
Oggi finalmente l’agenzia si è riempita.
E’ fantastico constatare che tutti quelli a cui dico che sono stata in vacanza in Croazia, mi domandino:
- Ah, in barca?
No cazzo, c’era uno scafista kosovaro che mi ha dato uno strappo – mi verrebbe da rispondere.
Ma con che razza di fighetti di merda lavoro? - come se con quello che mi allungano ogni mese potessi permettermi di andare in giro in barca, tzé.
La prossima rivoluzione operaia o partirà dai call center o dalla mia agenzia se mi chiedono ancora “Ah, in barca?”.
…
A parte essere erosa da un profondo odio di classe, oggi ho dovuto anche pagare una scommessa con un vitalizio gratis di caffé al mio collega anziano.
Prima di partire per le vacanze, infatti, si era informato sulla mia meta e io gli avevo specificato che non sarei stata tutto il tempo al mare e che comunque avrei evitato i posti affollati e che a me piace esplorare l’entroterra, non starmene ferma, non fare la classica vita balneare.
E lui, illuminandosi come chi la sa lunga, aveva sentenziato:
- Brava, brava, fai la figa che fa le vacanze alternative culturali, ma anche a te, prima di partire, capiterà la maledizione del Bambino Chiattone.
Magari sarai esentata dai Fratellini Spruzzoni, forse non incrocerai i Pomicioni Spinti, probabilmente ti saranno risparmiati anche i Tedeschi Seminatori Di Noccioli Di Pesca, ma il Bambino Chiattone, ah quello sì. E' inevitabile.
- In che senso, scusa?
- Quando accadrà, lo capirai da sola.
Scommessa?
Scommessa.
E me ne sono partita così, spargendo risate beffarde sulle strampalate classificazioni da spiaggia del mio collega, sicura che io, grazie ai miei itinerari, le avrei scampate in blocco.
…
E questo atteggiamento arrogante mi ha sostenuta per tutta la durata delle vacanze.
Fino a quando, l’ultimo giorno, mentre mi asciugavo su un gruppo di scogli pressoché deserti dopo una nuotata, il sole abbacinante di mezzogiorno me l’ha rivelato in tutto il gonfiore.
Novello sirenetto seduto su scoglio, il piccola Buddha della battigia, il triplo rotolone sporgente dai boxer: Egli.
Che prorompe con una disarmante, atavica, archetipica frase:
- Mamma, ho fame.
E immediatamente, la genitrice, sbucata chissà da dove, corre a porgergli un fatidico, enorme bombolone.
Quando accadrà, lo capirai da sola.
Era lui: il Bambino Chiattone.
Quello che "non fare il bagno prima delle undici e mezza, tesoro, sennò affoghi".
La piattolona gigante che scava nella borsa termica anziché scavare nella sabbia.
La lardosissima fogna con il cui culo gli amichetti tracciano la pista delle biglie.
E pensate un po’ in Croazia, dove ci sono praticamente solo scogli.
La maledizione del Bambino Chiattone.
Pure lì, nonostante la mia smania di vacanze lontane dalla pazza folla.
Pure lì, il simbolo del fallimento alimentare delle madri italiane, la costante di tutte le coabitazioni forzate da spiaggia, una delle poche certezze nella vita.
E non ho potuto che accettare la visione paventatami dal mio collega e arrendermi davanti a chi evidentemente conosce più cose di me sulla vita.
…
Non me ne capacito ancora.
Ho visto il Bambino Chiattone.
Devo ancora informarmi se tutto ciò comporti un certo quantitativo di sfiga.
Comunque l’unica consolazione è che probabilmente si sarà palesato in mare aperto anche ai fighetti sulle barche.
- Mamma, ho fame.