martedì, 22 luglio 2008


E' ufficiale: la Littizzetto nelle nuove pubblicità della 3 mi fa orrore.

Si può ricordare un tramonto senza scattare una fotografia, visitare un posto incredibile senza per forza andare su internet, oppure vedere il mondo dall'alto, ma non necessariamente su uno schermo.

Ci sono delle volte che devi prendere in mano la tua vita e scrivere tu il finale: non puoi lasciare la persona che ami con un sms.


...

Orrore il fatto che mi faccia la morale e nello stesso tempo si ciucci i soldi dalla 3, orrore il tono introspettivo e intimistico, orrore la mise da Paperetta Yé Yé.

E' da un po' di tempo, a dire la verità che la Littizzetto mi fa orrore.

Ormai la inserisco nella mia personale categoria dei comici sopravvalutati, insieme a Fiorello, Benigni, Nicola Savino, Ezio Greggio e Giuliano Ferrara


Mi fa orrore da quando circa ho scoperto che mia madre metteva ogni domenica sul programma di Fazio apposta per sentirsi il suo monologo finale.

Mi fa orrore da quando circa ho sentito che mia madre che si scompisciava come una scema ogni volta che diceva "il valter" al posto di "pene" e "la filippa" al posto di "vagina".

...

E' triste, è dura da accettare, ma è matematico: vostra madre che ride alle battute di un comico è la prova ultima che il comico in questione sia alla frutta.
sup-postato da: Barbara23 alle ore 16:44 | Permalink | commenti (23)
categoria dello spirito:parentado, voglio la sua testa, televisione cattiva maestra
mercoledì, 09 luglio 2008


- Ciao, che stai leggendo?
 
- Non lo so. Ad ogni frase devo ritornare indietro di due pagine per capirlo.
 
- Ah. Ma di che parla? Dov'è ambientato?
 
- Non lo so.
 
- Fammi vedere... "La Giostra". Di Belva Plain.
 
...
 
Mia madre sta leggendo un romanzo rosa di Belva Plain.
Non ho idea di chi cacchio sia, ma ha un nome che mi fa sballare.

Beeeeeeelva.
Wow.
 
Me la figuro come una vecchia regina platino-permanentata di romanzi d'amore, circondata da barboncini bianchi, centrini in cotone di Fiandra e soprammobili Thun.

Alito micidiale, indice sempre salivato per girare le pagine dei suoi libri e uno spillone tra i capelli per torturare la cameriera messicana.

...

Ma a proposito, l'avete mai letto un romanzo Harmony?

A me basta e avanza sbirciare le sinossi in quarta di copertina.
Tanto le trame sono sempre quelle.
Ma anche a varietà di personaggi stiamo messi bene.

...

Ipotetico generatore random di personaggi Harmony:


_ Damon Latousakis, ricco uomo d'affari greco, è alla ricerca di un'amante.

_ Lee Richardson, ricco imprenditore, è uomo affascinante e deciso.

_ Le curve mozzafiato di Chantal rendono le notti di Win assai tormentate.

_ Dietro la facciata di ghiaccio, Morgan nasconde una personalità sensibile e appassionata.

_ Il look da conquistatore di Bruno De Luca fa sciogliere Jo Graham come neve al sole.

_ Jessie è una donna libera. Inafferrabile come il suo spirito.

_ Blake il giardiniere vuole guidare Amanda in un eccitante esperienza di sesso e lei lo seguirà.

_ E' bellissima, intelligente e ambiziosa: la dama dell'harem di Istanbul.

_ Molly decide di farsi un regalo: andare alla ricerca di se stessa.

_ Hillary Baxter è il sogno di ogni fotografo: di fronte all'obiettivo la sua bellezza non teme confronti.

_ L'arrogante Conte di Treybourne non è certo il tipo da.

_ Sharona, come ogni donna, sogna di poter vivere, almeno una volta nella vita, una notte d'amore... alla mercé di uno sceicco.

_ Nel cuore di Ally Jameson, ostetrica del Bay View Hospital, il tempo sembra essersi fermato.

_ Peter era certo che Erin fosse diversa, ma dopo aver scoperto il segreto che celava, ha capito che.

...

Ecco, niente di più, niente di meno.

Basta shakerare tra di loro questi archetipi e tutti noi possiamo diventare delle fervidissime Belve Plain per signore perbene in cerca di piccoli brividi.

Basta avere l'accortezza di non far ingroppare mai il giardiniere Blake con il latin lover Bruno De Luca, anche se la tentazione sarebbe fortissima, lo so.
sup-postato da: Barbara23 alle ore 17:36 | Permalink | commenti (29)
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lunedì, 07 luglio 2008


Sono molti gli hobbies che un uomo dabbene in pensione può decidere di intraprendere.

Mio padre, qualche anno fa, scelse quello dell'arredatore di terrazze.
Nello specifico, solo una, la nostra.

Arredare terrazze per quell'uomo dabbene, consisteva nel passare interi pomeriggi imbucato nell'agghiacciante Regno del Giardinaggio fuori città a comprare palate di puzzolentissima terra concimata, con l'intento di ricreare un lussureggiante corrispettivo dei giardini pensili di Babilonia in terra brianzola.

Il risultato - ogni primavera/estate sotto gli occhi di tutti - è sempre stata una gradevolissima fioritura di rose, geranii, gelsomini, azalee e piante varie.

Ma mio padre, uomo dabbene in pensione, voleva qualcosa di più, voleva pensare in grande.
E così si comprò un tracotante gazebo autoportante di legno per adornare la sua terrazza.

- Massello, così è più resistente, muahahahhahah!

...

E' ormai opinione comune che, come contrappunto al caldo tropicale di questi giorni, sia inevitabile qualche tromba d'aria di tanto in tanto.

Ieri pomeriggio, per l'appunto, ne è venuta una abbastanza potente.
Dieci minuti scarsi di freschezza polare: swoooooosh.

Nell'occhio del ciclone - in un vento a trenta gradi sottozero che come raffiche di mitra disintegrava i cumuli di neve - intento a difendere i frutti del suo hobby, c'era un uomo perbene in pensione con in testa un cappello di foggia tradizonale olandese.

(e non chiedetemene  il motivo: nella mia vita ho imparato che a volte le cose più impensate si materializzano sulla testa delle persone)


...

Dopo la tempesta, sulla scena del crimine, giacevano tanta melma, vasi spaccati, liane urticanti, sedie e tavolo ribaltati.

E un uomo dabbene in pensione con indosso un cappello da olandese zuppo d'acqua che cantava "Gazebo / oh-oh" sulle note di Volare di Modugno.

Sotto shock.

Se qualcuno si fosse affacciato alla terrazza in quel momento, avrebbe visto un gazebo di legno massello sfracellato al suolo.

Ma nessuno in quel momento possedeva così tanto coraggio.

...

..

.

(è stato molto bello dopo, quando, andando di sotto a recuperare quel che restava del gazebo, la nostra vicina tonta di casa ha cinguettato in faccia a mio padre: "Oh, ma che bel gazebo. Lo portate su per montarlo?" - Insomma, un uomo distrutto).
sup-postato da: Barbara23 alle ore 15:09 | Permalink | commenti (25)
categoria dello spirito:parentado
domenica, 06 gennaio 2008

Mia madre ha comprato per tutta la famiglia il TomTom.

Era in offerta all'Expert, una ghiotta occasione per traghettare la nostra famiglia nel mondo della navigazione satellitare più avanzata.

Il TomTom sa contare fino a novantanove metri.
Dopo impazzisce.

- Fra cen metri, svoltare a sinistra.

Cen metri?
Cen metri.
Cen.

...

Da quando l'ha sentito, mia madre non si dà pace: pensa che abbiano messo in offerta il TomTom che lei ha comprato perché danneggiato.

Beh, se sul cartellino del prezzo c'era scritto "Cencinquanta euro", un po' se lo sarebbe dovuto aspettare.

sup-postato da: Barbara23 alle ore 18:13 | Permalink | commenti (29)
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sabato, 22 dicembre 2007

Che cos'è l'eternità?

Partecipa ad un pranzone natalizio e lo scoprirai - dice il saggio.

...

Da sempre, i momenti conviviali delle feste trascendono la mia umana comprensione: ad una cert'ora del pomeriggio raggiungi un tale stato di incoscienza digestiva che potresti ingurgitare un torrone intero per orizzontale senza accorgertene.

Ma il  problema è che sei ancora fermo al tris di primi.

...


Quest'anno mia madre - una donna che Anna Moroni de La Prova del Cuoco al confronto è una personalità gastronomicamente pacata e sobria - vuole tenere il menu top-secret fino all'ultimo.

A casa, stiamo tutti temendo il peggio.

E il fatto che, aprendo poco fa il frigo, mi sia ritrovata in faccia il culo peloso di un'oca da 7 chili, mi fa essere ancora più pessimista, se possibile.

sup-postato da: Barbara23 alle ore 23:28 | Permalink | commenti (41)
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mercoledì, 21 novembre 2007

Oltre alle castagne, esiste un altro penoso incoveniente di stagione.

Il vassoio in silverplate annerito sul tavolo del soggiorno.
Vai a dormire che è vuoto, ti alzi che è pieno.

Di specialità Ferrero.

Perché?
Perché è così - e basta.

Perché a volte piove pioggia gelata, altre volte merda, altre volte ancora praline di cioccolato.
Ed non è sempre facile percepire la differenza.

Mia madre ne fa incetta in modo compulsivo.
Mia madre ha paura di passare l'autunno/inverno senza.
Mia madre è uno scoiattolo.

Chiudi credenze vuote la sera, le riapri al mattino piene di quelle fottute scatolette in plastica da 24 pezzi.

Per gli ospiti - dice.
Ma chi cazzo vuoi che venga da noi - e dillo che sei una tossica di specialità Ferrero.

...

Strani fenomeni accadono quando casa mia si riempie di queste simpatici prodotti dolciari.
I cioccolatini nuovi si mescolano con i vetusti sul fondo del vassoio.

Stratificazioni di ere geologiche di cioccolato
si mescolano - e fortunello chi si becca quello vecchio di tre anni.

...

Il mondo delle specialità Ferrero mi abbaglia con le sue forme variegate - quella piramidale istilla in me un terrore senza nome - e con i suoi colori metallizzati da pacchetti regalo.
E mi respinge, inevitabilmente.

Non che non mi piaccia sfondarmi di cioccolato - la mia dose giornaliere di Lindt non me la toglie nessuno.

Ma alle specialità Ferrero dico basta, o quantomeno "pietà!".
Ecco le mie pagelle personali:

Ferrero Rocher: sarò sfigata io, ma ci trovo dentro sempre nocciole muffe.
Mi chiedo se succedeva lo stesso alla squinzia in giallo che si faceva Ambrogio. 5 e mezzo.

Mon Chéri: immagine inquinata totalmente dopo l'agghiacciante performance di Serena Autieri che ulula Splendido Splendente con le sue corde vocali di amianto.
6 meno meno.

Pocket Coffee: il mio preferito. Niente da ridire sul Pocket Coffee.
C'è più caffé in un Pocket Coffee che nel liquido che scende giù dalla macchinetta del caffé al lavoro. 6 e mezzo.

Raffaello: moscio. Ricoprire una palla di roba friabile con scaglie di cocco e darle un nome da parrucchiere non è stata proprio l'idea del secolo, eh. 2

Opera: addocchiato al supermercato in un sofisticato packaging. Così di primo acchito non ho abbastanza elementi per stroncarlo. Peccato.

sup-postato da: Barbara23 alle ore 22:30 | Permalink | commenti (58)
categoria dello spirito:parentado, provato per voi
lunedì, 05 novembre 2007

- Sono preoccupata: domani mattina devo uscire mentre c’è la donna che mi pulisce casa.

- Vabbè, ma in casa c’è lo zio, no? La tiene d’occhio lui nel caso tu non ti fidassi di lei.

- E brava sveglia, proprio per questo sono preoccupata. Quella là poi è capace di accusarlo di averla molestata perché vuole un risarcimento.

- Oddio, ma da dove ti vengono queste idee?

- L’ho visto su Forum.

Cancellate Forum dai palinsesti, vi prego.
Mia zia non può continuare a vivere così.
Lei crede che sia vero.

Ma proprio tutto-tutto, pure Fabrizio Bracconieri che fa la guardia giurata.

Lei prende appunti quando lo vede.
Lei archivia tutti i casi nel suo quadernetto.
Perché lei sa che non passa giorno in cui non possano tornarle utili.

Le liti condominiali, per esempio.

Bucato steso gocciolante proprio sopra il tuo balcone, alberi potati male che ti entrano dalla finestra frantumandoti il vetro, raid di vicini armati di mazza e martello che vogliono darti una lezione, così perché li stai sul cazzo - insomma,
normale amministrazione.

E lei - indominata cintura nera - pensa sempre di avere la meglio su tutti brandendo vittoriosa la frase Santi Licheri ha detto che..”.

Di Tina Lagostena Bassi si fida un po’ meno invece.

...

E ora, a quanto pare, è andata oltre e si è messa in testa la storia della donna delle pulizie con l'accusa facile.

La cui soluzione è presto detta, grazie al fantastico tribunale in cartongesso di Rete 4:

- Le dico che vado a fare un giro qui vicino e che potrei tornare da un momento all’altro. Così non si azzarda.

La cosa divertente è che mia zia si preoccupa della donna delle pulizie che potrebbe inventarsi false accuse, quando mio zio - l'artista - non avrebbe molti scrupoli a renderle vere.

Che tutto ciò resti fra di noi, eh.

...

..

.

(ah, a tutti gli appassionati di legal drama: domani si svolge finalmente dal giudice di pace il già citato spettacolo: "Ok, ho detto troia, ma mi riferivo al tuo alano, non a te, vecchiaccia")

sup-postato da: Barbara23 alle ore 23:27 | Permalink | commenti (40)
categoria dello spirito:parentado, televisione cattiva maestra
domenica, 23 settembre 2007

E’ notizia recente la conferenza stampa indetta dal fondatore dell’Esselunga Bernardo Caprotti, uno spassoso show, in cui il vegliardo che ha sparato a zero su tutte le altre catene di supermercati.

Di notevole spessore intellettuale l’affermazione riguardo il colosso americano Wal-Mart:

- È l' antitesi di Esselunga. È un discount del Mid-West: io non ho niente contro i negri, ma sono una fascia molto bassa, noi facciamo qualità.

E non è finita: pare avercela a morte pure con le Coop contro le quali ha scritto il libro dal geniale titolo Falce & Carrello.

Insomma, lotta tra destra e sinistra anche tra le corsie dei supermercati.

Io di queste dispute tra gradi catene mi interesso poco, essendo attirata da imperfetti discount più convenienti e senza pretese di fare qualità.

Lasciando da parte la mitica Lidl, anche l’Eurospin ha il suo fascino.

Quest’estate era uscita la notizia di un’anziana beccata in flagrante a rubare proprio là una tavoletta di cioccolato.

Ci sono rimasta secca: rubare all’Eurospin mi sembra più truce che rubare le caramelle di mano ad un bambino - non c’è nemmeno gusto da tanto la roba costa poco.

Comunque io amo i discount soprattutto per tre tipologie di prodotto:

Bevande: succhi di frutta dai miscugli inediti, deliziosi thè freddi della Pfanner, aranciate con così tanto gas dentro che quando le apri ti scoppiano in faccia.

Insaccati sottovuoto: belle fettine unte, così appetitose che vorresti mettertele in faccia tipo maschera di bellezza o salvietta rinfrescante.

Linea di igiene intima e cura della persona: prodotti dalla fattura così tozza che non capisci quando finiscono i liquidi sturacessi e iniziano i docciaschiuma.

In ogni caso, in famiglia ci si guarda bene dal rivelare a mia zia pazza che spesso e volentieri ci serviamo dei discount.
Lei non lo sopporterebbe.

Lei è una supporter sfegatata dell’Esselunga che ormai è la sua seconda casa.
Una Caprotti-Girls, in pratica.

Lei è sempre al banco informazioni a fare richieste assurde come più fragoline nel gelato all’amarena, a prendere cianfrusaglie con i punti, a leccare il culo al direttore, a sollecitare più pulizia nell’angolo del pesce.

Zelante e metodica, il compito del quale si è autoinvestita è quello di salvaguardare la qualità Esselunga con mille controlli.

Quando entra lei si sente in sottofondo il tema musicale della strega dell’Ovest de Il Mago di Oz.
E le cassiere tremano.

Il bello di mia zia è che non le basta idolatrare l’Esselunga.
No, lei deve spargere merda su tutti gli altri supermercati.

L’altro giorno nella sua cassetta delle lettere ha trovato tre volantini del Carrefour e quattro della Coop.

E si è scatenata l’Apocalisse.
Improvvisa telefonata al numero verde del Carrefour.

- Senta, dovete smetterla di riempirmi la buca delle lettere di vostri volantini. Tanto non ci vengo da voi. Così togliete spazio per quelli della mia Esselunga.

Saggia persona quella che le ha risposto senza addentrarsi in dispute senza via d’uscita:

- Vabene, signora. Click.

Con la povera ragazza della Coop, invece, dopo il solito cazziatone, ha fatto di peggio.

- Senta, lei chi è? Mi dia nome e cognome!

- Scusi, ma non ne vedo il motivo.

- Sì, perché la prossima volta che mi ritrovo ancora un volantino della vostra Coop che toglie spazio e quelli della mia Esselunga, io farò il suo nome come diretta responsabile!

Una furia.
La lotta tra le corsie dei supermercati sembra proprio iniziata.

...

L’egregio signor Caprotti ne sia consapevole: qualora volesse muovere l’attacco contro tutte queste cooperative rosse, c’è una donna che muore dalla voglia di immolarsi in battaglia per lui.

sup-postato da: Barbara23 alle ore 19:38 | Permalink | commenti (36)
categoria dello spirito:parentado, voglio la sua testa, provato per voi
mercoledì, 05 settembre 2007

Mia madre è una donna che mi spaventa.
A volte salta su nel bel mezzo della tavola ed esclama cose del tipo:

- A me piacciono le cose giuste.

Così, senza che nessuno le abbia chiesto nulla.
Ma siccome quando lo dice agita sempre in mano il coltellaccio per tagliare il salame, decidiamo che è meglio non contraddirla.

Con mia madre ho questo bel rapporto di confidenze da cronaca nera.
Tipo che se accade una disgrazia, se muore qualcuno, allora troviamo qualcosa di cui parlare.
Io lo faccio più che altro perché mi viene in mente l’immagine di cui sopra col coltello da salame e cerco quindi di assecondarla nelle sue manie.

Ciò in cui secondo me è maestra – come già appurato da tempo – è fornire notizie brevi e stringate sulla realtà luttuosa che ci circonda.
Quasi meglio di un feed RSS.

Pensavo che nulla potesse eguagliare la mattinata in cui ci scambiammo una raffica di sms micidiali:

“Camilla è morta.”

“Oddio, di cosa?”

“Dissenteria.”

“Come mai le è venuto lo scagozzo?”

“Le hanno dato da mangiare dei mocassini. E non essere volgare, cretina”.

Comunque Camilla era il cane-topo delle mie cuginette.

E invece, stamattina, mi ha davvero impressionato con la sua stringata brutalità.
Treno, ore 8.13.
Io stavo ronfando e mi apprestavo ad entrare nella fase REM.
Ed ero partita da appena 2 minuti – tanto per farvi capire il dramma della narcolessia che mi opprime.

Arriva un messaggio.
Mia madre.

Gigi Sabani è morto.”

Non ho fatto in tempo a metabolizzare per la notizia – per me triste, lui mi è sempre stato simpatico e La fine del mondo del Sanremo 89 è stata una hit della mia infanzia - che è arrivato il secondo:

“D’infarto.”

L’allegria alle 8 e 13 del mattino. A puntate.
Poi, come nelle migliori tradizioni, per accertarsi che abbia capito per bene, l’inevitabile:

“Fai squillo”.

 Ed è meglio fare subito squillo, se non volete essere raggiunti dal quarto sms:

“Fai squillo”

Sì, è sempre uguale.
La sua è una tattica di sfinimento.

..

.

Comunque mi ha promesso che appena salta fuori l’assasino di Garlasco, addirittura mi telefona.

sup-postato da: Barbara23 alle ore 23:32 | Permalink | commenti (47)
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domenica, 02 settembre 2007

Sabato mattina mi sono svegliata con mia madre che blaterava con fare cospiratore alla cornetta del telefono:

- Sono la cugina dell’Imelda.

Subito dopo - e sempre con lo stesso fare cospiratore - è uscita e quando l’ho rivista di nuovo aveva una fiammante tinta di capelli e un taglio sbarazzino nuovo di zecca.

- E quindi?

- E quindi sono stata dalla parrucchiera.

...

La parrucchiera in questione è LA parrucchiera del paese.
Tutto il resto sono sciampiste.

Madame è il punto di riferimento di tutte le sciure che valgono.
Madame insieme a suo marito, l’istruttore di scuola guida, costituisce
un gruppo di potere fortissimo, esclusivo.

Immaginate quindi come sia arduo essere ricevuti da Madame il sabato mattina, telefonandole appunto il sabato mattina.

E invece, eccola, là, mia madre, tutta soddisfatta dei quattro capelli che ha sulla testa e del suo indefinibile color cannella marcia.

Sono la cugina dell’Imelda.

Le chiedo se è stata proprio quell’unica frase da me carpita il lasciapassare per saltare la fila da Madame.

Glielo chiedo, ma so già la risposta.

Capitolo Imelda.
Una tracagnotta sessantenne che si muove per il paese su una graziella scassata - donna di polso, autorevole, concreta, che uccide le oche del suo cortile a mani nude.

Imelda, la campionessa indiscussa di tutte le lotterie del paese, Imelda dal culo sfondato che vince sempre il primo premio, Imelda con la casa piena di tazzone buffe e tranci di prosciutto cotto.

Imelda che ha nutrito i suoi tre figli solo con merendine del Mulino Bianco – io lo so perché mi rifilavano sempre le scatole a fiammifero che trovavano doppie - Imelda, instancabile matriarca che se li ritrova ancora tutti e tre a casa, alla soglia dei quarant’anni, tutti e tre grassi come porci, tutti e tre con la mensola ancora piena di casette del Mulino Bianco.

Imelda e il suo piccolo segreto, Imelda che quando vado al bar anche lei è sempre lì, ma non mi vede, non mi sente e comunque non vedrebbe e non sentirebbe nulla attorno a sé, impegnata com’è nella trance agonistica del video-poker, lanciando sbuffi e ansimi – io le sono andata proprio sotto e l’ho osservata per cinque minuti buoni – troppi sbuffi e ansimi per non pensare che tutto ciò non possa essere considerato un languidissimo transfer erotico, un orgasmo per ogni centesimo di pensione che perde, inesorabilmente.

Imelda che conoscono tutti e a cui nessuno negherebbe un favore, Imelda la parola d’ordine se vuoi trovare – chessò un idraulico di domenica.

Imelda.
Voci non confermate la vogliono affiliata alla massoneria – Imelda la piduista.
La chiave, il tele-pass.
Mia madre me l’ha confermato.
Non paga nulla in nessun negozio senza aver detto prima:

- Sono la cugina dell’Imelda.

E subito un trattamento di favore, un piccolo sconto, sono assicurati.
Mai nessuno ancora che le abbia risposto “Sticazzi”.
Mai.

Imelda.
Che in realtà non ha alcun grado di parentela con mia madre – tra le altre cose.
Solo una conoscente, ma chissà perché l’inganno riesce ad andare avanti da anni.

E allora non vedo perché allora non potreste provarci pure voi.

sup-postato da: Barbara23 alle ore 23:14 | Permalink | commenti (38)
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mercoledì, 25 luglio 2007

My heart was flyin' up like a rocket ship
Down like a roller coaster / Back like a loop-the-loop
And around like a merry-go-round.
Palisades Park - Freddie Cannon, 1962

Ultimamente ho avvistato nel cassetto una di quelle foto che ti scattano alla discesa di una giostra con discesa, perché pare che sia pieno di gente che ama vedere immortalata la propria faccia da coglione spaventato.

La giostra in questione era il mitico Colorado Boat di Gardaland.

Davanti ci sono io all’età di sette anni, dietro mio padre con occhiali da sole in incognito e più dietro ancora una vecchia babbiona con cappello di paglia e gonna a fiori e gli zamponi allargati che pare che si inculi mio padre.

E questa vecchia babbiona non è mia madre.
E’ una sconosciuta che chissà perché quel giorno si è imbarcata sul tronco con noi.
L’abbiamo ribattezzata “l’amante di mio padre”.

Son bei ricordi.

Non solo questa sconosciuta che sbuca dal nulla e mina l’equilibrio familiare perché mia madre non riesce proprio a stare agli scherzi e si insospettisce subito, ma proprio Gardaland in sé e le giostre in generale.

Bei ricordi.

Le file, che ti insegano la pazienza, la perseveranza, lo stoicismo, che ti insegnano a come spellarti sotto il sole del mezzogiorno con nonchalance, che ti insegnano che non esiste limite di decibel massimo per un marmocchio che sta in fila ore e ore e si stufa.

L’adrenalina, lo stordimento, l’impagabile paura appena prima di una discesa dalle montagne russe e il relativo urlo che più è forte, più ti raschia la gola, più ti fa scendere le tonsile a far salotto con lo stomaco e più ti fa stare dannatamente bene.

Il vomito per strada.
Perché non c’è divertimento senza rigetto.

Il pupazzone di Prezzemolo, che passava sempre insieme a tutta la banda musicale quando eri andata in cesso o eri distratta a  comprare cartoline – io l’ho visto sempre e solo dal didietro il pupazzone di Prezzemolo, uffa.

Le giostre belliche, quelle in cui dovevi attaccare se volevi vincere.
Tamponare fortissimo sugli autoscontri.
Giravano leggende metropolitana su alcune ragazze che avevano perso accidentalmente la verginità, là sopra.

O mitragliare dagli aerei – la mia preferita.
Portata in alto da un braccio metallico scricchiolante, ai comandi della mia cloche sudaticcia, mi sentivo molto in modalità Barone Rosso.

E in sottofondo “Eins Zwei Polizei”  in loop, completava lo scenario di conquista facendomi proprio venire voglia di impallinare tutti gli altri aerei e volare a conquistare – tipo – la Polonia.

La sala giochi: Street Fighter e Cadillac & Dinosaurs su tutti.

La Valle dei Re: fatta una volta sapevi che andava tutto a finire tra morte e distruzione e tuttavia ci rientravi di nuovo e di nuovo perché volevi toccare un’altra volta il fascione di luce verde all’uscita.

La Bocca della Verità, il toro meccanico, il punching ball con i punteggi per la virilità.
E per mettersi ad osservare i gruppi di ragazzi brufolosi davanti a questi cosi non bisognava nemmeno pagare il biglietto.

La casa degli specchi.
Mai perfetta come quelle che ti mostrano nei film.
Ti veniva voglia di armarti di strofinaccio e Vetril per quante manate c’erano sopra.

Il Tagadà - la selezione naturale dei bulli del paese: quanti capottamenti, quante braccia slogate, quanto sangue dalle gengive.
E alla fine ne rimaneva in piedi solo uno.

I pesciolini rossi che vincevi alle pesche: ti guardavano docili negli occhi e sapevano già che entro due giorni sarebbero morti con la pancia gonfia di mollica di pane.

I figli dei giostrai – grossi occhi scuri, nomadi, liberi - che ti arrivavano in classe per un mese e poi se ne andavano via.
E sotto sotto li invidiavamo da matti.

I calci in culo e le catene umane con gli amici per produrre la spinta necessaria per salire in alto e afferrare l'ambito fiocco.

Olezzo di zucchero filato e roba fritta che ti si impregnava nelle ossa.
Orecchie trapanate da musica tunz tunz e speaker chiacchieroni.
Allegria, senza pensieri.

..

.

Bei ricordi.
Da grande voglio fare la giostraia.
O quantomeno scoprire chi fosse la babbiona dietro mio padre.

sup-postato da: Barbara23 alle ore 00:55 | Permalink | commenti (57)
categoria dello spirito:parentado, miti e feticci
venerdì, 06 luglio 2007

In queste dilatate sere d’estate, spegnete computer e tv e accendete la finestra.
E poi ditemi che cosa vedete - che ci divertiamo.

...

Io, nell’ordine:

Clacson – assordante da oltre mezz’ora.
Tizia starnazza:

- Di chi è questa Twingo? Non riesco a uscire, chezzo!

Si affaccia sull’uscio: sciura impicciona con grembiule e mani sui fianchi.

Alle finestre dei condomini circostanti: umanità varia del mio quartiere, vicini di casa del genere Avvoltoio che vedo solo quando arriva un’autoambulanza.

- Questa Twingo è di qualcuno di voi?!

I Vicini Avvoltoio non rispondono. Gravitano sulla scena del crimine.
Tizia digita nervosa sul cellulare.



Arriva mio padre.
Ruttando la cena.
Sostiene che Tizia potrebbe benissimo uscire lo stesso con la sua auto, andando sul marciapiede e poi facendo retromarcia.

- Ma del resto, che ti aspetti? Donna al volante.

Timida ola parte da una finestra del condominio sulla destra.
Con inaspettata solerzia, arrivano i vigili.

Vigili presenti: n° 4.
Vigili che tentano di spingere via la Twingo: n°4.
Vigili che non riescono a smuovere la Twingo nemmeno di un millimetro: n° 4.

- E vabbé, chiamiamo il carro attrezzi.

Attesa imbarazzante.
Vigili che sostano in un’attesa imbarazzante: n° 4.

Arriva mia madre.
Inizia a parlare con la sciura grembiulata di sotto.

- Eh, signora mia, oggigiorno non c’è più rispetto.

Gomitata. Mia.

- Non iniziare con la solita tiritera.

- Fatti i cazzi tuoi, Barbara.



Tizia suona il clacson.
Così, tanto per rimarcare il concetto.
Brusii impazienti nell’aria.
Tutti noi abbiamo l’impressione che qualcosa di grosso stia per accadere.

E difatti.
Passa un omino in canotta bianca uscito direttamente da un romanzo del Verga con carriola improbabilmente carica di sci o almeno così mi sembra.
Fischiettando.

Poi, velocemente:
Gimkana di truzzetti in Garelli.
Truzzetti che impennano: n° 5.
Truzzetto sfigato che viene fermato dai vigili: n°1.

Indossa una giubba smanicata, effetto Omino Michelin.
E fa – tipo – caldissimo.
Scende dal motorino, ma pare appena sbarcato da una nave cargo col giubbino di salvataggio.
I suoi compari sono sgommati pavidamente via.

- Favorisca i dati.

Ai margini del mio campo visivo:
Gruppetto riunito sulla piazzola attorno al solito pusher acompagnato da un alano.
O alano che sembra un cavallo.

Vigili che vessano il Ragazzo Marinaio lasciandosi sfuggire Cavallo e Padrone: n°4.

Tizia – scornata – siede sul sedile.
Passano tre ragazzi.
La salutano sfottendola.
Poi si avvicinano al Ragazzo Marinaio.
E sfottono pure lui.

...

Un uomo mutandato coi capelli rasta esce in balcone.
Spaesato.
Sta zitto, osserva.
Dopo una decina di minuti, qualcosa nel suo cervello si accende.

- Che forse vi dà fastidio la Twingo?

E’ sua.
Di finestra in finestra, di balcone in balcone, dalle Alpi alle Ande, un pensiero si spande.
Che. Coglione.

- Certo che sì! Venga giù, subito!

Clacson di Tizia.
Per festeggiare.



Il portone del condominio si apre.
Ma del Mutandato non c’è traccia.
Solo una ragazza trafelata, vestiti arruffati, sciattissima.
Tragico molettone che tiene su i capelli.

- E’ mia, è mia, l’ho parcheggiata così perché dovevo salire solo due minuti.

- Ma se è più di mezz’ora che suono il clacson!

- No, no, sono stata su solo due minuti.

Giura e spergiura.

- Eh, quando si scopa il tempo vola!

E pronunciando questa frase, mio padre, ridacchia e si ritira in casa.

Vigili a cui non pare vero di dover stilare un altro verbale nel giro di pochi minuti: n°4.
Sciattona sposta, Tizia parte, Ragazzo Marinaio se ne va via a piedi.

Gli Avvoltoi piano piano si ritirano.
Alla prossima, vicini miei.

Arriva il carroattrezzi che nessuno si è ricordato di disdire.
Vigili che invitano il carroattrezzista al bar dell’angolo non appena avranno finito il verbale: n°4.



..

.

Il Mutandato scende giù quando ormai se ne sono andati via tutti.
Pure la sua ragazza.

sup-postato da: Barbara23 alle ore 00:08 | Permalink | commenti (60)
categoria dello spirito:osservatorio, parentado
venerdì, 22 giugno 2007

UOMO/1
Ugly Betto da un paio di giorni accoglie la gente alla reception con una camicia marrone.
Non bruna, marrone.
Marrone merda.

La parvenza di serietà e autorevolezza dell’agenzia dove lavoro
sta andando allegramente a farsi fottere.

...

DONNA/1
Ho letto una notizia scema di uno scoiattolo che ha assalito due persone.
Ho scritto un sms ad una persona che se ben ricordo – e lo ricordo come se fosse ieri - avrebbe trovato interessante questa notizia.
Ho scritto un sms perché
non trovavo la voce per chiamarlo di persona.

E’ stato domenica. Mercoledì notte non mi aveva ancora risposto.

...

UOMO/2
Mio padre l’altra mattina si è svegliato con la parola “bubbone” in bocca.

- Bubbone, bubbone, mi è uscito un bubbone.

In bagno, mentre pisciava, attraverso la porta.

- Bubbone, bubbone.

In cucina, mentre beveva acqua dal frigo.

- Bubbone, bubbone, bubbone.

In sala, mentre tirava su le tapparelle.

- Barbara..

- Sì?

- Ho un bubbo, bubbo, bubbone.

Da quando è in pensione, non sa più cosa inventarsi
per tirare fino all’ora di pranzo.

...

DONNA/2
A pranzo con una P.R.
Ha ordinato
“una bella bistecca ai ferri ché oggi ho proprio fame.”

Poi l’ha rimandata indietro perché era troppo al sangue.
Quindi l’ha rimandata indietro di nuovo perché era troppo cotta.

Alla fine ha mangiato due spinaci e alla cameriera ha detto di non preoccuparsi perché tanto a lei la carne fa comunque impressione.

...


MOSCA/1
C’era una mosca in camera mia che non mi dava tregua.
Camminava sul comodino e faceva bzz bzz a intermittenza.

Ho preso un fazzoletto e l’ho schiacciata.
Buttata nel cesso, tirato l’acqua.

E’ morta inutilmente - tanto non riuscivo a prendere sonno a prescindere dal bzz bzz.

...

DONNA/3
Mia madre – nota poliglotta - a tavola ha raccontato per tre volte la stessa storia, variando di volta in volta una parola:

- Aveva un troller.
- Aveva un roller.
- Aveva un trollé.

Tentava di dire “trolley”.
L’ho capito solo ora.

...

UOMO/3
Il tizio della notizia sullo scoiattolo, rispondendo al cellulare, ha sentito una voce impacciata che annaspava, tentando assurdamente di rompere il ghiaccio:

- Ma lo conoscevi quello scoiattolo? Cioé, tipo: di persona?

Erano le 2 e 46.
Poi ha buttato giù.
Voleva richiamare, ma poi ha pensato che sarebbe stato meglio andare a fumare una sigaretta in giardino.

...

WHITNEY HOUSTON/1
Quando ascolti Whitney Houston cantare One moment in time - 16 volte per la precisione stasera sul mio iTunes
senti che potresti diventare una persona migliore.

Poi ti viene in mente che ora lei ormai è ridotta ad un relitto in putrefazione e le è venuta pure la faccia che sembra un cocker e capisci che non c'è pericolo che qualunque cosa tu senta possa davvero accadere.

...


UOMO/4
L’informatico biondo mi ha fatto mostrato tutte le foto che scatta come hobby, senza nemmeno che glielo chiedessi.
Sono davvero artistiche e lui è davvero bravo,
ma quando mi parla mi tratta come se fossi una deficiente.

Finalmente una persona sincera.




..

.

Se le guardi da una certa distanza, le situazioni, le persone - gli uomini, le donne, le mosche che ronzano attorno - non sono altro che una patetica parata di figurine.

Ora mettete sul tavolo le vostre e vediamo di fare qualche scambio.

sup-postato da: Barbara23 alle ore 00:32 | Permalink | commenti (60)
categoria dello spirito:il lavoro rende liberi, parentado, amore e altre sciagure cosmiche
domenica, 25 marzo 2007

Tragedia nel fine settimana – roba che si era sull’orlo di chiamare Chi l’ha visto?.
Mio zio è sparito per un giorno intero.

Lanciamo la clip su mio zio.

Uomo stravagante e pseudo artista.
Tra le manie: recupera ciocchi di legno, dà qualche scalpellata qua e là e li battezza con nomi presi a caso dell’antichità classica: Ulisse, Minosse, Perseo.
Guardaroba discutibile. Vecchia spugna.

Antefatto:
Mio zio ha chiesto a suo figlio se gli prestava la Porsche nuova per andare a Treviso a trasportare dei nuovi tavolini di sua creazione in un mobilificio.

Suo figlio.
Piccola clip anche per lui.

Non ho idea di che mestiere faccia.
Però è sempre pieno di case e di soldi.
La mia premonizione che ho messo agli atti in busta chiusa ormai da tempo è:

Dopo Ricucci, dopo Coppola, sarà la volta di mio cugino.

Ma comunque.

Suo figlio gli ha risposto categoricamente di no.
Se devi andare fin là, prendi il furgone – a che ti serve la mia Porsche?

Già, soprattutto se calcoli che i tavolini sono cinque e nella Porsche non ce ne sta manco uno.

Fattostà.

Fattostà che sabato mattina mia zia si alza alle sei e non vede mio zio.
E non vede nemmeno la Porsche.
E i tavolini? Chissà se sono mai esistiti quelli.

Scatta l’allarme: il vecchio pazzo se l’è svignata.
Casa mia: il centralino Centro Crisi per parenti dispersi a cui mia zia si rivolge ogni mezz’ora.

- Sono preoccupata: non mi ha ancora chiamato!

Ma chiamalo tu!

- Io?! E perché dovrei chiamarlo io, quello scemo?!

Quello scemo.
Parole forti - odio, passione e orgoglio nell’aria.
Bon, sarà una cosa che andrà avanti per le lunghe.

...

Cose che mio zio si è portato dietro fuggendo– secondo la ricostruzione di mia zia:

1.  Foulard da artista tormentato;
2. Pantaloni a sigaretta rossi con stampa a fiori;
3. Sigari Avana al gusto di cioccolato.

Quanto pagherei per vederlo conciato in questo modo alla guida di una Porsche.
Spero che in autostrada gli abbiano fatto una foto all’autovelox.

Gran trambusto per tutta la giornata quantificabile nei tre Tavor che si è ingurgitata mia zia.

Poi – verso le tre di notte – l’artista dal foulard tormentato ritorna.
Bel bello, come se nulla fosse, senza dire una parola.

Ma con due soppresse e la Torta Barozzi – specialità di Vignola, provincia di Modena.

- Ma non eri andato a Treviso?

Sì, infatti.

Conoscendo mia zia, spero con tutto il cuore che mio zio abbia un’amante a Vignola e se la sia spassata alla grande.

Ma il problema è che ora la Torta Barozzi me la devo ciucciare io.

- Ciao Barbara, tuo zio ha portato a casa: un nome celebre, un prodotto di classe. Vieni che te ne do un po’.

Mia zia al telefono o la voce preregistrata di un call-center che tenta di sbolognarmi una partita di idrosanitari.

Comunque devo riconoscere che alla fine di torta me ne ha data un più di un po’.
Praticamente quasi tutta.
E 'un nome celebre, un prodotto di classe' non è una stronzata che si è inventata in estemporanea mia zia. C’è proprio scritto sulla confenzione.

Clip sulla torta Barozzi.

Cioccolato e caffè.
Ma legati assieme con la malta.
Lo stato dell'arte dell'occlusione intestinale.

Conto di finirla dopo Pasqua, la Torta Barozzi.
Il problema è che mi è difficile ingurgitare sostanze dalla densità pari a quella di una nana bianca.

..

.

Oggi Torta Barozzi Day, ragazzi.
Una fetta a ciascuno e così me la levo dalle palle una volta per tutti.

In attesa della prossima fuga di mio zio a “Treviso”.

sup-postato da: Barbara23 alle ore 23:26 | Permalink | commenti (52)
categoria dello spirito:parentado, provato per voi
giovedì, 08 febbraio 2007

Con il nuovo spot della 3, che, per inciso, usa come colonna sonora un'immonda cover di Do ya think I'm Sexy? - a tavola si ritorna finalmente a parlare di cose serie con mia madre.
 
Paris Hilton.
 
In questi mesi però qualcosa è cambiato nell'atteggiamento della genitrice: da tenera chioccia accondiscendente verso una figlioletta sperduta nei meandri della lingua italiana ad una perfida matrigna che l'altro giorno ha esclamato una frase netta e tagliente che mi ha gelato il sangue:
 
- Pfui, quella scemetta di Parisilton!
 
Incredibile.
Ha imparato a pronunciarne il nome con sufficiente scioltezza da accantonare per sempre la fantascientifica ipotesi di Marisetto.
 
E - soprattutto - non la tratta più con tenerezza.
Si è permessa pure di mettere in giro un malevolo pettegolezzo nei suoi confronti.
 
- Ho sentito che beve ed è una sporcacciona.
 
Non voglio assolutamente sapere da chi, dove e quando l'ha sentito.
Ma temo ci sia lo zampino di Michele Cucuzza.
 
- Non capisco perché sono andati a prendere lei per la pubblicità. Non sa parlare. Con tutte le belle ragazze italiane che ci sono!
 
- Tipo?
 
- La Megàne.
 
Che, per la sdrucciolevole logica di mia madre, non è l'auto, ma Megan Gale, indimenticata precorritrice della saga Bonazze&Cellulari.
 
Che tra l'altro è pure australiana.
Ma non facciamo troppo i puntigliosi.
 
...
 
In ogni caso, la cattiveria di mia madre si sta spingendo oltre, prendendo di mira non solo Paris, ma pure un'altra bionda televisiva.
 
Thais, la velina brasiliana di Striscia la Notizia.

E' da un po' di tempo che segue con particolare attenzione gli interminabili messaggi promozionali prima del notiziario satirico, quelli con un Gabibbo petulantissimo, Giorgio Mastrota che fa da tappezzeria e le veline che mettono a frutto le loro lezioni di dizione blaterando di questo o quel prodotto come se fossero in apnea.
 
Quando parla Thais, mia madre sghignazza.
 
- Che hai da ridere?

- Zitta, zitta, aspetta: ora lo dice.
 
- Cosa?

- Aspetta, fammi sentire.

- Ma cosa?!
 
- Ultraflex: l'adesivo di Mapei che si adatta ad ogni tipo di piastrèle.
 
Piastrèle.
Con la e oltremodo aperta ed una sola l.

Ecco quello che dice Thais.
Ecco quello che fa ridere con superbia mia madre.
 
- Hai sentito? Sembra handicappata: piastrèle ! Dio mio, piastrèle !
 
- Mamma, ti credo, è straniera.
 
Ma mia madre non vuol sentir ragioni e continua a sguazzare lì, in sollucchero su quella vocale aperta e la doppia consonante sparita, ripetendo alla sfinimento la parola incriminata, di giorno, di notte, ridendo malvagia e trionfante. 
 
Perché probabilmente l'ha fatta diventare una questione di puntiglio.
E dopo i miei continui sfottò per la sua discutibile pronuncia di qualsiasi lingua straniera, è andata alla ricerca di qualcuno con cui potersi confrontare e vincere il paragone.

Una sfida virtuale tra lei, Paris Hilton e Thais.
In cui lei è vincente perché è l'unica a saper parlare fluidamente in italiano.

Perché in effetti lei è italiana - ma come ho già detto - non siamo puntigliosi.

...

Comunque è da un po' di giorni che  la promozione Mapei è finita.
Ora c'è quella dei sughi pronti Star.
E la parola d'ordine della settimana è:
 
- Mmh, questa verdura è proprio verdurròssa !

...

..

.

Immaginate l'estasi di mia madre.
sup-postato da: Barbara23 alle ore 00:38 | Permalink | commenti (49)
categoria dello spirito:parentado, televisione cattiva maestra
giovedì, 18 gennaio 2007

Vanno ancora di moda le raccolte punti?

Io non lo so proprio.
L'ultima che ho fatto è stata nel 1988, per avere l'orologione da parete della Pavesi che però aveva le lancette che facevano troppo casino e non mi facevano dormire e quindi è sempre rimasto appeso alla parete senza pile come mero oggetto di bellezza.

Poi il nulla.

Ma non sono così presuntuosa da pensare che le cose cessino di esistere nel momento stesso in cui io le smetta di fare.

E infatti le raccolte a punti esistono ancora.
Purtroppo.

Perché questi fenomeni promozionali, messi nelle mani delle persone sbagliate, possono avere effetti devastanti.

Prendete, per esempio una persona a caso - diciamo mia madre.
E prendete un patrimonio preziosissimo di punti che ha accumulato dopo mesi e mesi di spese sfrenate all'Esselunga.

Un patrimonio per cui va fiera, il metro di paragone con cui lei e sua sorella si fronteggiano nelle lunghe telefonate pomeridiane.

Un patrimonio che ha pensato per lungo tempo di sfruttare per prendere qualcosa di utile per la casa - chessò una macchina del caffé, un computer portatile, un bel phon a ioni attivi per sua figlia.

Chessò.

E, invece - all'improvviso - il raptus.