lunedì, 14 luglio 2008


E allora a volte capita che la gente pensi bene di suicidarsi.

E quelli che hanno più senso dell'umorismo decidono di farlo nelle ore di punta, in metropolitana o sui binari di una ferrovia.

E lì la folla si inkazza. Con la kappa.

E se le povere anime che si gettano tra le rotaie un po' le capisco (vivi a Milano, ti suicidi - mi pare che non faccia una piega), la gente bloccata nei mezzi che sbraita un po' meno.

Infatti, la frase che sento più spesso provenire dalla folla inferocita è "oh, ma non poteva andare ad ammazzarsi da un'altra parte?" e, personalmente, la trovo di una grettezza unica.

Ora, non è che voglia fare l'anima bella pietosamente piangente sul suicida, ma in questi casi, un malcontento esplicitato solo con qualche sbuffo sarebbe di certo più civile che inveire rabbiosamente con i rimasugli spappolati del suicida.

...

Comunque, ultimamente mi succede di assistere a parecchi post- o potenzial- suicidi.
Oddio, non guardatemi così, so a che cosa state pensando: non sono io che porto sfiga.

L'altro giorno alle 18, per esempio, c'era un matto (o un genio?) che teneva in scacco l'intera stazione, minacciando di sfracellarsi sui binari gettandosi da un ponte che là vicino.

Nessun treno poteva partire.
Il dramma era all'apice e odio purissimo scaturiva dai pori della gente.

Tutti maledicevano il ritardo che si sarebbe accumulato, tutti si lamentavano al telefonino con interlocutori fantasma, qualcuno veniva alle mani con i ferrovieri bolscevichi accusandoli di stare inscenando una pantomima.

La cosa più bella era comunque ascoltare la folla mentre si trasformava in squadrone fascista e proponeva soluzioni per accellerare l'opera di "bonifica della stazione".

Un vecchio parlava di cerbottane con pallottole al curaro per colpire da lontano il matto, altri stavano organizzando una spedizione per andare direttamente sul ponte e dare una spintarella al tipo.

Poi ad un certo punto, una donna ha spifferato, serissima, un piano bomba.
Sibilando.

- Beh, cioé, ma il treno potrebbe passare sotto il ponte pianissimo a - tipo - 5 chilometri all'ora - così, se anche quello sfigato si butta, lo prende sotto, ma piano, così non gli fa male, e poi, appena passa il ponte - fshhhhhhhhhhh - se ne va via di corsa e così arriviamo a casa in tempo.

Fshhhhhh

Fshhhhh

Fsh

...

In tempo. In fretta. Di corsa.

Per andare da Castorama a comprare delle ceste porta-biancheria o al bar del centro commerciale per un "ape" con la cumpa - scommetto.

Il nulla, in pratica.
E poi ti chiedi perché così tanta gente si suicida.
sup-postato da: Barbara23 alle ore 16:32 | Permalink | commenti (29)
categoria dello spirito:osservatorio, binario morto
lunedì, 16 giugno 2008

Simboli odiosi della grettezza, della meschinità, della stupidità e dell’egoismo insiti nell'essere umano sono quelli che sui mezzi pubblici si siedono esternamente nelle file da due posti.

E’ chiaro che lo fanno perché non vogliono che nessun altro si sieda accanto a loro, e, bloccando il passaggio per il posto più interno, sanno che scoraggeranno buona parte dei passeggeri a chiedere loro il permesso ed imbucarsi.

Subdoli e crudeli – contano sul fatto che la mattina presto o la sera tardi la tua capacità di rivolgere la parola a qualcuno ed articolare una richiesta di senso compiuto è praticamente pari allo zero.

Mi ci stavo arrovellando sopra oggi, lanciando occhiate di fuoco a un tizio seduto esternamente, al quale, per l’appunto, mi scazzava chiedere permesso per sedermi nel posto di fianco al suo.

E lui lo sapeva.

Detto così, sembra quasi colpa mia che ho avuto la dabbenaggine di non volermi sedere, ma non fatevi ingannare: è solo una loro tattica per passare inosservati e farci impazzire tutti.

Mi sono sentita manipolata mentalmente.

(nella foto: Sieditore Esterno e Sieditore Interno a confronto - per una società più civile, impariamo a riconoscerli)

sup-postato da: Barbara23 alle ore 23:19 | Permalink | commenti (21)
categoria dello spirito:binario morto
mercoledì, 11 giugno 2008


La mattina, durante il mio tragitto da pendolare in treno, incontro diverse stazioni in cui scende una marea di gente.

Io la chiamo La Fiumana.

Vedere La Fiumana, anche se protetta dal finestrino del vagone, è sempre uno spettacolo destabilizzante: un gruppone di carne da macello assonnata e rincoglionita che cerca a tentoni il sottopassaggio dell'uscita della stazione.

Perché, non so voi, ma a me le folle hanno sempre messo spavento.

Che sia sotto il balcone di Palazzo Venezia o sotto la finestra di San Pietro, al concerto dei Black Sabbath o davanti a un Euronics alla ricerca di un ventilatore sottocosto, l'unione indifferenziata di tanti individui è una cosa che mi trasmette sempre un senso di allarme.

Come dire: un respiro all'unisono, un cuore, un'anima sola.
E un unico neurone in condivisione.

Il solo modo di sopravvivere alla visione de La Fiumana è cercare di neutralizzare la sua potenziale carica drammatica.

Basta infilarsi un qualsiasi supporto musicale nelle orecchie e premere "play" sulla propria selezione di Canzoni Da Fiumana.

Ora, non so bene come stiano le cose, cioè se è la musica che si adatta al ritmo di marcia de La Fiumana o è La Fiumana che capta il ritmo della musica.

Fattostà che questi combaciano perfettamente l'uno con l'altro, creando un'armonia senza pari, alla quale si aggiunge il movimento del lento ripartire del treno.

Insomma, come una carrellata al cinema, solo che lo schermo è il mio finestrino.

E si parte.
Con le note che iniziano a dare un senso alla massa omogenea, scandiscono il suo passo ora leggero ora epico, fanno risaltare particolari che prima non avevo notato – volti stanchi, giacche macchiate, sorrisi tristi, corpi caricati a molla, occhi sfuggenti: la noia della frenesia quotidiana.

Ci sono mattine in cui La Fiumana mi sembra una mandria di bufali delle praterie, altre in cui la sento un po' come una mesta compagnia di deportati & internati, altre ancora in cui mi chiedo per quale astrusa convenzione sociale tutta quella gente alla stessa ora debba convogliarsi verso un unico posto definito alla meglio con l'appellativo di "lavoro".

Dopo quest'ultimo pensiero, di solito capita che arrivi la mia fermata e allora, scendendo e immergendo me stessa in un'altra fiumana, mi arrendo all'astrusa convenzione sociale di cui sopra.

Un'altra volta ancora.
Canticchiando.

La Fiumana - Favourite Soundtrack

01_ Adagio in Sol minore - Albinoni
02_ We shall overcome – Joan Baez  
03_ Make me a smile (Come up and see me) – Steve Harley / Cockney Rebel  
04_ Tema del violino - Schindler's List
05_ Inno Nazionale Sovietico - Coro dell'Armata Rossa 
06_ The Future – Leonard Cohen
07_ Rivers of Babylon - Boney M
08_ Sugar Baby Love -  The Rubettes
09_ London Calling – The Clash
10_ Fiocchi di cotone per Jeanie – Cristina D'Avena

sup-postato da: Barbara23 alle ore 10:32 | Permalink | commenti (23)
categoria dello spirito:musik, binario morto
lunedì, 26 maggio 2008


- Scende alla prossima?


- Scende alla prossima?

- Scende alla prossima?!

...

Cavolo, è un incubo. Odio questa gente.

Perché lo fanno? Di cosa hanno paura? Dove devono andare così di fretta? Chi è il loro mandante?
Mah.

Oltre a denotare una scoraggiante mancanza di fiducia nei confronti prossimo, questi queruli petulanti da-mezzo-pubblico-affollato ti scaricano addosso un discreto quantitativo di angoscia e agitazione e anche una qualche tonnellata di sfiga, secondo me.

...

Ridda di risposte che ti balenano in testa al suono di "scendeallaprossima?"

- E poi che altro vuoi sapere? Il mio codice fiscale?

- Lo scopriremo solo vivendo.

- No, sono un gatto di marmo piazzato qui davanti a te. Per l'eternità. Muahuahuauahauah!

- No compriendo.

- No, mi metto davanti alle porte in assetto di partenza solo per hobby.

- Hai presente quella terra di nessuno tra la porta aperta e la banchina, quel sottile buco nero in cui in genere cadono la free press e le monetine da cinque centesimi? Beh, spero proprio che ci precipiti dentro.

- Non ho capito: ciò che rende emozionante le trasferte in un mezzo stipato di gente è proprio l'idea di riuscire ad aprirsi un varco a suon di gomitate, spintoni e cariche da rugby. Non per dire, ma così ti stai rovinando tutto il divertimento, eh.

- Se me lo chiedi con tutta questa simpatia da stitica, sarò costretta a dirti di no.

- Fottiti.

...

..

.

Alla fine però, per tagliare corto, si potrebbe rispondere solo "Mmhgrumph".
Lasciandoli macerare nel dubbio, 'sti cacasotto.
sup-postato da: Barbara23 alle ore 14:10 | Permalink | commenti (23)
categoria dello spirito:binario morto
lunedì, 29 ottobre 2007

It was good what we did yesterday.
And I'd do it once again.
The fact that you are married,
Only proves, you're my best friend
Pale blue eyes - Velvet Underground

Lui guarda lei.
Lei guarda lui.

E non posso non notarlo – mi si sono stazionati nei sedili di fianco, cavolo.

Lui le sfiora il ginocchio.
Lei non si ritrae.
Sono da poco passate le sette e mezza, la gente sonnecchia nello scompartimento.

Lei gli accarezza la mano, mentre guarda binari inevitabilmente paralleli.
Fingendo calma.
Non c’è molto da vedere, ma del resto non c’è nemmeno molto di cui parlare.

Lei fa un cenno, lui le si avvicina.
Annuisce.
E indugia.

Indugia, anche il treno, che si ferma alla stazione.
La gente scende, la gente sale.

Prima volta che ne vedo così tanti in gruppo: emo boy con molta lacca sui capelli.
L’occhio si distrae.

E ritorna quando le labbra si stanno già allontando.

Si entra nella zona in cui inspiegabilmente il telefonino non ha campo.
E pare tutto più leggero se si guarda il riflesso delle cose nel finestrino.
O negli occhi di qualcuno.

I movimenti impercettibili si moltiplicano.
Stilizzando pensieri costretti dai cappotti.

Un occhio aperto, un altro chiuso.
Il Milan ha perso, Cassano è pazzo.
Stasera, stasera, rimaniamo a casa.


E la gente sale e la gente scende.
Fa così per due, tre, quattro, cinque volte.

Mentre lui guarda lei.
Mentre lei guarda lui.

...

Il suono di un messaggio irrompe.

- Tuo marito?

- Mio marito, sì.

Sorriso.
Tutto è già stato collaudato, tutto è indolore, tutto è ingoiato.
Amaro.

Lui lascia andare la mano di lei.
Lei mette a posto la borsa, si rassetta il cappotto, si alza.

La gente sale, la gente scende.
E non puoi non notare lo sguardo di chi rimane.

..

.

Magari sono tutti e due dei gran cornuti, magari il marito di lei ha mandato l'sms mentre cavalcava la segretaria, magari qualcuno ci sta soffrendo molto, magari è la classica pochade piccolo-borghese o magari ci mettiamo anche un bel chissenefrega.

Però gli amori clandestini in treno hanno sempre il loro perché.

sup-postato da: Barbara23 alle ore 23:37 | Permalink | commenti (22)
categoria dello spirito:amore e altre sciagure cosmiche, binario morto
domenica, 16 settembre 2007

Per la serie, forme unicellulari in stazione di mattina: l’Avvocato

Un omino sui trentacinque anni che - da quanto hanno carpito i radar che ho al posto delle orecchie - è un principe del foro con erre moscia da cagacazzo nonché invischiato in qualche modo nella politica locale.

L’Avvocato conosce tutti sulla banchina, tutti sul treno.
L’Avvocato saluta tutti sulla banchina, tutti sul treno.
E tutti dicono all’Avvocato sempre la stessa identica cosa:

- Ahahahah, ciao, ok, senti, io proseguo un po’ più in là che c’è un amico che mi aspetta!

Sembra che nessuno voglia parlare con L’Avvocato.
Io avrei voluto diventare sua amica.
Ma da ieri sera, decisamente non più.

Main event: The Simpsons Movie.
Arrivo al multisala con corpi umani acconciati da sabato sera
che strabordano dalle porte.

In assetto da battaglia procura-posti
, mi metto in fila controllando ansiosamente lo schermo che segnala la situazione in tempo reale.
Per l’ultimo spettacolo delle 23, ci sono ancora solo 33 posti disponibili.

Per sciogliere la tensione di non farcela, cerco di distrarmi in qualche modo.

Tengo d’occhio in quanti entrano per andare a vedere Sapori e Dissapori con Catherine Zeta-Jones: addirittura 7, pensavo di meno.

Pianifico di strappare a morsi la locandina di Io non sono qui, o quantomeno la parte con un intenso primo piano di Christian Bale.

Rifletto sulla condizione di due genitori che vengono  letteralmente costretti dai figlioletti a mettersi in testa delle orecchione buffe di Shrek ed entrare in una sala chiamata Choco Pops.

...

All’improvviso, sento qualcuno che grida in dissolvenza una frase conosciuta:

- Ahahahah, ciao, ok, senti, io proseguo un po’ più in là che c’è un amico che mi aspetta!

E so subito che dove c’è scusa ignobile, allora c’è Avvocato.

Infatti, nella fila alla mia destra, per tutto il tempo era stato lì a farsi piantare in asso da chiunque e non me n’ero accorta.

Indossa una polo gialla – e già mi sta sul cazzo.
Già sento che – in qualche modo - il nostro non sarà un incontro amichevole.

E arriva il mio turno.
In contemporanea con il suo.
Gomito a gomito, sento che ordiniamo la stessa cosa.
E poi sento la voce della mia cassiera che mi fa una domanda scontata:

- E’ rimasto un posto in quarta fila laterale e uno in prima centrale. Quale vuoi?

So cosa devo rispondere.
So cosa devo rispondere, ma mentre apro la bocca per farlo, qualcun altro risponde per me:

- Quavta fila latevale, gvazie.

L’Avvocato alla mia destra, rivolto alla cassiera della sua fila.
L’Avvocato alla mia destra,  che mi ha appena fregato la possibilità
di gustarmi il fim senza torcicollo.

Molto in tema, non ho potuto che esalare un d’oh! e prendermela in quel posto.§
No, ma sinceramente: quanto schifo fanno le polo gialle?

E per tutto il resto della serata, mentre io cercavo di mettere a fuoco le macchie di colore sullo schermo troppo vicino, sapevo che invece qualcun’altro stava in una dignitosa quarta fila laterale a sgranocchiarsi - chessò - barrette di Mars.

Potevo sentire che le masticava, ad una ad una, arrogante.
Per fortuna, il film è stata una divertentissima girandola di gag fino all’intervallo.

Poi - forse complice un tristissimo carrettino dei pop-corn che, sbucato dall’oscurità, si è messo proprio davanti a me per rifocillare i piccoli tamarri che calavano dall’alto - è sopraggiunta un po’ di stanchezza e pesantezza nella trama.

Comunque, la  battuta che mi  è rimasta nel cuore è quella di Marge detta ad una Lisa infuriata con Homer. Pressapoco:

- Non ti arrabbiare, Lisa. Sei una donna, serba rancore per sempre.

...

Parole sante.
Ritieniti avvisato, L'Avvocato.

sup-postato da: Barbara23 alle ore 22:54 | Permalink | commenti (39)
categoria dello spirito:angolo della coltura, binario morto
martedì, 10 luglio 2007

C’è trippa per gatti sul binario morto.
Il sosia di Priklopil a cui avevo
accennato in realtà non è affatto un sosia.
 
O almeno, non più.
In queste ultime settimane ha subito una sconcertante metamorfosi e non mi pare più il tizio con la faccia da sfigato psicopatico che avevo bollato qualche mese fa.

Ora si trova in piena esplosione muscolare – un culo sodo e ben tornito che spicca da sotto i completi neri mozzafiato che indossa.

E un taglio di capelli fighissimo – Aldo Coppola, Jean Louis David e L'Inventore del Mocio Vileda devono essersi riuniti insieme appositamente per realizzarlo.


Tra le cose mi ispirano di lui e che rendono l’Uomo Playmobil uno stupido sospiro di gioventù: le sue mani sono libere da libri o cellulare, le orecchie prive di cuffie.

La sensazione che sia un essere predisposto a comunicare – o che comunque non ritenga opportuno mettere alcuna barriera tra lui e lo svogliato mondo mattutino – è confortante.

Osserva fuori dal finestrino, poi nello scompartimento – lo sguardo mobile, le pupille che guizzano.
Viso duro, tagliente – il giorno in cui sorriderà, perderò qualsiasi interesse per lui.

Adoro come si presenta sulla banchina – una falcata regale - tenendo la giacca dietro le spalle con la mano destra, qualche gocciolina sexy di sudore sulla fronte – gli occhi sono neri, senza profondità oppure profondissimi non riesco a capire.

Adoro il suo sguardo di disappunto quando l’occhio cade sulle spaventose macchie di sudore che smerdano come schizzi di sangue la camicia.

Adoro soprattutto il sospiro di accettazione e gli occhi rivolti verso l’alto – la rabbia incanalata e repressa in una grinza sotto l’occhio.

E riesce a mantere un atteggiamento elegante e compassato anche quando si accorge delle notevoli pezze sotto le ascelle.

Palesamente, quest’uomo non sta bene.
Penso – e spero – sia un serial killer.
O quantomeno uno che se vede una lattina per strada viene colto dall’incontenibile raptus di darle un calcio ben assestato.


Sono giunta alla conclusione plausibile che abbia iniziato ad andare in palestra e prendere anabolizzanti– solo così si potrebbe spiegare la clamorosa massa muscolare acquisita e la sua mostruosa produzione sudorifera.
 
Una sera, al rientro, l’ho seguito – ma solo per qualche minuto, lo giuro – e credo proprio che abiti in un residence vicino alla stazione.

Un forestiero, quindi, che passa le sue serate incapsulato in una stanza senza finestre a ingozzarsichessò - di Spinacine Aia e a farsi di steroidi.

Per quanto mi riguarda, sono arrivata ad un punto di non ritorno.
Nel senso che non ho ancora compilato il mio abbonamento mensile un po’ per congenito rincoglionimento un po’ perché aspetto che una mattina mi si sieda vicino così gli posso chiedere in prestito una penna.

E l’idea che si rifiuti di darmela mi eccita parecchio.


L’altra notte l’ho sognato.
Treno. Salita.
Mi si avvicina.

Stringe la mano e parla. In una lingua che non capisco.
O ha un nome molto lungo e sta dicendo qualcosa di più di una presentazione.

Non capisco. E rispondo. In inglese – faccio la splendida.

- What’s the problem?

- Problem?!

Mi guarda. Con occhi folli.
E dentro di me ringrazio che quello che mi sta facendo non sia un sorriso, ma un ghigno.

Poi salta fuori, dal finestrino con la sua valigetta.
Siamo su un ponte, salta dal ponte.
Muore. Me lo sento.

Da un giornale sbucato chissà da dove apprendo che
sulle ascelle e tra i genitali il suo ph era superiore al 6.
Qualunque cosa significhi, mi rende triste.



..

.

Oggi sulla banchina non l’ho visto.
Magari gli ho portato sfiga.

...

[Update 10 luglio]
Andata. Ritorno.
Non c'era manco oggi.

...

[Update 11 luglio]
Andata. Ritorno.
Morto ancora.
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categoria dello spirito:binario morto, tu chiamale se vuoi ossessioni
giovedì, 21 giugno 2007

Giorni fa ho comprato un paio di scarpe nuove.
Graziose, estive, leggere.

Oggi le ho indossate per la prima volta e, mentre camminavo verso casa, hanno iniziato a farmi male – ma male tipo tagliole e fitte lancinanti - ma non ci ho prestato attenzione perché pensavo dipendesse dal fatto che mi ci dovevo ancora abituare.

Poi il sole si è oscurato, un forte vento nero ha iniziato a spirare da Ovest
e ho sentito qualcosa di caldo scendermi sui piedi.

Colava dai calcagni.
Sangue.
I calcagni erano praticamente bucati.
Sui mignoli mi sorridevano
due vesciche gonfie di pus.



..

.

Giorni fa ho comprato un paio di scarpe nuove.
Graziose, estive, leggere.

Attirata dall’estetica, non mi sono minimamente posta il problema che potessero – chessò mandarmi in cancrena i piedi.

Ora sulle mie scarpette nuove langue una malinconica patina bruna rappresa. 
E il mio water è pieno di garze rossastre che galleggiano.

...


Oh, ma non tutto è andato storto oggi – per fortuna che le note positive non mancano.
Per esempio, ho scoperto un portentoso rimedio contro l’afa.

Immagino che basti far notare in qualche modo a Trenitalia che sarebbe ora di spegnere il riscaldamento nei vagoni e poi il gioco è fatto.

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categoria dello spirito:me myself and i, binario morto
martedì, 22 maggio 2007
Io.
L’Energumeno di Forza Nuova.
La resa dei conti.


C’era un posto vuoto accanto a me, l’altro giorno in treno.
Chiamalo destino, chiamala sfiga.
Chiamalo il suo grosso culone nazista che si siede e per poco non mi spiaccica la borsa.

Io stavo leggendo dei racconti che danno gratis in metropolitana in questi giorni.
Ed ero in un quel particolare stato d’animo in cui non si ha voglia di parlare con nessuno.
Men che meno con la persona più scassapalle del treno che ormai mi perseguita da quattro anni.

Ingozza il ciccione, Barbara.
Dagli da leggere e sottolinea che sono gratis.
Vedrai che ci casca e almeno se ne sta zitto.

- Toh, leggiti un po’ questi. Li danno giù gratis in metro.

- Gratis? Figo!

Coglione.


Quanto tempo sarà passato?
Due, tre minuti.
Poi qualcosa del mio fantastico piano va storto e lui inizia a parlare.

- Quali sono i tuoi hobbies?

Cazzo, ma cosa sei? Un modulo da compilare?
Cerco velocemente una risposta vaga che mi permetta di troncare sul nascere la conversazione.

- Le solite cose.

- Non esistono le solite cose.

Uh, un modulo da compilare filosofico.

- Ehm, per esempio leggo. Come ora. Stavo leggendo, prima che arrivassi tu.

Tanto per fargli capire l’antifona.

- Oggi ho preso 30 all’esame. E’ stato faticoso, ho studiato davvero tanto, ma alla fine sono soddisfatto di me stesso.

- Ok.

Inizio a pensare che esista solo una risposta per troncare sul nascere questa conversazione.
Gettarmi dal treno in corsa e franare rotolando sul campo rom affianco la ferrovia.
Come minimo.

...

- Proprio belli questi racconti gratis. Senti, dammi il tuo numero di cellulare così un giorno ci vediamo e mi porti quelli che non riesco a leggere adesso.

No, ho un’idea migliore: scriviamo direttamente il mio numero sulle piastrelle dei cessi di tutti gli autogrill d’Italia.
Verrei meno disturbata – ho come l’impressione.

- Mi pare un po’ esagerato incontrarsi per scambiarsi queste robe.

- Me li dai tutti adesso quindi?

In un vicolo cieco. L'accattone mi ha messo in un vicolo cieco.

- Sai, all’esame avrei potuto prendere anche la lode se il prof mi avesse lasciato parlare un po’ di più. Nel contesto delle differenze sostanziali tra fascismo e nazismo, mi sarebbe piaciuto approfondire il concetto di Olocausto come mera suggestione collettiva.

Oh, eccolo l’Energumeno di Forza Nuova che tutti noi abbiamo imparato ad amare.
Guardala, la collanina con la croce celtica che luccica eccitata.
Forza – non deludermi – nega l’Olocausto. Negalo.

- …perché alla fine quello dell’Olocausto è un fatto opinabilissimo non esente da dubbi e sospetti.

Bingo.
Avrei potuto obiettare giusto qualcosina per amore di verità.
Ma sapevo che non ne sarei uscita viva.
Mi si perdoni la mia vigliaccheria, ma ho scelto la strada più breve.

- Perché - come tu sai – i presunti dati ufficiali contrastano..

Come io so cosa?

- Ah, non lo sai?

- No, non lo so. Dai, senti, non so nulla delle cose mi stai continuando a dire. Tu continui a parlare e intanto io penso che cazzo mi sta dicendo questo qui. Ho lavorato nove ore, ho avuto le mie grane e ora sono stanca e non ho voglia di sentirti blaterare sull’Olocausto o su qualsiasi altra cosa.

...

L’uscita di scena che ho sempre sognato nella mia vita.

Certo, avrei voluto anche aggiungere che penso che i 30 presi agli esami non abbiano la minima importanza nella vita reale – ma va bene così.

Parole scandite chiaramente senza paura e la porta del treno che si apre proprio davanti alla mia fermata.
 
Mai tempismo fu più appropriato.


- Io parlo per lo stesso motivo per cui tu non hai voglia di ascoltarmi.

Sono state le ultime parole che mi sono lasciata dietro.
Parole inquietanti dette con tono inquietante – se devo essere sincera.

Ho provato a decifrarle.
Non so la vostra, ma la mia personale interpretazione è:

mi-pesta-mi-pesta-mi-pesta – la prossima volta – mi-pesta-mi-pesta-mi-pesta.


Comunque con l’Energumeno di Forza Nuova potrebbe andare peggio.
Potrei essere ebrea.
sup-postato da: Barbara23 alle ore 00:06 | Permalink | commenti (52)
categoria dello spirito:binario morto
mercoledì, 09 maggio 2007

Sapete che penso?
Penso che tutto il mondo puzzi. E senza ritrattazioni.
Electric Eels - Agitated  (1975)


Inizia il caldo, la gente puzza.
Puzza la gente e i treni all’ora di punta. 

La gente che puzza e che inizia ad entrare - si ammassa.
Odio l’ostinazione.
Tutti che vogliono salire – accidentaccio – ma non potete aspettare il prossimo treno che arriva tra un’ora, brutti culoni ingombranti?
Un’altra fiumana in entrata mi spinge in bugigattolo.
 
Ecco, ho come l’impressione che la risposta sia no.
Chiamali scemi.
 
Mi ancoro nel bugigattolo, proprio di fronte alla porta del bagno.
E ricordo di aver fatto questo pensiero assurdo:
Se qui la situazione si mette male, entro in bagno e mi siedo sulla tazza.
Prometti? Prometto.



Inizia il caldo, la gente puzza.
La questione è proprio questa.
La questione è che c’è gente che ha problemi di sudorazione più seri degli altri, o magari dei geni del crimine che si mangiano asparagi a pranzo e poi trasudano dalla camicia l’inconfondibile afrore di ortaggio urinaceo.

E se queste persone poi si mettono pure di fianco a me, allora è ovvio che io venga fuori all’improvviso a scrivere dichiarazioni raffinatamente naziste come appunto questa che la gente puzza.

Ho ragione? Hai ragione. E ho fame.
Immergo la mano nella borsa e – tipo artiglio magico delle giostre – spero in una sorpresa allettante.
Oh, la barretta di riso soffiato ricoperta di cioccolato fondentel’ultima volta che l’ho avvistata nella mia borsa scendeva la neve e faceva freddo.

Inizio a mangiucchiarla di gusto.
Alcuni mi osservano per un attimo – probabilmente devo avere le labbra sporche di cioccolato –
ma del resto c’è gente che puzza d’asparago.

Nella scala della dignità perduta io occupo un posto più che accettabile.


Oh, guarda: sale sempre più gente.
Salcazzo da dove arriva tutta questa gente.
Si crea per autopoiesi, per germinazione spontanea, si sono dati tutti appuntamento per un flash mob – è impossibile che ci sia tutta questa gente, proprio a quest’ora, proprio che sale su questo treno.

E ora che ci penso, io, mentre voi continuate a salire, magari mi sarei anche stufata di stare in piedi con la carta della merendina smerdosa al cioccolato in mano e il cestino è dall’altra parte del corridoio strapieno, ma rinuncio in partenza perché per raggiungerlo bisognerebbe costituire una cordata che manco quella per comprare Telecom.

Tié, carta dentro la mia borsa – oh, no, scema, così smerdi pure lei di cioccolato – ciccia, troppo tardi, rassegnati e comprati un’altra borsa, tanto mica era una Birkin, tu le compri tutte dai cinesi, le borse.

Mi annoio.
Nell’incazzatura generale mi annoio, perché la gggente non collabora, non protesta per il trattamento disumano a cui siamo sottoposti, sono metà con l’ipod nelle orecchie e non c’è più gusto – dove sono le belle rivolte di una volta, i facinorosi aggressivi che maledicono le Ferrovie dello Stato, vogliamo il sague, vogliamo la testa del capostazione, cavolo, ora mollo tutti e mi vado a sedere sulla tazza del cesso per protesta.

No, aspetta.
La voce di una tizia al telefono penetra il muro di carne umane ammassato attorno a me e scandisce le seguenti parole:

Chiamo per Giorgia Surina. Sì, si è divertita tanto, ma pensa di aver lasciato lì da te dei suoi vestiti.

Zitti tutti: Giorgia Surina. Mtv e ora Love Bugs.
Una vip.
Dio, come sono provinciale.

- Sì, per esempio, sai quella gonnellina tutta plissettata con le paiettes? Ecco, non la trova più.

Paiettes. Gonne dimenticate sulla moquette della camera da letto.
La ruffiana che cerca di recuperare gli straccetti della sua padrona.

Chiaramente gossip.

Potrei rivenderlo.
Hai il numero di Novella2000?
No.

Cavolo, come mi annoio.

...

E la gente puzza.
Il feticista degli asparagi mi è proprio di fianco.
Siamo gomito a gomito, la sua polo s’intona con la mia maglietta, ha dei bei capelli e le basette simpatiche. Bella coppia.
Una foto ricordo, ci vorrebbe proprio.

Gli amori che nascono sui treni.
Caro, che ti preparo per cena?
Non farmi domande retoriche, sciocchina. Asparagi.

Eccheccacchio.
Allontano il gomito.

Basta. Di fronte a me. Tazza del cesso. Ora.

Non. Si. Apre.
Porta inutilizzabile.
La traduzione in tedesco è particolarmente divertente.
Ora non me la ricordo, ma vi giuro che, quando l'ho letta sul cartello che fino a quel momento non avevo visto, mi ha fatto ridere.

Mmhghrgrgrhrhrh



Entrano, entrano, entrano – stop.
Si chiudono le porte. Il treno parte.

La gente puzza, Giorgia Surina non trova più la sua gonna di paiettes e io mi annoio.
E pensa che il viaggio è appena iniziato, sciocchina.
sup-postato da: Barbara23 alle ore 00:07 | Permalink | commenti (51)
categoria dello spirito:binario morto
giovedì, 19 aprile 2007

 

E’ ritornato, come un cervo a primavera.
E’ ritornato il mio Uomo Playmobil.

Lunedì si è presentato sulla banchina della stazione con nonchalance, come se questi quattro estenuanti mesi di assenza fossero stati bruscolini.

Senza il giaccone invernale – gli agili fasci muscolari palpitanti che traspaiono dagli abiti leggeri - è ancora più chiara e cadenzata la sua andatura da ritmo anni Settanta.

E’ ufficiale: lui si dinoccola.
A volte svicola, ciondola, ancheggia.
Di certo non cammina.

Arrivato, ha creato subito un’interessante configurazione, posizionandosi immediatamente dietro a Tossicchio che a sua volta era posizionato, come al solito, dietro di me.

Praticamente avremmo potuto metterci le braccia gli uni sulle spalle degli altri e formare il trenino degli sfigati, ballando la conga fino a Milano, raccattando di stazione in stazione altri sfigati come noi.
Ciuf-ciuf.

Comunque, i sogni muoiono all’alba: appena l’entusiasmo iniziale per il ritorno dell’omino dinoccolato è scemato, ha preso sopravvento in me una sensazione di disagio.
Il tempo è stato inclemente con te, Uomo Playmobil.

La sua scodellona di capelli non esiste più e al suo posto capeggia un’incipiente stempiatura.
Mi chiedo come sia possibile un tracollo del genere in soli quattro mesi e ho come l’impressione che l’unica spiegazione plausibile sia che in inverno lui indossasse un toupé.

Quindi basta: sarà che era proprio la scodellona a provocarmi effetti erogeni, sarà che sono una volubile scostante del cazzo, fattostà che ormai l’Uomo Playmobil potrebbe tornare latitante per altri quattro mesi, per quanto mi riguarda.

E’ passato l’attimo fuggente.
Seguono tristi meditazioni sulla caducità della vita, la vacuità dei nostri desideri, le passioni che si accendono e che si spengono ad intermittenza, vanità delle vanità e tutto è vanità.

E’ sempre così, anche per le questioni importanti: simpatie per qualcuno, un hobby, un posto di lavoro - cose per cui hai dato l’anima fino ad un momento prima.
Arriva un punto in cui non me ne potrebbe più fregare di meno.
Serenamente.

Ditemi che capita anche a voi – vi prego.

La cosa positiva è che però trovo sempre un rimpiazzo su cui riversare di nuovo tutto il mio entusiasmo.
The next best thing da osservare in treno: il piccolo contenitore dei rifiuti dalla forma ovale che si trova sotto il finestrino.

Sono letteralmente rapita dalle vertiginose profondità che esso asconde al suo interno.
How deep is your love – come inneggiavano i Bee Gees.

L’altro giorno ci ho visto dentro una bottiglietta d’acqua non schiacciata, un giornaletto tutto appallottolato, un brick di succo di frutta, un sacchetto di patatine, un pacchetto di sigarette, lerciume vario ed eventuale.

E non mi capacitavo.
Tutto in così poco spazio: mistero.
Eccolo trovato il buco nero dei conti di Trenitalia.

Da qualche parte, sotto sotto, sono sicura che ci deve essere anche il toupé dell’Uomo Playmobil.

sup-postato da: Barbara23 alle ore 00:26 | Permalink | commenti (34)
categoria dello spirito:speculazioni, binario morto
mercoledì, 28 marzo 2007

Odio il treno dal lunedì al mercoledì.
Intasato in surplus dai fottuti universitari che devono andare a lezione presto.
Occupando spazio.

Di solito il mio fiuto infallibile mi fa piazzare in un imprecisato posto sulla banchina - varibile di volta in volta - che mi consente di trovarmi proprio di fronte all’apertura delle porta del primo vagone.

Di questa mia capacità paranormale si è accorto anche un tizio piuttosto scialbo, dimesso, dalla giacca blu e un’espressione perennemente afflitta sul volto.
Affetto da una particolare forma di tubercolosi a rimbalzo.

Di solito funziona così: colpo di tosse lui.
Colpo di tosse io.
Colpo di tosse lui.
Colpo di tosse io.
E poi tutti  e due insieme appassionatamente.

Da alcune settimane oramai, ho percepito che Mister Tossicchio mi tiene d’occhio sin da quando arrivo in stazione posizionandosi esattamente dieci passi dietro di me.
E’ palese che il suo piano consista nello starmi incollato al culo come un’ombra in modo da rimanere in pole-position nelle grandi manovre per la salita sul treno.

E’ la legge della giungla, bellezza, e Tossicchio ha puntato sul cavallo giusto.

Ne è scaturito così un  muto sodalizio parassitario fondato unicamente su un concetto utilitaristico.
Io cane, tu pulce - con la differenza che a me non viene da grattarmi.

Ma ieri il mio magico intuito non ha funzionato.
Tossicchio mi ha pure perso di vista nella calca generale per l’entrata e io mi sono ritrovata in piedi sul treno a maledire gli universitari.

E poi è successo quello che a volte mi succede.
Mi sento da svenire.
Niente panico: è una cosa che so gestire da sempre – non sono una malata terminale.

Mi serve solo un po’ di zucchero e qualcosa su cui sedere.
Chiedo alla signora di fronte, appena in tempo.

- Scusi, mi potrebbe far sedere? Mi sento poco bene.

E lei – ma sarebbe anche potuto benissimo essere un robot da cucina – si alza meccanicamente, non mi guarda manco in faccia e mi cede il posto.

Io mi siedo e sbrigo diligentemente la pratica dello svenimento: mi stendo quasi in orizzontale, impallidisco, sudo freddo, mi fischiano le orecchie.

Solo qualche minuto di annebbiamento: la preziosa occasione di vedere la propria vita scorrere davanti a sé ed avere solo la breve allucinazione extrasensoriale del volto sfocato di una persona che potrebbe essere Tossicchio che mi implora:

- Oh, mia prode condottiera, guidami verso la Terra Dei Posti a Sedere Liberi!

- Abbi fede, Tossicchio, prima o poi raggiungeremo questa terra promessa dove non ci sono più il freddo, né la fame, né il dolore né gli svenimenti e scorrono copiosi fiumi di latte e miele - te lo prometto.

Finalmente il delirio mistico si interrompe e torno a riprendere forze e colore.

Mi guardo intorno: forme di vita cristallizzate immerse nel torpore dormono, assorbono musica, masturbano il cellulare -  nessuno osserva.
Il robot da cucina che mi ha ceduto tiene lo sguardo inespressivo in alto – non mi tange.

Una percezione ben precisa.
Sarei anche potuta stramazzare sul sedile e nessuno se ne sarebbe accorto.

..

.

- Con la faccia che hai avranno pensato che eri una drogata, ecco perché nessuno ti ha cagato.

Così mi ha liquidato mia madre.
E’ la legge della giungla, bellezza.

sup-postato da: Barbara23 alle ore 23:46 | Permalink | commenti (34)
categoria dello spirito:speculazioni, binario morto
mercoledì, 21 marzo 2007

Leggendo questo blog sembra quasi che la mia esistenza si basi soltanto nell’andare per treni e incontrare gente assurda.

E temo che sia proprio così.

L’altro giorno si è rimaterializzata una vecchia conoscenza che ricompare ciclicamente nella mia vita come una cometa di Halley portatrice di rogne.

L’energumeno di Forza Nuova.

Esso è un ragazzo nerboruto che mi abbordò circa tre anni fa in stazione con la classica frase:

- A che ora arriva il treno?

E la sciagurata sottoscritta rispose.

Da quel giorno, la mia vita è segnata da questo piattolone gigante che compare sulla banchina della stazione quando meno me lo aspetto e si attacca al mio fianco con la stessa tigna di una macchia di unto.

Come può uno scoglio arginare il mare – cantava il poeta.
Come fa uno scoglio a scrostarsi via dai coglioni un mollusco – si sarebbe dovuto chiedere.

Perché esistono tante, troppe cose che mi turbano di questo individuo.

Perché non è normale che una persona – dopo due secondi e mezzo che ti conosce - inizi a raccontarti la storia della sua vita.
E perché soprattutto non è normale che esordisca con questa premessa:

- Al liceo ho avuto una forte crisi di nervi perché non riuscivo mai a prendere dieci. Mi fermavo a otto e mezzo. Sono stato ricoverato parecchio tempo. Avevo sbalzi d’umore, ero violento. Oh, ma adesso sto bene.

In pratica, un modo romanzato e pittoresco per intimare:

- Ti faccio pena vero? Allora sopporta le mie chiacchiere dall’inizio alla fine e forse non ti farò del male.

Forse.

L’energumeno parla tanto.
Parla, straparla e invade il mio spazio vitale, standomi vicino in modo imbarazzante, costringendomi a vedere i punti neri traboccanti del suo naso, le cispe degli occhi, i piccoli sputazzi che escono dalla sua bocca.

Ed ogni tentativo di fuga è inutile: se faccio un passo indietro io, fa un passo avanti lui.
In altre parole, è il classico tipo a cui si chiede: “Dove vai?” e poi ci si dirige nella direzione opposta alla sua.

E – credetemi - io l’ho già fatto molte volte.

...

Come se non bastasse, è pure paranoico.

- Cosa stai guardando?

- Niente.

- No. Tu quando ti parlo guardi di là. Che cosa?

- Non sto guardando di là.

- E perché stamattina hai la voce più bassa?

- Perché è mattina presto.

- Ma le altre mattine l’avevi normale. Mi stai prendendo in giro?

- Forse perché ho un po’ di mal di gola.

Non è una voce bassa da mal di gola.

- Oh, allora forse perché sto facendo una cura di testosterone importato dall’ex Germania Est perché voglio diventare uomo?

- Ecco, lo vedi? Mi stai prendendo in giro.

- …

Ma mi vuoi dire cosa stai guardando?

E tutta questa pantomima sotto la fulgida egida di un ciondolo di Forza Nuova che mi fissa dal suo grosso collo taurino lanciandomi bagliori inquietanti.
Un giorno me l’ha pure chiesto:

- Sono iscritto ad un partito. Indovina quale?

Chissà, camerata, chissà.

Ma l'ultimo nostro incontro si è rivelato un punto di svolta.

Metropolitana – passiamo per il tornello d'entrata.
Tutto accade surrealmente in un nanosecondo: varco la sbarra, mi volto e lui è ancora dietro, accerchiato da tre controllori come un evaso da Alcatraz che frigna ad alta voce:

- Il mio biglietto non funziona! Fatemi passare! Fatemi passare, io sto con lei!

Ditone flaccido puntato contro di me.
Ditone flaccido e tutti gli occhi della folla attirata dalle urla belluine.

Io sto con lei.

Ed è stato in quel momento, mentre lo vedevo dimenarsi e piagnucolare come un  verme e millantare scompostamente la mia conoscenza come lasciapassare per la metropolitana, che ho realizzato.

Semplicemente, con lucidità: tolleranza zero per gli scocciatori.

Non me ne frega nulla che tu sia grande, grosso e di Forza Nuova.
Se osi rovinarmi un altro cruciale inizio di mattinata con la tua presenza, sei morto.

Oppure  - molto più probabilmente - sarò morta io, ma almeno ci avrò provato.

sup-postato da: Barbara23 alle ore 23:51 | Permalink | commenti (56)
categoria dello spirito:voglio la sua testa, binario morto
lunedì, 05 marzo 2007

Otto meno un quarto circa, il gregge di pendolari stancamente si dispone sulla banchina della stazione aspettando il treno merci che lo deporti in qualche ufficio laggiù, nella metropoli.

Morale logoro come una gomma da masticare, trance da iPod nelle orecchie, sguardo opaco, pensieri pesanti, parole biascicate.
 
- Come va?
 
- Cazzo vuoi che vada? Da lunedì mattina.

...

All'improvviso, lo spirito dionisiaco balza tra le erbacce e i bulloni marci del binario sottoforma di due gatti randagi.
Che copulano selvaggiamente.
 
Un modo sobrio e misurato con cui la natura ci dice:
"Ué, ragazzi, sta arrivando la primavera."

Il gregge pendolare fissa magneticamente i suoi grossi occhi bovini sugli agili movimenti ritmici dei felini.
Che vanno avanti, avanti, avanti - manco fossero sul set di un porno slovacco.

Gridano, stridono, se la godono alla grande.
Il gregge sbalordito ridacchia, tossicchia, ma fissa.

A detta di qualcuno fra i presenti, lei forse finge, 
ma in ogni caso lui è uno stallone da monta notevole.
 
Un modo delicato e pieno di tatto con cui la natura ci dice:
"Siete solo un branco di coglioni. Andate, andate a lavorare. Intanto noi qui si scopa."
 
...

Poi, da lontano, un tremore sotto i piedi, una sagoma coi fanali, un fischio: il treno che arriva.
Il gregge  si risveglia dall'ipnosi, bruscamente.

Un modo carino e cortese con cui le Ferrovie dello Stato ci dicono:
"Il treno arriva sempre in ritardo, ma stamattina - visto che sembra che vi stiate divertendo - ve lo facciamo arrivare in anticipo."

I gatti si staccano e scompaiono dietro la staccionata, forse per una sigaretta.

Atmosfera satura.
Il gregge ridacchia, tossicchia, respira.

Saliamo sul treno, tutti con una strana luce negli occhi.

...

..

.

Penso che stamattina abbiamo sfiorato l'orgia collettiva in vagone per un pelo.
sup-postato da: Barbara23 alle ore 23:32 | Permalink | commenti (40)
categoria dello spirito:speculazioni, binario morto
martedì, 06 febbraio 2007

Il mio abbonamento settimanale: orari di entrata e di uscita dalla metro tutti spaventosamente simili fra loro.
Ore fisse e irrevocabili, minuti che si rincorrono uguali in un diabolico circolo vizioso.

Confesso che a volte esco più tardi per vezzo, solo per dare un tocco di imprevisto a questo tabellario così monotono.

Ci tengo all'originalità, io.

Una visione sconsolante che mi fa capire quanto la vita sia condizionata da orari innaturali, da quanto si sia tutti inquadrati in una tabella di marcia senza un vero scopo finale.
 
Andiamo avanti per inerzia come zombie che non si accorgono nemmeno più di quello che passa loro sotto i piedi.
Potremmo calpestare un piccione e strascicare le sue molli interiora per qualche centinaio di metri e non ce ne accorgeremmo nemmeno.

Così, tanto per dire la prima immagine che mi è venuta in mente.
 
Il fatto è che mi sto disumanizzando a poco a poco - è una consapevolezza sempre più forte.

...
 
Oggi, per esempio, sono riuscita a prendere il treno al volo.
Nella mia trance agonistica sognavo di gareggiare alle Olimpiadi nel circuito finale della maratona con Giampiero Galeazzi mi faceva la telecronaca.

Non sembra, ma sono piccoli incentivi che aiutano.
 
Mettendomi a sedere, mentre il treno già stava partendo implacabile, ho visto fuori dal finestrino arrivare tutta trafelata una ragazza, che da tempo ormai considero la mia nemesi.

Una sorta di gatto appeso ai maroni che mi ritrovo sempre accanto - in qualsiasi vagone io vada - a parlare del suo imminente matrimonio e di quanto sono belle le bomboniere leopardate che si è fatta fare.
 
In tutto ciò c'è un preciso significato cosmico che al momento mi sfugge.

Comunque la Nemesi aveva perso il treno.
Viso demoralizzato e un un muto "Vaffanculo" assorbito dai finestrini sporchi.

Condannata ad aspettare il treno delle nove meno dieci.

Al freddo, con tre sacchetti della spesa in mano e probabilmente la vescica sul punto di scoppiare ed un'unghia spezzata.

...

..

.
 
Mi vergogno ad ammetterlo, ma improvvisamente mi è spuntato: grosso, cattivo e più molesto di un foruncolo sul naso il venerdì sera.
 
Un sorriso.
sup-postato da: Barbara23 alle ore 00:12 | Permalink | commenti (66)
categoria dello spirito:il lavoro rende liberi, binario morto
mercoledì, 17 gennaio 2007
 Lontano dagli occhi, lontano dal cuore.
E così i giorni passavano e io mi stavo dimenticando del mio Uomo Playmobil.

Fino ad oggi, quando - sulla b