
Sono finite le mie vacanze, così spero di voi.
Solamente il pensiero di un’umanità che domani si incamminerà tutta verso i lavori o gli studi forzati, solo la sicurezza che allo scoccare delle sei e mezza tutto il mondo si sveglierà rincoglionito di tristezza, soltanto questo potrebbe alleviare il mio tormento per le ferie concluse.
Non tanto lo sconforto per quello che lascio dietro – il gioco è bello finché dura poco - quanto piuttosto l’ansia per ciò che mi aspetta.
Avevo promesso che avrei studiato due o tre cosette durante le vacanze - che avrei perfezionato alcune skills and abilities non sapendo assolutamente ciò che stavo dicendo - per farmi trovare operativa al meglio domani, al lavoro.
Non ho fatto.
Uno stracazzo.
Di nulla.
Ora avrei ancora qualche oretta per rimediare.
Ma non credo proprio che lo farò.
Ho cose più importanti di cui occuparmi, come lavarmi i capelli con il nuovo Sunsilk con 3D Complex.
Se domani devo ricominciare a soffrire, almeno lo voglio fare con capelli voluminosissimi.
Sono finite le mie vacanze, così spero di voi.
…
Sono state vacanze piene, giorni variegati al mare, in montagna per città e paesini, da sola, con amici, con nuove interessanti conoscenze.
E ci sarebbero molti momenti e situazioni da narrare, ma anche no.
Però c’è un episodio che mi ritorna in mente, il momento topico – oserei eleggerlo.
Travasare pesto di lardo in vasetti alle tre di notte.
Un lardo speciale, ottenuto grazie ad una serie di blandizie ed astuzie in un ristorante sul monte Učka presso Fiume, Croazia, da un ristoratore piuttosto riluttante ad affidarlo in mani italiane.
Un lardo che ho voluto fortemente portare in patria per esaminare, capire da quali deliziosi ingredienti è costituito e magari farci sopra un piccolo buisiness, riprodurlo in serie, usarlo come condimento, lucidalabbra, dentifricio - cose così insomma.
Un lardo che avevo pianificato di travasare da un vassoione di plasticaccia in comodi vasetti di sugo per praticità e per nasconderlo meglio alla dogana.
Un lardo dotato di un’intelligenza propria che, alle tre di notte, mi ha chiamato dal frigorifero in cui era riposto e fatto alzare dalla branda su cui ero coricata, sussurrandomi:
- Travasami, Barbara, travasami..
- Ma come, buon lardo? Ora?
- Ora.
E così, chiusa in cucina, attenta a non fare rumore e svegliare gli amici che non si sarebbero bevuti la storia del lardo parlante, ci ho dato dentro di cucchiaio.
E ora come ora non so dire se ero effettivamente sveglia o sonnanbula o stavo semplicemente sognando, fattostà che alla fine avevo riempito cinque vasetti, la cucina era da purificare totalmente con le fiamme e nessun detersivo miracoloso avrebbe potuto combattere contro l’unto più unto ed ostinato di cui si era chiazzato il mio pigiama.
E mentre ero là, a scucchiaiare lardo mollissimo e odorosissimo, non rendendomi conto che dopotutto stavo andando in sollucchero per la pinguetudine sottocutanea di un qualche non meglio imprecisato animale - mentre il bosniaco scatarroso dell’appartamente di fianco scatarrava insonne nel lavandino e la luna rischiarava gli scogli, le doline e l’ancora dolente cielo d’Istria - allora, in quel momento catartico mi sono apparsi Dio, la Madonna e le gemelle Cappa, tutti e quattro vestiti con un top rosso.
E tutti quanti dicevano una sola cosa:
- Pancetta affumicata. L’ingrediente segreto sono i piccoli dadini di pancetta affumicata.
E io ho sorriso felice.
…
..
.
Ah, per tutti i gourmet interessati: ho cinque vasetti di pesto di lardo istriano di cui mi voglio sbarazzare.
Io da quella notte magica, se ne sento ancora solo l’odore, vomito.
...
Sono finite le mie vacanze, così spero di voi.