lunedì, 21 luglio 2008


Ormai sono arrivata a uno stadio tale della mia vita che se mi chiedessero cosa vorrei fare da grande risponderei il guardiano del faro.

Isolata, solo io e una gigantesca lampadina da un milione di megawatt, checazzoneso.


Ah, e saltuariamente, un gatto di nome Crispino con cui giocare a scacchi.

Imparerei a fumare la pipa, suonare l'armonica a bocca e a scatarrare tabacco.
Indosserei un traslucidissimo impermeabile giallo 100% poliestere altamente infiammabile e porterei ai piedi comode Crocs di Bob Aggiustatutto.

Biascicherei allo specchio cose del tipo "Il segreto della mia bellezza? Tanta buona fiatella al gusto di aringa e mani screpolate, ahr ahr ahr!" e tra le mie uniche frequentazioni figurerebbero pellicani ubriachi e balenieri norvegesi di passaggio.

Tutto questo, tentando di non impazzire.

Ma soprattutto, vorrei fare il guardiano del faro per indicare ai naviganti la giusta via, una luce nell'oscurità marina, un conforto tra le intemperie.

...

Ho intuito che questa è la mia vocazione, proprio adesso, mentre al lavoro sto facendo carte nautiche per la navigazione di alcune isolette caraibiche.

Sto disponendo le rotte consentite e i numeri della profondità delle acque un po' a caso, essenzialmente perché mi scazzo.

E solo trascorrere il resto della mia vita in un faro mi potrebbe redimere dai naufragi che causerò quando queste cartine andranno in circolazione.

...

..

.
sup-postato da: Barbara23 alle ore 17:20 | Permalink | commenti (23)
categoria dello spirito:il lavoro rende liberi, tu chiamale se vuoi ossessioni
giovedì, 10 luglio 2008


So che siete gelosi, so che vorreste esserci anche voi.
Nel Club dei Professional Power Pointers. Come me.

In agenzia in questo periodo non mi sembra di produrre altro che template per slide.
Ormai non ti chiedono più di fare una presentazione in Power Point, ma direttamente:

- Mi fai un Power Point?

E' questa metonimia "strumento per contenuto", questo stridente senso di stretta familiarità, che ti fa capire che la piaga del ppt è esondata ormai fuori dagli argini.

Ci sono tantissime ragioni per cui odio Power Point - tra cui, non secondario, il fatto che non sia un programma di grafica ma che si atteggi a tale.

La sua enorme diffusione sdogana il mestiere del grafico, lo dequalifica, facendolo sembrare poco più che un'abilità che tutti possono acquisire smanettando un po' sopra il diabolico programma.

Poi ci sarebbe pure Clippy la graffetta animata che spunta tra i coglioni per darti consigli non richiesti, ma questa forse è solo una mia personalissima idiosincrasia.

...

Per dare un senso più alto alle mie giornate powerpointare,
prima imposto la grafica su Illustrator così posso sollazzarmi con le misure precise e i campioni colore e le curve di Bezier e le font ricercate e poi downgraddo tutto miseramente sul power point che ha sempre irrimediabilmente un aspetto bozzo e grezzo.

Ci sono del resto cose che per principio mi rifiuto di usare su una presentazione power point:

_ scritte con le ombre
_ testo della body maggiore di 9/10 punti
_ clipart
_ elenchi puntati con strani simbolini a forma di nerchia
_ colori fluo
_ Tahoma

Delle animazioni tollero solo le dissolvenze in entrata, ma con moderazione.

Per il resto cerco di barcamenarmi nei limiti imposti dal mezzo con dignità e sobrietà, usando per il testo un grigio scuro piuttosto che nero e prediligendo, tra i font di sistema, il Georgia al Times New Roman.

...

Comunque, qualche mese fa non ero poi così tanto depressa con questa storia di Power Point, ma poi un giorno mi ha chiamato la maestra elementare che abita sotto di me.

Aveva alcune presentazioni a cui bisognava inserire la musica e non sapeva come fare.

Inserisci -> Filmato e Audio -> Suono da file

Gliel'ho pure fatto appuntare sull'agenda, nel caso.

Comunque erano power point graficamente orridi, tutti pieni di animazioni a lame rotanti ed entrate di slide a tifone, di cui lei tuttavia  sembrava andare molto fiera

- Beh, se la cava con Power Point, signora.

(detto con dissimulato livore, pensando "ecco un'altra che pensa di essere una grafica")

- Oh, ma non li ho fatti io, sono stati i miei alunni di terza. Facciamo un'ora di Power Point alla settimana, sai.

...

..

.

Vorrei tanto tornare indietro, quando le tecnologie erano solo per iniziati e chi le usava era venerato e temuto.
sup-postato da: Barbara23 alle ore 18:06 | Permalink | commenti (23)
categoria dello spirito:il lavoro rende liberi
giovedì, 26 giugno 2008


Le nuove tastiere che ci hanno dato al lavoro hanno uno spazio tra tasti non indifferente.
Un burrone, un canyon, il vuoto tra i due incisivi di Bugs Bunny.

Abnorme.


Quindi non è stata davvero colpa mia, quando mi ci è caduto del caffé dentro, attirato per certo da tale vastità in cui liberamente fluire.

Lì per lì non ho dato grande importanza alla cosa, pensando distrattamente "Ups, asciugherà".

Ups.

Da quel momento è iniziata una tragica escalation da cui solo adesso mi sto riprendendo.

...

Le zone più colpite dall'inondazione si sono rivelate quasi subito la T, la Y, la U, la F, la G e l'H.

E passi la Y e pure l'H e fors'anche la U e mettiamoci anche la F e la G, ma, no, non penso proprio che sia possibile condurre una vita normale senza contemplare l'uso della lettera T.

Con questo angoscioso assillo conficcato in testa, ho iniziato disperatamente a sbattere a destra e a manca la tastiera sul tavolo e i tasti si sono liberati dal giogo della miscela zuccherosa di caffeina uno dopo l'altro.

A parte la G. E a parte l'H.
Per premere sulle quali mi sarebbe stato d'aiuto - tipo -  il martelletto dello xilofono.

E così, improvvisamente, la lettera T mi è parsa ben poca cosa al confronto di queste altre due simpatiche consonanti annegate nel caffé.

Non avrei più potuto sghignazzare ghghghghghhghghghhghgh.
Mai più.

Ma non mi sono persa d'animo.

...

Di quello che è successo dopo il momento in cui non mi sono persa d'animo, possiedo ora solo pochi vagi ricordi, tra cui:

Un cottonfioc artigianale costruito con un pezzetto di carta igienica e una biro.

Il pezzettone di carta da culo che rimane incastrato nella voragine tra la G e l'H.

Una pinzetta artigianale costruita con due biro.

Le new entries dei tasti della N e della B bloccati dal suddetto pezzettone che cerco disperatamente di spostare con la suddetta pinzetta.

Metà della tastiera bloccata, il pezzettone vagante di qua e di là e risate isteriche.

Sullo schermo del computer, nello spazio di ricerca di Google, mille G che continuano a susseguirsi, a mo' di sfida.

GGGGGGGGGGGGGGGGGGGGGGGGGGGGGGGGGGGGGGGGGGGGGGGGGGGG


E la difficoltà di tutta l'operazione, aumentata dal fatto che volevo assolutamente risolvere il problemino da sola in quanto andare  in giro dicendo che la propria tastiera si è rotta perché ci hai gozzovigliato sopra è uno degli ultimi scalini evolutivi verso il basso nelle dinamiche lavorative tra colleghi.

Appena sopra il beccarsi virus da internet.


...

Ma ora veniamo alla parte assurda di questa storia, che spiega anche il motivo per cui ora sto scrivendo copiosamente utilizzando tutte quante le risorse della mia tastiera.

+a+spaqèweo' irdceoi49u546553dwaeì'qì+à*§§òpdèpsè'0e0kl_°_X:çklKL%*é*p+èP+

Bullandomene, perdipiù.

Bon, ad un certo punto, quando ormai mi ero rassegnata all'idea di una vita senza G e senza H e con un pezzettone di carta da culo infilato nella tastiera, quelle due lettere sono tornate a funzionare.

Tutto qui.
Molto rumore per nulla, insomma.
Alla fine l'avevo detto, io.

Ups, asciugherà.

ghghghghghhghghghhghghghghghghghghghghghghghghghgh

...

..

.
sup-postato da: Barbara23 alle ore 14:27 | Permalink | commenti (17)
categoria dello spirito:il lavoro rende liberi
giovedì, 12 giugno 2008
Le banche dati di immagini sono posti che, per esigenze di lavoro, bazzico spesso all'ardimentosa ricerca della foto giusta per esprimere il concept giusto.

Insomma, cose che potrebbe fare benissimo anche una scimmia ammaestrata, ma facciamo finta di ammantarle di una qualche aura professionale, eh.

Entrare in una banca immagini è un'operazione da non sottovalutare.

Le chiavi di ricerca sono tarate ad minchiam:
cerchi spiagge ti danno montagne, cerchi donne eleganti dallo sguardo perso e pensoso e trovi puttanoni truccati come Moira Orfei.

Alla fine, l'immagine che si sceglie non è mai quella che si voleva in partenza, ma quella alla quale sei arrivata dopo cinque ore di ricerche e ti scazza andare avanti ancora.

Insomma, una scelta dettata chiaramente dallo Sfinimento piuttosto che dalla Creatività.

...

Ebbene, ieri, avendo inserito la supponentissima keyword "paradisi tropicali", dopo infinite scartabellate e indecisioni e scartamenti, sono giunta a questa foto:


Cosa possa centrare con i miei paradisi tropicali non ne ho idea, chi possa mai voler usare un giorno una cosa così ributtante nemmeno (grafici di volantini informativi sul Viagra? Produttori di sanitari a norma per anziani?), ma di tre cose sono certa:

A. Un'altro di questi scherzetti dai signori della banca immagine e ci rimango secca.

B.
Spero che almeno uno dei due stia fingendo.

C.
Se sei vecchio, fai il vecchio
.
Scricchiola di artrite, lamentati su qualsiasi cosa e passa il tempo a  leggere i necrologi sui muri delle chiese.

Niente sguardi assatanati né sesso spinto sotto la doccia, ti prego.

sup-postato da: Barbara23 alle ore 13:46 | Permalink | commenti (23)
categoria dello spirito:il lavoro rende liberi, voglio la sua testa
giovedì, 22 maggio 2008

Come quando devi stampare 21 copie di un documento.
E maldestramente il tuo ditino inciampa e digita un 2 in più.



Amazzonia, guarda in faccia il tuo killer.



..

.
sup-postato da: Barbara23 alle ore 16:14 | Permalink | commenti (18)
categoria dello spirito:il lavoro rende liberi
mercoledì, 23 aprile 2008
Ho un collega di lavoro blogger.
Lo capisci subito perché ogni frase che gli esce di bocca è una sentenza.

Lui parla e percepisci già in quale punto della frase metterà un link.

E' in quella fase iper-produttiva che tutti i blogger prima o poi attraversano che lo spinge a individuare, toccare e commentare qualsiasi cosa gli stia intorno.

Un vulcano di idee che urgono di trovare una qualche espressione.

Mi ha appena afferrato di mano un pacchetto di noccioline e proclama di essere agghiacciato dal numero di calorie che contengono ciascuna.

Che con quelle si potrebbe bombardare il Darfur
e la fame nel mondo sparirebbe.
Gli brillano i pixel degli occhi mentre lo dice.

Ora si metterà il pacchetto  in bocca. Tutto intero.
E poi lo bloggerà, twitterà, tumblrerà al mondo.

...

E' un blogger di tipo impegnato, che se esistesse ancora Blogbabel, ne progetterebbe la scalata.

E' sempre on-line: riceve segnalazioni, links, quotes che altri blogghettari della sua stessa razza gli spediscono: lui assimila tutto e poi pubblica.

Opinion leader.

E' sempre sul pezzo, fiuta i trend, youtubba, wikkia, technoratizza, linkedinizza, feedda, facebookka.
A breve, si paleserà con qualche video-blog, l'ha già annunciato.

Mi ricorda me stessa, quando ancora ero mi ero impuntata invano a fare un blog come si deve.
Ma lui è il tipo che non si stuferà mai - lo vedi subito.

...

..

.

Ho l'impressione che probabilmente ora stia scrivendo un post che inizia pressapoco così:

Sospetto di avere una collega di lavoro blogger.
Lo capisci subito perché ogni frase che le esce di bocca è una sentenza...
sup-postato da: Barbara23 alle ore 13:43 | Permalink | commenti (37)
categoria dello spirito:il lavoro rende liberi, mondo web
lunedì, 21 aprile 2008

Perché, se tiro fuori dalla borsa una confezione maxi da 100 Tic Tac, tutti ridacchiano allusivi chiedendomi se per caso soffro di alitosi perforante, mentre se qualcun altro fa comparire sulla sua scrivania un barattolone Daygum da 75 confetti tutti dicono con rispetto "Uau, figo, dammene una" ?

Ecco, mi piacerebbe tanto saperlo, ecchecazzo.

...

..

.

sup-postato da: Barbara23 alle ore 23:56 | Permalink | commenti (26)
categoria dello spirito:il lavoro rende liberi, provato per voi
lunedì, 10 marzo 2008

Dopo 10 mesi e 18 giorni, dopo miliardi di telefonate a vuoto, dopo quintali di carta straccia da buttare, dopo torme di fattorini sudamericani inferociti, Ugly Betto, il goffo receptionist della mia agenzia, se n'è andato.

Come un ladro nella notte, piano piano, senza far rumore.
Semplicemente sparito.

Pensavamo fosse malato - lui e il suo fisico così gracile.
E invece una fonte a lui abbastanza vicina ha annunciato la ferale notizia: Ugly Betto non c'è più.

E ci siamo rimasti tutti un po' così, straniti, anche se c'era da aspettarselo.

Da qualche tempo a questa parte, infatti, aveva iniziato a parlare fitto fitto con la fotocopiatrice.

E non faceva altro che contorcersi in ginocchio ad arrotolare posteroni 4x4 sulla moquette del corridoio principale.
Storti.

...

Abbandonare il proprio posto di lavoro, senza dire niente a nessuno.
Esiste senz'altro una soddisfazione perversa in tutto ciò e anch'io una volta l'ho provata.

Fare finta di nulla, dire ciao, ci vediamo domani, dai, che a sto giro te lo offro io il pranzo.
 
E poi non presentarsi più.

Non sentendosi minimamente in colpa, ma anzi godendo nel pensare alla faccia che faranno quando la mattina dopo si sveglieranno nella merda e troveranno il tuo cellulare tragicamente spento.

Andarsene via, senza nessun obbligo, senza alcuna penale da pagare, senza alcuna remora.
Se non il dubbio morale che forse sarebbe stato più corretto dare - chessò - un piccolo preavviso.

Ma poi pensi che le regole del precariato non sei stato mica tu a deciderle.

E puoi guardare oltre, sospirando un bel vaffanculo a tutti quanti.

...

Ben fatto, Betto.

(nella foto: l'intensa espressione di Ugly Betto che apprende di essere stato il receptionist più longevo tra quelli passati sotto le forche caudine della mia agenzia)

sup-postato da: Barbara23 alle ore 22:46 | Permalink | commenti (21)
categoria dello spirito:il lavoro rende liberi
giovedì, 06 marzo 2008


Un mio collega al lavoro ha teorizzato "l'odore da pigiamino".

La descrizione è stata vaga ma affascinante: l'odore da pigiamino è un concetto impossibile da spiegare a parole, ma va di pari passo con i segni del cuscino sulla faccia appena svegli e il detergente alla calendula.

Dice che la nostra stanza ne è intrisa profondamente.
 
Quando lo dice si muove come un segugio verso di me, con le narici frementi.
Staziona per un poco sopra il mio capo, poi se ne ritorna alla sua scrivania.
Non dice nulla, ma io capisco.

Sono io che odoro da pigiamino.
E non ho il coraggio di chiedergli se sia un bene o un male.

...

..

.
sup-postato da: Barbara23 alle ore 09:39 | Permalink | commenti (28)
categoria dello spirito:il lavoro rende liberi
mercoledì, 27 febbraio 2008

Non ho mai bevuto un caffé più schifoso di quello in Croazia la scorsa estate.

Roba che, rivarcato il confine italiano, come prima cosa, mi sono fiondata nel bar della stazione di Trieste a sorseggiare alcune tazzine.

E sono stata svariate ore a far scocchiare la lingua contro il palato con aria trasognata per mantenere l'aroma in bocca.

...

Questo lo stato dei fatti, finché al lavoro non hanno cambiato ditta fornitrice del distributore del caffé.

Ora usano gli scarti di un'industria petrolchimica - così, ad occhio e croce.
E nella mia Caffé-Parade si è fatta subito largo verso il basso una ghiotta new-entry.

Purtroppo, più disprezzo tale bevanda intorcina-budella, più non riesco a venirne fuori.
Penso che accada lo stesso a George Clooney e il suo Nespresso.

Oggi però mi è accaduta una cosa surreale.
Stavo aspettando che il distributore finisse di fare il caffé e, sopprapensiero, ho alzato lo sportello a operazione ancora in atto.

All'improvviso, il grottesco che non ti immagini: il bicchiere, nudo e crudo come mamma l'ha fatto, era pieno di zucchero e il caffé doveva ancora scendere.

Cioé, una cosa che a dirla così pare davvero logica e io una cogliona, ma a vederla fa impressione.
Credetemi.

Un po' come sorprendere i tuoi genitori che fanno sesso in camera da letto mentre entri per prendere un fazzolettone a quadretti o spiare Babbo Natale che mette i regali sotto l'albero.

La rozza invasione nella privacy di un distributore, un tabù infranto, un coitus interrumptus a base di caffeina.

Inutile dire che h richiuso subito la finestrella, spaventata.

...

..

.

Comunque, il fatto di non aver avvistato nessun topo morto o avanzi di esso nel bicchiere insieme allo zucchero mi ha rincuorato sul fatto che posso continuare ad ammazzarmi lo stomaco con quel caffé.

sup-postato da: Barbara23 alle ore 23:12 | Permalink | commenti (30)
categoria dello spirito:il lavoro rende liberi, provato per voi
mercoledì, 20 febbraio 2008

Nonostante il freddo di questi giorni e la primavera che sembra ancora un miraggio, in agenzia sono spuntate improvvisamente le Fioriere.

Chiamasi "Fioriera": stagista tendente dal belloccio allo strafigo che dove lo metti sta.

E proprio come le fioriere, questi individui trendy adornano la stanza in totale immobilità, profumandola di fragranze a metà strada tra la violaciocca, Dolce&Gabbana e il testosterone.

Peccato che "utilità" sia un'altra cosa.

Non è che sono cattiva io, ma quando un bello-del-ballo arriva da me con un cd da visionare e, invece di schiacciare il pulsante di apertura slot, preme il tasto di spegnimento, beh.

Beh.

...

Secondo me la categoria del "maschio-bello-ma-scemo" dovrebbe essere tirata in ballo più spesso.

Che non è vero che sono solo le bionde ad essere stupide: anche i metrosexual con basetta rasata al millimetro, perspicaci come un termosifone di ghisa e che si occupano di non meglio precisate "relazioni pubbliche" non sono da sottovalutare.

...

Quindi: Fioriere - attenzione: sono tra di voi.
E non fanno nemmeno rumore.

(e non sono nemmeno sexy, dai, diciamocelo una volta per tutte)

sup-postato da: Barbara23 alle ore 00:26 | Permalink | commenti (25)
categoria dello spirito:il lavoro rende liberi
mercoledì, 06 febbraio 2008

Suona la sveglia.

Scendi letto.
Ti scaccoli la cispa dagli occhi.
Metti su il tè.
Pisci.
Bevi té.

Ti lavi e ti vesti.
Ti pettini approssimativamente.
Infili scarpe.
Vai stazione.
Aspetti treno.
Sali treno.

Cadi in un sonno comatoso.

Scendi treno.
Ti risvegli quanto basta dal sonno comatoso per prendere metro.
Scendi metro.
Entri palazzo.

Sali scale.
Entri ufficio.
Accendi computer.
Apri email di lavoro:

"Ciao cara, un favore: mi puoi ingrandire un po' quest'immagine? E' URGENTE, grazie."

Chiudi email di lavoro.
Spegni il computer.
Esci ufficio.
Scendi scale.
Prendi metro.

Prendi il primo treno al volo.

Scendi treno.
Vai a casa.
Ti rintani di nuovo sotto le coperte.

(o almeno immagini di poter fare tutto ciò)

sup-postato da: Barbara23 alle ore 23:59 | Permalink | commenti (15)
categoria dello spirito:il lavoro rende liberi
mercoledì, 16 gennaio 2008

Oggi trasfertona dallo stampatore per controllare gli avvi di stampa di un nuovo catalogo.
Simpatica peculiarità degli stampatori è di risiedere sempre in culo ai lupi.

- Senta, ma da voi passa il treno?

- No.

- Ah, e tipo il tram?

- No.

- E l'autob..

- No.

- Pedalò?

- No.

- Esistono strade da voi, sì?

...

In ogni caso, in qualche modo, dallo stampatore, ci sono arrivata.

E per tutta la giornata mi sono fatta gli occhi quadri su montagne e montagne di fogli.

Badando che il giallo ocra della pagina destra coincidesse perfettamente con il giallo ocra della pagina sinistra.

Cambiando peraltro di botto il mio giudizio - fino a quel momento positivo - sul giallo ocra.

Scovando i più piccoli fuoriregistro del testo con il lentino.

Pisciandomi sulle scarpe perché c'erano solo bagni alla turca e ho problemi a direzionare il gettito.

Incalzando come un mastino gli omini addetti alle macchine, con le mie richieste di precisione.

Notando con sconforto che, appena giravo le spalle, suddetti omini prendevano i fogli da me scartati e, come se nulla fosse, li mandavano a rilegare.

Lievi variazioni delle percentuali di colore.

Togli ciano, metti ciano, metti magenta, togli magenta.
Di più - di meno.
Ancora - basta.
Può andare - non va.

Non va - senti, sono le sei meno un quarto, anche se il rullo della macchina si fosse sporcato di merda fumante imbrattando tutti i fogli, ti direi che va bene.

Oh, ma come passa il tempo in fretta quando ci si diverte.

...

..

.

Ragazzi, in tutta confidenza: ma qualcuno di voi si accorge davvero delle presenza o meno di imperfezioni di stampa quando prende in mano una rivista?

E se mi sono pisciata su una scarpa? Vi accorgete anche di questo?

Per favore, rispondetemi di sì - sentirei di non aver speso invano questa giornata.

(alla domanda sulla stampa - intendo)

sup-postato da: Barbara23 alle ore 23:18 | Permalink | commenti (40)
categoria dello spirito:il lavoro rende liberi
venerdì, 21 dicembre 2007

Brutto periodo per i lavoratori questo.

Certo, io non sto alla ThyssenKrupp e non penso che potrà mai - chessò - esplodermi in faccia lo schermo di un computer a causa di anni e anni di deregulation sulle norme dei sistemi di sicurezza.

Però.

Però c'è che ti sfruttano, ti prendono in giro e ti rinnovano pseudo-contratti sotto i minimi sindacali.

Però c'è che il presidente ha fatto un poco sentito discorso di fine di anno con gli occhi bassi, senza guardare in faccia nessuno.

Però c'è che c'è stato uno squallido  rinfresco di Natale a base di panettone di pongo e spumante annacquato.

Però c'è che ci sono volte nella vita in cui è corretto usare la parola "vaso" e altre in cui bisogna azzardare la parola "urna".

E di fronte al regalo aziendale che ci è stato rifilato, è la seconda ipotesi a prevalere.
Prepotentemente.

...

..

.

(che poi l'urna l'ho lasciata in agenzia. Come cazzo faccio a portarmi a casa una roba del genere? Mi vergogno ad andarci sul treno, è alta quasi quanto me. E poi sembrerei una pazza che vuole gettare le ceneri del povero nonno tra i binari della Carnate-Usmate-Lecco).

sup-postato da: Barbara23 alle ore 00:20 | Permalink | commenti (26)
categoria dello spirito:il lavoro rende liberi
giovedì, 06 dicembre 2007


Il frigo è un elettrodomestico simpatico, generoso, accogliente.

Perché conoscete qualcos'altro disposto
a permettere che la propria superficie venga invasa da orribili oggetti calamitati e adesivi vari?

Perché, se nella tua vita tutte le luci di spengono, basta aprire lo sportello di un frigo per trovarne una che brilla amica tutta per te.

Ma cosa succede quando, aprire il frigo significa venire investiti da un'ondata di puzza insostenibile?

canemortocanemortocanemortocanemortocanemortocanemorto

...

Prima pensavo di svenire di fronte a quello che usiamo a lavoro per metterci dentro yogurt, frutta e minchiate spezzafame varie.

Beh, tra queste cosine, qualcuno ci deve aver messo dentro pure un cane morto.

Così, con nonchalance.

canemortocanemortocanemortocanemortocanemortocanemorto

...

Altrimenti non si spiegherebbe il miasma.
Mi chiedo se esista un rimedio ai problemi di digestione dei frigoriferi.

canemortocanemortocanemortocanemortocanemortocanemorto

Qualcosa di più efficace dei simpatici ovetti Arbre Magic assorbiodori con cui madre tappezza sempre il nostro frigo quando d'estate il melone fermenta prepotente.

canemortocanemortocanemortocanemortocanemortocanemorto

Qualcosa di più efficace di impedire di abbandonare in frigo stratificazioni geologiche di non meglio precisato "cibo".

canemortocanemortocanemortocanemortocanemortocanemorto

...

Insomma, qualcosa.
Prima che mandi una mail a tutta l'agenzia con questo post come oggetto.

Immaginatevi il testo
sup-postato da: Barbara23 alle ore 13:37 | Permalink | commenti (27)
categoria dello spirito:il lavoro rende liberi
martedì, 20 novembre 2007

- Uhuhuhuh, c’è già dentro qualcuno. Dai, che devo giusto-giusto fare soltanto un filino di pipì!

- Beh, figa, sbrigati che dopo io devo cagare un cordone di merda.

- Uh.

..

.

Dialoghi da attesa-da-cesso che si ha la fortuna di auscultare soltanto quando una leggiadra P.R. con la vescica di pan di zucchero e un rude informatico biondo s’incontrano davanti alla porta di un bagno unisex occupato.

sup-postato da: Barbara23 alle ore 23:54 | Permalink | commenti (32)
categoria dello spirito:il lavoro rende liberi
lunedì, 12 novembre 2007

Ci entro cinque giorni alla settimana su sette.
Con lo stato d’animo di chi ha il bisogno impellente di liberarsi di qualcosa.

Eppure solo oggi che ho cagato con più lentezza mi è balenato agli occhi: sconcertante, assurdo.

Perché nell’unico cesso del posto dove lavoro, sul mobiletto accanto al water, ci sono sempre dai tre ai sei rotoli di carta igienica – tutti rigorosamente già iniziati?

Questo significa una solo cosa: c’è gente che ha schifo di pulirsi il culo con lo stesso rotolo usato da un altro.

E in Africa ci sono bambini che muoiono di fame – no, così per dire.

sup-postato da: Barbara23 alle ore 23:41 | Permalink | commenti (36)
categoria dello spirito:il lavoro rende liberi
giovedì, 27 settembre 2007

Pensavo che il botta-risposta di ieri avuto con una p.r. rimasta visibilmente schifata:

- Io e mio marito ci siamo incontrati per la prima volta ad Asiago.

- Oh, ma che romantico! Dai, ma che bello, Asiago mi pare proprio una cornice perfetta!

in cui ho confuso Asiago - altopiano disseminato da trincee della prima guerra mondiale, allegri ossari ai caduti e pensiero immediato all'odore dell'omonimo formaggio - con la graziosa Asolo, potesse essere la situazione vincitrice del mio personale concorso "Figura di merda of the week".

Invece oggi mi sono dovuta ampiamente ricredere.

...

Stasera, infatti, altro giro di babysitting al lavoro con il marmocchio del collega anziano, che non sapendo a chi sbolognarlo l'ha rifilato a me.

Vabbè, è sempre un piacere, soprattutto alle sei meno cinque di sera.

Comunque, non so più come, con il mostriciattolo si è iniziato a parlare di Puffi.
Abbiamo sempre fitte conversazioni noi due.

- Dai, disegnami un puffo! Dai disegnami un puffo! Daidisegnamiunpuffo!

Diiiiio, ma che li insegnano all'asilo a questi mocciosi?
Disegnarselo da solo no?

In ogni caso, ho ritenuto di fare miglior cosa trovandogli direttamente su Google un'immagine di puffo da colorare.

...

Sì, lo so, son cose conosciute.
I classici giochini, digita "xyz" e vedi qual è la prima immagine su Google.
Di solito qualche assurda zozzoneria.

Ma non pensavo che potesse accadere proprio a me, proprio oggi, proprio con una parola innocente come "puffo", proprio davanti ad una creatura di 4 anni, proprio mentre il padre ci passava di dietro per vedere che stessimo combinando.

 

Immagnatevi tutta la potenza di risoluzione di uno schermo a 20 pollici e l'indice del pupetto che tocca spasmodicamente la sua parte in alto a sinistra, gridando:

- Cos'è?! Me la stampi? Me la stampi? Me la stampi?! Melastampi?!

...

..

.

Ho sudato veramente freddo.
Immagino che ora suo padre mi toglierà l'affido.

sup-postato da: Barbara23 alle ore 23:01 | Permalink | commenti (54)
categoria dello spirito:il lavoro rende liberi, tu chiamale se vuoi ossessioni
lunedì, 03 settembre 2007

Oggi finalmente l’agenzia si è riempita.
E’ fantastico constatare che tutti quelli a cui dico che sono stata in vacanza in Croazia, mi domandino:

- Ah, in barca?

No cazzo, c’era uno scafista kosovaro che mi ha dato uno strappo – mi verrebbe da rispondere.

Ma con che razza di fighetti di merda lavoro? - come se con quello che mi allungano ogni mese potessi permettermi di andare in giro in barca, tzé.

La prossima rivoluzione operaia o partirà dai call center o dalla mia agenzia se mi chiedono ancora “Ah, in barca?”.

A parte essere erosa da un profondo odio di classe, oggi ho dovuto anche pagare una scommessa con un vitalizio gratis di caffé al mio collega anziano.

Prima di partire per le vacanze, infatti, si era informato sulla mia meta e io gli avevo specificato che non sarei stata tutto il tempo al mare e che comunque avrei evitato i posti affollati e che a me piace esplorare l’entroterra, non starmene ferma, non fare la classica vita balneare.

E lui, illuminandosi come chi la sa lunga, aveva sentenziato:

 - Brava, brava, fai la figa che fa le vacanze alternative culturali, ma anche a te, prima di partire, capiterà la maledizione del Bambino Chiattone.
Magari sarai esentata dai Fratellini Spruzzoni, forse non incrocerai i Pomicioni Spinti, probabilmente ti saranno risparmiati anche i Tedeschi Seminatori Di Noccioli Di Pesca, ma il Bambino Chiattone, ah quello sì. E' inevitabile.

- In che senso, scusa?

- Quando accadrà, lo capirai da sola.

Scommessa?
Scommessa.

E me ne sono partita così, spargendo risate beffarde sulle strampalate classificazioni da spiaggia del mio collega, sicura che io, grazie ai miei itinerari, le avrei scampate in blocco.

E questo atteggiamento arrogante mi ha sostenuta per tutta la durata delle vacanze.

Fino a quando, l’ultimo giorno, mentre mi asciugavo su un gruppo di scogli pressoché deserti dopo una nuotata, il sole abbacinante di mezzogiorno me l’ha rivelato in tutto il gonfiore.

Novello sirenetto seduto su scoglio, il piccola Buddha della battigia, il triplo rotolone sporgente dai boxer: Egli.
Che prorompe con una disarmante, atavica, archetipica frase:

- Mamma, ho fame.

E immediatamente, la genitrice, sbucata chissà da dove, corre a porgergli un fatidico, enorme bombolone.

Quando accadrà, lo capirai da sola.
Era lui: il Bambino Chiattone.

Quello che "non fare il bagno prima delle undici e mezza, tesoro, sennò affoghi".
La piattolona gigante che scava nella borsa termica anziché scavare nella sabbia.
La lardosissima fogna con il cui culo gli amichetti tracciano la pista delle biglie.
E pensate un po’ in Croazia, dove ci sono praticamente solo scogli.

La maledizione del Bambino Chiattone.
Pure lì, nonostante la mia smania di vacanze lontane dalla pazza folla.
Pure lì, il simbolo del fallimento alimentare delle madri italiane, la costante di tutte le coabitazioni forzate da spiaggia, una delle poche certezze nella vita.

E non ho potuto che accettare la visione paventatami dal mio collega e arrendermi davanti a chi evidentemente conosce più cose di me sulla vita.

Non me ne capacito ancora.
Ho visto il Bambino Chiattone.
Devo ancora informarmi se tutto ciò comporti un certo quantitativo di sfiga.

Comunque l’unica consolazione è che probabilmente si sarà palesato in mare aperto anche ai fighetti sulle barche.

- Mamma, ho fame.

sup-postato da: Barbara23 alle ore 23:37 | Permalink | commenti (58)
categoria dello spirito:il lavoro rende liberi, osservatorio
mercoledì, 18 luglio 2007

Anche se è logico e sacrosanto che ogni lavoro abbia la sua intrinseca dignità, c'è da dire che tutti - in un modo o nell'altro - sono davvero tremendi.

Sto sfogliando un libretto che mi sono comprata ieri -  Cento lavori orrendi  - e tra ammazza salmoni, allevatore di larve, accatastatori di libri religiosi ed esaminatrici di sperma c'è davvero poco di cui stare allegri.

Ma anche i più comuni postini, dirigenti, bancari e baristi non è che se la passino meglio.

...

Il fatto è che il concetto primigenio di ogni lavoro è uno e uno soltanto: pulire merda dove gli altri sporcano.

Penso al mio lavoro e, al di là di tutte le belle frasi fatte che - vezzosa con la gonna plissettata in piedi sul tavolo il giorno di Natale - potrei dire a tutti i miei parenti riuniti per mostrare loro quanto devono essere fieri di me, mi viene solo da sintetizzare in un:

GRAFICA PUBBLICITARIA
Faccio delle cose. Mi dicono che non vanno bene.
Faccio delle cagate obbrobriose. Mi dicono che vanno bene.
Sono confusa.
Faccio un power point, così, per obnubilarmi la mente.
Con animazioni. Molte animazioni, mi raccomando.

...

Via i fronzoli, i giri di parole, le illusioni.
E' questa l'essenza.
Disillusa, amareggiata, annoiata.
Ma con un cuore grande così.

Oh - ma andando a ritroso in età da sfruttamento minorile - c'è stato di peggio:

DIMOSTRATRICE DI PIANOLE BONTEMPI
12 anni, ma parevano 9.
Abitavo sopra un negozio di giocattoli.
Io e i miei amici ci bighellonavamo dentro tutto il pomeriggio.
Vandalismo psicologico nei confronti degli altri clienti.

La commessa (per ripicca?) mi fa:
 
- Sai suonare la pianola?

- Insomma.. qualcosa.

- Preparati tre canzoni e domani vieni qui a fare la dimostrazione al pubblico che ci è arrivata la nuova Bontempi.

Oh when the saint go marching in.
Twinkle twinkle, Little star.
Yesterday - solo il ritornello, in loop.

Il mio repertorio per le grandi occasioni.
Tutte con un solo dito.
La gente si fermava, guardava - credevo che stessi andando bene - mi sentivo un po' come Dolce Remì.

Alla fine della giornata, la commessa:

- Alcuni sono venuti da me, protestando. Dicevano che al piano di sotto una bambina stava tentando di suonare la pianola ininterrottamente. Forse era meglio che ti mettevo su una casacca come la nostra.

- Oh.

- Dai, tieni un Fiammiferino. Te lo sei meritato, comunque.

...

..

.

E immagino che si potrebbero scrivere righe su righe sulla vera essenza dei lavori che svolge la gente ogni giorno.

Ultimamente, credo proprio che Ugly Betto stia meditando sul suo:
 
UGLY BETTO
Presidiare l'agenzia tutto agosto. Da solo.
Accattivarsi definitivamente la simpatia di tutti i dipendenti, chiedendo i loro numeri di cellulare affinché possa reperirli in caso di urgenza durante le vacanze.

Che siano a Cuba, che siano in Malesia - potrebbero ricevere una Betto-chiamata da un momento all'altro.

Imparare dall'informatico biondo come fare a riavviare i server in caso di black-out.
Non capire nulla di quello che il biondo gli spiega perché in effetti ha solo grugnito qualcosa di inintellegibile, ma in ogni caso avere troppa paura di chiedergli di ripetere.

Il giorno di Ferragosto perire nella stanzetta dei server in seguito ad un'esplosione.
E indossare quel giorno la camicia fantasia tendona parasole - che al confronto quella marrone è chic.
sup-postato da: Barbara23 alle ore 00:37 | Permalink | commenti (41)
categoria dello spirito:il lavoro rende liberi, angolo della coltura
mercoledì, 11 luglio 2007

Una volta nelle chiavi di ricerca del mio blog c’era uno che cercava “chiappe di Dolce&Gabbana immagine”.

Mi piace pensare che qualche cavallo goloso sia approdato fino da me.
E soprattutto mi piace pensare che alal fine non le abbia trovate e sia rimasto con la voglia a sgocciolare sul suo pc.

Dolce&Gabbana comunque sono degli esseri meravigliosi.

- Domenico, facciamolo!

-  Ste, dai! E’ troppo.. non ti pare troppo scontato? Insomma, è il solito stallone in mutande.

- Domenico, è un bel pacco in primo piano. E guarda che popò di consistenza che c'è là sotto. Per vendere non c’è modo migliore.

Lo spot del loro nuovo profumo Dolce&Gabbana Light Blue Pour Homme.
In tv, sui giornali: mi ritrovo in primo piano il pacco di questo tizio ovunque.
Cazzo, mettimelo direttamente in bocca già che ci sei.

Comunque lui è già icona.
Si chiama David Gandy e ne farà di strada.

Perché la moda è un mondo meraviglioso.
L’ho sempre saputo, fin da piccola, quando giocavo a Gira La Moda e le sue limitatissime combinazioni di abiti demodé.

...

Gianfranco Ferré è morto.
Stefano Gabbana sfreccia con la sua Lancia Ypsilon e una gnocca sado a fianco.
Valentino festeggia quarantacinque anni di carriera.

I suoi capelli lanciano bagliori fluorescenti.

Dopo il referendum sul nucleare: il referendum sui capelli di Valentino.

La moda è un mondo meraviglioso.

...

Il dicembre scorso lavoravo da una ragazza del giro della moda.
I suoi amici si chiamavano roba tipo Raffi, Roger e Sayuko.
La parola che pronunciavano più spesso era “bacini”.

Hanno passato un pomeriggio intero in fibrillazione a decidere come vestirsi per il party pre-natalizio Anni 70 Street Urban Ghetto (sic) di Catrina del GF5.
La regola era: osate con l’oro.

Alla fine erano gli unici sfigati vestiti con leggings, gilet, fasce tra i capelli e incisivi finti, tutto in lamé dorato.
Catrina non ricordava di averla mai pronunciata quella regola.
E loro non ricordavano di averla sentita, effettivamente.

La moda è un mondo meraviglioso.

Una volta ci è arrivato in agenzia un book di modelle dell’est.
Ce n’era una che si chiamava Tamara e aveva la coscia piena di lividi.
Un colpo di Photoshop e sarebbe passato il dolore.

Da lì, ho ingaggiato una lotta con un tizio circa la superiorità dei grafici sui programmatori di computer.
Lui dice che se non ci fossero loro, non esisterebbe un programma come Photoshop che permettere di aumentare le tette alle modelle.

Uno a zero per lui.

Sì, ma se non ci fossero i grafici che allargano le tette alle modelle, i programmatori su che cosa si masturberebbero?

Tiro fuori area. Tre punti.
Ecch'hai ragione - mi ha detto.

Photoshop è un programma meraviglioso.

Una volta un mio collega brutto ha voluto seminare il panico in un casting di modelli.
Semplicemente, è passato loro di fianco, dicendo:

- Ragazzi, casting chiuso. Hanno preso me.

Mai nella sua vita ha visto dei volti più traumatizzati.
Tra le ciglia e il mascara, sulla superficie agonizzante dei loro occhi vacui, stavano crollando, in un solo istante, altissime torri di punti fermi, bastioni di regole estetiche atrofizzate.

La Lancia Ypsilon di Gabbana passa veloce davanti alla fermata del bus.
Sconvolge le ali di alcuni angeli modelli.


La moda è un mondo meraviglioso.

Una mia amica faceva la modella.
Nonostante questo, ho il coraggio di camminarle accanto.

Ha mollato tutto dopo alcuni anni perché era un po’ esaurita.
Ora parla fitto con il suo coniglio e si buca con i prodotti dell’Erbolario.

La moda è un mondo meraviglioso.

..

.

sup-postato da: Barbara23 alle ore 00:24 | Permalink | commenti (42)
categoria dello spirito:il lavoro rende liberi, voglio la sua testa
giovedì, 28 giugno 2007

Raffreddore d’estate.
Sarei meno riconoscibile se avessi la lebbra e andassi in giro con una T-Shirt “I love Molokai” e un campanellino.

Il raffreddore d’estate non è solo una gran scocciatura, ma anche un segno di fallimento.
Ma cosa ti prendi adesso il raffreddore, sfigata.
O almeno così mi sembra da come mi guardano tutti.
Con pena.

Perché ho l’aspetto di un pulcino sgarrupato o di una che ha la testa intasata di merda?
E chi lo dice che queste due cose non possano andare di pari passo?

Il problema è che anche nel beccare le malattie ci vuole stile e io, quando arriva il raffreddore, svacco alla grande.
Occhi acquosi e lucidi, labbra tumefatte, narici screpolate, rantoli dall’oltretomba, aspetto generale da derelitta.

E doppie punte – così, inspiegabilmente.

...

- Ma stai a casa, no?

- No, devo lavorare. Dicono che c’è un’urgenza.

Manco fossimo in sala operatoria, cazzo.

Mi soffio il naso, ma è inutile, mi si riempie punto e daccapo.
Mi soffio il naso e penso a quanti neuroni se ne vanno via con il muco che espello.

Elaboro comportamenti da tossica.

Oggi al lavoro mi sono portata dietro quattro pacchetti di fazzoletti Scottex morbidosi.
Finiti tutti.
Ed erano solo le tre del pomeriggio.

Quindi, mi sono trovata a raccattare la carta del bagno, quella ruvida e spessa come carta da pacchi.
Facevo finta di andare a pisciare e invece mi riempivo le tasche di quella roba, con gli occhi che mi brillavano di una strana luce febbrile.
Alla fine tiravo anche l’acqua e aprivo la porta abbottonandomi la patta per rendere tutto il più verosimile possibile.

Quando sono uscita dall’agenzia, per affrontare il viaggio di ritorno, avevo la borsa piena la borsa di carta-pacco e avevo paura che quelli dell’Atm mi fermassero sotto in metropolitana per farmi dichiarare il contenuto.

Sul treno ho visto me stessa cadere in un sonno profondo: bocca aperta – probabilmente, ma ho paura di chiedere confermeuna bolla che ritmicamente entrava ed usciva dalla narice destra, farfugliando come una vecchia.

Al risveglio la bocca impastata, come se si fosse incastrato dentro un paté di fegato di Giuliano Ferrara.

- Che cosa prende un nero quando ha mal di testa?

- La bastiglia.

Per voi è una freddura, per me è la realtà.

E ancora muco e aspirine che si sciolgono e voce da transessuale e scommesse su quando finirà questa tortura – lunedì prossimo, quasi certamente, così mi fotto il week-end - e riflessioni su che cosa sia fatto veramente il muco – della stessa materia di cui sono fatti sogni?

Considerando la maggior parte dei sogni della gente – probabilmente sì.


 
Raffreddore d’estate.
Se lo conosci, mi eviti.

(etciù)

sup-postato da: Barbara23 alle ore 00:07 | Permalink | commenti (50)
categoria dello spirito:me myself and i, il lavoro rende liberi
venerdì, 22 giugno 2007

UOMO/1
Ugly Betto da un paio di giorni accoglie la gente alla reception con una camicia ma