A volte i blogger si dileguano, come ladri nel cuore della notte – implodono come supernove, si levano dai coglioni, i blogger.
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Un giorno mio fratello e mi ha detto:
- Ho visto il Myspace di una persona morta.
Era una ragazza. Aveva un Myspace.
Era una Ragazza-Myspace.
Poi un giorno si è suicidata.
E il suo Myspace era ancora lì.
Con i commenti di utenti che fanno wow-wow, lol e smile.
E poi la notizia da parte di un amico personale – così dice.
Che chiede per favore di smettere di postare inviti a concerti perché tanto non ci potrà più andare.
Nel dubbio che sia tutto vero o no, ci rimani stranito.
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Da sempre l’uomo ha cercato vie per eternare il proprio ricordo attraverso i secoli.
Affinché ogni generazione a venire sentisse parlare di lui, in qualche modo.
Prima bisognava avere un certo talento per tutto ciò – chessò: scrivere la Divina Commedia o far scoppiare una Guerra Mondiale.
Oggi basta un blog.
Il web è piccolo, le vie che conducono alla ragnatela sono infinite – vedrai che qualcuno prima o poi capiterà sul tuo diario personale a leggere i cazzacci tuoi che hai offerto agli altri consapevolmente.
Tra dieci, venti, cento anni.
Il tuo corpo putrefatto sottoterra e le tue belle parole definitè lì sullo schermo.
I vermi che giocano tra le cavità orbitali del tuo teschio e la gente che ti scrive ancora commenti divertiti sul post in cui parli di che cosa hai cagato l’altro ieri dopo pranzo.
Ma anche no, grazie.
Bisognerebbe infilare un punto nel testamento di ogni persona proprietaria di un blog: lascio la password a Tizio affinché alla mia morte vada a schiacciare il pulsante “delete”.
Bum.
Io sottoscriverei subito.
Dopo di me, il diluvio.
Perché sono sicura che lo Studio Aperto del futuro si specializzerà su stralci di vita e pensieri di blogger morti con Gocce di Memoria di Giorgia in sottofondo.
Ciao piccolo blogger, ci mancherai.
E ora: un bel servizio su un canile.
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Perché qui non ci rende conto che siamo di fronte – per la prima volta nella storia dell’umanità – ad un’emergenza reale in un mondo virtuale.
Affollamento di carcasse di blog.
Ora siamo tutti entusiasti, ora abbiamo tutti voglia.
Ora siamo tutti vivi.
Ma poi?
I nostri putridi e obsoleti pensieri dovranno essere condannati per l’eternità a fluttuare nell’iperspazio?
Pagine morte, link defunti, cimiteri degli elefanti.
Forse nasceranno nuove categorie di fruitori: gli archeologi di blog, i necrofili di blog.
Forse qualche frettoloso ci manderà l’Invito di Amico su Splinder e sarà indispettito perché non rispondiamo loro.
Forse qualcuno aspetterà invano un post che non arriverà mai più.
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Sono cose pazzesche su cui riflettere – ma mi sono saltate in mente ieri quando, prendendo spunto dal Delinking Day dell’emerito Chico Trapella, riaggiornavo il mio trascuratissimo blogroll e notavo che molti blog erano stati chiusi o abbandonati da tempo remoto.
E ho pensato che le parole, la mano che scrive, le persone - beh - sicuramente sono altrove.
Eppure i blog sono qui.
E continuerebbero ad esistere nonostante noi.
Troppo scarto.
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A volte i blogger spariscono, come ladri nel cuore della notte – implodono come supernove, si levano dai coglioni, i blogger.
Non ho idea di dove vadano a finire, ma qualunque posto sia, credo che almeno sia
reale.