Premettendo che l’accoppiamento delle parole “Inter” e “scudetto” è solo frutto di allucinazione collettiva dovuta probabilmente al caldo di questi giorni, parliamo di calcio.
O meglio, di un calciatore.
Oliver Kahn, portiere del Bayern di Monaco ed ex-primo portiere della nazionale tedesca.
Muso da bucefalo, grande beone, uomo degli eccessi, genio e sregolatezza.
Oliviero Cane, l’uomo che con un rutto ti ossigena i capelli.
Oliviero Cane, l’uomo con le sue manone ignifughe ti inforna le pizze.
Oliviero Cane, l’uomo che, tutto il mondo nel 2002 per la finale Germania-Brasile tifava Brasile, ma io tifavo Oliviero Cane.
Il mio sogno sarebbe una partita di calcio Resto del Mondo V.S. Oliver Kahn.
Non so se il nostro - a 37 anni sul groppone - riuscirebbe ancora parare qualche tiro, ma di certo opterebbe per uno svolgimento teutonicamente più pratico incedendo a testa bassa e buttando giù tutti come bottiglie vuote di birra.
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La vita privata di Oliviero Cane è molto bella: violento, manesco, già padre di una figlia, lascia la moglie incinta per una veejay di Mtv conosciuta in discoteca.
E immaginare Oliviero che si dimena in discoteca, dà una clavata alla veejay e la fa sua nella piazzola sul retro è già di per sé un esercizio mentale adorabile.
Ma è succosa notizia recente il repentino abbandono della veejay conosciuta in discoteca - con cui, a sua volta, ha già avuto altre due figlie - per una ragazza conosciuta nella stessa discoteca.
Miss Tirolo.
Un titolo che ti suscita subito ilarità perché ti immagineresti una campagnola brufolosa con le trecce arrotolate alla Principessa Leila e la vocetta molesta della Hunziker e invece scopri che è una notevole fanciulla in fiore.
E allora capisci che Oliviero non fa le cazzate perché è cattivo, ma solo perché è un bestione lussurioso che va dove lo porta la sua terza gambona.
E non puoi che provare simpatia per lui perché possiede l’accortezza di un elefante in un negozio di cristalleria unita all'innocenza dei bambini di compiere ogni cosa alla luce del sole.
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Io non mi lamento dei gossips che avvolgono i calciatori di casa nostra, vorrei solo più fantasia e coraggio.
Vorrei che fossero tutti dei pazzi scatenati come Oliver, che mandassero a puttane la propria vita con la stessa scriteriata ma allegra carica dionisiaca.
Vorrei che fossero apertamente chiassoni, ubriachi cronici e cialtroni patentati.
E invece sono tutti impantanati nell'aurea mediocritas di una serata all’Hollywood e di una velina bionda/mora, di un libro di barzellette scritto per beneficenza e di un’inchiesta della procura di Potenza.
Mai un coup de théâtre, un’alzata di capo decente, una stravaganza degna di questo nome, un carattere che spicchi sugli altri – tutto sempre così leccato come il gel sui loro capelli, tutto sempre così patinato come la pelle abbronzatata dei proprietari dei locali che frequentano.
Oliviero è uno squinternato figlio del tuono e del rutto, loro sono degli stucchevoli figli di Lele Mora.
A volte si intravede qualche sprazzo: uno sconsiderato saluto fascista di Di Canio, una capocciata provocata da Materazzi in mondovisione.
Ma tutto viene immediatamente ammorbato in politica, sedato, negato, insabbiato.
E’ che nel calcio da un po’ di tempo mancano gli eroi: certo, ci sono buoni giocatori, ma ci vogliono anche delle figure carismatiche, nel bene e nel male.
Perché sta tutto qui il senso del gioco, dello spettacolo fine a se stesso che diverte, esalta, affascina irrazionalmente, catarticamente.
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Vorrei dei George Best, vorrei dei Paul Gascoigne, vorrei degli Eric Cantona, vorrei dei Maradona.
E tutto quello che ho è Gattuso che racconta ai bambini la favola della Fatina Lacrimona e della Fatina Ridarella.
Vorrei meno fighetti e più Olivieri in giro.
Perché a volte è solo questione di stile.
E il fatto che Oliviero non ne abbia nemmeno un briciolo è la sua salvezza.