martedì, 15 luglio 2008
Young friend, God and his people expect much from u because u have within you the Fathers supreme gift: the Spirit of Jesus - BXVI

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Potrebbero essere fregole da teenager tamarro.

Oppure le abbreviazioni da rapper di periferia nel messaggino inviato da tale BXVI a tutti i partecipanti della giornata mondiale della gioventù potrebbero celare solo un modo per stare nei 160 caratteri e non pagare l'sms doppio.

Comunque in Vaticano, ad iscriversi alle offerte della Tim Tribù, fanno sempre in tempo, eh.

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(grazie al solforoso Asmodeo per la segnalazione-flash)
sup-postato da: Barbara23 alle ore 16:46 | Permalink | commenti (26)
categoria dello spirito:osservatorio
lunedì, 14 luglio 2008


E allora a volte capita che la gente pensi bene di suicidarsi.

E quelli che hanno più senso dell'umorismo decidono di farlo nelle ore di punta, in metropolitana o sui binari di una ferrovia.

E lì la folla si inkazza. Con la kappa.

E se le povere anime che si gettano tra le rotaie un po' le capisco (vivi a Milano, ti suicidi - mi pare che non faccia una piega), la gente bloccata nei mezzi che sbraita un po' meno.

Infatti, la frase che sento più spesso provenire dalla folla inferocita è "oh, ma non poteva andare ad ammazzarsi da un'altra parte?" e, personalmente, la trovo di una grettezza unica.

Ora, non è che voglia fare l'anima bella pietosamente piangente sul suicida, ma in questi casi, un malcontento esplicitato solo con qualche sbuffo sarebbe di certo più civile che inveire rabbiosamente con i rimasugli spappolati del suicida.

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Comunque, ultimamente mi succede di assistere a parecchi post- o potenzial- suicidi.
Oddio, non guardatemi così, so a che cosa state pensando: non sono io che porto sfiga.

L'altro giorno alle 18, per esempio, c'era un matto (o un genio?) che teneva in scacco l'intera stazione, minacciando di sfracellarsi sui binari gettandosi da un ponte che là vicino.

Nessun treno poteva partire.
Il dramma era all'apice e odio purissimo scaturiva dai pori della gente.

Tutti maledicevano il ritardo che si sarebbe accumulato, tutti si lamentavano al telefonino con interlocutori fantasma, qualcuno veniva alle mani con i ferrovieri bolscevichi accusandoli di stare inscenando una pantomima.

La cosa più bella era comunque ascoltare la folla mentre si trasformava in squadrone fascista e proponeva soluzioni per accellerare l'opera di "bonifica della stazione".

Un vecchio parlava di cerbottane con pallottole al curaro per colpire da lontano il matto, altri stavano organizzando una spedizione per andare direttamente sul ponte e dare una spintarella al tipo.

Poi ad un certo punto, una donna ha spifferato, serissima, un piano bomba.
Sibilando.

- Beh, cioé, ma il treno potrebbe passare sotto il ponte pianissimo a - tipo - 5 chilometri all'ora - così, se anche quello sfigato si butta, lo prende sotto, ma piano, così non gli fa male, e poi, appena passa il ponte - fshhhhhhhhhhh - se ne va via di corsa e così arriviamo a casa in tempo.

Fshhhhhh

Fshhhhh

Fsh

...

In tempo. In fretta. Di corsa.

Per andare da Castorama a comprare delle ceste porta-biancheria o al bar del centro commerciale per un "ape" con la cumpa - scommetto.

Il nulla, in pratica.
E poi ti chiedi perché così tanta gente si suicida.
sup-postato da: Barbara23 alle ore 16:32 | Permalink | commenti (29)
categoria dello spirito:osservatorio, binario morto
mercoledì, 02 luglio 2008
Stavo leggendo un libro seduta su un muretto, mentre aspettavo l'autobus.

Pantaloni bracaloni, maglietta color gelato.

Mi sentivo vulnerabile.


Un vecchio mi si para davanti, con la scintilla negli occhi di chi ha tra le mani un bersaglio troppo ghiotto per lasciarselo scappare.

- Ehi, guarda che la scuola è finita, ancora lì a studiare?

- No, sto solo leggendo.

- Tutto bene a scuola, sei stata promossa?

- Sì, tutto bene, grazie.

- Ma non hai finito l'ultimo anno, vero?

- No no, sono stata promossa in quarta.

- Quarta classico o scientifico?

- Scientifico.

- Era difficile il problema della maturità, eh?

- No, ma la maturità si fa in quint...

- Cosa? Che hai detto?

- ...

- ...

- Sì, difficile. Il problema. Difficilissimo.

- Sì, ma non troppo, secondo me.

- Non troppo, già. Il giusto.

- Ma vai al liceo qui della città?

- Questo qui, sì.

- Oh, e come professore di matematica chi hai? Frigerio?

- Frigerio, certo.

- Ehhhhhhhhhh.

- Eggià.

- Frigerio. L'è dura eh?

- Durissima.

- Ehhhhhhhh. Vado, buono studio allora.

- 'derci.

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Ho quasi 26 anni.
Ho finito di bazzicare le superiori 8 anni fa.
Non ho frequentato il liceo scientifico per paura della matematica.
Non conosco nessun Frigerio.

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E' che mi andava di sostenere una conversazione surreale
fino in fondo, tutto qui.
sup-postato da: Barbara23 alle ore 17:00 | Permalink | commenti (28)
categoria dello spirito:me myself and i, osservatorio
martedì, 24 giugno 2008
Tra tutti i frizzi e i lazzi che il genere umano potesse mai inventarsi per rallegrare la propria esistenza, i colmi sono quelli che ho sempre detestato di più.

Peggio delle freddure inglesi, peggio delle barzellette lunghissime di cui non ci si ricorda più la fine, peggio delle battute di Pippo Franco al Bagaglino - peggio.

I colmi sono roba da pivelli, già ai tempi del Corrierino dei Piccoli venivano trattati con sufficienza e usati come rubrica tappabuchi per mezze pagine.

I colmi, quando ne racconti uno, c'è sempre qualcuno che ti dirà che lo conosceva già.

I colmi, l'unico target che li può apprezzare sono gli utenti di Yahoo Answer, così ad occhio e croce.

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Quindi non so che mi è preso l'altro giorno, quando ne ho fotografato uno vivente per strada.

Mentre lo ripetevo mentalmente, mi pareva addirittura un colmo simpatico.

- Qual è il colmo per un venditore di bonsai?

- Fare Piccin di cognome.



Hehehehehehehe.
Hehehehehehe.
Hehehe.
He.

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Ditemi qualcosa di molto triste che voglio piangere.
sup-postato da: Barbara23 alle ore 16:17 | Permalink | commenti (36)
categoria dello spirito:osservatorio, speculazioni
mercoledì, 18 giugno 2008


Arriva qualche giorno di caldo
e - toh - la gente impazzisce.
Si sente autorizzata a svestirsi, svaccarsi, infilarsi infradito, braghe corte, canotte slabbrate.

Passo col treno davanti a un’anonima stazione di provincia e sembra di essere a Jesolo Pineta.

L’estate non ha stile, questo è.
Io amo il rigore invernale, la sobrietà dell’autunno, l’eleganza pastello della primavera.

Ma l’estate è cafona. Trovatemi un solo modo di vivere l’estate che non sia cafone.

A parte abbigliarci tutti come modelli di Moda Mare Capri, il che è perfettamente utopistico, visto che la maggiorparte del guardaroba estivo lo recuperiamo dalle bancarelle dei cinesi e da Tezenis.

Arriva qualche giorno di caldo e - toh - ti ritrovi circondato da nugoli di moscerini senza aver fatto nulla, le suole delle scarpe ti si impastoiano con l’asfalto, boccheggi e produci strani odori, i marciapiedi si riempiono di madri-padri passeggino-muniti e oltretutto…

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Pensavo a tutto questo, qualche settimana fa, in vista del solito post di rito sul caldo estivo.

Forse qualcuno di lassù si è risentito e ora subiamo tutti la giusta, scrosciante punizione.

Per dire, io in questi giorni:

A. Indosso due paia di calze.
B. Ho la canottiera. Dentro le mutande.
C. Possiedo una collezione di muffe nelle polacchine di casa.

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Ok, si può vivere in modo piuttosto cafone pure la Stagione delle Piogge.

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(tra l'altro oggi c'è il sole: oh, sono seeempre sul pezzo)

sup-postato da: Barbara23 alle ore 09:53 | Permalink | commenti (19)
categoria dello spirito:me myself and i, osservatorio
lunedì, 05 maggio 2008

E si chiama Farmacia.
Amo la farmacia della stazione.

Un posto tranquillo, illuminato bene.
Aperto 24 ore su 24, cordiale, avvolgente.
Gente vestita in bianco.

I medicinali scendono giù da uno scivolo collegato al magazzino del piano di sopra.

Anzi, vi dirò di più.
Non è uno scivolo, è un toboga.
Uno scivolo a spirale, come all'Aquasplash.

To-bo-ga.
Sì, lo so, sarò una provinciale ma quando l’ho visto non ho potuto trattenere l’entusiasmo.

Arriva, arriva, arriva.. Buscopaaaaaaan!
Yuppi-duuuuuuuu.

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Comunque, la cosa più imbarazzante che abbiate mai chiesto in farmacia?
Vaselina? Suppostona? Metadone?

Per quanto mi riguarda, lo scontrino.
Mi guardano tutti malissimo - come se avessi appena rotto le uova nel paniere - quando chiedo lo scontrino.

sup-postato da: Barbara23 alle ore 23:15 | Permalink | commenti (19)
categoria dello spirito:osservatorio
martedì, 15 aprile 2008


Ossignore, queste madri moderne.


Di cosa sarebbero capaci pur di dimostrare
al mondo intero che si può essere allo stesso tempo mamma&donna&imprenditrice&cuoca&casalinga&grandissima figa&salcazzo cos'altro.

Prendi un piccolo problema concreto, come la raccolta di soldi per la costruzione di un locale destinato al tempo libero dei ragazzi di Salamanca.

Si potevano vendere torte e limonate, centrini e presine da forno, fare pesche e lotterie, allestire sagre e spettacoli teatrali, organizzare furti, ricatti e rapimenti e i soldi piano piano sarebbero arrivati.

Si potevano fare tantissime cose creative e simpatiche, così tante, che il gruppo di madri che si sono buttate nell'impresa ha pensato bene di fare l'unica che non bisognava fare.

Un calendario.
Sexy.
Di loro.
Ignude.

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Ora hanno i figli ancora a spasso senza un posto in cui giocare.
Lo stampatore alla calcagna con una fattura da 9000 euro ancora da pagare.


E uno spaurito stuolo di pochi ammiratori sessualmente deviati che ogni sera sbircia le loro pose da zampone sul calendario appeso - così, ad occhio e croce - in ripostiglio.

Ma l'autostima a mille - immagino, eh.
sup-postato da: Barbara23 alle ore 13:49 | Permalink | commenti (27)
categoria dello spirito:osservatorio
domenica, 02 marzo 2008

 

Le camere d'albergo è meglio non viverle prestando loro troppo attenzione perché rischi di ammalarti.

La bruciatura di sigaretta sul copriletto, la macchia di sperma sulla moquette, il bicchiere dei gargarismi tutto rigato.

Le briciole incastrate nei buchi della cornetta.
Odore di naftalina dagli armadi.

Un pelo che fa capolino dallo scarico della doccia.
Il telecomando della tivù, al tatto un po' umidiccio.

Materasso che ti inghiotte, carta igienica che ti sfrega.
Acquarelli decrepiti alla parete, saponette e cuffia per la doccia che non ti viene manco voglia di portare via.

Abat-jour semi-distrutta, un nugolo di moscerini che sembrano girarle attorno.
All'abat-jour e pure a te.

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Ma la mia paranoia segreta è morire collassata sul letto - accappatoio infeltrito, asciugamano a mo' di turbante sulla testa, bottigliette mignon e pezzi di arachidi sparsi - ammazzata dal frigobar.

sup-postato da: Barbara23 alle ore 23:47 | Permalink | commenti (27)
categoria dello spirito:osservatorio, tu chiamale se vuoi ossessioni
giovedì, 17 gennaio 2008

..e capita che stai passeggiando per un corso di Milano ed è quell’ora che è troppo tardi e nello stesso tempo tempo è troppo presto per qualsiasi cosa e non c’è un’anima viva in giro e comunque non fa molto freddo e questo – tra le altre cose - ti fa sentire già più leggera e i negozi sono vuoti ma luminosissimi e poi alzi gli occhi, per istinto - forse in cerca di respiro, forse in cerca della luna - ma invece la luce tagliente di un lampione ti svela il feticcio dominatore del luogo - il Colosso di Rodi rivisitato su uno spazio pubblicitario - l’idolo protettore che veglia su anime e vetrine, il corrispettivo moderno del fallo portato in processione fin dalla notte dei tempi: l’omone di ebano di Calvin Klein con la sua enorme mutanda gonfia di virilità – e ti fermi a guardarlo, ma non c’è malizia, ma solo l’allarmato e assurdo pensiero noi si va tutti in giro, tranquilli e beati in quest'aria che sa di specchio, con quel pacco di Damocle che ci pende sulla testa.

Ma almeno la prossima volta che pioverà, saprai a chi dare la colpa.

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sup-postato da: Barbara23 alle ore 23:48 | Permalink | commenti (24)
categoria dello spirito:osservatorio
lunedì, 07 gennaio 2008

Grandioso questo fine settimana di apertura saldi.
Atmosfera su di giri, grande eccitazione, aspettativa alle stelle.

Lunghe file, agonismo e cazzotti tra gli scaffali, ma un cuore grande così.

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Highlights della mia giornata:

Ho comprato una maglia e un paio di jeans.
Che non erano nemmeno in saldo.

sup-postato da: Barbara23 alle ore 23:03 | Permalink | commenti (31)
categoria dello spirito:osservatorio, merceologia daccatto
giovedì, 29 novembre 2007

I momenti migliori di quando si andava alle elementari erano le cosiddette visite guidate.
Quelle che se non facevi firmare l’autorizzazione al genitore non ci potevi andare.

Al planetario, alla fattoria del nonno del tuo compagno di classe campagnolo, al museo, alla discarica a cielo aperto, alla centrale del latte.

Si partiva tutti eccitati con il pranzo al sacco, si stava in fila per due mano nella mano con l’amica/o del cuore dietro alla maestra, si prendevano d'assalto treni, autobus, pulmini, alla volta di mirabolanti avventure educative.

Personalmente, la mia gita preferita è stata in seconda elementare, alla fabbrica della ToBel.

Una marca di costruzioni per bambini che era uscita sul mercato con la velleità visionaria di far concorrenza a colossi quali Lego e Playmobil e che invece non riuscì mai a sfondare.

Probabilmente una delle ragioni del suo insuccesso fu che gli omini che produceva erano tronconi umani senza braccia né gambe.

Né naso, né occhi, né bocca.
Per non parlare di un qualsiasi accenno di organi genitali.

Cavolo, facevano davvero impressione – ora che ci penso bene.

Comunque fu davvero una gran momento vedere la plastica liquida scendere a salsicciotti nelle presse e venire trasformata in questi monconi umani.

Mentre noi tutti tossicchiavamo intossicati dai fumi della polimerizzazione.

Però, le gite didattiche sono sempre cose belle da ricordare con il sorriso sulle labbra.

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Detto questo, vedere oggi scolaresche urlanti in visita guidata occupare interi vagoni della metropolitana, ti fa rivalutare immediatamente la figura storica di Erode.

sup-postato da: Barbara23 alle ore 23:58 | Permalink | commenti (33)
categoria dello spirito:osservatorio, miti e feticci
mercoledì, 31 ottobre 2007

C’è molta domanda di realtà irrealistica - dice.
Quindi mangiare insetti, rinchiudersi in bare piene di vermi, farsi seguire da pazzoidi con motosega.

Sembra sia la nuova tendenza americana di Halloween.

Da noi si va più sul soft con qualche sgranocchio di vermicelli Haribo e Mastella con la sua inquietante sciarpa viola che minaccia un rimpasto di governo.

Comunque, cercando di entrare nel clima della festa, per i travestimenti di Halloween ci vogliono idee nuove. Ad esempio:

1. Topo-piccione
Percentuali di distribuzione corporea dei due simpatici animaletti nel costume a piacimento.

2. Spongebob.
Ti infili a sandwich in due pezzettoni di gommapiuma, ci fai qualche buco, parli da deficiente.
Alla fine io mi vestirò così. Ma tipo anche nei giorni a seguire, eh.

3. Serial killer della scacchiera
Uomo normale in jeans e camicia. Solo che ha ucciso 48 persone, anche se lui sostiene vezzoso chesono 63. Travestimento chic che non impegna.

4. Clementina Forleo
Esagerare con il make up e le esternazioni, mi raccomando.

Chiari segnali che si sta avvicinando Halloween e che non sarà una passeggiata:

1.
E’ uscito un Best Of di Gigi D’Alessio composto da quattro-dico-quattro cd.
Si chiama Mi faccio in quattro.
Ah, vabbé, pensavo che si faceva la Tatangelo, io.

2.
A Parigi sono arrivati i muri anti-pipì. Quando i passanti orinano, la pipì torna indietro e schizza sulle loro scarpe.

3.
Rubato il pene di Tutankhamon. Ma il direttore del Consiglio superiore delle antichità smentisce subito: “Il pene è caduto nella sabbia due anni fa, ma l’abbiamo subito recuperato”.



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Altro non ho da dire su Halloween senonché una volta ho visto una bella zucca con occhi e candela troneggiare fuori dal davanzale della finestra dei miei vicini.

La mattina del 31 giaceva a terra, spiaccicata sull’asfalto.
Caduta dal quarto piano.

Penso che si sia suicidata per evitare di festeggiare.

sup-postato da: Barbara23 alle ore 00:47 | Permalink | commenti (37)
categoria dello spirito:osservatorio, tu chiamale se vuoi ossessioni
venerdì, 26 ottobre 2007

Mi manca il sapore del gesso per fare il calco dell'arcata dentale.

Mi mancano i Topolini in sala d'attesa.

Mi mancano le manone bagnate ficcate in bocca senza usare i guanti.

Mi manca il tubo aspira-saliva e la lingua felpata.

Mi manca l' "apri-chiudi-apri-mordimi".
Perchè non era perverso il mio dentista, vero? - anche a voi diceva "mordimi", vero?!

Mi mancano gli elastici colorati. Quelli arancio Anas soprattutto.

Mi manca il posterone di Snoopy che ti illude che portare l'apparecchio faccia figo.

Mi mancano i beveroni con cui fare gargarismi.

Mi mancano i denti del giudizio estirpati sul nascere.

Mi mancano termini cruenti come "dente devitalizzato" e "no, non è rimborsabile".

Mi manca pagare 400 euro per otturazioni di carie inesistenti.

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Dai, quasi quasi rompo gli indugi e mi prenoto per una bella pulizia dentale.

sup-postato da: Barbara23 alle ore 00:22 | Permalink | commenti (40)
categoria dello spirito:osservatorio, miti e feticci
venerdì, 19 ottobre 2007

Questa sera sono scesa dalla metropolitana a malincuore.
C’era uno zingaro che suonava il violino e avrei voluto stare a sentirlo per sempre.

Una melodia incalzante, conosciutissima, di quelle impiegate mille volte nella pubblicità - il classico che ti diventa commerciale - però non trash come un’aria di Beetovhen che accompagna qualche cioccolatino della Ferrero.

Il violino vibrava e i finestrini dissolvevano di nero in nero.
E sembrava musica uscita proprio perché sentiva il bisogno di uscire e non perché doveva portare qualche moneta nel bicchiere di polistirene dello zingaro.



E c’è una mia amica che sta facendo la tesi di laurea in sociologia.
Entusiasta.
Vive da alcuni mesi in un campo-rom, ha imparato tutto sull’arte di taccheggiare ai supermercati e prossimamente farà il grande salto di qualità andando a rubare per appartamenti.

Quindi, qualora capiterà che vi entrassero in casa, pensate che c’è una possbilità che tutto ciò sia fatto con intenti altamente sociologici.

E poi ci sono donne che ogni mattina bivaccano ai piedi della scala mobile, con un tenero fagotto in braccio che pensi sia loro figlio.

Ma se ti avvicini di più a volte scopri che è solo un bambolotto.

E poi ci sono bambini che corrono per i vagoni del sottosuolo - gli occhi stanchi – e gli impiegati in giacca e cravatta delle nove di mattina che li rimprovano per gli schiamazzi, che gli dicono di andare a dare via il culo.

E magari quei ragazzi lo hanno fatto davvero per tutta la notte.

E poi c’era il cellulare che mi hanno fregato.
E poi c’erano anche il mio portamonete, il mio mazzo di chiavi, il mio Labello Limited Edition, cazzo.
Maledetta cerniera dell’Eastpack.

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E poi ci sono i campi abusivi che scorrono veloce sotto la ferrovia.
Le tende colorate, la sporcizia, le lamiere, le gonne lunghe - trecce e incendi che avvampano.

E poi ci sono i finti mendicanti, il comune di Firenze contro i lavavetri, gli innumerevoli espedienti per campare alla giornata.

E poi ci sono i provvedimenti, gli sgomberi, le frontiere aperte, le voci grosse, la gente che ha paura.
E poi ci sono bambini che spariscono.

E poi c’è un pensiero arcano e diverso, le piccole spose, gli occhi pitturati.
E poi ci sono le carovane, i passi stanchi, le lune e i solchi - e ci sono le rughe.
E poi c’è un'anima libera dalla dittattura di un tetto, di un suolo.

E poi c’è che forse i crimini commessi per la sopravvivenza sono i meno esecrabili.
E poi c’è che siamo tutti esseri orribili e splendidi allo stesso tempo.

...

E poi c’è che non bisogna fare di tutta l’erba un fascio - almeno fino a quando non capita qualcosa a te.
E poi c’è che si conosce sempre e solo il male e lo sterotipo, mai la parte dell'autentico e del bene che c’è.

E poi c’è che forse non ci può essere un giudizio definitivonon per becera tolleranza, ma per buon senso.



Il violino suonava, le note piangevano mentre l’accelerazione della metro cercava di coprirme lo stridìo.

Ma non faceva altro che aggiungere lamento su lamento.

sup-postato da: Barbara23 alle ore 23:57 | Permalink | commenti (32)
categoria dello spirito:osservatorio, speculazioni
sabato, 13 ottobre 2007

Ogni volta mi prometto che sarà l'ultima, che ce la metterò tutta, che capirò.

Ogni volta.

Ogni fottutissima volta.

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Ma quando i phon vanno alla massima potenza,

quando Radio Zeta pompa senza pietà i classici del sabato mattina,

quando l'occhio mi lacrima ancora per la tortura cinese della pinzetta per le sopracciglia,

quando ci sono signore attorno a me che commentano urlando una fantomatica esterna dell'ultima puntata di Uomini&Donne,

quando sono mezza rincoglionita perchè svegliata di sabato mattina alle 7 per non trovare fila da questa maledettissima parrucchiera,

quando sono in uno stato di angoscia ed apprensione perchè temo che la mia richiesta di "qualche colpo di sole e una spuntatina" venga per qualche perverso motivo interpretata come "rovinami i capelli peggio di Irene Pivetti",

quando accade tutto ciò, a domanda:

- Allora, li facciamo chiari?

io capisco invece:

- Allora, come ti chiami?

e ovviamente rispondo:

- Barbara, piacere.

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sup-postato da: Barbara23 alle ore 19:29 | Permalink | commenti (29)
categoria dello spirito:me myself and i, osservatorio
giovedì, 11 ottobre 2007

Ce l’hanno tutti con lui.
Risibile ministro di Grazia e Giustizia.

Colui che ci ha fatto scoprire la sorprendente possibilità che in italiano alcune sillabe si incontrino casualmente per formare la parola “Ceppaloni”.

Preso a simbolo di una casta politica di privilegiati.
Di una bieca fauna umana di mestieranti del potere, di maneggioni, di corrotti.

Più lo attaccano più fa la vittima, più fa la vittima più compare in televisione, più compare in televisione più lo attaccano e avanti popolo, in un circolo vizioso perfettamente orchestrato in cui ogni parte è già stata assegnata.

Ah, e il suo blog non mi piace, non fa mai post sulla nostalgia per gli anime anni 70/80 - dai, che razza di blog è.

Eppure, non tutto è ancora perduto.

Il padre di una mia amica è stato citato in giudizio per aver dato della troia alla sua vicina di casa.
Ma lui giura che stava dicendo solo al cane.

Feroce alano tenuto in cattività nel piccolo appartamento dall’anziana padrona zoppa di cui sopra.
Zeus detto Leo.

Che è visibilmente un lui – con le palle che gli scendono tipo soppresse.

Il che farebbe un po’ vacillare la tesi della difesa
, insieme al fatto che il padre della mia amica era già stato condannato una volta per aver cercato di spaccare la stampella della vecchia.

Ma è di poche settimane fa la notizia che grazie all’indulto il caso è passato al giudice di pace.

Ecco, il padre della mia amica è l’unico uomo che conosco che quando vede Mastella in televisione gli manda i bacetti.

E’ poco, ma si potrebbe ripartire da qui per riconquistare la popolarità perduta.

sup-postato da: Barbara23 alle ore 23:59 | Permalink | commenti (40)
categoria dello spirito:osservatorio, pollitica
lunedì, 17 settembre 2007

E’ un po’ di tempo che sono ossessionata da un pub/rosticceria di cui mi hanno parlato un gran male.

Si chiama Galloway e fa parte di una catena: un posto che al confronto il MacDonald è una sala operatoria asettica, in cui se glielo chiedi ti friggono pure posate e bicchieri e dove il fritto misto ti stronca all’istante con tre giorni di vomito e diarrea.

Ciliegina sulla torta, nessuno si ricorda mai il suo vero nome, ma nel paese in cui è appena stato aperto tutti sono convinti si chiami Pollogay.

Verso Ferragosto, siccome ero nei paraggi, ho voluto farci un salto, peccato che fosse chiuso per ferie.
In ogni caso, la visita mi ha regalato lo stesso una gustosa anteprima.

In vetrina erano splendidamente visibili le ditate di unto sui tavoli di legno.
E i bidoni di olio rancido sul retro emettevano squittii sinistri.

Ho deciso che prossimamente sarebbe un crimine non spararmi 400 e passa chilometri per andare a farmi friggere le mutande da Pollogay e provare sulla mia pelle il pericolo salmonella.
Ma devo fare in fretta, prima che l’Ufficio Igiene lo chiuda.

Comunque questo è solo l’inizio.
Parliamo seriamente: c’è bisogno di una bella guida gastronomica.
Luoghi di ristoro in Italia dove poter mangiare davvero male, essere serviti davvero in modo pessimo, rischiare la salute.

Un progetto che chiamerei Al Gambero Marcio.

Perché è facile dire “Ossì, qui ho mangiato proprio bene”.
Ma sarebbe molto più utile sapere dove si è mangiato molto male.
Per evitare quel posto o magari per consigliarlo al tuo peggior nemico.

Le categorie possono essere molteplici.
Così, a ruota libera:

Ristoranti con Salviettine Nauseabonde.
E’ bello quando ordini il pesce e ti mettono sul piattino una salviettina profumata e tu pensi che sia proprio una finezza e ti senti tanto gratificato nell’intimo.

Un po’ meno bello è  quando la usi e noti che, per qualche strana alchimia di cui è impregnata, ti concia le mani ancora più puzzolenti di prima.

...

Ristoranti cone Camerieri Finto-Amiconi.
Quelli che prima fanno tanto i simpaticoni e ti dicono di fidarsi, che ci pensano loro, che sei un cliente speciale e ti vogliono portare la specialità della casa.

E arrivano con un vassoio – chessò - di gamberoni alla busara che già a vederli nel loro sughetto rosso ti senti tutta schizzata, ti legano attorno al collo un bavaglio di carta che manco dal dentista e ti abbandonano al tuo destino.

In un nanosecondo, intanto, tu hai già macerato il tuo tovagliolone, smerdato metà delle cose sotto-sopra-di-fianco-indosso-a-te e cercato in borsa un pacchetto di fazzoletti che comunque sai che dureranno solo il tempo di un gambero.
E ne hai altri diciasette nel piatto.

Tutto sotto gli occhi dei camerieri che sulla soglia della sala continuano a darsi di gomito e reprimere le risate.

...

Autogrill con Piastre Approssimative.
Quando ti ritrovi la cotoletta in mezzo all’Apollo mezza ghiacciata.
Qui si fa prima a dire dove non accade.

...

Mense con Cuochi Parmigiano-Di-Default

- Vuoi il parmigiano sulla pasta?

- No, grazie.

- Sciaff.

E giù di parmigiano.
Il brutto è che con loro la psicologia inversa non funziona.

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Bar con Grandi Alani in giro.
Per esempio, segnalo che ad Udine ce n’è uno, con una specie di cavallo nero che va ad annusare insistentemente in mezzo alle gambe della gente.

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Tavole calde con Grissini Torinesi muffi.
Oh, mettetemi pure la merda nel piatto, ma i grissini muffi no.
Quelli non li tollero.



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Mi sembra che di cose da dire ce ne siano.
Quindi mettiamoci al lavoro e stiliamo questa guida.

sup-postato da: Barbara23 alle ore 23:31 | Permalink | commenti (49)
categoria dello spirito:osservatorio, provato per voi
lunedì, 03 settembre 2007

Oggi finalmente l’agenzia si è riempita.
E’ fantastico constatare che tutti quelli a cui dico che sono stata in vacanza in Croazia, mi domandino:

- Ah, in barca?

No cazzo, c’era uno scafista kosovaro che mi ha dato uno strappo – mi verrebbe da rispondere.

Ma con che razza di fighetti di merda lavoro? - come se con quello che mi allungano ogni mese potessi permettermi di andare in giro in barca, tzé.

La prossima rivoluzione operaia o partirà dai call center o dalla mia agenzia se mi chiedono ancora “Ah, in barca?”.

A parte essere erosa da un profondo odio di classe, oggi ho dovuto anche pagare una scommessa con un vitalizio gratis di caffé al mio collega anziano.

Prima di partire per le vacanze, infatti, si era informato sulla mia meta e io gli avevo specificato che non sarei stata tutto il tempo al mare e che comunque avrei evitato i posti affollati e che a me piace esplorare l’entroterra, non starmene ferma, non fare la classica vita balneare.

E lui, illuminandosi come chi la sa lunga, aveva sentenziato:

 - Brava, brava, fai la figa che fa le vacanze alternative culturali, ma anche a te, prima di partire, capiterà la maledizione del Bambino Chiattone.
Magari sarai esentata dai Fratellini Spruzzoni, forse non incrocerai i Pomicioni Spinti, probabilmente ti saranno risparmiati anche i Tedeschi Seminatori Di Noccioli Di Pesca, ma il Bambino Chiattone, ah quello sì. E' inevitabile.

- In che senso, scusa?

- Quando accadrà, lo capirai da sola.

Scommessa?
Scommessa.

E me ne sono partita così, spargendo risate beffarde sulle strampalate classificazioni da spiaggia del mio collega, sicura che io, grazie ai miei itinerari, le avrei scampate in blocco.

E questo atteggiamento arrogante mi ha sostenuta per tutta la durata delle vacanze.

Fino a quando, l’ultimo giorno, mentre mi asciugavo su un gruppo di scogli pressoché deserti dopo una nuotata, il sole abbacinante di mezzogiorno me l’ha rivelato in tutto il gonfiore.

Novello sirenetto seduto su scoglio, il piccola Buddha della battigia, il triplo rotolone sporgente dai boxer: Egli.
Che prorompe con una disarmante, atavica, archetipica frase:

- Mamma, ho fame.

E immediatamente, la genitrice, sbucata chissà da dove, corre a porgergli un fatidico, enorme bombolone.

Quando accadrà, lo capirai da sola.
Era lui: il Bambino Chiattone.

Quello che "non fare il bagno prima delle undici e mezza, tesoro, sennò affoghi".
La piattolona gigante che scava nella borsa termica anziché scavare nella sabbia.
La lardosissima fogna con il cui culo gli amichetti tracciano la pista delle biglie.
E pensate un po’ in Croazia, dove ci sono praticamente solo scogli.

La maledizione del Bambino Chiattone.
Pure lì, nonostante la mia smania di vacanze lontane dalla pazza folla.
Pure lì, il simbolo del fallimento alimentare delle madri italiane, la costante di tutte le coabitazioni forzate da spiaggia, una delle poche certezze nella vita.

E non ho potuto che accettare la visione paventatami dal mio collega e arrendermi davanti a chi evidentemente conosce più cose di me sulla vita.

Non me ne capacito ancora.
Ho visto il Bambino Chiattone.
Devo ancora informarmi se tutto ciò comporti un certo quantitativo di sfiga.

Comunque l’unica consolazione è che probabilmente si sarà palesato in mare aperto anche ai fighetti sulle barche.

- Mamma, ho fame.

sup-postato da: Barbara23 alle ore 23:37 | Permalink | commenti (58)
categoria dello spirito:il lavoro rende liberi, osservatorio
domenica, 29 luglio 2007

Il panettiere di sabato mattina, signora mia.
L’unico panettiere aperto nel circondario in un sabato mattina d’estate.
Pare una succursule della casa di riposo.
E ti sembra che in paese sia rimasta solo tu. E i vecchi.

Ah, ma diventerai vecchia anche tu, eh.

Vai di buona lena dal panettiere il sabato mattina con l’intenzione di prendere sette ciabattine.
Ci vuole una grande forza d’animo per accettare il numero 54, quando sul display lampeggia un misero 06.

Aspetti.
Aspetti pensando che, in confronto, gli assalti ai forni del passato devono essere stati dei simpatici happening.

L’incoveniente di quando sei in fila con ultra settuagenari è che tre quarti di loro sono sordi.
Quindi a chiamata del numero, non rispondono.

Tu sei contenta – in un batter d’occhio vedi che la distanza per il tuo turno si accorcia - ma sai che è troppo bello per essere vero.
Tuttavia ci speri. Invano.

Perché l’inconveniente di essere in fila con ultra settuagenari sordi è che comunque un po’ ci vedono ancora.
E allora – ad un certo punto, magari appena poco prima che tocchi a tegraziati da un tregua momentanea della loro cataratta - inizieranno a reclamare gracchiando la posizione perduta.

- 32! 32! Sono io il 32!

E il 45 viene scalzato in pieno da cotanto impeto di rivalsa.
Urla uno - iniziano ad urlare tutti.
Tutti che si sono dimentimenticati che era il loro turno, tutti che danno la colpa al fatto che la panettiera scandisce i numeri troppo a basso volume.

Tutti isterici, tutti supponenti – se è giusto che ci sia il rispetto dei giovani verso gli anziani, io esigo però che questo sia un sentimento reciproco.

- 32, 38, 46, 33, 47, 48, 29.

I numeri vanno su e giù impazziti e tu aspetti, ormai non sai più nemmeno cosa.
Aspetti, mentre la quantità di pane sugli scaffali scema paurosamente e ti immagini bunker atomici in giardino dove questi vecchi famelici ammassano le loro provviste cibarie.

E le ciabattine diventano tartarughe.
E i filoncini, tartarughe.
E le tartarughe, bocconcini.
E i bocconcini, panini al latte.
E i panini al latte, focacce alle olive.
E le focacce alle olive, due Chupa Chups.

Torni a casa pensando che ami fare scarpetta nel ragù con due Chupa Chups.

sup-postato da: Barbara23 alle ore 22:07 | Permalink | commenti (44)
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giovedì, 19 luglio 2007
Il caldo.
Si accettano suggerimenti di qualsiasi tipo.

...

Dopo il lavoro, vagavo instupidita dall’afa per i marciapiedi pieni zeppi di persone, tutte lente, tutte appiccicose, tutte – pure gli uomini - con pantaloncini alla pescatora bianchi che ne risaltavano l’enorme culone.

Dovevo andare in Corso Buenos Aires a comprare un regalo.
Prendo la metro e arrivo alla fermata esattamente a metà strada.
Salgo le scale.
E inizio a non capirci più nulla.

Non so più dove sia il negozio - e ci sarò stata mille volte.
Destra o sinistra.
Due sole direzioni, opposte.
Il 50% delle possibilità di sbagliare.

Mi butto a destra.
E solo molti metri più in là mi accorgo che forse mi sono confusa.
Il senso dell’orientamento di un celenterato.
Quando ci sono due strade – è matematico: io prendo quella sbagliata.



Nel negozio - raggiunto diversi cambi di direzione dopo - la commessa sta confabulando con un amico e da quello che riesco a capire lei è il suo pusher.

Ma di certo non la odio per questo, ma perché sta facendo una confezione regalo ridicola.

Riscendo in metropolitana.
All’imbocco delle scale c’è un uomo forforoso che mi ficca in mano un miserabile bigliettino ciclostilato e farfuglia qualcosa su una festa da organizzare per I Bambini Molto Malati e lo capisci subito che è tutta una patetica palla, ma tuttavia il caldo ti frena dal litigarci insieme e ti fa mettere automaticamente le mani nel portafoglio e prendere su una manciata di monete da consegnarli.

L'Uomo Forfora mi guarda come se la miserabile fossi io, soltanto perché mi sono appena alleggerita di tutti i 2 e 5 centesimi che tanto la macchinetta del caffé al lavoro non accetta, e mi lancia un volto schifato che me lo ricorderò finché campo.

...

In metropolitana la gente sembra tutta più brutta, più unta, più grassa –
grottesca.
Come se la pressione derivata dall’essere sotto terra premesse sui corpi,
deformandoli orribilmente.

Io abbasso lo sguardo verso il regalo e pregusto gia l’atroce sorriso di circostanza che fara la persona a cui lo darò.

Sul treno, quelli di Trenitalia hanno fatto discreti progressi spegnendo il riscaldamento ma dimenticandosi tuttavia ancora il piccolo dettaglio di accendere l’aria condizionata.
Ma sono ragazzi, si faranno.

Ad un certo punto decido che gli occhiali mi danno fastidio, così li tolgo e il panorama migliora nettamente, con tutte queste figure nebulose che mi stanno attorno e di cui ora non vedo più i particolari.

Poi, quando sento di aver perso del tutto il contatto con la realtà, me li rimetto e davanti a me mi accorgo di un inglese che parla al cellulare in un fantastico accento di Oxford, con gli occhi – nel senso proprio di iride – rossi e mani da pianista.

Un colpo di fulmine durato addirittura sei minuti prima che lui scendesse.

...

A casa trovo mio fratello che uccide zanzare su commissione, arrotolandosi la carta igienica sul pugno chiuso come un pugile con il guantone e scacciandole sul muro al grido terribilmente anni Novanta di:

- Cowabungaaaaa!



..

.

Ho letto che in San Babila, alla fermata della metro, hanno installato un nebulizzatore d’acqua che abbassa la temperatura di circa 8 gradi rendendo l’aria fresca e profumata.

Una piccola meraviglia della tecnica che ho deciso domani andrò a visitare – magari ci rimarrò pure a dormirci sotto – con la stessa fervente speranza di un pellegrino che si incammina alla volta di Lourdes.
sup-postato da: Barbara23 alle ore 00:07 | Permalink | commenti (50)
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giovedì, 12 luglio 2007

La disgrazia più grande che ti possa capitare quando sei causa di piccoli incidenti è che le tue vittime siano degli insopportabili stracciapalle.

...

Ne parlo ora, quando sono abbastanza sicura che lei non sia – tipo – morta.

Autobulanze, sirene, collare, barella – tutto come da copione.
Le dinamiche precise dell’incidente – ovviamente accidentali – non ho voglia di spiegarle.

Anche perché non è questo il punto.
Il punto è che mi sono sentita uno schifo.

E infatti sono andata subito a soccorerla per terra dov’era franata, a soccorrerla, a sussurarle di stare tranquilla, a mettere la mano sotto la sua testa e assicurarle con sollievo che non c’era nemmeno una goccia di sangue.

Sono stata con lei tutto l’interminabile tempo prima che l’autoambulanza arrivasse, vedendomi treni partire in faccia, continuando a balbettare, scusarmi, asciugare lacrime, cercando di contenere i suoi orrendi strilli da porco sgozzato.

E poi sono arrivati i soccorsi.
L’hanno caricata in barella, io l’ho fissata con tenerezza negli occhi,
mentre la polizia stava arrivando per verbale e multa.

Quindi l’ho salutata per l’ultima volta, mettendole in mano un bigliettino con le mie generalità – così, molto spontaneamente – nel caso avessi potuto aiutarla in qualche modo.

E per tutta risposta, mentre le porte dell’ambulanza si chiudevano, ho ricevuto uno sguardo energico e livido - che andava oltre l’odio e ogni altro sentimento umano di disprezzo.

E quel fogliettino, sventolato nell’aria – con un piglio anomalo da parte di una che un attimo prima mi aveva convinto che stava per morire.

- Ora so dove abiti!

Ora, non è chiedessi riconoscenza verso una a cui avevo appena fratturato dio-solo-sa-cosa.
La pretendevo proprio.

E’ quello che mi sono accorta di pensare, mentre la tracagnotta gracchiava dalla barella e già progettava di mandarmi uno squadrone punitivo sotto casa.

Macché fermarmi.
Avrei dovuto risalire in macchina, innestare la retromarcia, passarti sopra due e tre volte, spiaccicarti per benino e poi andare a festeggiare, stronza.

Peccato che le idee migliori vengano sempre dopo.

Un'altra cosa scocciante che può capitare è tamponare un tizio che non aspetta altro di essere tamponato.

Di solito o perché ha voglia di attaccare bottone con qualcuno o perché vuole rifilarti il numero di telefono di un carrozziere suo amico.

Nel mio caso, entrambe le cose.
L’uomo avevo un intero carnet di biglietti da visita e una parlantina da competizione.

- Peschi, peschi pure! I miei amici sono uno più conveniente dell’altro.

E mentre ero lì che tentavo di contenere le bordate di parole di quest’uomo che aveva deciso di raccontarmi la storia della sua vita, l’occhio mi cade sulla constatazione amichevole che sta compilando e in particolare su una scritta destabilizzante:
 
SUZUKO.

- Ehm.. veramente l’auto si chiama Suzuki.

- Suzuko, Suzuko! E io che ho scritto?

- No, nel senso.. con la I, vede?

- Sì, sì. Me l’ha venduta un mio amico. Si chiama Suzuko.

- L'amico?

- No, la macchina.

- Suzuki.

- Suzuko.

- ..ki.

- ..ko.

E alla fine l’ha spuntata lui.
Suzuko.
No, anzi: SUZUKO.



..

.

Odio gli incidenti.
Ma soprattutto le constatazioni amichevoli imprecise.

sup-postato da: Barbara23 alle ore 00:07 | Permalink | commenti (40)
categoria dello spirito:me myself and i, osservatorio
venerdì, 06 luglio 2007

In queste dilatate sere d’estate, spegnete computer e tv e accendete la finestra.
E poi ditemi che cosa vedete - che ci divertiamo.

...

Io, nell’ordine:

Clacson – assordante da oltre mezz’ora.
Tizia starnazza:

- Di chi è questa Twingo? Non riesco a uscire, chezzo!

Si affaccia sull’uscio: sciura impicciona con grembiule e mani sui fianchi.

Alle finestre dei condomini circostanti: umanità varia del mio quartiere, vicini di casa del genere Avvoltoio che vedo solo quando arriva un’autoambulanza.

- Questa Twingo è di qualcuno di voi?!

I Vicini Avvoltoio non rispondono. Gravitano sulla scena del crimine.
Tizia digita nervosa sul cellulare.



Arriva mio padre.
Ruttando la cena.
Sostiene che Tizia potrebbe benissimo uscire lo stesso con la sua auto, andando sul marciapiede e poi facendo retromarcia.

- Ma del resto, che ti aspetti? Donna al volante.

Timida ola parte da una finestra del condominio sulla destra.
Con inaspettata solerzia, arrivano i vigili.

Vigili presenti: n° 4.
Vigili che tentano di spingere via la Twingo: n°4.
Vigili che non riescono a smuovere la Twingo nemmeno di un millimetro: n° 4.

- E vabbé, chiamiamo il carro attrezzi.

Attesa imbarazzante.
Vigili che sostano in un’attesa imbarazzante: n° 4.

Arriva mia madre.
Inizia a parlare con la sciura grembiulata di sotto.

- Eh, signora mia, oggigiorno non c’è più rispetto.

Gomitata. Mia.

- Non iniziare con la solita tiritera.

- Fatti i cazzi tuoi, Barbar