lunedì, 30 giugno 2008
Più delle atlete-travone della DDR, più delle ginnaste-bambine romene, tra tutte le sportive, le tenniste sono quelle più bistrattate.

Il problema è che la gente le tratta da mignottone, non c'è nulla da fare.

Perché lanciano gemiti orgasmici quando colpiscono la pallina, perché sono strizzate in micro-completini inguinali, perché vai sul  sito di Serena Williams e non sai se effettivamente sia il suo o quello di una Beyoncé qualsiasi - non saprei.

Ora ci si mette anche questo ex-tennista rosicone, tale Justin Gimelstob, a rincarare la dose, producendosi in commenti da vero gentleman.

...

Le giocatrici sono delle ignorantelle, non vanno a scuola, non sono socievoli e se in giro ci sono meno lesbiche è solo perché il circuito è stato invaso dalle pupe russe.

Anna Kournikova  è una cagna. Ha un fisico da urlo ma una faccia da cinque. Non me la porterei mai a letto però non mi dispiacerebbe che quello stallone di mio fratello le desse una bella ripassata.

Nicole Vaidisova si è sviluppata proprio bene.

Tatiana Golovin mi fa sesso.

Alizé Cornet, bella fighetta.

...

Mmh.
Justin Gimelstob, solo tre parole:

Jenny.
La.
Tennista.



Prova a dire una sola cosa spiacevole su quella povera fanatica autolesionista e sei morto.

(per non parlare poi di Madame Butterfly, eh)
sup-postato da: Barbara23 alle ore 14:55 | Permalink | commenti (17)
categoria dello spirito:miti e feticci
venerdì, 20 giugno 2008


Quand'ero piccola e vedevo la pubblicità in tv, ho sempre pensato che i bambini che possedevano una jeep Peg Perego con cui girare in giardino fossero un po' viziati-gasati-stronzi.

Non era roba da tutti: scorrazzare in scioltezza su quel gippone era assurto a status symbol invidiatissimo.

Ora mi domando che tipo di adulti siano diventati quei piccoli Peg-Pereghisti.

...

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.

Se tanto mi dà tanto, col tempo, non hanno potuto fare altro che peggiorare.
sup-postato da: Barbara23 alle ore 16:24 | Permalink | commenti (22)
categoria dello spirito:voglio la sua testa, miti e feticci
martedì, 27 maggio 2008
Meglio tardi che mai.
Con più di un anno di ritardo ho scoperto Anobii.

Quel social network per libri che rende cool l'antica arte del riordinare e catalogare biblioteche.

- Ciao, sono un topo da biblioteca.

- Uh, figo.

...

Su Anobii sono rimasta incantata da molte funzioni 2.0 che non conoscevo.
Come la differenza tra "amici" e "vicini".

Dice:

Gli Amici sono persone che conosci. I Vicini sono persone che non conosci, ma dei quali vuoi seguire comunque gli aggiornamenti.

Una roba tipo "spia contro spia", molto guerra fredda, boh.

Insomma, io vengo da Splinder, il regno dei markettari, del volemose bene, in cui basta fare ciao ciao col mouse per diventare un super amico del cuore.

Qui sembra che per avere un Amico lo devi conoscere - chessò - carnalmente.

Poi c'è la Lista dei desideri, di cui non ho ancora molto capito l'utilità pratica, ma io comunque continuerò ad inserirci libri sperando che la formichina di Anobii me li faccia trovare sul comodino prima o poi.

E poi posso spoilerare sul finale dei libri.
Ah, il sottile piacere di scrivere "alla fine lei muore" e "il colpevole è il maggiordomo".

...

In poche parole: un parco dei divertimenti, davvero.
Ma oltre a tutti questi ammeniccoli, c'è una cosa per cui ringrazio Anobii:





L'avermi fatto ricordare dei miei vecchi Super Junior Mondadori.

...

(e anche avere nella lista per autori Louisa May Alcott nelle prime posizioni con ben 3 titoli all'attivo è una - ehm - soddisfazione?)
sup-postato da: Barbara23 alle ore 13:59 | Permalink | commenti (20)
categoria dello spirito:mondo web, miti e feticci
sabato, 10 maggio 2008

Perchè poi ti emozioni se scopri una corrispondenza tra fantasia e realtà.
Quando i tuoi luoghi dell'anima diventano reali.

E per 'luoghi dell'anima' intendo - ovviamente - la Bayside School dell'omonima serie tv che ha allietato parte dei nostri Anni Novanta.

Perché se ha un sito internet, allora non può che esistere per davvero.

Gli stessi corridoi dove ha scorrazzato Zach.
Gli stessi armadietti dove è stato rinchiuso Screech.
Gli stessi pon pon levati in aria da Kelly.
Lo stesso banco dove studiava Jessie.
La stessa palestra dove si allenava A.C. Slater.
Gli stessi specchi in cui si ammirava Lisa.

Il mitico Bayside.

...

Poi, quando la commozione scema e le lacrime si levano dagli occhi, ecco spuntare dei piccoli particolari che non avevi notato.

Che la scuola è sita in tale Brentwood Bay- Canada e non si risplende sotto il ridente sole californiano.

Che è una semplice middle school di mocciosi e non una high school dai rivolti sociali e relazionali particolarmente interessanti.

Che si sono verificati allarmanti casi di iperattività in seguito alla smodata assunzione di energy drinks da parte degli alunni.

E ti viene subito da pensare ai Gremlins.

Ma soprattutto che  Mr Belding non è più il preside, ma è stato sostituito da un triumvirato di avvinazzati.

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Solo la campanella ci salverà.

sup-postato da: Barbara23 alle ore 00:26 | Permalink | commenti (13)
categoria dello spirito:miti e feticci
mercoledì, 07 maggio 2008

Nella presunzione che un manciata di sillabe messe insieme in modo arbitrario a formare una 'parola' abbia una qualche ragion d'essere e un significato ben preciso, spesso e volentieri sottovalutiamo il potere espressivo di un'onomatopea.

Sì, dai l'onomatopea, quella roba che hanno inventato insieme ai telefilm anni 60 di Batman.

Baaaaatman
Tiru-riru-riru-riru
Baaaaatman
Tiru-riru-riru-riru

>Sdeng <

> Smash <

>Ouch <

Baaaaatman
Baaaaatman
Baaaaat - maaaan!

E ora Robin, alla Batcaverna!

>Swosh<

...

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Dopo qualche interessante lettura, di seguito, una mia personalissima selezione delle Best Onomatoepee Ever Across The - oserei dire - Universe:

Tumb: sorda culata per terra, tipo sacco di patate

Ouch: colpo incassato. Stomaco che va a fare salotto con le tonsille.

Yehahwah!: grido di lotta selvaggia e feroce. Attenti ai vostri scalpi.

Kapooow: morte&distruzione nucleare

Roooaaaamm: bulldozer in azione

Whoopee: grido di gioia stile cheerleader

Lerch: ingurgitare con ingordigia

Muack: bacione bavoso di nonna e/o zia zitella

Groan: stomaco che reclama cibo

Frrrr: fare le fusa

Deng: padellata

Quash: affondare nella melma

Ptuh: sputo di lama

Svom: svuotare cestino

Aooooooooogah: nave rimorchiatore ferma al porto

...

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Con l'auspicio che un giorno o l'altro per raccontare che abbiamo avuto una giornata veramente di merda, per essere capiti, ci basterà emettere versi gutturali:

Urgh, ouch, quash, ouch, deng.
Roammmmm. Aaaaah. Splat.


Kapooooooooooow.

sup-postato da: Barbara23 alle ore 23:32 | Permalink | commenti (20)
categoria dello spirito:speculazioni, miti e feticci
venerdì, 18 aprile 2008

Ad un certo punto, nel bel mezzo degli edonistici anni 80, qualcuno so qualcosa sentì il bisogno di forgiare il personaggio di una cagna con la permanente fucsia e gli occhialoni da sole tamarroidi.

E così nacque Poochie.

Poochie è sempre stata una piccola Paris Hilton del mondo animal-immateriale: vita da sballo, cuoricini a gò-gò, un mero oggetto di merchandising nato per fare soldi, declinato in ogni possibile ammenniccolo.

Uno status symbol in piena regola: le bambine che a scuola non possedevano almeno un gadget di Poochie era tagliate fuori dal giro.

Quale giro?
IL giro.

Io modestamente sfoggiavo una bella cartella della cagnetta (ma esistono ancora le cartelle? O adesso tutti i bambini vanno a scuola con gli zaini da alpinisti?) che mi posizionava su un dignitoso livello intermedio nella categoria del "socialmente accettabile".

E poi c'era il giornalino.
L'organo di partito, la cassa di risonanza della ditattura del giocattolo era innanzitutto una mera marketta della Mattel dall'inizio alla fine.

Tuttavia, mi ricordo vagamente di Pallottola, Mostarda, Liquirizia, Mastromiao e le tenere rubriche del tipo "cerco amici di penna".

Come socializzare around the world: oggi ci affidiamo a internet, ieri chiedevamo aiuto ad un cane probabilmente rabido.

...

E poi c'era un mondo di cagatelle deliziose che aspettava solo di essere comprato.
Fermacapelli, adesivi glitter, le spillette, il paraorecchie, la lavagnetta.

E come colonna sonora - meglio di un pifferaio magico - il languido jingle degli spot.

Poochie, oh Poochie
(Poochi-poo)
I believe in Poochie


...

Poi, sul volgere del nuovo decennio - tra una nuova consapevolezza ecologica e foschi presagi di fine secolo - qualcuno o qualcosa sentì il bisogno di fare fuori Poochie.

Estromissione da tutti i mercati internazionali.

...

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Centinaia di timbrini "scrivimi presto" ammassati nel polveroso retrobottega di una qualche cartolibreria (ma esistono ancora le cartolibrerie? O tutti i bambini adesso comprano la roba per scuola con i pacconi 3x2 del Carrefour?): è questa la malinconica immagine che ho di quel che rimane di Poochie.

A meno che non si sia travestita da Hello Kitty.

sup-postato da: Barbara23 alle ore 00:27 | Permalink | commenti (33)
categoria dello spirito:miti e feticci
mercoledì, 09 aprile 2008

Mettiamola così.
Non so cucinare. Ma adoro mangiare.

E avevo una passione per le feste di compleanno delle elementari, i bicchieri di plastica con il proprio nome scritto a pennarello e le madri che facevano a gara per offrire il dolce più glassoso, colorato, intestino-occludente alle orde scatenate di piccoli ospiti.

Questo capolavoro per occhi e memoria storica non può restare impunito.
Fabbricatela e mandatemi in allegato un Lego da ingurgitare.
Ora.

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(la visionaria autrice di tale bendidio è una certa Betty Crocker il cui sito - soprattutto in fatto di dolci bizzarri - è diventato uno dei miei must quotidiani. Ci sbavo sopra con l'ottusa costanza di uno dei cani di Pavlov ad ogni refresh di pagina, per dire)

sup-postato da: Barbara23 alle ore 22:21 | Permalink | commenti (20)
categoria dello spirito:miti e feticci, merceologia daccatto
giovedì, 03 aprile 2008

Ultimamente ho visto uno speciale sulle Spice Girls in televisione.
All’epoca del loro lancio, le ragazze-spezia mi sembravano quanto più trendy ci potesse essere in circolazione.

Il Girl Power.
5-ragazze-5-modi-di-essere.
Zigah-zig-ha.
Le ciocche rosse tra i capelli.
Il verde acido.

Ora invece, a distanza di anni, penso che non fossero altro che cinque ragazzotte ruspanti con un serio problema di guardaroba.

Il giubbottone smanicato.
La maglietta del Liverpool.
Le zeppone.
Le codine a coniglietto.
Il verde acido.

Come abbiamo fatto a cadere nel loro inganno è un mistero.
Forse è perché non c’era altro di meglio in circolazione, chissà.

In fatto di moda e musica, si è sempre un po’ meno ingenui di quanto non lo si è stati un decennio prima.

E infatti, la recente reunion, il loro ritorno iper-patinato in lingerie e super-bocce non mi hanno convinto per niente.

Livellate agli attuali standard moderni, le Spice non spiccano e la loro filosofia ha ormai poca ragione d’essere.

L’irriverente Mel B, la sofisticata Victoria, la superorganizzata Geri, l’atleticissima Mel ed Emma, la mascotte del gruppo.

Insomma, chi si farebbe ancora affibbiare un marchio di fabbrica così preciso e vincolante al giorno d’oggi? L’epoca delle guerriere Sailor è finita da un pezzo.

E poi che cazzo di definizione è “superorganizzata”?

Presa dall’ultimo rigurgito di nostalgia, sfoglio l’Unofficial Spice Fan Book di cui mi sono ricordata essere detentrice e butto l’occhio, di pagina in pagina, tra le interviste entusiaste direttamente dai primi tempi della loro carriera:

Uomo di ideale per Mel B: tranquillo e calmo, completamente l’opposto di lei. Una persona spontanea, con tanta voglia di vivere e occhi favolosi.

E mi pare che il fatto che abbia avuto una figlia riconosciuta a malincuore da un Eddie Murphy ormai tristissimo ed imbolsito metta tutto nella giusta prospettiva.

sup-postato da: Barbara23 alle ore 23:24 | Permalink | commenti (16)
categoria dello spirito:musik, miti e feticci
mercoledì, 02 aprile 2008

Quando vedrò un titolo di giornale lorem-ipsum, o quando un graffito sul muro appena intonacato lorem-ipsum,

se una piastrella di cesso di autogrill lorem-ipsum oppure  la mia dichiarazione dei redditi lorem-ipsum,

quando la smetteremo finalmente di dare un senso ad ogni cazzo di singola parola che diciamo, allora il Regno di Lorem-Ipsum scenderà sulla terra.

All'inizio non capiremo lorem ipsum dolor sit amet, consectetur adipisici elit.
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Forse non ce ne rendiamo ancora conto, ma il finto testo è una delle più grandi risorse dell'umanità.
sup-postato da: Barbara23 alle ore 23:43 | Permalink | commenti (23)
categoria dello spirito:speculazioni, miti e feticci
giovedì, 27 marzo 2008

Non sono una grande divoratrice pantofolaia di film, capita veramente di rado che io mi stravacchi sulla poltrona strabordante di pop-corn urlando “e facciamoci una blockbuster night!!!”.

Accade solo con un film. Uno.
Via col vento.

Arcaico, fluviale, eterno, io in Via col Vento mi ci perdo.

Il technicolor appena nato, i fondali fintissimi, la trama-tragedia, il doppiaggio very-fascio coi nomi italianizzati, i neri che parlano all'infinito.

Badrona Rosela.
Adoro.

Via col vento è una gara di fondo: verso metà noti che a Rossella è morto ancora solo un marito e pensi che non ce la potrai mai fare, quindi arriva la sonnolenza e la lotta tra nordisti e sudisti corre parallela con quella che stai combattendo strenuamente contro l’abbioccone ed è questo il momento più importante, la chiave di svolta della tua vita.

E sta proprio qui la la differenza tra un vero fan di Via col vento e un semplice millantatore: saper superare quel punto critico, digerire la pellicola, metabolizzare i repentini tiri che la sorte gioca a quella stronza di Vivian Leigh, sospendere il giudizio, annullare la propria volontà.

I buddisti lo chiamano Nirvana, per me è solo riuscire ad arrivare a “Dopotutto, domani è un altro giorno” con la lucidità necessaria per paparappare solennemente sulla musica finale.

Parà-papà.
Parà-papaà.
Parà-pappaaaaaara.
Parà-papà.

Dling-dlong.
Oh buonasera, onorevole Mastella!

(odio Vespa, mi ha cannibalizzato la colonna sonora)

Insomma, se si hanno quelle tre-quattro-otto ore libere, Via col vento è quello che ci vuole per ammazzare il tempo – non ci sono dubbi.

O se non altro per appuntarsi una miriade di frasi celebri da tenere in serbo gelosamente per i momenti più adatti.

Ma di una cosa sono certo: che vi amo Rossella. A dispetto vostro e mio, a dispetto dello stupido mondo che ci crolla intorno, vi amo. Perché siamo tutti uguali, gentaglia tutti e due, egoisti e scaltri, ma capaci di guardare le cose in faccia e chiamarle con il loro nome.

Questa, se rinasco uomo. Coi baffi.
Però è da imparare a dire tutta d'un fiato sennò non vale.

sup-postato da: Barbara23 alle ore 23:51 | Permalink | commenti (26)
categoria dello spirito:angolo della coltura, miti e feticci
martedì, 25 marzo 2008
Quell'odore di dolce muffa, un po' rosolio, un po' malattia e medicinali.

Apri le antine di quel mobile che non può chiamarsi altro che "credenza" e tiri fuori un'immensa ciotola in silverplate piena di.

Le Rossana.
Le piastrine all'orzo.

I tronchetti Ricola al rabarbaro.

Le pasticche Valda.
Le Ambrosoli al miele.


I biscotti Ore Liete.

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E per finire, da un cassetto rivestito da carta a rombi decrepita, sbuca fuori quella rancida fragranza menta-cacao, madeleine proustiana di ogni té delle cinque che si rispetti.

After Eight.

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sup-postato da: Barbara23 alle ore 14:16 | Permalink | commenti (21)
categoria dello spirito:miti e feticci
venerdì, 21 marzo 2008

E' morto Capitan Findus.

Questa frase oggi l'ho vista e sentita ovunque: lavoro, metropolitana, strada, blog, radio, famiglia.

Un'umanità intera che volge il pensiero verso bastoncini di merluzzo surgelati.
Commemorazioni nostalgiche di "quando eravamo più giovani".

Perché niente, non esiste più nulla che possa tenerci uniti.
Non più politica, ideologie, religione, valori morali, movimenti artistici a fare da collante.

Solo il suono del nome delle figure mitologiche senza-tempo fatte di tubo catodico e di pubblicità, di cartone animato e di musichette trash ha ancora il potere di incantarci ed accomunarci tutti.

La nonna della candeggina Ace.
E' morta la nonna della candeggina Ace.

Capitan Harlock.
E' morto Capitan Harlock.

Il formaggino Tigre
E' morto il formaggino Tigre.

Supertelegattone.
E' morto Supertelegattone.

Disco Bambina.
E' morta Disco Bambina.

E per un istante, le nostre menti si allineano, sopraffatte.
La cognizione del tempo che passa, il bisogno di sentirsi parte di qualcosa.

Non so.

...

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Comunque quando mi comunicano la dipartita di qualcuno - pure oggi - provo sempre una strana sensazione in testa che mi fa commentare:

- Ma non era già morto?

sup-postato da: Barbara23 alle ore 00:33 | Permalink | commenti (17)
categoria dello spirito:speculazioni, miti e feticci
lunedì, 17 marzo 2008

La notizia di un possibile ritorno di una nuova serie di Beverly Hills 90210 mi ha messo in uno stato di totale fibrillazione.

Perché Beverly Hills è e sempre sarà il telefilm perfetto.

Spiagge, tette, fighi e intrighi: senza tutta quella melassa e quella psicologia da quattro soldi che si trovano nei teen-serial di questi anni.

Perché a un filosofeggiamento di Dawson e Joey sul senso della vita in riva la fiume ho sempre preferito Kelly e Donna che parlavano di french manicure prendendo il sole.

Io Beverly Hills lo adoravo a partire dalla sigla.
L'ho sempre ritenuta l'allegoria dell'amicizia.

Sì, insomma, quel saluto lì, alla fine, che si fanno tutti dinoccolati con le mani, ho sempre pensato che da grande avrei voluto anch'io avere un gruppo di super-amici fighissimi e salutarli in quel modo.

E avere un'amica secchiona come Andrea.
E avere un amico che fosse una pippa assurda nel rap come David.
E avere un'amica biondissima come Kelly.
E avere un amico con un'onda impossibile tra i capelli come Brandon.
E avere un amica davvero decerebrata come Donna.
E avere un boy-friend ombroso e solitario come Dylan.
E avere un'amica complicata come Brenda.

E avere un cameriere/servo come Nat Busicchio del Peach Pit.
Busicchio.

...

Ma il migliore, per me, è sempre stato quel bamboccione ricciolo, quel Big Jim biondo, il Mister Beach Volley 90210, insomma: Steve, alias Ian Ziering.

Un personaggio mai valorizzato del tutto, purtroppo.

A lui capitavano sempre le sottotrame cretine
tipo "ubriachiamoci tantissimo con i ragazzi della confraternita e poi facciamo scherzi alle matricole", non possedeva uno spessore psicologico tale da percorrere il deserto della California in moto come Dylan o aprire una boutique su Rodeo Drive come Kelly.

Ma Steve c'era, sempre.
Con un sorriso smagliante, la fisicata da sturbo, Steve si è fatto tutte le dieci serie, senza un graffio, un cedimento o una sottoforma di maturazione, continuando imperterrito a brillare nella sua fantastica vacua essenza da Golden Boy della Costa Ovest. 

Perché se tutto poteva cambiare e stravolgersi da una puntata all'altra, potevi però stare sicuro che almeno lui avrebbe continuato a fare lo stesso di sempre.

Cioé il nulla, ma con dei denti bianchissimi.

...

E il fatto di sapere che ultimamente ha partecipato alla trasmissione televisiva Dancing with the star e l'abbia pure vinta mi fa davvero piacere e spero che sia di buon auspicio per un rilancio della sua carriera.

Un po' meno piacere me lo fa il fatto di sapere che Dancing with the star è la versione americana del nostro Pio-Ospizio-Per-Celebrity-Di-Serie-Zeta Ballando con le stelle e che probabilmente esiste un equivalente di Paolo Belli oltreoceano.

Ma passerà. 

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categoria dello spirito:presto sul mio comodino, miti e feticci
martedì, 04 marzo 2008

Se io fossi un tonno, morirei in una tonnara, mi inscatolerei, mi distribuirei in tutti i supermercati e mi farei spezzare dai migliori grissini sulle tavole degli italiani.

Ma soprattutto, se io fossi un tonno, mi farei chiamare Giò Di Tonno.

Il binomio nome/cognome più entusiasmante che abbia mai sentito.
A memoria d'uomo, Giò Di Tonno vince e stravince su tutti - non c'è nome d'arte che tenga.

Ipnotico.
Con quella faccia un po' così.
Da gioditonno.

...

E ora, dopo la vittoria sanremese, voglio "gioditonno" come neologismo sullo Zanichelli.

sup-postato da: Barbara23 alle ore 00:19 | Permalink | commenti (31)
categoria dello spirito:musik, miti e feticci
mercoledì, 13 febbraio 2008

Spade lucenti, cavalli al galoppo.
Carri stridenti.

Qua e là qualche schioppo.

Lungo la Senna c'è ormai chi combatte.
Il re tentenna, ma la gente si batte.

...

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Ecco, più o meno questo, per oggi.
Ora vado a infilarmi quei cazzo di micro-shorts in viscosa sintetica che si è fatto tardi.

...

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Sigla.

sup-postato da: Barbara23 alle ore 00:21 | Permalink | commenti (30)
categoria dello spirito:miti e feticci, blog depoca
giovedì, 29 novembre 2007

I momenti migliori di quando si andava alle elementari erano le cosiddette visite guidate.
Quelle che se non facevi firmare l’autorizzazione al genitore non ci potevi andare.

Al planetario, alla fattoria del nonno del tuo compagno di classe campagnolo, al museo, alla discarica a cielo aperto, alla centrale del latte.

Si partiva tutti eccitati con il pranzo al sacco, si stava in fila per due mano nella mano con l’amica/o del cuore dietro alla maestra, si prendevano d'assalto treni, autobus, pulmini, alla volta di mirabolanti avventure educative.

Personalmente, la mia gita preferita è stata in seconda elementare, alla fabbrica della ToBel.

Una marca di costruzioni per bambini che era uscita sul mercato con la velleità visionaria di far concorrenza a colossi quali Lego e Playmobil e che invece non riuscì mai a sfondare.

Probabilmente una delle ragioni del suo insuccesso fu che gli omini che produceva erano tronconi umani senza braccia né gambe.

Né naso, né occhi, né bocca.
Per non parlare di un qualsiasi accenno di organi genitali.

Cavolo, facevano davvero impressione – ora che ci penso bene.

Comunque fu davvero una gran momento vedere la plastica liquida scendere a salsicciotti nelle presse e venire trasformata in questi monconi umani.

Mentre noi tutti tossicchiavamo intossicati dai fumi della polimerizzazione.

Però, le gite didattiche sono sempre cose belle da ricordare con il sorriso sulle labbra.

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Detto questo, vedere oggi scolaresche urlanti in visita guidata occupare interi vagoni della metropolitana, ti fa rivalutare immediatamente la figura storica di Erode.

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categoria dello spirito:osservatorio, miti e feticci
mercoledì, 14 novembre 2007

Ieri sera tentavo di spiegare il metabolismo cellulare alla mia pupilla.

Penso che pagare una per leggerti ad alta voce il libro, sottolineare in fucsia le parole chiave e gesticolare pesantemente nel tentativo di far capire come fa il DNA a galleggiare nel citoplasma sia l’ultima frontiera della coglioneria, ma siccome la tizia che viene pagata sono io, chiudo un occhio.

Comunque è difficile spiegare cose senza poter usare nelle frasi nessuna subordinata.
Quando inizio ad ampliare il discorso con un “che”, un “affinché” o - azzardo - un gerundio, la pupilla sgrana gli occhioni pittati da Maybelline New York e mi si stranisce.

Mi è stato molto d’aiuto, quindi, il caro e vecchio Esplorando il corpo umano, quel cartone animato che ci ha resi tutti cosapevoli del fatto che il nostro corpo sia abitato da strani omini iperattivi che fanno un po’ quel cazzo che vogliono.

Scusate, mi viene da grattarmi.
Ok, posso andare avanti: la mia mano ha smesso.

Mentre parlavamo dell’efficiente attività degli enzimi, mi sono venuti in mente a come erano rappresentati nel suddetto capolavoro animato: dei metalmeccanici pelati e incazzosi con cacciavite in mano  - e sono caduta in una spirale di paranoia perché immagino che a loro volta, anche loro debbano essere composti da cellule piene di  metalmeccanici pelati e incazzosi con cacciavite in mano - e così via in un vicolo senza uscita in cui mi sono rifugiata per non prestare attenzione alla pupilla.

Poi per sbaglio, lei ha mosso il mouse del suo computer, ha disattivato lo screensaver e sul desktop c’era una foto di lei fatta con la web cam in posa provocante.

Come se Rihanna si facesse un avatar su Splinder con il suo famoso ombrello infilato in bocca – tanto per intenderci.

E mi sono ributtata a capofitto nella fantasmagoria degli enzimi degli enzimi degli enzimi degli enzimi degli enzimi degli…

...

..

.

(nella foto: quello che viene fuori su Google se digito enzimi.
Ovviamente un brutto scherzo a cui non voglio credere. I miei enzimi sono diversi.)

sup-postato da: Barbara23 alle ore 23:19 | Permalink | commenti (24)
categoria dello spirito:miti e feticci, repetita stufant
venerdì, 26 ottobre 2007

Mi manca il sapore del gesso per fare il calco dell'arcata dentale.

Mi mancano i Topolini in sala d'attesa.

Mi mancano le manone bagnate ficcate in bocca senza usare i guanti.

Mi manca il tubo aspira-saliva e la lingua felpata.

Mi manca l' "apri-chiudi-apri-mordimi".
Perchè non era perverso il mio dentista, vero? - anche a voi diceva "mordimi", vero?!

Mi mancano gli elastici colorati. Quelli arancio Anas soprattutto.

Mi manca il posterone di Snoopy che ti illude che portare l'apparecchio faccia figo.

Mi mancano i beveroni con cui fare gargarismi.

Mi mancano i denti del giudizio estirpati sul nascere.

Mi mancano termini cruenti come "dente devitalizzato" e "no, non è rimborsabile".

Mi manca pagare 400 euro per otturazioni di carie inesistenti.

...

..

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Dai, quasi quasi rompo gli indugi e mi prenoto per una bella pulizia dentale.

sup-postato da: Barbara23 alle ore 00:22 | Permalink | commenti (40)
categoria dello spirito:osservatorio, miti e feticci
lunedì, 22 ottobre 2007

Non ho mai capito la mania di collezionare bambole di porcellana.
Questa e quella per Annes Geddes che fotografa neonati imbragati da calabroni sopra piante di broccoli.

Cioè, un conto è collezionare Barbie - insomma, sono ragazze fighe con le tette grosse e un guardaroba invidiabile - ma le bambole di porcellana sono un concetto che proprio non riesco a capire.
 
Instillano in me il terrore più selvaggio.
Quelle iridi fissi e inespressive, i vestiti obsoleti, i boccoli.

Oddiomio, i boccoli.

...

Sfogliando un giornale e il relativo sito, però, ho scoperto una cosa che instilla in me un terrore ancora più selvaggio di una bambola di porcellana: una bambola in pelle sintetica.

Roba forte, roba che ti fa provare di colpo nostalgia per Cicciobello, Sbrodolina e quella faccia da culo di Bebi Mia.

Si lasci deliziare da questo sorriso!
Faith le fa un sorriso che viene dal profondo del cuore e sembra quasi di sentire la gioiosa risatina di questo piccolo angelo.

La testina, le braccia e le gambe di Faith sono realizzate in pregiato vinile RealTouch, che permette di imitare in maniera quasi perfetta la morbida e delicata pelle dei bambini. I capelli biondi e le belle ciglia, applicate a mano, come pure le unghie delle mani e dei piedini dipinte a mano, completano il fascino di questo piccolo tesoro.

Per la serie: definiscimi il significato di “affascinante piccolo tesoro”.

A qual pro la smania di  voler imitare la pelle dei bambini?
Per quale motivo costruire un supplì di vinile con le unghie?
Con quale stato d’animo una persona può stare tutto il giorno ad applicare ciglia a mano?

Ma soprattutto, a monte: da dove nasce il bisogno di fabbricare questi grotteschi simulacri umani chiamati bambole?

Leggo queste cose, vedo il sorriso digrignato sul vinile della bambola, penso a chi se la comprerà felice di avere una riproduzione quasi perfetta della morbida e delicata pelle dei bambini.

E così, per associazione spontanea, mi viene in mente il cannibale tedesco che ha confessato che la carne umana sa di maiale, solo un po’ più amara.

Slurp.

sup-postato da: Barbara23 alle ore 23:32 | Permalink | commenti (43)
categoria dello spirito:miti e feticci, merceologia daccatto, tu chiamale se vuoi ossessioni
mercoledì, 10 ottobre 2007

Oggi bevevo uno pseudo-succo di frutta con un sorcio orribile disegnato sul tetrapack e pensavo a quanto sono caduta in basso.

E mi sono tornate in mente delle cose.

...

L’inconfondibile cannuccia a righine rosse.

Un nome che è subito simpatia.

Il fedele compagno di ogni merenda.

Quando alle quattro del pomeriggio in punto ci si ingozzava di Ciocorì, Galak e Frollini di Nonna Papera davanti alla televisione, dove un Paolo Bonolis già logorroico sfiniva di parole un pupazzo rosa di nome Uan.

Il quale, in coppia al suo compare Ambrogio, pare sarà il sesto candidato a sorpresa delle primarie dell’Unione domenica prossima.

Ma torniamo alla merenda.

Torniamo a quella dolce sostanza chimica che ci aiutava a mandare giù per lo stomaco altrettante sostanze chimiche.

Torniamo a quel succo in cui il gusto mela era davvero gusto mela e il gusto arancia era davvero gusto arancia.

Quel moderato sapore brusco-acido che perlomeno non ti provocava l’ulcera perforante.

Vagando per negozi, non si trova più in giro.
Vagando per le strade, scalcio lattine vuote sconsolata.

Si vocifera sia stato ritirato dal commercio, forse per qualche agente colorante fuori norma.

Suvvia, come se il mondo delle bevande sia composto tutto da santarellini con i componenti in regola.

...

Propongo uno scambio:
vi ridiamo indietro la Red Bull, vi ridiamo indietro Aquarius, vi ridiamo indietro gli Elisir di Rocchetta e pure la Chiabotto, ma voi – oh Dei di lassù – voi,

ridateci il Billy.

sup-postato da: Barbara23 alle ore 23:07 | Permalink | commenti (46)
categoria dello spirito:miti e feticci, merceologia daccatto
mercoledì, 26 settembre 2007

Un uomo cinese è morto dopo 3 giorni consecutivi passati online ad un videogiocare. L’uomo è morto sabato in Ospedale, dopo essere stato portato via dall’ Internet Cafè dove stava giocando.

Sono queste le notizie che mi fanno impazzire.
Quelle così squisitamente assurde che mi ritaglio dai giornaletti della metropolitana e che custodisco gelosamente come falene impagliate di una macabra collezione.

...


In particolare questo fatto di qualche settimana fa mi ha aperto tutto un mondo davanti.
Mi arrovello sui processi fisico-chimici che hanno portato quel tizio al decesso.

Penso ai suoi ultimi versi prima di tirare le cuoia, penso a che cosa diavolo stesse mai giocando per starci incollato tre giorni, penso alla faccia di un uomo che muore davanti allo schermo di un Internet Café.

...

E penso che anch'io una volta - tanto tanto tempo fa - prima di tutti questi nuovi evoluti videogiochi moderni, prima dell'avvento della terza dimensione, prima di tutti i Turbo, i Mega, i Plus, prima ancora della faida feroce tra Sega e Nintendo, prima del Game Gear che ci potevi vedere la televisione, prima del Game Boy con lo schermo giallo urina,

prima ma nello stesso tempo avanti anni luce da tutto ciò,

tanto tempo fa, - stavo dicendo - penso che anch'io stavo rischiando non di morire, ma per lo meno di impazzire davanti all'alfa e l'omega di tutti i videogiochi-che-sai-quando-inizi-e-non-sai-quando-finisci.

Tricky Traps.
Tricky / Tricks Traps.
La sigletta dello spot - do you remember?

...

Mi salvò il fatto che si scaricò la pilona che lo alimentava prima di qualsiasi disgrazia.

Comunque io questo tozzissimo robo elettromeccanico non sono mai stata capace di finirlo, cacchio.

 

sup-postato da: Barbara23 alle ore 00:43 | Permalink | commenti (57)
categoria dello spirito:miti e feticci
mercoledì, 29 agosto 2007

Forza, venite tutti a stringermi la mano, uno per uno.
Mi sono
di nuovo beccata il raffreddore.

E siamo ancora in estate.
Una sfigata, sono una povera sfigata.

...

Il colpevole è sempre lui: il mega ventilatore che aleggia scricchiolante sul mio capo al lavoro.
Noi della stanza lo chiamiamo affettuosamente "l'elicottero di Apocalipse Now".

Adoro l'odore di naplam la mattina.

Fastidiosa ventolata lunedì, fastidiosa ventolata martedì, ed ecco che
mercoledì ho il moccio al naso.
Con una sorpresa.

Un bonus, un incentivo.
Il mal d'orecchi.

...


Forza, venite tutti a stringermi la mano, uno per uno.
Perché oggi è il mio giorno fortunato.

Serata Otosan.
Mi infilo un cono auricolare su per l'orecchio.
E lo accendo.
No, non è una pratica sadomaso.

Il conetto Otosan è un'istituzione per me.
Ne abuso come una tossica, anche quando non serve, anche quando rischio che
mi aspiri su parte di cervello.

Se non lo conoscete,
visitate il sito.
L'home page è puro espressionismo.

Tra l'altro, ho sentito dire in giro che il bambino testimonial per arrotondare nei fine settimana faccia il porta-lumini in chiesa.

"L'orecchio è la porta dell'anima" -
si dice poi.
Sì, vabbé, facciamo meno i poeti: a questa stregua, qualsiasi orifizio che abbiamo in corpo è una porta dell'anima.

In ogni caso, nonostante le pagine e pagine di rassicurazioni, nutro ancora delle perplessità su Otosan come pratica medica sicura, ma probabilmente è proprio questo che mi attira.
Come i salassi fatti con le sanguisughe.

Il calore dovuto alla combustione del cono Otosan si sprigiona beneficamente verso l'interno dell'orecchio aumentando l'irrorazione sanguigna e favorendo la mollificazione del cerume.

Mollificazione.
Spero che riusciate a comprendere il mio entusiasmo.

...

Quindi funziona così: me ne sto lì, con un'espressione vacua e la faccia reclinata sulla tovaglia plastificata della cucina ad aspettare in trepidazione.

Con la cosa dell'occhio vedo la fiamma.
E la vedo avvicinarsi ai miei capelli d'angelo.
E improvvisamente so come si sentiva Giovanna D'Arco.

Ma il momento che mi dà maggiore soddisfazione è quello finale della scoperta del cerume.
Di solito arriva ad assistere alla scena mio fratello.

Abbiamo un accordo: io lo chiamo per l'Otosan e lui mi avvisa ogni volta che si
schiaccia un brufolo e rimane travolto dal pus.

Srotolare il conetto e trovarmi di fronte alla mia stessa merda.
Mai tantissima, a dire la verità - sono un po' delusa da me stessa.

Perché è solo di fronte a quello che hai appena espulso che
hai l'illusione di sentirti purificata.

...

..

.


Eh sì,  avere il raffreddore d'estate per la seconda volta può dare alla testa.

Forza, venite tutti a stringermi la mano, uno per uno.
Ops, scusate è piena di moccio.

sup-postato da: Barbara23 alle ore 22:15 | Permalink | commenti (50)
categoria dello spirito:provato per voi, miti e feticci
giovedì, 02 agosto 2007
Esiste questo bisogno istintivo dell’uomo di mettersi roba in bocca.
Una fase di esplorazione orale, ancestrale, che aiutava ad esperire il mondo di cui ci si trovava in balia nella notte dei tempi.

Sì, ma se era un fungo velenoso?
E’ proprio qui che comincia il divertimento, bellezza.



In principio è la pupù.
Mia madre mi racconta di avermi beccata svariate volte con le mani nel vasino immerse nella mia stessa merda, intenta ad imbrattarmi la boccuccia di rosa.
Ma ora sono una personcina pulita, eh.

...

Poi si inizia il periodo dei giochi e spunta la fascinazione per il Didò.
O il Pongo.
Ma quest'ultimo l’ho sempre trovato piuttosto legnoso come gu