lunedì, 21 luglio 2008


Ormai sono arrivata a uno stadio tale della mia vita che se mi chiedessero cosa vorrei fare da grande risponderei il guardiano del faro.

Isolata, solo io e una gigantesca lampadina da un milione di megawatt, checazzoneso.


Ah, e saltuariamente, un gatto di nome Crispino con cui giocare a scacchi.

Imparerei a fumare la pipa, suonare l'armonica a bocca e a scatarrare tabacco.
Indosserei un traslucidissimo impermeabile giallo 100% poliestere altamente infiammabile e porterei ai piedi comode Crocs di Bob Aggiustatutto.

Biascicherei allo specchio cose del tipo "Il segreto della mia bellezza? Tanta buona fiatella al gusto di aringa e mani screpolate, ahr ahr ahr!" e tra le mie uniche frequentazioni figurerebbero pellicani ubriachi e balenieri norvegesi di passaggio.

Tutto questo, tentando di non impazzire.

Ma soprattutto, vorrei fare il guardiano del faro per indicare ai naviganti la giusta via, una luce nell'oscurità marina, un conforto tra le intemperie.

...

Ho intuito che questa è la mia vocazione, proprio adesso, mentre al lavoro sto facendo carte nautiche per la navigazione di alcune isolette caraibiche.

Sto disponendo le rotte consentite e i numeri della profondità delle acque un po' a caso, essenzialmente perché mi scazzo.

E solo trascorrere il resto della mia vita in un faro mi potrebbe redimere dai naufragi che causerò quando queste cartine andranno in circolazione.

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venerdì, 18 luglio 2008


Quando sono incazzata, amo mangiare kiwi.
Solo in un modo, però.

Con il cucchiaino, dopo averli sezionati in due a mo' di scodella.

Immagino che siano calotte craniche aperte sulle quali infierisco scavandoci dentro con precisione chirurgica.

Mi sembrano subito molto più buoni e tutto il mondo mi sorride.

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sup-postato da: Barbara23 alle ore 17:32 | Permalink | commenti (20)
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giovedì, 03 luglio 2008


Di plastica, con la condensa interna ancora fresca, rimosse dal banco frigorifero di qualche discount e strappate selvaggiamente coi denti.

Quando mi imbatto in confezioni di wurstel svuotate ai bordi del marciapiede (e sono sempre di più, da qualche tempo a questa parte), allora capisco che è passata anche di lì.

LaFama.

Non l'appetito che sviluppi pian pianino prima di cena.
E neanche il languorino e la voglia di qualcosa di buono.

Né l'attacco compulsivo di fame chimica dopo una canna, né il desiderio di fragole della gravida il 15 di dicembre e nemmeno l'ossessione malata della bulimica.

Nulla di tutto questo.
Ma nient'altro che LaFama.

LaFama è bieco istinto di sopravvivenza, è la iena che si sveglia la mattina e banchetta sulla carogna di gazzella, è accettare ciecamente di diventare l'ultimo anello della catena alimentare pur di assimilare qualcosa all'interno del proprio metabolismo.

Puro e incosciente godimento cibario che ti coglie improvvisamente nei momenti più impensati, è un grosso buco nero gastrico che ti porta ad ingurgitare qualsiasi roba utile nei paraggi con un sorriso beota e soddisfatto sulle labbra.

LaFama è ospitare un cucciolo di Alien nello stomaco e non saperlo ancora.

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Menu LaFama chez Causacrisi
(da assurmersi rigorosamente fuori pasto sennò non c'è gusto):


_ sottilette
_ panna spray
_ snack alla paprika
_ barrette ai cereali per anoressiche (più di 3)
_
ciliegine di mozzarella
_
blister da 6 fette di salame ungherese
_
pellicine delle dita
_ pangrattato
_ spremersi un limone in bocca

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E ricordate: non è LaFama se non c'è un <burp> finale.
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martedì, 01 luglio 2008


Oh, momento tragico della vita mia.
Oh, strazio, pena, angoscia profonda.

Devo rinnovare la carta d'identità.
Devo farmi una nuova fototessera.

In altre parole, devo scegliere la faccia che mi accompagnerà per altri cinque anni della mia esistenza.

Il viso che mostrerò alle autorità competenti, l'effigie che aiuterà a risalire al mio corpo carbonizzato tra i resti di un eventuale incidente automobilistico.

Scombussolata a tal modo dall'importanza della faccenda, punto sulla soluzione meno consigliabile: fototessera low cost nel baracchino della metropolitana.

In pratica: il metodo più veloce e sicuro per ottenere una truce foto segnaletica senza dover ricorrere al commissariato di polizia.

Accosto la tendina striminzita mangiucchiata dai topi, mi posiziono sotto la luce obitoriale e offro all'obiettivo il mio primo piano migliore.

Che si rivela il peggiore.

Per una, due, tre volte.
Poi  la macchinetta si ammorba e si rifiuta di andare oltre.

Mi rifiuto di credere che quello che sputa fuori sia proprio io.
E' la mia controfigura ammaccata per le scene più pericolose, ma non posso essere io.

Il problema principale è che la luce del baracchino è posizionata in modo tale che il naso mi proietta una strana ombra sopra le labbra.

In pratica sono Hitler con una naso immenso.

Inserisco altre tre euro e rifaccio da capo.
Il risultato è sempre Hitler con un naso immenso.

Mi convinco di essere effettivamente Hitler con il naso immenso - un toccasana per la mia autostima.

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Domani quelli dell'ufficio anagrafe del comune avranno qualcosa su cui ridere.

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(nella foto: individui venuti sicuramente meglio di me in fototessera)
sup-postato da: Barbara23 alle ore 17:49 | Permalink | commenti (32)
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sabato, 22 marzo 2008

Mi è preso quasi un colpo ieri, mentre aspettavo il semaforo rosso per attraversare la strada e mi sono trovata di fianco al Pupazzone Pasquale più orrido che abbia mai visto.

Fratel Coniglietto, Bugs Bunny, Roger Rabbit, il terrore sotterraneo insito nella tristissima La collina dei conigli, il coniglio con i funghi di mia madre.

I roditori dalle orecchie lunghe mi hanno sempre turbato.

Per quanto riguarda le sorprese nelle uova, invece, ho sempre pensato che i pasticcieri riescano a farle passare attraverso la parete di cioccolato con uno smaterializzatore di particelle.

Fshhhhhh… ting!

E non ammetto che nessuno venga qui, ora, a persuadermi che tutto questo è praticamente impossibile.

Per tale concorso di cause quindi, ho lasciato che il semaforo pedonale diventasse verde e poi ancora un’altra volta rosso, prima di congedarmi dalla Mini Minor del coniglione probabilmente ammalato di mixomatosi.

E ora la frase di cui si fa portavoce non riesce proprio più ad andarsene via dalla testa.

Avete mai provato la sensazione che dietro di voi qualcuno si stia avvicinando furtivo con una gran voglia infilarvi roba nel culo, gridandovi nell’orecchio "sooooorpreeeeesaaaaaa!" ?

Ecco, come se.

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martedì, 04 marzo 2008

Tra tutte le materie scolastiche, Geografia è sempre stata la più bistrattata – una cenerentola malcagata per un paio di orette la settimana.

Dal mio punto di vista, inspiegabilmente.

Viaggiare è bello, anche se è solo con la mente, percorrendo le linee di un atlante, passando in rassegna colori e forme delle bandiere, memorizzando montagne e fiumi, stati cuscinetto e repubbliche delle banane.

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La capitale del Burkina Faso è Ouagadougou.

In Lettonia, Estonia e Lituania spendi poco e trovi bella figa.

Di tanto in tanto, spunta qualche stato che proclama la sua indipendenza per dare la possibilità a Trivial Pursuit di aggiungere nuove domande.

Conoscenze geografiche random – tutti noi ne spurghiamo parecchie nel corso della nostra vita.

Comunque, sono alcuni giorni che sto facendo la lotta della mia vita con questo gioco.
Il più classico degli atlanti muti su cui devi indicare la posizione di una città.

La velocità e la promessa di poter rilevare il tuo quoziente d'intelligenza geografica aggiunge mordente e rende il tutto molto più competitivo.

Per ora sono ferma al livello 8, con un quoziente di 108.
Mi hanno fregato varie cose, tra cui non avere la più pallida idea di dove cacchio siano le Isole Comore.

Che mi hanno fatto venire il sangue così amaro che pretendo che vengano cancellate dalla carta geografica da un maremoto di proporzioni bibliche.
Ora.

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Facciamo che si ritorna tutti alle elementari con il moccio al naso e vi sfido a fare meglio.
(ci vorrà molto poco - ho come l'impressione)

sup-postato da: Barbara23 alle ore 23:07 | Permalink | commenti (49)
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domenica, 02 marzo 2008

 

Le camere d'albergo è meglio non viverle prestando loro troppo attenzione perché rischi di ammalarti.

La bruciatura di sigaretta sul copriletto, la macchia di sperma sulla moquette, il bicchiere dei gargarismi tutto rigato.

Le briciole incastrate nei buchi della cornetta.
Odore di naftalina dagli armadi.

Un pelo che fa capolino dallo scarico della doccia.
Il telecomando della tivù, al tatto un po' umidiccio.

Materasso che ti inghiotte, carta igienica che ti sfrega.
Acquarelli decrepiti alla parete, saponette e cuffia per la doccia che non ti viene manco voglia di portare via.

Abat-jour semi-distrutta, un nugolo di moscerini che sembrano girarle attorno.
All'abat-jour e pure a te.

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Ma la mia paranoia segreta è morire collassata sul letto - accappatoio infeltrito, asciugamano a mo' di turbante sulla testa, bottigliette mignon e pezzi di arachidi sparsi - ammazzata dal frigobar.

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venerdì, 22 febbraio 2008
Tra i moltepplici piacieri di leggere blog uno è senzaltro quello di scovare errori ortografichi.
E poi farli presente con tre segni di lapsus blu nei commenti.

Penso che sia una cosa tottalmente insita nella nostra natura umana di cagacazzi.
E confesso di aver avuto ankio il mio periodo da maestrina dalla pena rossa.

Un godimento quasi orgasmmatico, quello di sgamare accenti aquti al posto di acenti gravi, congiuntivi imposibbili e prognomi nei posti sbaliati.

Il problema é che a squola ci anno sempre inqulcato questa cosa bizara di dovere scrivere correttamente le parole e così, apena ne abbiamo l'occasione, passiamo da vittime cuali eravamo a carnefrici spietati.

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Comunque, come noto sconsolata ogni giorno che passa, io faccio tantissimi errori cuando scrivo.
Ma se fosse solo per il blog, chissene.

E invece infilo sempre quarche simpanico refluso nei miei lavori di graficca.

Anzi no non c'è l'ho infilo io, ma bensì li Niometti Degli Errori Ottografici, che arrivano di notte, accendono il compiuter, si sparano un po di siti porno e poi saltellano sui tasti della tastiera mandando tuto il lavoro a puttane.

Una delle teorie piu acreditate al momento, eh.

L'ultima loro bravata, fresca fresca di giornata: un bell' "ARRIVERDERCI" spalmato su diecimila copie.

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Ma o come l'impresione che non è l0 unico orrore che o scrito oggi.
sup-postato da: Barbara23 alle ore 00:36 | Permalink | commenti (33)
categoria dello spirito:speculazioni, tu chiamale se vuoi ossessioni
domenica, 17 febbraio 2008

Serie di scatti fotografici alla propria tazza del cesso in vari momenti della giornata, della settimana, del mese, dell’anno.

Ne verrebbe fuori una panoramica interessante.

Non è infatti da sottovalutare la quantità di cose che si buttano via nel water sperando che il flusso dello sciacquone se le porti tutte via con sé.

Interesse a metà ta l’antropologico, il filosofico e il merceologico.

Soggetti collaterali da tenere in considerazione nello studio fotografico: lo scopino incrostato, Mister Muscolo Idraulico Liquido e le tipiche Riviste-Da-Portarsi-Al-Cesso.

Comunque io aspetto con ansia il giorno in cui le tazze di tutti i cessi del mondo acquisteranno il dono della parola – chissà che cosa diranno.

A parte “Blurp, basta!” – intendo.

sup-postato da: Barbara23 alle ore 22:35 | Permalink | commenti (13)
categoria dello spirito:speculazioni, tu chiamale se vuoi ossessioni
giovedì, 07 febbraio 2008

Francamente questa è la stagione più deprimente per la frutta.
Non c'è nulla da mangiare in giro a parte mele e mandarini.

E se per le mele possiedo un occhio non indifferente, con i mandarini ho più di un problema.

Ed è qui che vi voglio.
Metodi furbi per individuare mandarini sani.
Buoni, gustosi, succosi.

Che quando li metti in bocca non ti sembra di stare addentando una felpa sudata dopo l'ora di ginnastica.

Perché il problema è che tra i mandarini veri si nascondono delle letali imitazioni infide e bastarde.

Che, come quelli veri, ti guardano colorati e paciosi e hanno la vitamina C che strizza l'occhio civettuola.

Poi però ti saltano in bocca ed è subito muffa.

Oh, mi piace piangere sul piatto contemplando la visione di un pessimo mandarino da me appena sputato.
Un arancio pallido struggente.

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Quindi questo e poi tutta un'altra serie di altri problemi:

1. Pelare-Mandarino: che palle, eh?

2. Cagatelle bianche-Mandarino: ma provocano stitichezza?

3. After Mandarino: cosa fare per l'odore che lascia sulle mani?

sup-postato da: Barbara23 alle ore 23:29 | Permalink | commenti (21)
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lunedì, 28 gennaio 2008

E per un attimo ti smette di tremare la palpebra destra impazzita.

E per un attimo ti senti pervasa da un torpore diffuso e buoni sentimenti.

E per un attimo una volontà aliena alla tua vorrebbe possedere un intero servizio di tazze in porcellana finissima con dei gattini dagli occhioni blu disegnati a mano.

E per un attimo capisci di aver trovato la soluzione ad ogni malessere.

E per una attimo è effetto-placebo.
E Brian Molko non centra nulla.

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Sì, sono entrata nel trip delle tisane.
Nel caso non ci sentissimo più, sono stata fatta fuori per insolvenza dal Racket Degli Erboristi.

sup-postato da: Barbara23 alle ore 23:45 | Permalink | commenti (22)
categoria dello spirito:tu chiamale se vuoi ossessioni
domenica, 27 gennaio 2008

La cosa che mi ha sempre fatto più impressione dei Puffi è la loro povertà lessicale.
Oltre al fatto che Puffetta sia chiaramente un loro ostaggio sessuale consenziente - intendo.

"Puffare" declinato in tutte le salse possibili prende il posto di una marea di significati.
Che razza di esserini incivili - l'ho sempre sostenuto: peggio dei Teletubbies, peggio di Winnie The Pooh, ci sono solo i Puffi.

...

La varietà linguistica, invece, è così bella.

Per cercare di smuovermi dagli inevitabili "fare", "coso", "roba", "de qua e de là" e "sgrunt" che userei per mia indole nei discorsi di tutti i giorni, p
er esempio, io ho una lista di parole che almeno una volta nella vita mi piacerebbe usare.

Alcune hanno un suono che mi fa impressione, altre le sento quasi pervase da un potere magico.
Altre ancora mi danno la fiducia che, pronunciandole, mi sentirei di botto una persona migliore.

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Questa settimana, per esempio, mi sono ripromessa di usare:

- Nottetempo.

- Stamane.

- Succedaneo.

- Iattanza.

- Amaragnolo.

- Adoprarmi.

- Dario Baldan Bembo.

- Maccabeo.

- Umor vitreo.

- Bioccolo.

- Beota.

- Eone.

- Anitra con la "i".

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Il fatto che conosca o meno il loro significato è irrilevante.
A me basta non fare la fine dei Puffi - colorazione epidermica compresa, ovviamente.

sup-postato da: Barbara23 alle ore 19:08 | Permalink | commenti (32)
categoria dello spirito:tu chiamale se vuoi ossessioni
lunedì, 21 gennaio 2008

Tra i piccoli piaceri della vita, secondo me, un posto importante lo occupa sicuramente sedersi dove si è appena alzato qualcuno.

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Sì, sono un’assorbitrice di Calore-di-Culo® altrui.

sup-postato da: Barbara23 alle ore 23:12 | Permalink | commenti (34)
categoria dello spirito:speculazioni, tu chiamale se vuoi ossessioni
domenica, 13 gennaio 2008

Esistono le consuetudini.
Cose date per scontate, assodate, risapute, che vedi da una vita, che non ti fanno più né caldo né freddo, che stanno lì senza che nessuno se ne accorga.

Poi, all’improvviso, si accende una scintilla di autoscienza e ti ritrovi investito da una nuova consapevolezza che ti instilla il Dubbio.

Come quando ripeti più volte ad alta voce una parola e ad un certo punto il suo suono inizia a sembrarti arcano, sconosciuto, senza senso.

Ed è proprio allora, in questo momento di smarrimento, che nulla ti sembra più come prima e tutto appare nuovo e bisognoso di essere spiegato.

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In altre parole, oggi mi sono accorta che io, nei classicissimi spot dell’anticalcare Calfort, non ho mai avuto la  più pallida idea di che cazzo sia quel coso che tiene in mano il tecnico della lavatrice.

(che  poi si potrebbe aprire una tavola rotonda sul fatto se i Tecnici Calfort siano personaggi di fantasia o gente vera che viene a romperti il cazzo in casa smontandoti la lavatrice e chiedendoti un sacco di soldi)

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mercoledì, 09 gennaio 2008

Acluofobia: intensa ed incontrollata paura del buio.
Acrofobia: paura dell'altezza e dei luoghi alti.
Agorafobia: paura degli spazi aperti o dei luoghi affollati.

Ailurofobia: paura dei gatti.

Anginofobia: paura di soffocare.
Antropofobia: paura della gente e dei contatti sociali.
Aviofobia: paura di volare in aereo.

Brontofobia: paura dei tuoni.

Cinofobia: paura dei cani.
Criofobia: paura del freddo, del ghiaccio.
Ecofobia: paura di rimanere in casa da soli.

Emetofobia: paura di vomitare o di vedere altri farlo.

Eritrofobia: paura di arrossire in pubblico.
Gerontofobia: intensa ed incontrollata paura di invecchiare.
Idrofobia: intensa ed incontrollata paura dell'acqua.

Monofobia: paura della solitudine.

Ofidiofobia: paura dei serpenti.
Patofobia: intensa ed incontrollata paura delle malattie, di ammalarsi.
Sessuofobia: intensa ed incontrollata paura dei contatti sessuali e di tutto ciò che comportano.

Sociofobia: paura dei rapporti sociali.

Tafofobia: intensa ed incontrollata paura di essere sepolto vivo.
Tanatofobia: paura ossessiva della morte.
Tomofobia: paura dei tagli, delle operazioni chirurgiche.

Toxofobia: paura di essere avvelenati.

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Sì, sono decisamente tante le fobie.
Ma non ho ancora trovato il nome per quella che ho sviluppato da un po' di tempo a questa parte.

Chiara, acuta, adamantina.

La fobia che mi cada il cellulare nel cesso.

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categoria dello spirito:tu chiamale se vuoi ossessioni
giovedì, 03 gennaio 2008

A me le candele profumate stanno sulle palle.

Trovo amorale sia regalarle sia accettarle.
Mi fanno effetto lumino-da-cimitero.
Non mantengono mai la fragranza che promettono.

La gente che usa candele profumate è perché puzza.

Sono chiaramente un simbolo fallico.
Basta una candela profumata e crei subito l’atmosfera. Non vale, troppo facile.
Incitano al satanismo.

Farsi un bagno rilassante con una candela profumata a bordo vasca è roba da parvenu piccolo-borghesi.
La maggiorparte sono fatte con sebo umano.
Magari poi uno se le infila anche da altre parti.

Ti parano il culo quando non sai che altro regalare. Bell’amico di merda che sei.
Mi ricordano Candle in the wind e le smorfie di Elton John abbarbicato al pianoforte.

Evocano la gente morta.

Basta un soffio di fiato e si spengono. Pfui, mezze seghe.
La gente spesso le accende per fare cose zozze.
Siamo nel Ventunesimo secolo, l’elettricità regna sovrana, cazzo esistono ancora le candele?

Sanno tutte da pongo. Invariabilmente.

Se non hai almeno due candele profumate in casa, sei tagliato fuori.
I negozietti alternativo-chic che vendono candele profumate prosperano sulla credulità della povera gente.
Incoraggiano un certo tipo di birignao artigianale che francamente non condivido.

Ad un certo punto si consumano.
Contribuiscono alla formazione del buco dell’ozono.
La cera si liquefa. Disgustoso.

Secondo me Hitler adorava le candele profumate.

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Scegli un oggetto, osservalo attentamente e riversaci sopra tutta la rabbia che provi.

E anche oggi ho messo in pratica la cura che mi ha prescritto il mio psicanalista.

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categoria dello spirito:merceologia daccatto, tu chiamale se vuoi ossessioni
giovedì, 27 dicembre 2007

Romanticismo di fine d'anno nell'aria: alta concentrazione di gente che se ne vuole andare al cinema a vedere L'amore ai tempi del colera.

Che uno subito s'immagina: vabbé, saranno le tue solite quattro amiche languide e trepidanti divoratrici di romanzi rosa.

Nossignori. Anche gente insospettabile. Giuro.

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O è romanticismo o forse è effetto-epidemia: tutto pur di esorcizzare i casi di meningite fulminante di questo periodo.

Anche se io ho già sentito individui che senza troppi problemi la usano come bieca scusa per evitare veglioni di Capodanno non troppo graditi.

- Uh, non posso venire, mi hanno messo in quarantena. Sai, ero anch'io in quel pub.

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Comunque: ok, tutti qui a preoccuparci dell'amore ai tempi del colera, ma mi chiedo come buttasse al colera, ai tempi dell'amore.

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sabato, 24 novembre 2007

Oggi, mentre attraversavo la banchina della stazione sotto un cielo plumbeo e piovigginoso, realizzavo come per la prima volta nella mia vita una cosa:

gli ombrelli sono tra noi.

Penso che siano degli accessori più bistrattati a questo mondo.
E non solo perché Rihanna ci ha imbastito sopra una canzoncina estiva e lanciato una sciattissima linea di moda.

Scomodi, poco maneggevoli, ingombranti: alzi la mano chi è contento di prenderne su uno quando esce di casa.

Gli ombrelli poi possiedono questo interessante status ontologico: sono fatti per essere persi.

Controllate: non è difficile avere a casa un ombrello non tuo che hai fottuto distrattamente da qualche parte.

Una mia amica, per esempio, veniva a scuola ogni giorno di pioggia sempre con un ombrello diverso.
Suo padre faceva il bidello.

...

Ma non è difficile anche avere un ombrello con più di tre stecchetti rotti che si flette al primo refolo di vento.

Non è difficile entrare in un negozio, sbagliare ed infilare l'ombrello nel cestino dei rifiuti.

Non è difficile avere un ombrellone agghiacciante a fantasie scozzesi.

Non è difficile avere un ombrello che quando lo chiudi pare una tagliola.

Non è difficile iniziare a volteggiare Singing in the rain quando si ha in mano un ombrello.

E soprattutto non è difficile non avere un ombrello quando inizia a piovere.

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Io comunque, al posto dell'ombrello per ripararmi dalla pioggia sono ancora qui che aspetto una valida alternativa: i tuboni di cemento armato dei cartoni giapponesi in cui si rifugiavano i bambini tristi che scappavano di casa.

Se proprio dev'essere una cosa scomoda, poco maneggevole ed ingombrante, almeno facciamolo con stile.
Andiamo in giro rotolandoci in questi tuboni.

Non deve essere difficile.
E voglio proprio vedere se esiste un bidello al mondo che me li fregherebbe.

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giovedì, 15 novembre 2007

Vabbé, hanno chiamato un bambino Oceano e che sarà mai?

A me inquietano maggiormente  i sempre più frequenti Lorenzo, Leonardo, Tomaso con una "m", Lucrezia, Matilde, Vittoria, Benedetta.

E’ questo il nuovo trend dei nomi che vanno forte – almeno dalla chiacchiere che sento in giro.

Tutti nomi che suonano da ricchi stronzi – mi scuseranno.

...

Il problema è che sta diventando sempre più difficile dare un nome a un bambino.

O ti butti sul settore merceologico-markettaro come ha fatto Ilary Blasi con la sua Chanel o sennò non fai un figlio – non so che dire.

Bisognerebbe inventare nuovi nomi forse.
Quando ero più piccola ero convinta che esistesse il nome Giusanna.

Sono andata avanti così per un bel po’ di anni, poi ho realizzato che c’è Giuseppe e c’è Susanna, ma difficilmente si sentirà in giro una Giusanna.

Beh, secondo me ora è venuto il momento di rispolverarlo.
Giusanna™, Alesco™, Mattuca™, Giorgessa™, Stetrizia™, Malberto™.

E così via, fino ad esaurimento scorte.

E poi vendi i diritti.
Giocherelloni disposti a rovinare l’autostima dei propri figli li trovi sempre in giro, per fortuna.

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giovedì, 08 novembre 2007

L’autunno è quello che è: foglie morte e cuoio cappelluto che si squama, ma c’è un aspetto che davvero odio sopra ogni altra cosa.
Le castagne.

Alle elementari c’era questo diktat della maestra di fare delle cornicette geometriche sui quaderni alla fine dei compiti.
E se era autunno, stai sicuro che andavi di castagna.

Probabilmente è da questa insana pratica che inizia la mia idiosincrasia.

Io le castagne le abolirei.
Come sapore, come colore, come odore.

Caldarrosta.
Castagna matta.
Castagnaccio, ippocastagno, occhi castagni.
-agni - agni - agni-
Marron glacé, la marronata, Roberto Maroni.

Note positive: non esiste il Badedas alla castagna.
E visto che lo fanno con qualsiasi cosa vivente-e-non a disposizione, una motivazione molto forte contro la castagna ci sarà.

Puzza di castagna nell’aria.
Quando ero piccola c’era un omino che vendeva castagne sull’Ape Cross per cinque mesi all’anno e per gli altri sei mesi gelati.

Di febbraio andava in qualche clinica a disintossicarsi.

Non so dove prendesse le castagne da arrostire, probabilmente accattava quelle cadute dagli alberi del parco.

Quando ti compravi un cartoccio da lui eri fortunato se trovavi meno di dieci vermicelli.

Un cartoccio erano solo millelire e con cinque mila eri costretto a rubare per tutta la settimana le merendine degli altri a ricreazione, però avevi il plus che alla fine potevi aprirti una piccola coltura di vermi da pesca.

Ma quanto costano oggi i cartocci di castagne?
Mi pare di aver intravisto un sobrio servizio al telegiornale in cui si parlava di emergenza.
Come per la pasta, gli orsi bruni che schiattano e i voti mancanti al Senato.

Sarebbe propria l’unica cosa che mi piacerebbe sapere essere stata affossata dall’inflazione.

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mercoledì, 31 ottobre 2007

C’è molta domanda di realtà irrealistica - dice.
Quindi mangiare insetti, rinchiudersi in bare piene di vermi, farsi seguire da pazzoidi con motosega.

Sembra sia la nuova tendenza americana di Halloween.

Da noi si va più sul soft con qualche sgranocchio di vermicelli Haribo e Mastella con la sua inquietante sciarpa viola che minaccia un rimpasto di governo.

Comunque, cercando di entrare nel clima della festa, per i travestimenti di Halloween ci vogliono idee nuove. Ad esempio:

1. Topo-piccione
Percentuali di distribuzione corporea dei due simpatici animaletti nel costume a piacimento.

2. Spongebob.
Ti infili a sandwich in due pezzettoni di gommapiuma, ci fai qualche buco, parli da deficiente.
Alla fine io mi vestirò così. Ma tipo anche nei giorni a seguire, eh.

3. Serial killer della scacchiera
Uomo normale in jeans e camicia. Solo che ha ucciso 48 persone, anche se lui sostiene vezzoso chesono 63. Travestimento chic che non impegna.

4. Clementina Forleo
Esagerare con il make up e le esternazioni, mi raccomando.

Chiari segnali che si sta avvicinando Halloween e che non sarà una passeggiata:

1.
E’ uscito un Best Of di Gigi D’Alessio composto da quattro-dico-quattro cd.
Si chiama Mi faccio in quattro.
Ah, vabbé, pensavo che si faceva la Tatangelo, io.

2.
A Parigi sono arrivati i muri anti-pipì. Quando i passanti orinano, la pipì torna indietro e schizza sulle loro scarpe.

3.
Rubato il pene di Tutankhamon. Ma il direttore del Consiglio superiore delle antichità smentisce subito: “Il pene è caduto nella sabbia due anni fa, ma l’abbiamo subito recuperato”.



..

.

Altro non ho da dire su Halloween senonché una volta ho visto una bella zucca con occhi e candela troneggiare fuori dal davanzale della finestra dei miei vicini.

La mattina del 31 giaceva a terra, spiaccicata sull’asfalto.
Caduta dal quarto piano.

Penso che si sia suicidata per evitare di festeggiare.

sup-postato da: Barbara23 alle ore 00:47 | Permalink | commenti (37)
categoria dello spirito:osservatorio, tu chiamale se vuoi ossessioni
martedì, 23 ottobre 2007

E’ improbabile.
E’ impossibile.
E’ inconcepibile.

E’ ripetitivo.

Ok, questa la so: è Giacobbo.

Il più surreale dei divulgatori, il Marzullo del paranormale, l’uomo che più di chiunque altro dovrebbe irrorare il conto in banca di Dan Brown con un bel bonifico mensile.

Io con lui io ho un conto in sospeso.

I cerchi nel grano.
Le piramidi di Giza.
Il triangolo delle Bermuda.

Sono tutte cose che ho scoperto prima io.

Nel lontano 1994, divoravo libroni di fantarcheologia mentre lui scriveva ancora i testi per Mezzogiorno in Famiglia di Michele Guardì.

Quando ne parlavo io, la gente mi prendeva per pazza.
Ne parla lui ed è in effetti la stessa cosa.

Ma almeno viene pagato.
In gilet da pescatore, ma viene pagato.

Giacobbo che agita educamente le sue manone sulla piana di Giza.
Giacobbo che gira con un caschetto da minatore per le fogne di Torino.
Giacobbo che verifica esperimenti paranormali farlocchi.

E la sua facciona rosea da impiegato del catasto sempre in primo piano pronta a ricordarci che, sì, esiste una spiegazione plausibile per ogni mistero, eccetto per quello per cui lui va in onda in prima serata.

Di Giacobbo mi piace l’imprevedibilità.
Non sai mai quante volte in una serata potrebbe ritirare fuori la questione di Rennes Le Chateau e del Priorato di Sion.

Giacobbo è uno capace di dire pacatamente come un padre che ti viene a rimboccare le coperte:

Buonasera. Stanotte parleremo della Morte.
Ma lo faremo in modo sereno per non turbarvi.

E tu sai già che quella notte non riuscirai a dormire.

Le uscite di scena di Giacobbo sono sempre degne di nota.
Lui non si congeda come farebbe uno della Famiglia Angela, un Augias o un Cecchi Paone qualsiasi.

No, lui si smaterializza.
A volte sale su una Cinquecento dorata che vortica su se stessa venendo quindi canalizzata in un altro continuum spazio-temporale.

A volte, più sobriamente si toglie via dai coglioni con un raggio laser.

Comunque a Voyager preferisco Ragazzi, c’è Voyager, la sua versione light per adolescenti, la domenica mattina.

Che in realtà ripete le stesse cose della versione serale, solo che in questa Giacobbo si mette a leggere le letterine dei ragazzi che gli arrivano attraverso un complicato marchingegno composto da un tubo di plastica collegato ad uno stantuffo fumante.

E lui le acchiappa al volo quando escono.

Sono i dettagli che rendono grande un uomo.

sup-postato da: Barbara23 alle ore 23:53 | Permalink | commenti (29)
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lunedì, 22 ottobre 2007

Non ho mai capito la mania di collezionare bambole di porcellana.
Questa e quella per Annes Geddes che fotografa neonati imbragati da calabroni sopra piante di broccoli.

Cioè, un conto è collezionare Barbie - insomma, sono ragazze fighe con le tette grosse e un guardaroba invidiabile - ma le bambole di porcellana sono un concetto che proprio non riesco a capire.
 
Instillano in me il terrore più selvaggio.
Quelle iridi fissi e inespressive, i vestiti obsoleti, i boccoli.

Oddiomio, i boccoli.

...

Sfogliando un giornale e il relativo sito, però, ho scoperto una cosa che instilla in me un terrore ancora più selvaggio di una bambola di porcellana: una bambola in pelle sintetica.

Roba forte, roba che ti fa provare di colpo nostalgia per Cicciobello, Sbrodolina e quella faccia da culo di Bebi Mia.

Si lasci deliziare da questo sorriso!
Faith le fa un sorriso che viene dal profondo del cuore e sembra quasi di sentire la gioiosa risatina di questo piccolo angelo.

La testina, le braccia e le gambe di Faith sono realizzate in pregiato vinile RealTouch, che permette di imitare in maniera quasi perfetta la morbida e delicata pelle dei bambini. I capelli biondi e le belle ciglia, applicate a mano, come pure le unghie delle mani e dei piedini dipinte a mano, completano il fascino di questo piccolo tesoro.

Per la serie: definiscimi il significato di “affascinante piccolo tesoro”.

A qual pro la smania di  voler imitare la pelle dei bambini?
Per quale motivo costruire un supplì di vinile con le unghie?
Con quale stato d’animo una persona può stare tutto il giorno ad applicare ciglia a mano?

Ma soprattutto, a monte: da dove nasce il bisogno di fabbricare questi grotteschi simulacri umani chiamati bambole?

Leggo queste cose, vedo il sorriso digrignato sul vinile della bambola, penso a chi se la comprerà felice di avere una riproduzione quasi perfetta della morbida e delicata pelle dei bambini.

E così, per associazione spontanea, mi viene in mente il cannibale tedesco che ha confessato che la carne umana sa di maiale, solo un po’ più amara.

Slurp.

sup-postato da: Barbara23 alle ore 23:32 | Permalink | commenti (43)
categoria dello spirito:miti e feticci, merceologia daccatto, tu chiamale se vuoi ossessioni
giovedì, 27 settembre 2007

Pensavo che il botta-risposta di ieri avuto con una p.r. rimasta visibilmente schifata:

- Io e mio marito ci siamo incontrati per la prima volta ad Asiago.

- Oh, ma che romantico! Dai, ma che bello, Asiago mi pare proprio una cornice perfetta!

in cui ho confuso Asiago - altopiano disseminato da trincee della prima guerra mondiale, allegri ossari ai caduti e pensiero immediato all'odore dell'omonimo formaggio - con la graziosa Asolo, potesse essere la situazione vincitrice del mio personale concorso "Figura di merda of the week".

Invece oggi mi sono dovuta ampiamente ricredere.

...

Stasera, infatti, altro giro di babysitting al lavoro con il marmocchio del collega anziano, che non sapendo a chi sbolognarlo l'ha rifilato a me.

Vabbè, è sempre un piacere, soprattutto alle sei meno cinque di sera.

Comunque, non so più come, con il mostriciattolo si è iniziato a parlare di Puffi.
Abbiamo sempre fitte conversazioni noi due.

- Dai, disegnami un puffo! Dai disegnami un puffo! Daidisegnamiunpuffo!

Diiiiio, ma che li insegnano all'asilo a questi mocciosi?
Disegnarselo da solo no?

In ogni caso, ho ritenuto di fare miglior cosa trovandogli direttamente su Google un'immagine di puffo da colorare.

...

Sì, lo so, son cose conosciute.
I classici giochini, digita "xyz" e vedi qual è la prima immagine su Google.
Di solito qualche assurda zozzoneria.

Ma non pensavo che potesse accadere proprio a me, proprio oggi, proprio con una parola innocente come "puffo", proprio davanti ad una creatura di 4 anni, proprio mentre il padre ci passava di dietro per vedere che stessimo combinando.

 

Immagnatevi tutta la potenza di risoluzione di uno schermo a 20 pollici e l'indice del pupetto che tocca spasmodicamente la sua parte in alto a sinistra, gridando:

- Cos'è?! Me la stampi? Me la stampi? Me la stampi?! Melastampi?!

...

..

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Ho sudato veramente freddo.
Immagino che ora suo padre mi toglierà l'affido.

sup-postato da: Barbara23 alle ore 23:01 | Permalink | commenti (54)
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giovedì, 20 settembre 2007


Prendi uno dei grandi spauracchi dell’umanità.
La scala mobile.

Viscido nastro trasportante guidato da ingranaggi arrugginiti.
Scaloni infidi in cui impigliarsi letalmente alla minima disattenzione.

Io ne sono sempre stata terrorizzata fin da piccola, quando vidi un’anziana al supermercato con la sua sportina della