giovedì, 29 maggio 2008
C'è un mio amico che ha una teoria per capire se vale la pena o meno morire dietro ad una ragazza.
Bisogna conoscere sua madre.

Per avere una visione precisa di come invecchierà la persona
di cui ora sei follemente cotto.
E a cui, in linea teorica, vorresti restare fianco a fianco tutta la vita.

Fino alla morte.


Penso sia un pensiero lucidamente folle e pregno di un azzardo lungimirante.

E mi intriga parecchio per le conseguenze micidiali che ne potrebbero derivare se introdotto nell'establishment della devozione coatta teenageriale.

...

Se prendessimo, per esempio, Tony Maiello, il giovane sex symbol appena sfornato da X-Factor.

Quello che è arrivato solo quarto nella finale di martedì con un inedito di una pochezza imbarazzante, ma, che, se la discografia italiana è quella cloaca che tutti noi ben conosciamo, sappiamo già che balzerà presto in vetta alle classifiche estive.

Poi pensiamo a suo padre
, quel buffo tombino stempiato che di certo non è passato inosservato tra il pubblico nel corso delle puntate.

E ora applichiamo la cruda teoria del mio amico.

Tony -> padre di Tony -> fino alla morte.



...

..

.

Sentiamo, quante fans ha appena perso Tony in quest'ultimo minuto?

(per gli Aram Quartet invece questa teoria vale solo a metà. Quella dei due Aram brutti.
Gli altri due Aram belli sono e saranno sempre belli a prescindere dai padri)
sup-postato da: Barbara23 alle ore 17:30 | Permalink | commenti (31)
categoria dello spirito:musik, presto sul mio comodino
mercoledì, 21 maggio 2008
Avete mai visto un cinese grasso?
A parte Buddha, intendo, che non sono nemmeno così tanto sicura fosse cinese.

Pensiamoci bene: avvistare un cinese grasso è arduo quasi quanto trovare un cinese morto o in ospedale.

Forse per via della loro dieta ricca di riso, forse perché i cinesi grassi vengono tutti fatti sparire dal Regime.

No, so a cosa state pensando, non valgono i lottatori di sumo.
E' inutile: qualunque esempio di cinese grasso voi stiate pensando, in realtà è giapponese.

Ma poi, mentre scartabelli i files della tua memoria, alla ricerca di una qualche prova contraria a questa presunta regola ferrea, ecco che ti appare lei.

Il motivo per cui capisci che i cinesi non possono essere grassi.

Tuttalpiù sono cinosoffici.

...

E come mi ha fatto notare Paulthewineguy*, Liwen dei Cluster è l'esponente più alta di questa categoria.

Ovviamente, Cluster sta per "fantastico gruppo musicale a cappella che ha partecipato ad X-Factor".

Poi, i cultori del genere sanno come è andata a finire: sono stati eliminati una settimana fa, ma - siccome esiste una giustizia divina - ora sono tra i più scaricati da iTunes.

Ebbene, una delle loro cantanti, questa Liwen, è quanto di più bello possa offrirci il mercato musicale oggi.

Non solo per quanto è brava vocalmente, ma anche per la sua fisicità che sprizza grazia orientale, energia paffuta, morbida telegenia.

Cinosofficezza. In taglia leggermente extra-large.


In barba a qualsiasi anoressica stronza che prende in mano un microfono ansimandoci dentro.

...

Ora venitemi pure tutti a smentirmi, a dire che sono in preda ad una vena di devozione da teenager, ma ne sono certa: Liwen dei Cluster, è nata una stella.

O quantomeno, il Club dei Cinosoffici.




*ma si può ancora dire Paulthewineguy o è diventata una parolaccia?
sup-postato da: Barbara23 alle ore 16:02 | Permalink | commenti (30)
categoria dello spirito:musik, presto sul mio comodino
lunedì, 17 marzo 2008

La notizia di un possibile ritorno di una nuova serie di Beverly Hills 90210 mi ha messo in uno stato di totale fibrillazione.

Perché Beverly Hills è e sempre sarà il telefilm perfetto.

Spiagge, tette, fighi e intrighi: senza tutta quella melassa e quella psicologia da quattro soldi che si trovano nei teen-serial di questi anni.

Perché a un filosofeggiamento di Dawson e Joey sul senso della vita in riva la fiume ho sempre preferito Kelly e Donna che parlavano di french manicure prendendo il sole.

Io Beverly Hills lo adoravo a partire dalla sigla.
L'ho sempre ritenuta l'allegoria dell'amicizia.

Sì, insomma, quel saluto lì, alla fine, che si fanno tutti dinoccolati con le mani, ho sempre pensato che da grande avrei voluto anch'io avere un gruppo di super-amici fighissimi e salutarli in quel modo.

E avere un'amica secchiona come Andrea.
E avere un amico che fosse una pippa assurda nel rap come David.
E avere un'amica biondissima come Kelly.
E avere un amico con un'onda impossibile tra i capelli come Brandon.
E avere un amica davvero decerebrata come Donna.
E avere un boy-friend ombroso e solitario come Dylan.
E avere un'amica complicata come Brenda.

E avere un cameriere/servo come Nat Busicchio del Peach Pit.
Busicchio.

...

Ma il migliore, per me, è sempre stato quel bamboccione ricciolo, quel Big Jim biondo, il Mister Beach Volley 90210, insomma: Steve, alias Ian Ziering.

Un personaggio mai valorizzato del tutto, purtroppo.

A lui capitavano sempre le sottotrame cretine
tipo "ubriachiamoci tantissimo con i ragazzi della confraternita e poi facciamo scherzi alle matricole", non possedeva uno spessore psicologico tale da percorrere il deserto della California in moto come Dylan o aprire una boutique su Rodeo Drive come Kelly.

Ma Steve c'era, sempre.
Con un sorriso smagliante, la fisicata da sturbo, Steve si è fatto tutte le dieci serie, senza un graffio, un cedimento o una sottoforma di maturazione, continuando imperterrito a brillare nella sua fantastica vacua essenza da Golden Boy della Costa Ovest. 

Perché se tutto poteva cambiare e stravolgersi da una puntata all'altra, potevi però stare sicuro che almeno lui avrebbe continuato a fare lo stesso di sempre.

Cioé il nulla, ma con dei denti bianchissimi.

...

E il fatto di sapere che ultimamente ha partecipato alla trasmissione televisiva Dancing with the star e l'abbia pure vinta mi fa davvero piacere e spero che sia di buon auspicio per un rilancio della sua carriera.

Un po' meno piacere me lo fa il fatto di sapere che Dancing with the star è la versione americana del nostro Pio-Ospizio-Per-Celebrity-Di-Serie-Zeta Ballando con le stelle e che probabilmente esiste un equivalente di Paolo Belli oltreoceano.

Ma passerà. 

sup-postato da: Barbara23 alle ore 00:16 | Permalink | commenti (33)
categoria dello spirito:presto sul mio comodino, miti e feticci
martedì, 11 marzo 2008

Ultimamente le capigliature maschili annoiano.

Nessun rasoio, nessuna falce, nessuna mietitrebbia riescono più a scolpire un’emozione sui virili cuoi cappelluti.

A meno che.

A meno che qualcuno non prenda subito in mano un articolo che parli del premio Oscar Questo non è un paese per vecchi.

In cui sia presente almeno una fotografia di quel grandioso demente che è Javier Bardem.

Un bel primo piano.

A meno che qualcuno non entri subito nel primo parrucchiere che gli capiti a tiro.
E abbia il buon senso di porgere l'articolo e chiedere:

che stavolta il taglio lui lo vuole così:

...

..

.

E pregherò stanotte, affinché al mio risveglio l’indomani tutta la città sia invasa da fantastici Uomini-Paggetto-Psicotico.

sup-postato da: Barbara23 alle ore 23:24 | Permalink | commenti (21)
categoria dello spirito:presto sul mio comodino, angolo della coltura
domenica, 28 ottobre 2007

Adoro Gusto, la rubrica gastronomica del Tg5.
Se trovo la sigla me la devo mettere sulla suoneria del cellulare.

Mi ha fatto imparare espressioni bellissime come "ora vado ad impiattare”.

Mi ha fatto conoscere l’uomo che vorremo tutti come testimone il giorno delle nostre nozze, quella persona tanto distinta di Gioacchino Bonsignore.

Mi ha fatto capire che per essere sommelier innanzitutto ci vuole una grandissima faccia di bronzo e crederci tanto. Ma veramente tanto.

Di Gusto mi piacciono tutti i servizi - sono onnivora.
Il tizio che controlla l’occhio dell’orata per vedere se è fresca, la cuoca al mercato alla ricerca di fave, il macellaio pazzo che gode strofinandosi una braciola di maiale su per il viso.

E la mantecatura del risotto - ho proprio un debole per la mantecatura di qualsiasi cosa, io.

La domenica poi è una delizia, con le ricette dei Grandi Dessert presentate appunto dal buon Gioacchino.

Quella di oggi consisteva in una palla di panna creata nell’azoto liquido.
Dentro, un cuore di mousse di cocco e sugo di lamponi.

Una mossa di Dragon Ball più che un dolce, in pratica.

Ovviamente non ho capito il procedimento, anche perché giustamente questi grandi chef mica te lo vengono a raccontare - ti dicono facciamo sta palla di azoto liquido con la stessa nonchalance con cui ti consiglierebbero di pelare delle patate.

Un po’ perché sono gelosi dei loro trucchetti, un po’ perché il resto del Tg5 incombe e non sia mai che si perda del tempo a discapito dell’ennesimo servizio su Nicoletta Mantovani e l’eredità di Pavarotti.

Alla fine comunque il risultato aveva qualcosa di metafisico: un’algida sfera che si sarebbe sciolta in massimo due minuti – hanno terroristicamente annunciato.

Poi l’ineffabile Gioacchino l’ha spiaccicata con la forchetta e l’incanto si è spezzato: sul piatto è rimasta un po’ di panna, grumi di cocco e della gelatina troppo rossa per essere vera.

Ora sto cercando se esiste una macchina dell’azoto liquido per principianti, sullo stile del Dolce Forno della Harbert per ricreare quella piccola magia.

O far esplodere la cucina – una delle due.

sup-postato da: Barbara23 alle ore 22:44 | Permalink | commenti (28)
categoria dello spirito:presto sul mio comodino, televisione cattiva maestra
martedì, 23 ottobre 2007

E’ improbabile.
E’ impossibile.
E’ inconcepibile.

E’ ripetitivo.

Ok, questa la so: è Giacobbo.

Il più surreale dei divulgatori, il Marzullo del paranormale, l’uomo che più di chiunque altro dovrebbe irrorare il conto in banca di Dan Brown con un bel bonifico mensile.

Io con lui io ho un conto in sospeso.

I cerchi nel grano.
Le piramidi di Giza.
Il triangolo delle Bermuda.

Sono tutte cose che ho scoperto prima io.

Nel lontano 1994, divoravo libroni di fantarcheologia mentre lui scriveva ancora i testi per Mezzogiorno in Famiglia di Michele Guardì.

Quando ne parlavo io, la gente mi prendeva per pazza.
Ne parla lui ed è in effetti la stessa cosa.

Ma almeno viene pagato.
In gilet da pescatore, ma viene pagato.

Giacobbo che agita educamente le sue manone sulla piana di Giza.
Giacobbo che gira con un caschetto da minatore per le fogne di Torino.
Giacobbo che verifica esperimenti paranormali farlocchi.

E la sua facciona rosea da impiegato del catasto sempre in primo piano pronta a ricordarci che, sì, esiste una spiegazione plausibile per ogni mistero, eccetto per quello per cui lui va in onda in prima serata.

Di Giacobbo mi piace l’imprevedibilità.
Non sai mai quante volte in una serata potrebbe ritirare fuori la questione di Rennes Le Chateau e del Priorato di Sion.

Giacobbo è uno capace di dire pacatamente come un padre che ti viene a rimboccare le coperte:

Buonasera. Stanotte parleremo della Morte.
Ma lo faremo in modo sereno per non turbarvi.

E tu sai già che quella notte non riuscirai a dormire.

Le uscite di scena di Giacobbo sono sempre degne di nota.
Lui non si congeda come farebbe uno della Famiglia Angela, un Augias o un Cecchi Paone qualsiasi.

No, lui si smaterializza.
A volte sale su una Cinquecento dorata che vortica su se stessa venendo quindi canalizzata in un altro continuum spazio-temporale.

A volte, più sobriamente si toglie via dai coglioni con un raggio laser.

Comunque a Voyager preferisco Ragazzi, c’è Voyager, la sua versione light per adolescenti, la domenica mattina.

Che in realtà ripete le stesse cose della versione serale, solo che in questa Giacobbo si mette a leggere le letterine dei ragazzi che gli arrivano attraverso un complicato marchingegno composto da un tubo di plastica collegato ad uno stantuffo fumante.

E lui le acchiappa al volo quando escono.

Sono i dettagli che rendono grande un uomo.

sup-postato da: Barbara23 alle ore 23:53 | Permalink | commenti (29)
categoria dello spirito:presto sul mio comodino, televisione cattiva maestra, tu chiamale se vuoi ossessioni
martedì, 24 aprile 2007

Premettendo che l’accoppiamento delle parole “Inter” e “scudetto” è solo frutto di allucinazione collettiva dovuta probabilmente al caldo di questi giorni, parliamo di calcio.

O meglio, di un calciatore.
Oliver Kahn, portiere del Bayern di Monaco ed ex-primo portiere della nazionale tedesca.

Muso da bucefalo, grande beone, uomo degli eccessi, genio e sregolatezza.
Oliviero Cane, l’uomo che con un rutto ti ossigena i capelli.
Oliviero Cane, l’uomo con le sue manone ignifughe ti inforna le pizze.
Oliviero Cane, l’uomo che, tutto il mondo nel 2002 per la finale Germania-Brasile tifava Brasile, ma io tifavo Oliviero Cane.

Il mio sogno sarebbe una partita di calcio Resto del Mondo V.S. Oliver Kahn.
Non so se il nostro - a 37 anni sul groppone - riuscirebbe ancora parare qualche tiro, ma di certo opterebbe per uno svolgimento teutonicamente più pratico incedendo a testa bassa e buttando giù tutti come bottiglie vuote di birra.


La vita privata di Oliviero Cane è molto bella: violento, manesco, già padre di una figlia, lascia la moglie incinta per una veejay di Mtv conosciuta in discoteca.

E immaginare Oliviero che si dimena in discoteca, dà una clavata alla veejay e la fa sua nella piazzola sul retro è già di per sé un esercizio mentale adorabile.

Ma è succosa notizia recente il repentino abbandono della veejay conosciuta in discoteca - con cui, a sua volta, ha già avuto altre due figlie - per una ragazza conosciuta nella stessa discoteca.
Miss Tirolo.

Un titolo che ti suscita subito ilarità perché ti immagineresti una campagnola brufolosa con le trecce arrotolate alla Principessa Leila e la vocetta molesta della Hunziker e invece scopri che è una notevole fanciulla in fiore.

E allora capisci che Oliviero non fa le cazzate perché è cattivo, ma solo perché è un bestione lussurioso che va dove lo porta la sua terza gambona.

E non puoi che provare simpatia per lui perché possiede l’accortezza di un elefante in un negozio di cristalleria unita all'innocenza dei bambini di compiere ogni cosa alla luce del sole.


Io non mi lamento dei gossips che avvolgono i calciatori di casa nostra, vorrei solo più fantasia e coraggio.
Vorrei che fossero tutti dei pazzi scatenati come Oliver, che mandassero a puttane la propria vita con la stessa scriteriata ma allegra carica dionisiaca.

Vorrei che fossero apertamente chiassoni, ubriachi cronici e cialtroni patentati.
E invece sono tutti impantanati nell'aurea mediocritas di una serata all’Hollywood e di una velina bionda/mora, di un libro di barzellette scritto per beneficenza e di un’inchiesta della procura di Potenza.

Mai un coup de théâtre, un’alzata di capo decente, una stravaganza degna di questo nome, un carattere che spicchi sugli altri  – tutto sempre così leccato come il gel sui loro capelli, tutto sempre così patinato come la pelle abbronzatata dei proprietari dei locali che frequentano.

Oliviero è uno squinternato figlio del tuono e del rutto, loro sono degli stucchevoli figli di Lele Mora.

A volte si intravede qualche sprazzo: uno sconsiderato saluto fascista di Di Canio, una capocciata provocata da Materazzi in mondovisione.
Ma tutto viene immediatamente ammorbato in politica, sedato, negato, insabbiato.

E’ che nel calcio da un po’ di tempo mancano gli eroi: certo, ci sono buoni giocatori, ma ci vogliono anche delle figure carismatiche, nel bene e nel male.
Perché sta tutto qui il senso del gioco, dello spettacolo fine a se stesso che diverte, esalta, affascina irrazionalmente, catarticamente.


Vorrei dei George Best, vorrei dei Paul Gascoigne, vorrei degli Eric Cantona, vorrei dei Maradona.
E tutto quello che ho è Gattuso che racconta ai bambini
la favola della Fatina Lacrimona e della Fatina Ridarella.

Vorrei meno fighetti e più Olivieri in giro.
Perché a volte è solo questione di stile.
E il fatto che Oliviero non ne abbia nemmeno un briciolo è la sua salvezza.
sup-postato da: Barbara23 alle ore 00:31 | Permalink | commenti (45)
categoria dello spirito:presto sul mio comodino
lunedì, 19 febbraio 2007

Dopo la caduta del Muro di Berlino, la geopolitica mondiale è essenzialmente divisa in due settori.

Quelli pro-William.
E quelli è pro-Harry.

Io mi schiererei pure in uno svizzero silenzio neutrale se non fosse che
mia madre è pro-William.

E quindi io di rigetto sono pro-Harry.

Quel simpatico pel di carota con il muso da cavallo, cafone e perennemente ubriaco.

Tutto deriva dal fatto che, fin dalla mia più tenera età, quando alla tv appariva il biondo e angelico William, mia madre mi ha sempre fatto una testa così con le sue manie da "piccola reginetta del ballo":

- Toh, guarda com'è ganzo il principino Uilliams! Oh, ma guarda che ti sta facendo l'occhiolino!
Adesso sono sicura che viene in Italia e ti chiede in sposa!
 
Soleva ripetermi queste cose - davvero.
E io ho sempre annuito per farla continuare e vedere fino
a quale punto estremo di cazzate potesse spingersi.

Tipo quella volta che l'ha buttata lì:

- Barbara, ma quando diventi principessa, chiamerai la tua povera mamma a palazzo da te? Vi aiuto un po', vi faccio una pastasciutta, un po' di pulizie.

Fantastico.
Mi madre con un Mocio Vileda umido in una mano e uno scolapasta nell'altra che si imbatte per caso nei corridoi di fronte alla Regina Elisabetta.

E finisce che si ritrovano a giocare accanite a canasta davanti ad un bicchiere di sherry.


...
 
In ogni caso, capita sempre che, di fronte alla tv - grazie al fantastico Tg5 di Carlo Rossella che se ogni giorno non fa un servizio sulla Famiglia Reale Britannica sta male - io e mia madre litighiamo sulle bravate del piccolo Harry.

Lei lo attacca esaltando il virtuoso fratello, io lo difendo biecamente e senza vergogna.
 
Harry si presenta ad una festa in uniforme nazista?
Embé, che c'è di strano? I nazi possono essere stati non proprio delle brave persone, ma si vestivano da dio.

Harry va in giro nei pub a palpare le ragazze?
Poverino, non è colpa sua. E' in ostaggio dei suoi ormoni.

Harry si droga?
Lo fa anche quell'ipocrita di William, ma lui è più furbo
e non si fa beccare.

In pratica, mi sono sempre arrampicata sugli specchi pur di non dar ragione a mia madre e ammettere che
quella fighetta di William è migliore di suo fratello.

A tal punto che ora mi sono davvero affezionata a quella piccola peste.
Come se fosse uno pseudo-vip sprovveduto appena uscito dal Grande Fratello e io il suo Lele Mora pronto a parargli il culo in ogni momento.

Ma ora Harry se ne va in guerra.

Tremo al solo pensiero dei guai che potrà combinare.
Sarebbe più sensato mandare al fronte un pagliaccio su un monociclo con al collo il cartello: "Sparatemi, please".

...

Ma questa volta, ho fiducia in lui.
Covo in cuore il sogno segreto che riesca a fare bella figura al fronte e al ritorno in Inghilterra inizi finalmente a compiere gesti di un certo spessore.

Chessò, tipo tramare dietro le quinte come un vero personaggio shakespeariano, rinchiudendo a chiave nelle scuderie Carlo e Camilla e fregando il trono al fratello.

Oppure convincere Robbie Williams a cantare di nuovo con gli altri Take That.

In barba a Carlo Rossella, a mia madre e
a tutti quelli che gli vogliono male.
Vai, Harry, ce la puoi fare.

...

..

.

Ho come l'impressione che il giorno della partenza in Iraq non si presenterà.
E lo ritroveranno qualche giorno più tardi in una pozza di vomito ricoperto di lische di pesce in qualche vicolo di Londra.

E mia madre vincerà ancora una volta.
sup-postato da: Barbara23 alle ore 23:23 | Permalink | commenti (50)
categoria dello spirito:voglio la sua testa, presto sul mio comodino
sabato, 19 agosto 2006

Ad origliare gli altri passeggeri sul treno si fanno sempre scoperte interessanti.

E infatti, alcune settimane fa, ho avuto un'apparizione: due baldi ricercatori universitari in vena di battute.
Le solite cose che però ti fanno sempre sorridere: l'imitazione di Corrado Guzzanti che a sua volta imita Venditti, vivide scene di vita vissuta, la prof rompiballe, la Teoria delle 24 Ore di Merda.

Cose così, insomma.
Dai, non guardatemi così, il viaggio era lungo e io mi stavo annoiando.

Poi, all'improvviso, arriva lei: la barzelletta che non capisco.
La cosa che mi fa più rabbia è che i due alla fine se la ridevano come matti, grugnendo a più non posso, mentre io non riuscivo a capire cosa ci fosse di divertente. Mi sentivo esclusa.

Quindi, ora ve la propongo, sperando che qualcuno la capisca e me la spieghi.

Tre ingegneri salgono su una Cinquecento. L'auto non parte.
L'ingegnere meccanico dice: "Lasciate fare a me, sarà colpa dello spinterogeno!".
L'ingegnere elettronico gli ribatte: "Macché, bisogna aggiustare il quadro elettrico!"
A questo punto salta su l'ingegnere informatico ed esclama: "E se scendiamo tutti dalla macchina e dopo ci saliamo di nuovo?!"

Vi prego, ditemi, che significa?
E' divertente? O contiene una vena discriminatoria contro gli ingegneri informatici?
O forse è divertente proprio perché contiene una vena discriminatoria contro gli ingegneri informatici?
Posso riciclarla, stando sicura che farò bella figura?

Ho incontrato due geni dell'umorismo che tra qualche anno vedrò a Zelig, o due cialtroni con lo spirito di patata che in ogni caso rivedrò tra qualche anno a Zelig ?

Orsù, ditemi.

Tra l'altro quello con il maglione storto non era niente male. A parte il maglione storto, ovviamente.

...

..

.

E penso di aver capito dove abita.

sup-postato da: Barbara23 alle ore 15:45 | Permalink | commenti (37)
categoria dello spirito:presto sul mio comodino, binario morto
martedì, 15 agosto 2006

Mi immagino che serpeggi da qualche settimana il malumore tra di voi, che vi degnate di leggere questo blog.
Mi sembra già di sentire il bisbiglìo incontrollato e che converge, costernato, su un unico, pressante interrogativo:

"Ma dov'è l'horrorscopo di Agosto?! Io non posso vivere senza l'horrorscopo di Agosto!"

Eh già, lo so che vi è mancato.
Ma non l'ho fatto apposta. E' solo che fino alla metà di Agosto la situazione planetaria è rimasta sostanzialmente uguale a quella di Luglio, quindi non mi volevo ripetere.

Ora invece le cose cambiano.
Me lo dice il librone delle effemeridi, ma me lo dice soprattutto Paolo Fox.

Lui, il maestro, il mio astrologo del cuore.
Può darsi che Branko dia più garanzie con la sua testa canuta e quello sguardo magnetico, ma è Paolo Fox l'unico di cui mi fido.

Un uomo che vorrei rimpicciolire e tenere sempre sul mio comodino. Tra la mucca salvadanaio e l'abat-jour che quando l'accendo fa le scintille e sento puzza di fumo.

Paolo, o Paolo, sempre così saggio, gentile, confidenziale.
Se non sospettassi che tu fossi già di qualcuno, rischierei di innamorarmi di te.

Per ora ti stimo solamente. Però tantissimo.

...

Ma veniamo all'horrorscopo.
Dalla seconda metà di Agosto in poi, Paolo dice che inizierà un periodo fenomenale per i segni di Fuoco: Ariete, Leone e Sagittario.
In particolare, il Sagittario - che è il mio segno - inizierà una marcia di successi che si concluderà trionfalmente a fine anno.
Cioè, capite che bella notizia finalmente?!
Grazie Paolo, grazie. Ti stimo.
 
...
 
Ah, per gli altri undici segni mi pare che andrà tutto discretamente bene. Insomma alti e bassi, le solite cose. Ma non ci sarà da lamentarsi.
A parte la Vergine.
sup-postato da: Barbara23 alle ore 12:48 | Permalink | commenti (27)
categoria dello spirito:presto sul mio comodino, horror-scopo
giovedì, 04 maggio 2006

Io di norma mi sveglio sempre incavolata nera con tutto l'universo.

Vuoi perché ho passato tutta la notte a giocare a "chi manda a quel paese via per primo chi  sms" con lui e alla fine ho vinto io e mi sento in colpa,

vuoi perché non si è ancora avverato il mio sogno di essere svegliata da una schiera di folletti che mi cantano "Good Morning, Good Morning" mentre dei camerieri-pinguino su pattini a rotelle mi portano montagne di fette biscottate e marmellata su vassoi color fuxia,

vuoi semplicemente perché l'altra sera a Matrix era ospite Giulio Tremonti,

in ogni caso, quando mi sveglio  sono sempre di umore pessimo.

Fino a quando non accendo la TV e lo vedo:

il pianista di Strabioli su Rai Tre

Non mi ricordo nemmeno il nome, ma non importa.

A me basta che suoni il piano e canti, improvvisando versi surreali di rara bellezza

"Tatiana, Tatiana, tu sei la mia amica napoletana
mangiavi sempre la parmigiana
.."

A me basta che posi ogni giorno una bambola della sua collezione sul pianoforte e le dia un nome

(quella di oggi si chiamava Maria Grazia Concetta e aveva metà volto sfigurato)

A me basta che  di punto in bianco interrompa le interviste di Strabioli, mettendo in imbarazzo gli ospiti

"Maestro, ma che si è preso insieme al caffé stamattina?!" 
 - gli ha chiesto l'altro giorno Fiordaliso

A me basta che prima o poi riesca a far impazzire Strabioli che risulta visibilmente scocciato da ogni suo intervento, ma che non può fare nulla contro di lui perché i due sembrano legati da qualche oscuro segreto in comune

"Maestro, la bambola di oggi è orribile!"
"Ma come! Non si ricorda che l'abbiamo scelta tutte noi insieme alle nostre amiche?"
"..."

A me basta che esista, con il suo cappellino di chiffon e le rosee guanciotte.

La sua vena di sana pazzia per riconciliarmi con il mondo.

sup-postato da: Barbara23 alle ore 14:35 | Permalink | commenti (5)
categoria dello spirito:presto sul mio comodino
giovedì, 27 aprile 2006

Voglio subito sul mio comodino:

Ciccio Formaggio

Ovvero Alberto Marcomini, uno dei giornalisti di Gusto, la rubrica gastronomica del TG5 che colpisce notevolmente la mia fantasia, popolata com'è da un sottobosco di pittoreschi sommelier, macellai poeti, energiche massaie e cuochi che pretendono che tu abbia in casa dello sciroppo di glucosio emulsionato con digliceridi degli acidi grassi alimentari per preparare un sorbetto al melone.

Ma Ciccio Formaggio li batte tutti: quando arriva lui, a tavola esplode un improvviso ilare entusiasmo e parte la ola. Subito iniziano improperi e amenità varie sul suo conto:

"Ca**o dice quel fesso!?"

Che ovviamente tradiscono quanto affetto nutriamo per lui.

Perché Ciccio è una garanzia: sempre lì, in qualche malga sperduta, con il suo occhietto strabico e lo sguardo tra l'untuoso e il gaudente, a decantare il formaggio, a toccare il formaggio, a sniffare formaggio, a sbavare sul formaggio.

Io non oso nemmeno immaginare che altro ci faccia con il formaggio.

sup-postato da: Barbara23 alle ore 14:11 | Permalink | commenti (1)
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