
Ormai sono arrivata a uno stadio tale della mia vita che se mi chiedessero cosa vorrei fare da grande risponderei il guardiano del faro.
Isolata, solo io e una gigantesca lampadina da un milione di megawatt, checazzoneso.
Ah, e saltuariamente, un gatto di nome Crispino con cui giocare a scacchi.
Imparerei a fumare la pipa, suonare l'armonica a bocca e a scatarrare tabacco.
Indosserei un traslucidissimo impermeabile giallo 100% poliestere altamente infiammabile e porterei ai piedi comode Crocs di Bob Aggiustatutto.
Biascicherei allo specchio cose del tipo "Il segreto della mia bellezza? Tanta buona fiatella al gusto di aringa e mani screpolate, ahr ahr ahr!" e tra le mie uniche frequentazioni figurerebbero pellicani ubriachi e balenieri norvegesi di passaggio.
Tutto questo, tentando di non impazzire.
Ma soprattutto, vorrei fare il guardiano del faro per indicare ai naviganti la giusta via, una luce nell'oscurità marina, un conforto tra le intemperie.
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Ho intuito che questa è la mia vocazione, proprio adesso, mentre al lavoro sto facendo carte nautiche per la navigazione di alcune isolette caraibiche.
Sto disponendo le rotte consentite e i numeri della profondità delle acque un po' a caso, essenzialmente perché mi scazzo.
E solo trascorrere il resto della mia vita in un faro mi potrebbe redimere dai naufragi che causerò quando queste cartine andranno in circolazione.
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