giovedì, 05 giugno 2008

Capisci di essere definitivamente fuori dal fantastico tunnel dell'Istruzione Superiore, quando, se ti parlano delle nuove riforme del Ministero, caschi dal pero.

E soprattutto, non te ne può fregare di meno.

Esattamente quello che è capitato a me, l'altro giorno, quando la mia pupilla mi ha spiegato angosciata che quest'anno, se hai insufficienze in qualche materia, vieni rimandato a settembre.

Perché sì, nonostante il fitto silenzio da parte mia presso di voi, le mie ripetizioni serali con la ragazzina del piano di sotto si sono svolte con regolarità per tutta la durata dell'anno scolastico 2007/08.

E ora, giunti quasi alla soglia delle meritate vacanze estive, mi sento in grado di fornire un veloce resoconto delle suddette ripetizioni.

...

Non abbiamo mai superato il 6 nei compiti in classe.
A onor del vero, a volte non l'abbiamo manco sfiorato.

Siamo mediocri.
Che era esattamente l'obiettivo che ci eravamo prefisse fin dall'inizio.

...

La mia pupilla quindicenne si sta facendo grande.
Va in giro con una borsetta minuscola da passeggiatrice, esce con un ragazzo diverso ogni sera, è consapevole del potere della sua bellezza.

E penso che abbia contratto la candida.


...

Sua madre è una presenza sempre più nefasta: a parte il fatto che non paga mai, ma poi non posso sopportare le madri in accapatoio e sigaretta in mano che vengono a disturbarmi mentre studiamo.

Per chiedermi se questo sarà l'anno del Leone.
Poi apre l'antina sotto il lavandino, prende una bottiglia di Campari e se la porta in camera da letto.

Personalmente è una scena che ogni volta mi tocca da vicino il sistema nervoso.

...

I radicali sono una delle cose più difficili della matematica.
Credo.

Comunque, se io li capisco poco, la mia pupilla ancora di meno.
Alla richiesta "Applica la regola e porta il 5 sotto radice", lei risponde genialmente scrivendo √5.

Volevo dargliela buona, ma proprio non ce l'ho fatta.

...

..

.

Comunque queste sono le ore peggiori.
Prego che non venga rimandata a settembre o quella donna in accappatoio di sua madre mi darà la bottiglia del Campari in testa.
sup-postato da: Barbara23 alle ore 14:01 | Permalink | commenti (24)
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mercoledì, 14 novembre 2007

Ieri sera tentavo di spiegare il metabolismo cellulare alla mia pupilla.

Penso che pagare una per leggerti ad alta voce il libro, sottolineare in fucsia le parole chiave e gesticolare pesantemente nel tentativo di far capire come fa il DNA a galleggiare nel citoplasma sia l’ultima frontiera della coglioneria, ma siccome la tizia che viene pagata sono io, chiudo un occhio.

Comunque è difficile spiegare cose senza poter usare nelle frasi nessuna subordinata.
Quando inizio ad ampliare il discorso con un “che”, un “affinché” o - azzardo - un gerundio, la pupilla sgrana gli occhioni pittati da Maybelline New York e mi si stranisce.

Mi è stato molto d’aiuto, quindi, il caro e vecchio Esplorando il corpo umano, quel cartone animato che ci ha resi tutti cosapevoli del fatto che il nostro corpo sia abitato da strani omini iperattivi che fanno un po’ quel cazzo che vogliono.

Scusate, mi viene da grattarmi.
Ok, posso andare avanti: la mia mano ha smesso.

Mentre parlavamo dell’efficiente attività degli enzimi, mi sono venuti in mente a come erano rappresentati nel suddetto capolavoro animato: dei metalmeccanici pelati e incazzosi con cacciavite in mano  - e sono caduta in una spirale di paranoia perché immagino che a loro volta, anche loro debbano essere composti da cellule piene di  metalmeccanici pelati e incazzosi con cacciavite in mano - e così via in un vicolo senza uscita in cui mi sono rifugiata per non prestare attenzione alla pupilla.

Poi per sbaglio, lei ha mosso il mouse del suo computer, ha disattivato lo screensaver e sul desktop c’era una foto di lei fatta con la web cam in posa provocante.

Come se Rihanna si facesse un avatar su Splinder con il suo famoso ombrello infilato in bocca – tanto per intenderci.

E mi sono ributtata a capofitto nella fantasmagoria degli enzimi degli enzimi degli enzimi degli enzimi degli enzimi degli…

...

..

.

(nella foto: quello che viene fuori su Google se digito enzimi.
Ovviamente un brutto scherzo a cui non voglio credere. I miei enzimi sono diversi.)

sup-postato da: Barbara23 alle ore 23:19 | Permalink | commenti (24)
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domenica, 15 luglio 2007

L’usanza dei compiti delle vacanze è sempre stata odiosa.

Spendere soldi per stupidi libretti insipidi, zeppi di disegni approssimativi che dovrebbero rendere il tutto più digeribile e invece infondono solo un’atroce tristezza.
Libretti che poi alla fine nessuno correggerà mai – tra l’altro.

Più odioso ancora è quando tu devi aiutare a fare i compiti delle vacanze qualcun altro – nella fattispecie la mia pupilla.

Mi ha telefonato all’ora di cena la scorsa settimana – per poco non mi ingozzavo con il boccone di cibo.

- Ciao, ascolta..

Sì, ascolto..

- Ti ricordi che dovevi venire giù per fare con me i compiti delle vacanze di matematica?

Strillare nella cornetta una risata acutissima, sbatterla giù e sparire in una nuvola di coriandoli e stelle filanti – chessò – a Copacabana.
Mi sembrava la risposta più appropriata. E invece come una fessa:

- S-sì

- Quando iniziamo?

Il boccone in qualche modo era sceso e io capisco all’improvviso che devo prendere in mano la situazione e comincio, professionale:

- Allora: con ordine. Quanti esercizi hai?

- Ehm, dopo li conto.

- Quando vai in vacanza?

- Agosto.

- Agosto quando?

- Ehm.. non mi ricordo.

- Uhm. Quando inizia la scuola?

- Settembre.

- Settembre quando?

- Ehm..

- Non ti ricordi?

- Non mi ricordo.

- Bon, ce li leviamo dai coglioni tutti adesso a Luglio, allora.

Mi piace come ho detto quella frase bella convinta, nonostante stessi schiumando.
Non mi ricordo. Oddio.

Il giorno dopo sono iniziate le lezioni.
Ero piuttosto curiosa di scendere per via del piccolo debito che la madre della pupilla ha ancora con me dalla fine di maggio: 120 euro di lezioni non ancora pagate.

Il fatto è che quando scendo, la madre è sempre in bagno a lavarsi i capelli.
Apro la porta, dico “permesso” e sento una voce squillante che oltrepassa le ceramiche del cesso e urla:

- Ciao Barbara, ti pago la prossima volta, ora mi sto lavando i capelli!

A seguire: il fragore dello sciacquone.
Lavando i capelli. Uhm.

Gli esercizi sono filati via lisci, nonostante una mia piccola debacle: non ricordavo più se un numero elevato alla zero facesse sempre zero o sempre uno e anche adesso, nel momento in cui sto scrivendo, non me lo ricordo di nuovo – ma insomma, io posso anche far schifo in matematica, ma – così per informazione a tutti quelli che non credevano in me – lei è stata promossa con la sufficienza alla fine.
Tié.

La pupilla si è comprata un nuovo cellulare che per me è rosso e invece per lei è rosa o al massimo corallo e lo usa come calcolatrice con una lentezza estenuante per via delle unghie lunghissime che si è fatta crescere e mentre digitava per l’ennesima volta una moltiplicazione a quattro cifre, io la osservavo e notavo che l’adolescenza non sta agendo in modo molto clemente su di lei.

Pare un’otre e per un attimo ho pensato che la pubertà è un periodo per molti versi spaventoso, con questi ormoni vaganti, i brufoli, la moda e le logiche del gruppo, un certo vuoto dell’anima, la memoria a breve termine che se ne va a farsi fottere, tutti che ti urlano contro e ti dicono cosa devi fare e se ci si mettono pure i compiti delle vacanze, cavolo, è davvero la fine.

Ho avuto come un istinto materno verso di lei e volevo darle una pacca sulla spalla e dirle di stare tranquilla, che – non sapevo esattamente come – ma tutto sarebbe andato al suo posto, prima o poi.

Poi le è arrivato un messaggio sul cellulare annunciato dalla suoneria di Shakira & Beyoncé.
Lei si è scossa dal torpore e ha esclamato:

- Oh, per fortuna! Mi stavo addormentando!

Curioso come gli istinti possano cambiare da un momento all’altro.
Stronzetta, come se io qui mi stessi divertendo.

Comunque, l’operazione di lavaggio di capelli di sua madre – come sempre – è durata tutta l’ora e mezza di lezione.

Ho come l’impressione che alla fine di luglio mi dovranno fare un bonifico.

sup-postato da: Barbara23 alle ore 19:04 | Permalink | commenti (52)
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domenica, 27 maggio 2007

Le ultime settimane di ripetizioni di matematica sono state piuttosto convulse.

Ci sono stati dei momenti in cui ho percepito molto lucidamente che no, non ho proprio il fisico per assistere una minorata mentale che sta cinque minuti a rimurginare su quanto fa –1 +2 e che la cosa migliore per rimpinguare le finanze del mio portafoglio è scegliere per il prossimo anno qualche altra pupilla da aiutare o, più semplicemente, andare a battere per strada come tutte le altre.

Poi però accadono episodi talmente galvanizzanti che mi fanno capire che sarebbe un delitto rinunciare ad un’opportunità del genere così drasticamente.

Come quando suo padre è entrato in salotto credendo che io non fossi ancora arrivata con indosso solo degli orridi slip bianchi, villosissimo, una bottigliona d’acqua minerale in mano a mo’ di clava e un’espressione da emerito coglione in volto.

Pensavo che cominciasse a deliziarci con la scenetta di Tafazzi e invece è subito sparito imbarazzatissimo nel buco di culo dal quale era uscito e spero vivamente che sia filato a cambiarsi biancheria intima perché gli slip bianchi sono davvero la morte sua e di tutti gli uomini in generale.
 

L’ultima ripetizione è andata maluccio a causa dell’argomento ostico (equazioni di primo grado) e della prospettiva di un compito in classe imminente che deciderà per il 5 o il 6 in pagella.

Ma diciamo che ha contribuito anche molto, come elemento destabilizzante, la sciagurata idea della piccola di cospargersi tutta con il nuovo autoabbronzante de L’Oreal.

All’inizio della settimana aveva un aspetto molto shiny, glossy e trendy tanto che mia madre, spiandola dalla finestra ammirata, ha ventilato l’idea che forse se lo comprerà pure lei.

Ma làvati oggi, làvati domani, giovedì sera la ragazza aveva le braccia a chiazze tipo Hanoi dopo un bombardamento al napalm e come un tumore in mezzo al volto.

Sembrava che tutta la pelle le stesse crollando a brandelli e ha solo quattordici anni.

- Oh, ma che bel colorito che hai ancora!

Ehm, ti è caduto un pezzo di naso - le volevo vomitare in faccia.

Ma il problema più pressante è che ormai stiamo più tempo a parlare dei cazzi suoi che non a tentare di carpire i meravigliosi segreti della matemagica di cui, in verità, non sono a conoscenza, ma che sarebbero comunque  sempre più interessanti.
E con questo ho detto tutto.

- Barbara, lo sai che miei amici hanno tutti dei nomi assurdi? Dai, non è possibile che uno si possa chiamare Giuseppe! E Antonio! Come fai a chiamare un bambino Antonio?

Giuseppe. Antonio. Non sono nomi strani. Ciccia.
Ma buttiamoci sul gossip più banale per glissare.

- Ah, beh, ma non è nulla in confronto alla nuova figlia di Totti. Lo sapevi che l’hanno chiamata Chanel?

- Caaaaaaaaaaaaaaaarino!

Sedici “a”. Ho contato sedici “a” nel suo “carino”.
E questa è stata la conversazione più brillante che abbiamo avuto.

...

Come se non bastasse, è da un po’ di tempo che aleggia un’ombra oscura sulla mia pupilla, alimentata da quella portinaia di mia madre che l’altra sera mi sibilava:

- Quando è rientrata da scuola, l’ho sentita aprire bruscamente la porta, gridare come un’isterica, scaraventare lo zaino per terra, poi come delle cose di vetro gettate contro il muro e un rumore di trapano. Sai, penso che non sia tanto a posto mentalmente.

E me l’ha detto un attimo prima che scendessi giù a dar ripetizioni.
Cara mamma.

In effetti la piccina era un po’ strana, al punto che mi ha assalito con questo interrogativo:

- Senti, pensi che dovrei ritirarmi da scuola il prossimo anno?

Penso che ti dovrebbero internare in una solfatara, mandarti in avanscoperta in un cunicolo umido e buio, e poi farti detonare là dentro tu e le tue cacchio di extension, ciglia ed unghie finte, stronzetta.

- Ma no, dovresti davvero continuare a studiare. Sei brav.. sei bravina.

- Ok, però forse vado all’Istituto D’Arte perché ci sono più maschi.

Fai. Come. Cazzo. Vuoi.

...

Comunque – allegria, gente.
Mancano solo 10 giorni alla fine della scuola.

- E poi si sta in pace fino a settembre, eh?

- Ascolta, no, ti volevo dire, cioè, che la prof di matematica ci ha dato un libro per le vacanze. Dobbiamo farlo tutto, miaiutivero?

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Ma porc..

sup-postato da: Barbara23 alle ore 20:19 | Permalink | commenti (54)
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mercoledì, 04 aprile 2007

La decadenza del sistema scolastico.
Violenza durante le lezioni.
Nessun rispetto per i professori.

Pensi che tutto stia placidamente seguendo il corso naturale delle cose, quando accade un fatto che getta una luce inquietante sull’orizzonte degli eventi conosciuti.

Come ci ha insegnato da tempo immemorabile l’algida Signorina Rottermeier, esistono delle gerarchie, dei ruoli, delle distanze da rispettare.

Se sono la tua insegnante non potrò mai essere la tua migliore amica.
A seconda delle mie abilità gestionali, la tua carnefice o la tua vittima designata - questo sì.
Ma amica mai.

Ad aiutarti con i compiti di casa non vengo né in pace né in fratellanza: vengo solo per soldi.

La stessa identica cosa che potrebbe dire una battona - del resto.

Ma forse il mio atteggiamento non è stato abbastanza chiaro, forse tutti quei polinomi mi hanno confuso e reso labile il netto confine che dovrebbe esserci tra alunno ed insegnante.

Con il risultato che ormai, con la mia pupilla quattordicenne di ripetizioni siamo arrivati a questo punto di non ritorno:

- Come compito d’italiano c’era da parlare di un'amica speciale. Io ho descritto te.

..

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Avrei preferito con tutto il cuore che cospargesse la mia sedia di puntine  e mettesse il filmato della dolorosa chiappata su Youtube.

(no, comunque, penso che non avrò mai il coraggio di leggere quel tema)

sup-postato da: Barbara23 alle ore 00:29 | Permalink | commenti (39)
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venerdì, 16 febbraio 2007

Qui il tempo passa, la forfora cade e la pelle invecchia, ma io continuo  imperterrita ed inconsapevole a dare ripetizioni di matematica.

Io e la mia pupilla abbiamo trovato un dignitoso equilibrio: ci barcameniamo tra il 6 meno meno e il 6 più, troviamo un certo perverso divertimento nello scomporre i polinomi e  ci viene circa il 70% delle espressioni al primo colpo.

E per quelle sbagliate c'è sempre la sua amica secchiona a cui telefonare.

E poi si è instaurato un bel rapporto di scambio proficuo di conoscenze; io le snocciolo regole su regole con la solita chiara premessa:

- Non chiedermi perché si fa così. Sì, è vero potremo andarcelo a vedere sul libro, ma poi sono sicura che non capiresti tu e di certo non capirei io. E poi sono già le dieci meno un quarto. Tu fallo senza pensarci. L'automatismo è il segreto della felicità.

E lei mi fa conoscere le nuove mode del rutilante mondo dei teenagers.
Tipo, sapete qual è il nuovo idolo delle ragazzine?

Non dite Scamarcio come ho detto io facendo la figura della fessa obsoleta.
Il mito del momento è "il figo che fa Step Up".

Né lei né le sue amiche sanno come si chiami di preciso, sanno solo per certo che è figo.

Per la serie: non esistono più le ragazzine adoranti di una volta.
Io con le mie amiche sapevano nome, cognome e segno zodiacale di chiunque.

Le approssimative di oggi, invece, sanno solo che recita in Step Up,
Che per la cronaca, dovrebbe essere la solita cagatona alla "ballo, amore e fantasia". 

Comunque, la parola d'ordine della settimana è  "il figo che fa Step Up".
Ditelo un po' in giro e farete un figurone.

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Tutto quindi stava andando piuttosto bene fino a ieri sera, quando la ragazzina mi chiama inaspettamente per avere delucidazioni su un'altra materia di cui ha un compito in classe domani.

C'è solo un'altra disciplina che mi può mettere ancora più in crisi della matematica: la fisica.

L'ultima volta che ho aperto un libro di fisica è stato quando ho studiato per la maturità, giurando a me stessa con la stessa veemenza di una Rossella O'Hara sulla collina di Tara, che mai più nella vita sarei venuta a contatto con un argomento tanto tedioso, incomprensibile e astruso.

Io sulla fisica ci sputo sopra e la fisica ha sempre sputato sopra a me: ci ignoriamo, ci mettiamo i bastoni fra le ruote, ci odiamo a viceda.

Se il mondo fosse sul punto di collassare su se stesso e allora Bush e Blair decidessero che solo le persone più intelligenti del pianeta si possono salvare imbarcandosi su una navicella diretta su Marte, sono sicura che rimarrei a terra perché all'ultimo momento preferirebbero sostituirmi con un fisico.

Ma vaffanculo.

Comunque all'inizio mi sono armata di tutta la mia buona volontà e ho iniziatoa ripassare con lei il libro, cercando di trovare un filo logico nel capitolo:
"Temperatura, energia e calore".

Il termometro, il mercurio, gradi Celsius, gradi Kelvin, energia termica, energia cinetica, delta ti, ti max e ti min, isolanti e conduttori, joule e calorie, calore specifico e calore latente, energia chimica.

Ecco, penso che il mio cervello abbia deciso di scollegarsi e andarsi a fare una grappa con gli amici al bar, al primo paragrafo, quando tentavamo di capire come abbia masi fatto il benemerito Signor Celsius a tarare un termometro.

Perciò, invece di annaspare senza senso per altre venti pagine,  ci siamo guardate negli occhi e abbiamo convenuto la più universale di tutte le leggi fisiche:

"Il corpo migliore per scrivere al computer bigliettini da nascondere nell'astuccio è il 4."

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Mi auguro con tutto il cuore che  il Figo di Step Up protegga la mia pupilla nel compito di domani.

sup-postato da: Barbara23 alle ore 00:09 | Permalink | commenti (62)
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martedì, 05 dicembre 2006

Per prima cosa:
mi scuso con tutti voi se in questi giorni non riuscirò a venirvi a visitare nelle vostre umil blog-dimore, ma oggi ho iniziato a lavorare in un posto.

E diciamo che fare il tour dei blog impunemente quando sono ancora in prova, sarebbe una cosa un pochino controproducente, soprattutto per una come me che quando fa qualcosa di "sbagliato", viene immediatamente scoperta.

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Oddio. Nel curriculum, alla voce altro, io ho anche scritto che curo un blog.
Non chiedetemi il motivo, ma ha funzionato.

Metti caso che domani vogliano vederlo.

E si leggano questo.

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Se ad un certo punto non vedete più questo post, non preoccupatevi.
Non avete le traveggole. E' che ho fatto sparire le prove.

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Per seconda, ma non meno importante cosa:
so benissimo che in mezzo a voi ci sono dei gufi.

Gente abbietta che fa il menagramo di professione.
Gente che si aspetta da un momento all'altro che io arrivi qui mestamente e dica con vergogna: tre e mezzo, quattro o senza voto.

E invece, cari miei, solo tre paroline:

Sei meno meno.

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E chi ha orecchie per intendere, intenda.

sup-postato da: Barbara23 alle ore 23:59 | Permalink | commenti (43)
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mercoledì, 22 novembre 2006
Ansia, ansia, ansia.
 
Sono qui tutta in ansia per la ragazzina a cui do ripetizioni di matematica.
Oggi ha avuto il suo primo compito in classe sotto l'egida della mia Nuova Era Di Insegnamento.
 
Altro che Metodo Montessori.
 
Il Metodo Barbara tiene fede a pochi ma importanti capisaldi.
 
...
 
..
 
.
 
Ok, non esistono capisaldi.
E non esiste nemmeno un Metodo Barbara, a meno che non si voglia chiamare Metodo Barbara la totale mancanza di metodo, di razionalità e di impostazione preventiva delle lezioni.
 
Nonché la totale mancanza di conoscenze matematiche approfondite.
 
...
 
Comunque, ieri pomeriggio, come ogni buon generale che motiva le sue truppe prima dell'assalto, io ho caricato così la mia pupilla:
 
- Compito di domani: obiettivo minimo?
 
- Ehm.. 6?
 
- Facciamo 5 e mezzo, dai. Non è che mi puoi diventare Einstein così tutto d'un tratto.
 
...

In ogni caso sono così in ansia perché le ultime ripetizioni non sono andate tropo bene.
 
E' che a me è l'approsimatività che frega.
 
Del tipo: c'era un'espressione che ci dava 50/7, mentre il risultato esatto doveva essere 44/7.
E, dopo alcuni vani tentativi di scovare l'errore, io mi sono arresa e ho avuto il coraggio di dire:
 
- Vabbé, 44 ad arrivare a 50 sono solo 6.. è quasi giusta. Passiamo ad altro.
 
...
 
Ma il fondo l'ho toccato davvero quando la discepola ha ricevuto la telefonata di una sua amica di scuola e mentre lei parlava, io ho scarabocchiato disperata su un foglietto, attirando la sua attenzione:
 
CHIEDI SE L'ESPRESSIONE A LEI VIENE!!!
 
Con tre puntini esclamativi.
Siamo a questi livelli: tre.

...

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Ansia, ansia, ansia.
 
Cacchio, sarebbe già tanto se prendesse 4 come l'ultima volta.
Quando io non ero ancora la sua "insegnante".
sup-postato da: Barbara23 alle ore 15:58 | Permalink | commenti (47)
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giovedì, 09 novembre 2006
Ieri sono stata convocata d'urgenza dalla famiglia che abita sotto per una nuova incombenza: non sarò più la loro leggitrice di Tarocchi ufficiale, ma quella che dà ripetizioni alla figlia quattordicenne.
 
Che poi, mentre facevo le scale per scendere, pensavo: vabbé, io a dar ripetizioni penso di essere in grado e poi più o meno me la cavo in molte materie: italiano, storia dell'arte, inglese, photoshop, astrologia, dance tamarra seconda metà Anni Novanta, Trivial Pursuit, lavoretti con la pasta di sale. 
 
E invece, all'improvviso, il fulmine a ciel sereno:
 
- Ciao Barbara! Allora, ci serve qualcuno che spieghi matematica a questa rapa!
 
Matematica.
 
Ricordiamo che io avevo deciso la mia futura scuola superiore basandomi sulla leggenda metropolitana che girava insistentemente nella mia scuola media di estrema provincia che al Classico non c'era matematica.
 
Matematica.
Quanti delitti si compiono in tuo nome.
Nel senso, quanti ne vorresti compiere con una squadra e un compasso ben appuntiti ai danni del professore cervellone troppo astruso che non riesce mai a spiegartela ma solo a fartela odiare con tutto il cuore.
 
Matematica.
 
Comunque, penso di aver simulato bene perfetta padronananza di me stessa e, sfoderando uno dei miei migliori sorrisi, ho risposto:
 
- Ma certo!
 
Ma certo.
 
...

Argomento del giorno: trasformazioni da numeri decimali a frazioni e viceversa.
Se fosse stato arabo, l'avrei capito di più.
 
E allora ho adottato una tattica maieutica sempre valida da Socrate in poi: la verità è già dentro di te, io devo solo aiutarti a farla uscire.
 
- Mmh.. ok, spiegami tu cosa hai capito di queste cose, io ti ascolto e casomai ti correggo.
 
E quindi, mentre lei cercava di spiegare quello che aveva capito, io mi sono letta con lo sguardo obliquo tutte le regole sul libro di testo, facendomi una cultura istantanea sull'argomento. 
 
Siamo riuscite a fare qualche esercizio e sembrava andasse tutto bene, fino a quando non mi è venuta una grandissima idea, forse galvanizzata dall'impressione di potermela cavare con qualche trucchetto anche con la matematica:
 
- Bene, e ora mettiamo in pratica tutto con questa bella espressione!
 
...

Cinque volte.
Fatta e rifatta cinque volte, ma il risultato era sempre diverso e ovviamente sempre sbagliato.
 
Io sudavo freddo e continuavo a ripetere:
 
- Oh, ma che figure di merda che faccio alla mia prima lezione, eheheheh!
 
Lei mi diceva di stare tranquilla, ma in realtà si vedeva benissimo che mi odiava.
 
Allora ho deciso di ricorrere al piano B.
Non avrei voluto, ma non potevo più fare altrimenti.
 
- Dai, vado su a mangiare. Dopo cena ritorno e la rifacciamo ancora a stomaco pieno.
 
In realtà, era solo una bieca scusa per prendere tempo e rivolgermi a mio fratello, che aveva scelto la scuola superiore sempre in base all'altra leggenda metropolitana che allo Scientifico non c'è Latino.
 
Forse il caro fratello non riuscirà mai a tradurre una versione di Cicerone, ma dopo cinque minuti aveva già finito l'espressione maledetta.
 
- Ah, ovviamente, dopo, metà dei soldi per la ripetizione spettano a me.
 
Ovviamente.
 
E così mi sono salvata la faccia, venendo a patti con il diavolo, ma mi sono salvata la faccia.
 
...
 
..
 
.
 
Alla fine della lezione, per alleggerire un po' l'atmosfera e soprattutto per distogliere l'attenzione dalla mia deficienza, ho chiesto alla mia discepola, dotata di Smemoranda d'ordinanza con un bel 3msc scarabocchiato sopra:
 
- Ma quella scritta spray "Ho voglia di te" che hanno fatto all'entrata del vialetto è dedicata a te, vero?
 
- Mah, io pensavo l'avessero scritta per te.
 
Hahahahahahahahahaha! Ha! 
 
Penso di aver fatto la risata più amara di tutta la mia vita.
Beata gioventù.
 
Casomai in questo periodo mi aspetterei di più un "Ho voglia di scannarti" .
E una testa di cavallo dentro il letto.
E' quasi matematico.
sup-postato da: Barbara23 alle ore 17:11 | Permalink | commenti (59)
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