polare e la pioggia mi appannava la vista.

Nei brevi intervalli di pallido sole, ritrattavo sulla storia dei piccioni.

8.
A Bruxelles avrei voluto morire di indigestione da gaufres.

Mi pare che sia proprio ora che in Italia ci siano più baracchini ambulanti di questi dolci sublimi e meno kebabbari.

Suona un po’ Calderoli
, ma giuro che il mio è solo un giudizio di tipo culinario.

9.
Fons.

10.
Una sera soltanto ho sgarrato la legge del buon turista che mangia solo la cucina del posto e sono entrata in un presunto ristorante italiano.

Sono stata tenuta in ostaggio un’ora da un clan di libici scorbutici che non lavavano i piatti e si menavano tra di loro.

Con gente del genere che millanta la nostra bandiera all’estero, la nostra reputazione non può che migliorare.

11.
Ma c’è ancora gente che va all’Hard Rock Café, si compra la maglietta e pensa che sia figo?

12.
Depreco l’utilizzo di audioguide ai musei.
La gente se le accosta all’orecchio e si impianta di fronte ai quadri, facendo grandi cenni assertivi con aria intelligente.

Io sono più per un tour zonzorellone/mezzo incosciente dei quadri.

Tipo che ti accorgi solo dopo essere uscita di aver cannato clamorosamente e non aver visto l’unico quadro per cui eri entrata in quel museo, cogliona.

13.
Ah, quasi dimenticavo: Fons.

Un’affissione che mi ha abbacinata.
(metto una taglia su quest’uomo dagli occhi strabuzzati: chi sa qualcosa di più su di lui?)

sup-postato da: Barbara23 alle ore 22:57 | Permalink | commenti (2)
categoria dello spirito:me myself and i, osservatorio, angolo della coltura
martedì, 05 agosto 2008


Così Asmodeo, ieri, tra i commenti:

Ho sentito di sfuggita una pubblicità in TV; si vendono i Promessi Sposi con il Kamasutra... il direttore marketing è un genio, ammicca e non ammicca, trash camuffo. Wow.

Prossima uscita: L'Amore non avrà mai fine di Giovanni Paolo II e Cento colpi di spazzola di Melissa P. (in allegato "L'arte della fellatio dall'antica Grecia ai giorni nostri - illustrato)


...

Avevo sentito anch'io.

E' una raccolta da edicola e mi pare si chiami "I Grandi Classici della Letteratura da usare come fermaporta" o giù di lì e li riconosci subito perché hanno delle agghiaccianti copertine in vetroresina o qualcosa di simile.

...

Tra parentesi.

Chi l'ha detto che non si giudica un libro dalla copertina?
Io ormai compro solo la ET Einaudi perché approvo in pieno la sua nuova grafica pulita e minimalista.

- Ehi, ma c'è lo stesso libro della Oscar Mondadori che costa di men..

- Chissenefrega. Il vile denaro non conta in nome di una più alta estetica.

Chiusa parentesi.

...

Comunque, stavo cercando su internet il piano delle uscite di queste morchie travestite da libri per vedere le prossime magnifiche doppiette, ma non trovo nulla.

Quindi c'è ancora un piccolo spiraglio che tutto ciò sia una burla estiva.

Lo capiremo a settembre, quando i nostri ragazzi* torneranno a scuola.

Diciamo che tra vederli ripassare un capitolo dei Promessi Sposi o studiare una posizione del Kamasutra, la differenza sarà abbastanza palese.

...

..

.

*appunto per me stessa: che espressione orribile "i nostri ragazzi! Mi fa sembrare vecchia.
sup-postato da: Barbara23 alle ore 16:55 | Permalink | commenti (30)
categoria dello spirito:angolo della coltura, merceologia daccatto
giovedì, 27 marzo 2008

Non sono una grande divoratrice pantofolaia di film, capita veramente di rado che io mi stravacchi sulla poltrona strabordante di pop-corn urlando “e facciamoci una blockbuster night!!!”.

Accade solo con un film. Uno.
Via col vento.

Arcaico, fluviale, eterno, io in Via col Vento mi ci perdo.

Il technicolor appena nato, i fondali fintissimi, la trama-tragedia, il doppiaggio very-fascio coi nomi italianizzati, i neri che parlano all'infinito.

Badrona Rosela.
Adoro.

Via col vento è una gara di fondo: verso metà noti che a Rossella è morto ancora solo un marito e pensi che non ce la potrai mai fare, quindi arriva la sonnolenza e la lotta tra nordisti e sudisti corre parallela con quella che stai combattendo strenuamente contro l’abbioccone ed è questo il momento più importante, la chiave di svolta della tua vita.

E sta proprio qui la la differenza tra un vero fan di Via col vento e un semplice millantatore: saper superare quel punto critico, digerire la pellicola, metabolizzare i repentini tiri che la sorte gioca a quella stronza di Vivian Leigh, sospendere il giudizio, annullare la propria volontà.

I buddisti lo chiamano Nirvana, per me è solo riuscire ad arrivare a “Dopotutto, domani è un altro giorno” con la lucidità necessaria per paparappare solennemente sulla musica finale.

Parà-papà.
Parà-papaà.
Parà-pappaaaaaara.
Parà-papà.

Dling-dlong.
Oh buonasera, onorevole Mastella!

(odio Vespa, mi ha cannibalizzato la colonna sonora)

Insomma, se si hanno quelle tre-quattro-otto ore libere, Via col vento è quello che ci vuole per ammazzare il tempo – non ci sono dubbi.

O se non altro per appuntarsi una miriade di frasi celebri da tenere in serbo gelosamente per i momenti più adatti.

Ma di una cosa sono certo: che vi amo Rossella. A dispetto vostro e mio, a dispetto dello stupido mondo che ci crolla intorno, vi amo. Perché siamo tutti uguali, gentaglia tutti e due, egoisti e scaltri, ma capaci di guardare le cose in faccia e chiamarle con il loro nome.

Questa, se rinasco uomo. Coi baffi.
Però è da imparare a dire tutta d'un fiato sennò non vale.

sup-postato da: Barbara23 alle ore 23:51 | Permalink | commenti (26)
categoria dello spirito:angolo della coltura, miti e feticci
martedì, 11 marzo 2008

Ultimamente le capigliature maschili annoiano.

Nessun rasoio, nessuna falce, nessuna mietitrebbia riescono più a scolpire un’emozione sui virili cuoi cappelluti.

A meno che.

A meno che qualcuno non prenda subito in mano un articolo che parli del premio Oscar Questo non è un paese per vecchi.

In cui sia presente almeno una fotografia di quel grandioso demente che è Javier Bardem.

Un bel primo piano.

A meno che qualcuno non entri subito nel primo parrucchiere che gli capiti a tiro.
E abbia il buon senso di porgere l'articolo e chiedere:

che stavolta il taglio lui lo vuole così:

...

..

.

E pregherò stanotte, affinché al mio risveglio l’indomani tutta la città sia invasa da fantastici Uomini-Paggetto-Psicotico.

sup-postato da: Barbara23 alle ore 23:24 | Permalink | commenti (21)
categoria dello spirito:presto sul mio comodino, angolo della coltura
giovedì, 27 dicembre 2007

Romanticismo di fine d'anno nell'aria: alta concentrazione di gente che se ne vuole andare al cinema a vedere L'amore ai tempi del colera.

Che uno subito s'immagina: vabbé, saranno le tue solite quattro amiche languide e trepidanti divoratrici di romanzi rosa.

Nossignori. Anche gente insospettabile. Giuro.

...

O è romanticismo o forse è effetto-epidemia: tutto pur di esorcizzare i casi di meningite fulminante di questo periodo.

Anche se io ho già sentito individui che senza troppi problemi la usano come bieca scusa per evitare veglioni di Capodanno non troppo graditi.

- Uh, non posso venire, mi hanno messo in quarantena. Sai, ero anch'io in quel pub.

...

..

.

Comunque: ok, tutti qui a preoccuparci dell'amore ai tempi del colera, ma mi chiedo come buttasse al colera, ai tempi dell'amore.

sup-postato da: Barbara23 alle ore 19:25 | Permalink | commenti (15)
categoria dello spirito:angolo della coltura, tu chiamale se vuoi ossessioni
mercoledì, 26 dicembre 2007

Archiviato pure il Natale di quest’anno, tra luci ed ombre.

LUCI
Mia zia ubriaca che getta la maschera e finalmente sparla di sua nuora.
Impagabile.

...

OMBRE
Nicolas Sarkozy e Carla Bruni in vacanza sul Nilo come dei De Sica & Boldi qualsiasi.
Confido nella maledizione di Tutankamon.
O perlomeno nello scagozzo-da-turista.

...

LUCI
Sulla Carta Feltrinelli ho accumulato abbastanza punti per uno sconto da 5 euro.
Ed è sempre una gioia.

...

OMBRE
La regola dei regali inaspettati.
Al lavoro, il primo anno, te li fanno in molti.
Cogliendoti impreparata perché tu non ci hai minimamente pensato.

Il secondo anno, tu li farai a tutti quelli che te l’hanno fatto l'anno prima.
Cogliendoli impreparati, perché loro non ti avranno fatto nulla, essendosi legati al dito l'andazzo del primo anno.

Il terzo anno, per fortuna, la situazione si equilibrerà e tutti faranno e riceveranno regali.

Peccato che al terzo anno, lì dentro, non ci arriverai mai.

...

LUCI
Si registra una netta diminuzione di tristissimi sms spersonalizzati "Buone feste a te e alla tua famiglia."

Diciamo che tenere spento il cellulare aiuta.

...

OMBRE
La gente che mi regala set da bagno Bottega Verde.
Molta gente.
Perché? Puzzo?

...

LUCI
L'oca da 7 chili una volta cotta non mi faceva più paura come la visione orrorifica che ne ho avuto da cruda.
E me la sono gustata.

...

OMBRE
Addì 26 dicembre, non hanno ancora trasmesso in tv grandi classici delle feste come:

- Fantaghirò
- Piccole Donne
- Una poltrona per due
- La spada nella Roccia
- Mary Poppins

Spero che si diano una mossa con la programmazione perché sono tradizionalista e ci tengo.

...

LUCI
Ieri, in coma post-prandiale, mi sono sparata un’ottima riduzione televisiva di Great Expectations di Charles Dickens che davano su un infimo canale regionale.

...

OMBRE
Mi hanno troncato Great Expectations a metà per far posto alla televendita dell’Emporio Angiuoni a Verano Brianza.

Il fatto che non saprò mai se il Signor Pip si sposerà con Estella mi conduce verso l’anno nuovo con una triste ombra sull’anima.

(perché di leggere il libro non se ne parla, eh)

sup-postato da: Barbara23 alle ore 22:31 | Permalink | commenti (29)
categoria dello spirito:voglio la sua testa, angolo della coltura, televisione cattiva maestra
lunedì, 15 ottobre 2007

Oggi stavo parlando con alcuni colleghi di lavoro di classici russi.
Sapete, gente tipo Dostojevski, Tolstoj, Gogol, Bulgakov, Cechov.

I classici russi, non i miei colleghi.

Ne stavo parlando senza però averne mai letto uno.
Sono specializzata nel parlare a vanvera di cose che non conosco.

Libri, film, musica, fatti di cronaca.
Sbircio a cazzo di qua e di là e nella mia mente si depositano detriti di informazioni basiche che utilizzo di volta in volta.

Rassicuranti luoghi comuni, una citazione ben assestata, un particolare che inganna su una presunta conoscenza approfondita, aggettivi jolly come "intrigante" e "ineffabile": basta davvero poco.

...

Per esempio, ho dedotto che sono sufficienti poche frasi per sopravvivere indenni ad una conversazione sui classici russi:

- Eh sì, le Notti Bianche.. così tristi, così desolanti, ma libro bellissimo, essì.

- Guerra&Pace, Guerra&Pace.. chissà se ora la fiction su RaiUno renderà giustizia alla sua maestosa idea di narrazione.

- Ah, Il Maestro e Margherita: il personaggio di Ponzio Pilato svetta su tutti gli altri!

- Eh, Gogol è piuttosto surreale. Avete presente Il Naso, no?

- Vabbè, ragazzi, siamo onesti: Cechov dà il suo meglio nella produzione teatrale.

- Anna Karenina finisce maluccio, eh

Ho un tempo di autonomia molto lungo, potrei andare avanti ore ed ore con banalità del genere e nessuno si accorgerebbe che in realtà io di classici russi non ne so nulla.

E questo accade perché il più delle volte nemmeno gli altri ne sanno qualcosa.



E’ la triste verità: le conversazioni pseudo-culturali si reggono su taciti accordi basati su menzogne reciproche.

Provare per credere.


...

..

.

(nell'immagine: il vecchio Lev Tolstoj scrive libri che un giorno molti millanteranno di aver letto, ma pochi l'avranno fatto per davvero)

sup-postato da: Barbara23 alle ore 22:16 | Permalink | commenti (51)
categoria dello spirito:speculazioni, angolo della coltura
giovedì, 04 ottobre 2007

Io ebbi tossito
Tu avesti tossito
Egli ebbe tossito
Noi avemmo tossito
Voi aveste tossito
Essi ebbero tossito

(un verbo a caso, eh)

A volte mi chiedo se c'è gente che usa ancora il trapassato remoto.

E anche se l'Accademia della Crusca è un posto fisico dove ci sono linguisti che cagano a spruzzo a causa degli All Bran della Kellogg's.

Secondo me, questo trapassato è il tempo verbale più sottovalutato.

Eppure è così bello, sa di muschio che cresce lento su una cappella del cimitero, di polvere sulla credenza vista in controluce al tramonto, di pagine ingiallite di romanzo Harmony.

Me lo ricordo bene perché è quello che non ricordavo mai nelle famose gare dei verbi alle elementari.

Più spietati di un quiz di Gerri Scotti, alla richiesta di un tempo verbale della maestra, ci si prenotava a mano, sbattendola fortissimo sul banco.

Io una volta arrivai terza, impresa che pregiudicò la corretta crescita della cartilagine nella mia manina di bambina.

Fattostà che la pagina delle coniugazioni are-ere-ire ancora mi ritorna in mente, stampata sulla pellicola della mia memoria fotografica.

Mi è sempre piaciuto il mondo dei verbi: ci sono così tanti tempi, così tante sfumature, eppure ormai il presente la fa da padrone, lo usi indistintamente per il futuro, lo usi per il passato, sorprendentemente lo usi pure il presente.

- Prendo il treno.

Sì, ma quando?
Boh, e se poi era anche un treno in ritardo il casino temporale si infittisce.

...

Il passato prossimo è sciattissimo, il trapassato prossimo è stancante.

Il futuro anteriore è pura avanguardia, implica un salto logico-temporale troppo complicato.

Il passato remoto, con la sua curiosa e perversa creatività nelle forme - 'cossi' o 'cuocetti', questo è il dilemma - prospera ancora abbastanza, per fortuna.

Il congiuntivo è ormai una leggenda metropolitana, vaghiamo tutti nel terrore di quando si debba usarlo.

Io prendo sempre Se bastasse una sola canzone di Ramazzotti come promemoria, per capire quando deve essere inserito nelle frasi ipotetiche.

Oddio, o Eros cantava Se basterebbe una sola canzone ? sono confusa.

Il condizionale è amato perché para il culo per eccellenza, con la sua ambiguità, il suo vorrei-ma-non-posso, il suo non compromettersi mai fino in fondo.

...

Ma il trapassato remoto è più bello.
E’ definitivo, struggente.

Io ti ebbi amato.
Uno che ti dice così ti dà la garanzia che sia tutto morto e sepolto.

Lui ebbe avuto una dignità.
E sei sicuro che stiamo parlando di Mike Bongiorno che prima viene cazziato in diretta a Miss Italia dalla Goggi e poi fa la pubblicità di Infostrada con il tutù da ballerina sopra il pannolone.

Trapassato remoto, dunque.
Da rivalutare assolutamente.
Come la tisi e i corsetti fatti con le stecche di balena.

Dai, da oggi si fa uno sforzo e si sta attenti ad usarlo di più.

Bene.
Io ebbi finito di scrivere.

sup-postato da: Barbara23 alle ore 23:12 | Permalink | commenti (54)
categoria dello spirito:speculazioni, angolo della coltura
domenica, 16 settembre 2007

Per la serie, forme unicellulari in stazione di mattina: l’Avvocato

Un omino sui trentacinque anni che - da quanto hanno carpito i radar che ho al posto delle orecchie - è un principe del foro con erre moscia da cagacazzo nonché invischiato in qualche modo nella politica locale.

L’Avvocato conosce tutti sulla banchina, tutti sul treno.
L’Avvocato saluta tutti sulla banchina, tutti sul treno.
E tutti dicono all’Avvocato sempre la stessa identica cosa:

- Ahahahah, ciao, ok, senti, io proseguo un po’ più in là che c’è un amico che mi aspetta!

Sembra che nessuno voglia parlare con L’Avvocato.
Io avrei voluto diventare sua amica.
Ma da ieri sera, decisamente non più.

Main event: The Simpsons Movie.
Arrivo al multisala con corpi umani acconciati da sabato sera
che strabordano dalle porte.

In assetto da battaglia procura-posti
, mi metto in fila controllando ansiosamente lo schermo che segnala la situazione in tempo reale.
Per l’ultimo spettacolo delle 23, ci sono ancora solo 33 posti disponibili.

Per sciogliere la tensione di non farcela, cerco di distrarmi in qualche modo.

Tengo d’occhio in quanti entrano per andare a vedere Sapori e Dissapori con Catherine Zeta-Jones: addirittura 7, pensavo di meno.

Pianifico di strappare a morsi la locandina di Io non sono qui, o quantomeno la parte con un intenso primo piano di Christian Bale.

Rifletto sulla condizione di due genitori che vengono  letteralmente costretti dai figlioletti a mettersi in testa delle orecchione buffe di Shrek ed entrare in una sala chiamata Choco Pops.

...

All’improvviso, sento qualcuno che grida in dissolvenza una frase conosciuta:

- Ahahahah, ciao, ok, senti, io proseguo un po’ più in là che c’è un amico che mi aspetta!

E so subito che dove c’è scusa ignobile, allora c’è Avvocato.

Infatti, nella fila alla mia destra, per tutto il tempo era stato lì a farsi piantare in asso da chiunque e non me n’ero accorta.

Indossa una polo gialla – e già mi sta sul cazzo.
Già sento che – in qualche modo - il nostro non sarà un incontro amichevole.

E arriva il mio turno.
In contemporanea con il suo.
Gomito a gomito, sento che ordiniamo la stessa cosa.
E poi sento la voce della mia cassiera che mi fa una domanda scontata:

- E’ rimasto un posto in quarta fila laterale e uno in prima centrale. Quale vuoi?

So cosa devo rispondere.
So cosa devo rispondere, ma mentre apro la bocca per farlo, qualcun altro risponde per me:

- Quavta fila latevale, gvazie.

L’Avvocato alla mia destra, rivolto alla cassiera della sua fila.
L’Avvocato alla mia destra,  che mi ha appena fregato la possibilità
di gustarmi il fim senza torcicollo.

Molto in tema, non ho potuto che esalare un d’oh! e prendermela in quel posto.§
No, ma sinceramente: quanto schifo fanno le polo gialle?

E per tutto il resto della serata, mentre io cercavo di mettere a fuoco le macchie di colore sullo schermo troppo vicino, sapevo che invece qualcun’altro stava in una dignitosa quarta fila laterale a sgranocchiarsi - chessò - barrette di Mars.

Potevo sentire che le masticava, ad una ad una, arrogante.
Per fortuna, il film è stata una divertentissima girandola di gag fino all’intervallo.

Poi - forse complice un tristissimo carrettino dei pop-corn che, sbucato dall’oscurità, si è messo proprio davanti a me per rifocillare i piccoli tamarri che calavano dall’alto - è sopraggiunta un po’ di stanchezza e pesantezza nella trama.

Comunque, la  battuta che mi  è rimasta nel cuore è quella di Marge detta ad una Lisa infuriata con Homer. Pressapoco:

- Non ti arrabbiare, Lisa. Sei una donna, serba rancore per sempre.

...

Parole sante.
Ritieniti avvisato, L'Avvocato.

sup-postato da: Barbara23 alle ore 22:54 | Permalink | commenti (39)
categoria dello spirito:angolo della coltura, binario morto
martedì, 28 agosto 2007

Come tradizione, durante le vacanze ho fatto un’allegra scampagnata alla Biennale di Venezia, nonché a mangiare pesce all’Osteria Alla Botte, l’unica con cameriere incorporato che fischietta l’Internazionale.

Alla scoperta dello stato dell’arte sull’arte, anno domini 2007.

...

Il motivo per cui vado alla Biennale è il trash.
Trash e tanti gadget da portarmi a casa.

Quest’anno c’erano dei posteroni 50x70 sparsi in vari padiglioni.
Soggetti allegri, tipo cornice da lutto e gabbianella sporca di petrolio.
Sono artisti, che ci volete fare.

C’era un agguerrito romano vestito da bracalone che se li è portati via una ventina arrotolati in spalla.
Famelico.
L'ho percepito subito come mio rivale.

E l'ho fotografato proprio quando lui stava fotografando me - nutrendo probabilmente lo stesso odio - dall’altra parte della sala.
Un tacito accordo. Un gioco di specchi.
Due emeriti coglioni.

Magari è qualcuno fra voi.
Beh, caro tombarolo di gadget, lasciatelo dire: sei una fogna senza ritegno.
Ti ammiro.

Lo stato dell’arte sull’arte, anno domini 2007.

Uno schermo nel padiglione francese sponsorizzato da Chanel mandava in loop un filmato di Luciana Littizzetto che tagliava cipolle con la mezzaluna e disquisiva sugli uomini.

Tutta la folla era là – forse credeva che si trattasse di uno spot della 3.

- Cosa ti è piaciuto più di tutto alla Biennale?

- La Littizzetto.

Conversazioni di vita vissuta.
Lo stato dell’arte sull’arte, anno domini 2007.

...

In ogni caso, provate a chiederlo a me, cosa mi è piaciuto più di tutto alla Biennale.

- Cosa ti è piaciuto più di tutto alla Biennale - a parte la foto di un allocco legato e schizzato di sangue nel padiglione spagnolo, intendo?

Oh, il caffé Illy che ti davano all’ingresso dei Giardini in omaggio.

E scusate se è poco.
Tra l'altro, dietro il banchetto del caffé c’era un water.
Firmato Illy.
Ti ci potevi sedere sopra mentre sorseggiavi il tuo ottimo caffé omaggio.

Ma io ho fatto ancora di più.
L’ho aperto.
E ho scoperto che era un cesso senza buco.

Lo Stato dell’arte sull’arte, anno domini 2007.

Comunque niente di tutto ciò fa mutare la mia stima di Illy, inteso sia come caffé, sia come uomo, sia come quarta sorella Carlucci.

...

Ma in conclusione, mi sono dovuta trovare qualche altro divertissement in questa Biennale piuttosto opaca.

Ed ebbra del mio sogno di riuscire a parteciparci un anno o l’altro, ho pensato che forse sarei riuscita a farlo così:

Segui uno sconosciuto tra la folla.
E fotografalo.

Lo spettatore dell'opera d'arte che diventa esso stesso opera d'arte.
Dio, come sono profonda.

Cinque scatti.
Pensateli nell’arco di un’intera mattinata alla Biennale.
Pensate a me che ad un certo punto me ne sbatto del padiglione belga e decido di pedinare questo Bin Laden sponsorizzato dall'Eastpack.

Pensate alla stupidera improvvisa che mi contagia.
Pensate alla simpatia di Bin Laden se se ne accorge.
E poi chiedetevi perché sono solo cinque.

...

Scattata la quinta, si è girato del tutto e mi ha chiesto che cazzo volessi.
Una risposta adeguata, quella sarebbe stata un'opera d’arte degna di nota.

sup-postato da: Barbara23 alle ore 23:35 | Permalink | commenti (30)
categoria dello spirito:angolo della coltura
mercoledì, 18 luglio 2007

Anche se è logico e sacrosanto che ogni lavoro abbia la sua intrinseca dignità, c'è da dire che tutti - in un modo o nell'altro - sono davvero tremendi.

Sto sfogliando un libretto che mi sono comprata ieri -  Cento lavori orrendi  - e tra ammazza salmoni, allevatore di larve, accatastatori di libri religiosi ed esaminatrici di sperma c'è davvero poco di cui stare allegri.

Ma anche i più comuni postini, dirigenti, bancari e baristi non è che se la passino meglio.

...

Il fatto è che il concetto primigenio di ogni lavoro è uno e uno soltanto: pulire merda dove gli altri sporcano.

Penso al mio lavoro e, al di là di tutte le belle frasi fatte che - vezzosa con la gonna plissettata in piedi sul tavolo il giorno di Natale - potrei dire a tutti i miei parenti riuniti per mostrare loro quanto devono essere fieri di me, mi viene solo da sintetizzare in un:

GRAFICA PUBBLICITARIA
Faccio delle cose. Mi dicono che non vanno bene.
Faccio delle cagate obbrobriose. Mi dicono che vanno bene.
Sono confusa.
Faccio un power point, così, per obnubilarmi la mente.
Con animazioni. Molte animazioni, mi raccomando.

...

Via i fronzoli, i giri di parole, le illusioni.
E' questa l'essenza.
Disillusa, amareggiata, annoiata.
Ma con un cuore grande così.

Oh - ma andando a ritroso in età da sfruttamento minorile - c'è stato di peggio:

DIMOSTRATRICE DI PIANOLE BONTEMPI
12 anni, ma parevano 9.
Abitavo sopra un negozio di giocattoli.
Io e i miei amici ci bighellonavamo dentro tutto il pomeriggio.
Vandalismo psicologico nei confronti degli altri clienti.

La commessa (per ripicca?) mi fa:
 
- Sai suonare la pianola?

- Insomma.. qualcosa.

- Preparati tre canzoni e domani vieni qui a fare la dimostrazione al pubblico che ci è arrivata la nuova Bontempi.

Oh when the saint go marching in.
Twinkle twinkle, Little star.
Yesterday - solo il ritornello, in loop.

Il mio repertorio per le grandi occasioni.
Tutte con un solo dito.
La gente si fermava, guardava - credevo che stessi andando bene - mi sentivo un po' come Dolce Remì.

Alla fine della giornata, la commessa:

- Alcuni sono venuti da me, protestando. Dicevano che al piano di sotto una bambina stava tentando di suonare la pianola ininterrottamente. Forse era meglio che ti mettevo su una casacca come la nostra.

- Oh.

- Dai, tieni un Fiammiferino. Te lo sei meritato, comunque.

...

..

.

E immagino che si potrebbero scrivere righe su righe sulla vera essenza dei lavori che svolge la gente ogni giorno.

Ultimamente, credo proprio che Ugly Betto stia meditando sul suo:
 
UGLY BETTO
Presidiare l'agenzia tutto agosto. Da solo.
Accattivarsi definitivamente la simpatia di tutti i dipendenti, chiedendo i loro numeri di cellulare affinché possa reperirli in caso di urgenza durante le vacanze.

Che siano a Cuba, che siano in Malesia - potrebbero ricevere una Betto-chiamata da un momento all'altro.

Imparare dall'informatico biondo come fare a riavviare i server in caso di black-out.
Non capire nulla di quello che il biondo gli spiega perché in effetti ha solo grugnito qualcosa di inintellegibile, ma in ogni caso avere troppa paura di chiedergli di ripetere.

Il giorno di Ferragosto perire nella stanzetta dei server in seguito ad un'esplosione.
E indossare quel giorno la camicia fantasia tendona parasole - che al confronto quella marrone è chic.
sup-postato da: Barbara23 alle ore 00:37 | Permalink | commenti (41)
categoria dello spirito:il lavoro rende liberi, angolo della coltura
giovedì, 10 maggio 2007
Mestiere difficile, quello dei genitori.
Mio padre – lo stuzzicadenti da boaro tra i denti - mi dice sempre:

- Se tornassi indietro, prima di tutto, non mi sposerei con tua madre.

- In effetti..

- Anzi, non mi mi sposerei proprio né tantomeno farei figli.

- E che faresti allora?

Mi arruolerei nella Legione Straniera.

Conoscendo mio padre, non è una battuta.
E io gli voglio bene per la sua sincerità.

...

Perché è davvero arduo educare dei figli, prendersi cura di qualcuno in modo così assiduo, spiegare loro come stanno le cose del mondo, indicare cosa è giusto e cosa è sbagliato – soprattutto fingere di sapere per certo cosa è giusto e cosa è sbagliato.

Davvero difficile -  quell’ambizione a voler essere degli ottimi genitori  - e piazziamoli davanti alla tivvù, ma compriamoli il Boquet Sky con Disney Channel  che così non mi si scandalizzano con tette&culi e tutte le volgarità di questa società malata e pervertita – e io sono una persona che educo bene i miei figli, io sono un genitore che so il fatto mio, io.

...

Mio padre – lo stuzzicadente da boaro tra i denti, anche più di vent’anni fa – la sera voleva vedere Dallas e a me piaceva trotterellare in salotto e scopavano e facevano le peggio cose laggiù a Dallas, e lui non cambiava mai canale, ma anzi, alzava di più il volume perché è sempre stato un po' duro d’orecchi.

- Chi ha parato a Geiar, papà?

- Non lo so, ma quella Lucy è proprio una troia.

Una toia, sì.

Mio padre. Il mio parolacciaio di fiducia dal 1982.
Adoro.

...

Quindi proprio difficile fare il genitore in mezzo a tutti questi tette&culi e cazzi&mazzi, già.
Soprattutto se il pericolo ora viene anche dall’alto.

Apprendo da City e tributo il mio più incondizionato rispetto all’irreprensibile padre che – dinnanzi alla scultura volante dell’artista polacco Pawel Althamer che fluttuerà sopra il Parco Sempione di Milano fino al 5 giugno – ha scagliato con veemenza l’accorata protesta:

- Perché mia figlia deve giocare sotto il pisellone di quell’uomo?

Oh, non è che la piccina avrebbe grandi possibilità di scelta.
O sotto il pisellone dell’omone volante o accanto a quel coglione di suo padre.



..

.

Anche per questo, la scultura volante verrà sorvegliata giorno e notte da uomini armati.
Vola libero in cielo, pisellone, e in bocca al lupo.

C’è un manipolo di eroi pronti a buttarti giù a colpi di cerbottana.
Il primo che ci riesce è un genitore modello.
sup-postato da: Barbara23 alle ore 00:03 | Permalink | commenti (48)
categoria dello spirito:speculazioni, angolo della coltura
venerdì, 27 aprile 2007

Il Corriere della Sera presenta i Corti di Carta.

Susanna Tamaro, Dacia Maraini, Fabio Volo, Isabella Bossi Fedrigotti, Federico Moccia, Walter Veltroni, Valerio Manfredi, Giorgio Faletti.
 
Scopri il piacere di leggere meno spesso.
 
Una collana tascabile e compatta fatta di racconti inediti  che, grazie alla curata veste editoriale, all’estrema maneggevolezza e alla brevità di ogni volume che la compone, offre un imperdibile spaccato della moderna letteratura italiana, perfetto tanto per i divoratori di libri che per coloro che hanno poco tempo per leggere.
 
 
..
 
.
 
Quindi, recapitolando: se ho poco tempo per leggere, allora devo leggere una cosa corta?
Oppure devo leggere poco?
Ma in ogni caso è sicuro che il medico mi ha prescritto che devo leggere per forza?

Perché tenere un libro in mano mi aprirà la mente e mi farà sentire meno deficiente?
Cos'è? Una medicina?
 
E se divoro un libro tutto d'un fiato, allora poi per quanto tempo verrò esentato dalla rottura di coglioni di aprirne un altro per far vedere a tutti che sono una persona veramente colta ed intelligente?

Dura la vita dei forzati della lettura.
 
...

Io questa storia del leggere ad ogni costo non l'ho mai capita.
Certo, siamo il paese europeo in cui si legge di meno, ma sfogliare un racconto di Veltroni non ci renderà tutti automaticamente dei geni.
 
Non so, ma io sono sempre stata abbastanza scettica sul reale potere dei libri - a volte mi sembrano solo dei mediocri status symbol al pari di un'automobile, di un paio di scarpe, di un ristorante giapponese.

Se sono poi quelli che mette in vendita il Corriere della Sera - figuriamoci.
 
...
 
Ah, ma poi Fabio Volo è un bravo scrittore?
Beh, dice che prende appunti sui Moleskine e da quando Mtv lo ha mandato a Parigi a fare Italo-Francese ne ha già riempiti tre.

Bravissimo, allora.
sup-postato da: Barbara23 alle ore 00:32 | Permalink | commenti (71)
categoria dello spirito:voglio la sua testa, angolo della coltura
martedì, 17 aprile 2007

I film con il The davanti danno sempre un’idea di definizione, qualità, prestigio – quell’autorevolezza carismatica che solo un articolo determinativo può donare.

The Untouchables di Brian De Palma
The Big Lebowski dei fratelli Cohen. 
The rerum natura di Lucrezio.

Grossomodo.

Peccato che il recente The Illusionist – storia di magia ed intrighi agli inizi del Novecento - non sia altro che un The Prestige fiacco e imbolsito girato da un bradipo catalettico.

E poi la prossima volta che vedo una qualsiasi cosa costruita sulla logora convenzione del finale all’inizio e a seguire lunghissimo flashback, mi metto ad urlare – giuro.

Comunque, tra i protagonisti, spicca Jessica Biel, eletta pochi giorni fa la donna più sexy del mondo.

E quando arriva qualcuno a scalzare Scarlett Johansonn dal primo posto in classifica per me è sempre il benvenuto.

Aria nuova in cucina dove la patata è regina.

Comunque è commovente vedere come anni e anni di onorata carriera da figlia del Reverendo in Settimo Cielo, non abbiano stroncato definitivamente la voglia di vivere di Jessica che è ancora qui che lotta insieme a noi.

E poi ci si lamenta di papi e cardinali.
E’ il Reverendo di Settimo Cielo il Grande Burattinaio di tutte le Ingerenze.

Mascellone alla Ridge e moglie-coniglia.
Fumare è peccato, educare i figli come dei deficienti no.
Concezione bene/male tagliata con la scure.
Figliuolo, fai la scelta giusta.

Signore e Signori, pieghiamoci tutti al volere di The Reverendo.

Nel frattempo, a Topolinia, Scarlett, con i labbroni tumidi e l’occhio languido - la ventenne meno credibile nella storia delle ventenni meno credibili - per farci capire che, nonostante il secondo posto, lei è ancora sexyssima, rilascia dichiarazioni malandrine di chiarezza adamantina:

Credo che gli esseri umani non siano istintivamente monogami e io non sono una monogama convinta.
Contrariamente a quanto si pensa, non sono libertina.
E' un errore pensare che io sia sessualmente disponibile.
Ma ciò non esclude che io abbia una mentalità aperta riguardo al sesso.
E non dico neppure di essere una monogama convinta.

E subito dopo, per rendere il pensiero il più lucido e disteso possibile, precisa di non essere una ragazza promiscua.

Pitum-pitum-pà.

...

Scarlett, fermati un attimo, che mi sta venendo mal di testa.
Facciamo come The Reverendo, tagliamo la questione con l'accetta.


Perché promiscuo è un termine tanto problematico quanto suggestivo.
L’ultima volta che l’ho sentito ero alle elementari e studiavamo quei nomi che hanno una sola voce per il maschile e il femminile.

L'acciuga.
Il caribù.
La beccaccia.

E la maestra si raccomandava con apprensione di non includere anche Scarlett Johansonn - per l'amor del cielo.

Ma è anche vero che, sei hai l’aspetto da ragazza promiscua e ti comporti da ragazza promiscua, allora o sei una che sa recitare bene la parte o sei davvero una ragazza promiscua.
In ogni caso, sei Scarlett Johansonn.

E non ci vedo nessun male in tutto ciò – anzi.
Quindi, perché non dirlo, Scarlett.

Sempre che tu abbia capito davvero quello che hai dichiarato.
Pitum-pitum-pà.

sup-postato da: Barbara23 alle ore 00:43 | Permalink | commenti (48)
categoria dello spirito:voglio la sua testa, angolo della coltura
domenica, 11 febbraio 2007
C'è stato un momento oscuro della mia vita in cui - alla ricerca di soldi facili - ho partecipato a qualche concorso letterario.

Ovviamente mi buttai su cose che venissero incontro alle mie capacità mentali, nella fattispecie, quindi, fiabe per bambini.

Capitò che rientrai nei cinque finalisti e fui invitata alla serata della premiazione finale.
 
...
 
Arrivata nel paesino prescelto, capisco subito che quella sarebbe stata un'infausta serata quando una vecchina del luogo mi dirotta dalla suggestiva piazza principale ad una squallida palestra delle elementari.

Infatti, è da quando sono piccola che ho una teoria tutta mia sulle palestra delle scuole elementari: là dentro non ci può accadere nulla di buono.

Una teoria che aveva sempre funzionato quando nell'ora di ginnastica mi riempivano di lividi a palla avvelenata, una teoria che ha funzionato perfettamente anche quella sera.

...

Prima della premiazione vera e propria, mentre si aspettava tutti con trepidazione l'avvento di Morgan, special guest star della serata, il sindaco invita sul palchetto un sedicente attore comico per qualche breve scenetta rivolta all'infanzia.

Il nostro attore, chiaramente sotto l'effetto di qualche psicofarmaco o comunque troppo preso dal suo furor artistico, inizia nell'ordine e in rapida sequenza a:

1. Gridare in faccia a bambini a caso della giuria: "Tuo padre è un coglione! Tuo padre è un coglione!" ;

2. Declamare un breve monologo in cui parla dei momenti migliori della giornata per masturbarsi;

3. Mimare a piene mani il suddetto monologo;

4. Sollevare un bambino definito "grasso" e portarlo di peso nell'angolino più buio e lontano della palestra abbandonandolo là al proprio destino;
 
5. Ritornare a prendere il bambino abbandonato nell'angolino più buio della palestra per farlo smettere di piangere come un vitello appena scannato;

6. Inizare a sfilarsi di dosso i vestiti rimanendo per un attimo nudo.

...

Ed è a questo punto, che si scatena il caos primordiale.


I genitori tra il pubblico irrompono in scena trascinando via i loro figliuoli da tale scabroso spettacolo.

Il sindaco al microfono cerca di dissociarsi italicamente dallo spettacolo:
 
- Io non ne sapevo niente! A me aveva detto che veniva qua a raccontare Capuccetto Rosso!

Il pubblico sugli spalti si aizza contro l'attore gridandogli "Vergogna, vai a casa!", mentre lui - carico di cotanto odio nei suoi confronti - opta per un'uscita di scena sdegnosa ed impettita, non prima di aver esclamato la madre di tutte le frasi:
 
- Vergogna a voi, il mio spettacolo è molto meglio di qualsiasi cosa i vostri figli vedano in tv!

Standing ovation.

...

All'improvviso sbuca un Morgan più funereo del solito da dietro un materassone arrivato là chissà quando, che mette un sigillo tombale sull'increscioso incidente con la diplomatica frase:
 
- Riconosco l'alto valore artistico della perfomance, ma sinceramente non me la sentirei mai di far vedere a mia figlia Anna Lou queste cose.

Cioé, non ho capito.
Quella trucida di Asia Argento sì, e questo simpatico cialtrone nudista no?

...
 
..
 
.
 
Comunque.

Comunque dopo un momento del genere, mentre tra il pubblico era caduto un silenzio agghiacciante, la cosa più imbarazzante sarebbe stata dover scendere dagli spalti per ritirare il quinto premio.

E, ovviamente, nel momento stesso in cui lo penso, accade.

Il mio nome scandito al microfono, io che scendo i gradini manco fosse la scalinata dell'Ariston, io che ricevo la stretta di mano del Sindaco di Marzapane, Morgan con in mano quattro libroni come un commesso triste qualsiasi, io che capisco improvvisamente che quei quattro libroni sono il mio quinto premio, io che realizzo finalmente che non vincerò mai 1000 euro, io che tento di sfoderare il mio miglior sorriso di circostanza, io che mi metto in posa per una ridanciana foto con Morgan.

Io che voglio morire.

Soprattutto perché sento che al primo posto arriva la fiaba di un barbone che vuole suicidarsi ma poi alza lo sguardo vede la luna e decide che la vita è bella e non si suicida più.

Intensa.

...

Mio padre, che per tutto il tempo precedente era stato a sbirciare dietro le quinte per evitare di addormentarsi e per vedere se in giro c'era della gnocca, guardandomi ritornare tra gli spalti mesta, mi rincuora rivelandomi con noncuranza:

- Ah, guarda che dietro c'erano due tizi che hanno detto ai bambini della giuria di votare la fiaba del barbone. Dicevano che l'autore è uno del posto e così almeno i soldi non vanno fuori. Ma non l'avevi capito che finiva così?

No, non l'avevo capito.
Sarà perché a quel tempo credevo ancora nelle fiabe.

...
 
Me ne esco dalla palestra ancora scossa, proprio mentre giunge per il gran finale la Fata Garbatella, una signora vestita tutta di rosa con tanto di cappello a punta, deputata a blaterare di qualche iniziativa di solidarietà.

- Ciao bambini! Il Sindaco Veltroni mi ha mandato fin qui al Nord per portarvi il suo messaggio. Uh, uh, uh!

Uh, uh, uh.
Penso che miglior conclusione per una vicenda così assurda non ci poteva essere.

...

Ah no, forse sì.
Il giorno dopo ho telefonato ad un negozio di libri usati per vedere se avrei potuto guadagnaci qualcosa rifilandogli il mio premio:
 
1. Dizionario Zanichelli di enigmistica

2. Dizionario Zanichelli dei libri introvabili

3. Dizionario Zanichelli dei giochi linguistici (due copie)

- Ah, guarda sono libri che non interessano a nessuno, pensa che la scorsa settimana li avevamo anche noi in magazzino e poi per fortuna ce ne siamo sbarazzati.

...

Chissà chi è quel fesso che li ha a casa ora.
sup-postato da: Barbara23 alle ore 20:29 | Permalink | commenti (73)
categoria dello spirito:me myself and i, angolo della coltura
lunedì, 29 gennaio 2007
Mi scuserà tantissimo la violacea PurpleAngel, ma mi ero completamente dimenticata di essere stata nominata da lei, una settimana fa, per uno di quei simpatici giuochini che infestano di tanto in tanto la blogosfera:

prendi il libro che hai sul comodino, vai a pagina 123, salta le prime 5 righe e leggi le seguenti 3.

Quindi apro il libro ed eseguo diligente gli ordini:

Il suo Spazioso Futuro -
L'Orizzonte migliore - perduto -
Coraggioso Bobolink -


...

Coraggioso Bobolink.
Vabbé.

Tra tutte i bei versi che ha scritto Emily Dickinson mi sono capitati i più schifosi.

No, comunque: Emily Dickinson - brutta storia.
Intendiamoci, lei è bravissima, ma il fatto che io mi sia rimessa a rileggerla è cosa nefasta per il mio umore per tutta una serie di motivi.

Per esempio, ora come ora, potrei improvvisamente aprire un nuovo blog di poesia dal template color salvia e rosa antico, farmi chiamare Anemone Solitaria, iniziare a parlare bisbigliando come Carla Bruni e tossicchiare sangue su fazzolettini di pizzo con le iniziali di un misterioso cavaliere mascherato che ho intravisto al Ballo delle Debuttanti.

E morire domani di tisi.

Potrei.

...

Perché ho un rapporto un po' conflittuale con la poesia.
Cioè, mi piace molto, ma presa a piccole dosi.

E poi diffido fortemente da qualsiasi tipo di poeta/poetastro/poetucolo.
Dagli omini che stanno dentro i Baci Perugina e scrivono i versetti anonimi fino ad arrivare ai ragazzi che usano versi copiati male per corteggiarti.

Ma non solo.
Per esempio, c'è stato un periodo all'università, in cui mi ero iscritta ad un corso di poesia tenuto da un tizio abbastanza famoso, di cui però non mi pare carino fare il nome.

La cosa consisteva nello stare tutti in cerchio tipo Anonima Alcolisti e leggere le nostre poesie.

Quelle che scrivevo io erano cose del tipo che tutti poi mi chiedevano dove vendessero la roba di cui mi ero fatta prima di averle scritte.

Molto più semplicemente, ammucchiavo parole a caso in modo musicale e poi ridevo sotto i baffi poi nel vedere tutti che si affannavano di trovarci un significato profondo in ciò che io avevo scritto così sui due piedi.

Comunque, la cosa più divertente era questo poeta famoso piuttosto vanesio che ci leggeva i suoi capolavori e alla fine ci chiedeva sempre un parere.

Di solito - da buoni lecchini amanti del quieto vivere - non ci si sbilanciava più di tanto e lo si accontentava con pareri positivi ma generici.

Purtroppo io, un giorno,